Robert Walser – I fratelli Tanner

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Articolo di Sabrina Tolve

«Una mattina, un giovane che sembrava quasi un ragazzo entrò in una libreria e chiese di essere presentato al padrone.
Fecero come desiderava. Il libraio, un vecchio dall’aspetto venerando, fissò severamente il giovane un po’ intimidito, in piedi davanti a lui, e lo invitò a parlare.
“Voglio fare il libraio,” disse il giovane principiante
“ne ho un grande desiderio e non so cosa potrebbe trattenermi dal mettere in atto il mio proposito.”»[1]

 

Conosco Walser e “I fratelli Tanner” grazie a una libreria d’occasione dove mi sono in parte formata nell’ultimo anno. La libreria Simon Tanner[2] di Roma.
Sono sempre stata affascinata da Walser, ma è solo dopo aver letto l’incipit del libro – riportato su – che ho deciso d’essere iniziata. Condividere la stessa ambizione, m’ha fatto sentire Simon subito molto vicino.
Eppure, quando ne ho parlato con Vincenzo, uno dei due librai, lui ridendo mi ha detto: «Vedrai, vedrai. Simon Tanner non lo acchiappi mai». Ed è stata una sfida.
Ho compreso cosa volesse dire Vincenzo già dalle prime pagine del libro. Simon sfugge e sguscia via per tutta, tutta l’opera.
Sembra quasi paradossale.
Il libro è incentrato su di lui. Lui è la voce narrante. Da sé si delinea continuamente, e il resto dei personaggi lo descrive incessantemente. Ma le linee che se ne traggono sembrano quasi sfumarsi, ripetutamente, e non si traccia invero nessun confine di quest’uomo.
Simon sembra un fiume che fluisce senza tregua, una passeggiata in cui tutto è così lieve da diventare etereo, in cui le cose che si lascia alle spalle sono semplicemente cose senza eccessiva importanza.
Tutto sembra fermo, tutto sembra limpido. Tutto è così sottile, da scorrere tra le mani senza che nulla si possa prendere davvero. Partendo dal titolo.
Non è la storia de I fratelli Tanner. È la storia di Simon Tanner. Simon che in qualche modo parla della sua famiglia, la racconta, la illustra. Ne viene a contatto. Ma è la sua storia, punti di vista che s’aggiungono al suo punto di vista – che resta quello principale e solo. Non c’è altro registro, non ci sono altri linguaggi.

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Qui c’è Simon Tanner e basta. Qui c’è quello che Walser ci mostra di sé, attraverso Simon. E nient’altro.
Ecco. Questo è un nodo, un punto, su cui mi sono molto interrogata.
Tutti i critici di Walser cui mi sia anche appena avvicinata, ci tengono a sottolineare questa cosa: a quanto I fratelli Tanner siano in realtà i fratelli Walser, quanto Simon sia Robert, quanta autobiografia possa tracciarsi, senza alcuna remora, nelle opere di Walser. E come Walser, in un certo qual modo, abbia addirittura profetizzato la sua morte in questa sua opera – e non stiamo parlando di Simon, ma di Sebastian, il poeta senza talento, una delle rappresentazioni di Robert Walser, quella in cui nascondersi per il timore d’esporsi come scrittore e poeta.
Troppa carne al fuoco: una storia di fratelli, che in realtà è la storia di un fratello. La storia di una famiglia, che in realtà è quella dell’autore, che in realtà è il protagonista, che in realtà è anche uno dei personaggi apparentemente marginali.
Questo libro va letto. E non perché Kafka, Musil e Benjamin fossero estimatori di Walser, non perché Walser sia stato un talento dimenticato del XX secolo, non perché Walser sia stato un uomo a suo modo leggendario.
Va letto perché questo libro scivola. Non riesco a definirlo in altro modo.
Poi sì, potete leggerlo anche per le motivazioni di cui sopra, ma per me il punto focale è tutto qui: questo libro scivola.
Sembra che non abbia nulla da dire, se non raccontare uno spaccato quotidiano – per niente originale -, se non raccontare la vita, semplicemente, per com’è.
Poi si può sbuffare, si possono digrignare i denti, si può scuotere la testa, essere d’accordo o in disaccordo con Simon (io lo sono per la maggior parte del libro, voglio sottolinearlo), ma è un libro che resta.
Perché resta sospeso, e forse resta anche non finito. Qualcuno l’ha definito una fiaba invernale. Io lo descrivo come una lunga passeggiata tra le stagioni che s’intrecciano tra Zurigo e la campagna.
E non so se ho compreso. Me ne resterà sempre il dubbio.

i fratelli tanner


Rober Walser (Bienne, 15 aprile 1878 – Herisau, 25 dicembre 1956), è stato poeta e scrittore.
Pubblica le prime poesie nel 1898 all’interno del supplemento domenicale della rivista Bund di Berna, grazie al critico Joseph Vistor Wildmann. In seguito inizia a pubblicare per la rivista Insel.
Del 1904 è il libro I temi di Fritz Kocher. Si trasferisce poi a Berlino, dal fratello Karl. E qui scrive I fratelli Tanner (1906 – edito nel 1907), L’assistente (edito nel 1908) e Jakob von Gunten (edito nel 1909).
Ritornato in Svizzera nel 1913, continua a scrivere tra Bienne e Berna, dove viene ricoverato per la prima volta inella clinica Waldau, per crisi d’ansia e allucinazioni. Qui scrive prose e poemi con il metodo della matita: in un sütterlin molto, molto piccolo (parliamo di caratteri alti circa un millimetro), su ogni frammento di carta possibile (nel 1990, Werner Morlag e Bernard Echte – i primi a tentare di decifrare questa mole di scritti -, pubblicano un’edizione in sei volumi, Aus dem Bleistiftgebiet).
Nel 1933 viene trasferito al sanatorio di Herisau. Smette completamente di scrivere e qui vi passa il resto della sua vita. Nel 1936 iniziano, però, le visite di Carl Seelig, che, alla morte dei fratelli Walser, diviene il tutore legale di Robert.
Lo scrittore muore nel 1956, durante una passeggiata solitaria nella neve.
In Italia le sue opere sono state pubblicate a partire dal 1961.

[1]    L’opera cui si fa riferimento è la prima edizione Adelphi del 1977. De I fratelli Tanner, il poeta Christian Morgenstern ha detto: “Questo romanzo ha qualcosa di sonnambulico, come, per così dire, si fosse scritto da sé. Per svariate ragioni, è per me una pura meraviglia, e se qui appare un genio spesso ancora immaturo e selvatico, tuttavia è un genio, cioè quel caso eccezionale e ogni volta incredibile di un uomo attraverso il quale la vita sembra scorrere come da una brocca gorgogliante”.

[2]    Faccio pubblicità esplicitamente e senza alcuna remora. Se volete visitare una Libreria (la l maiuscola c’è perché ne vale la pena), la Simon Tanner fa per voi. Trovate tutti i riferimenti su Facebook. Mal che vada, chiedete a me.

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