Koyaanis: l’armonia del disequilibrio

Postato il Aggiornato il

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Articolo di Eleonora Montesanti

I Koyaanis, gruppo milanese dal nome peculiare che in lingua hopi significa squilibrio, partono proprio da questa definizione per raccontarci il loro percorso artistico, iniziato come musicisti per strada e giunto, per adesso, all’ep Nubìvago.

Koyaanis. Iniziamo proprio dal vostro nome. Ho letto che in lingua hopi significa squilibrio. Come mai avete scelto di chiamarvi così? E’ una condizione che rappresenta più voi personalmente o il mondo in cui viviamo?
L’ispirazione è arrivata dal film di Godfrey Reggio dal titolo Koyaanisqatsi che, come dicevi tu, significa vita tumultuosa in lingua hopi – tribù pellerossa -. Noi da questo titolo abbiamo estrapolato solo lo “squilibrio”, Koyaanis appunto, condizione in cui ci identifichiamo.
E’ un nome difficile da portare e da “vendere”, perché qualche simpaticone la battuta la spreca sempre, come se fosse il primo a pensarla e farla.
Crediamo però che il significato più profondo, lo squilibrio e la nostra forte identificazione con esso, sia per noi molto appropriato: ognuno di noi da solo è un essere caotico, disordinato. I nostri suoni in solitaria sono incompleti, in bilico, come quando ci si dondola sulle gambe posteriori di una sedia e si staccano i piedi da terra. In cinque, paradossalmente, quel disequilibrio trova una sua dimensione unica (e unita).
Non credo che nessuno di noi cinque sia più squilibrato della media della gente… E forse è questo ciò che cerchiamo di rappresentare, inconsciamente, nella nostra musica: lo squilibrio che ci circonda e in cui anche noi siamo immersi.
D’altra parte per noi stare in bilico è una forma di benessere. Perché nello squilibrio sta la ricerca.

Il vostro percorso musicale è cominciato suonando per le strade di Milano. Qual è la cosa più importante che avete imparato da quest’esperienza?
Non importa dove suoni o su quale palco ti stia esibendo. Molto più importante è per chi lo stai facendo e come. In strada sei a contatto diretto con la gente. Non c’è un nulla che ti diversifichi da loro se non il fatto che hai un strumento in mano e loro no; se sei emotivamente distaccato, “lontano”, se lo stai facendo solo per soldi e non per passione, per emozione, il risultato sarà nullo nel senso più assoluto.
Infatti la strada è il palco più crudele e il più vero e genuino che esista. Ti obbliga a metterti a nudo, a ricercare il luogo giusto per te in cui suonare e la condizione interiore corretta, quasi meditativa per stare bene in quel luogo e con le persone che passano.

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Nubìvago, il vostro nuovo ep (uscito lo scorso dicembre), è una sorta di concept che ruota attorno a qualcuno che sbatte continuamente il muso contro i propri limiti e ci nuota dentro, apaticamente, fino al momento in cui scatta una reazione. A partire da questa reazione, poi, riesce a liberarsi da tutte quelle paranoie che fino a quel momento gli hanno impedito di percepire e assaporare la serenità. C’è un percorso di crescita, dunque, evidente anche dai titoli dei vostri brani, in ordine: Nubi, Perdigiorno, Sale, Mi prendo cura di me, La ballata delle ansie. E voi a che punto siete di questo viaggio?
Ci domandiamo sempre: “A che punto siamo?” E ogni giorno arrivano risposte diverse, non per inconsapevolezza di sé quanto per il diverso approccio che ogni uomo ha durante i singoli momenti della propria esistenza. Ci sarà il giorno in cui l’ansia la farà da padrona e giorni in cui ne saremo privi. Un giorno in cui ci vorremo prendere maggior cura di noi stessi e un altro in cui ci sentiremo come funamboli in equilibrio… o per noi forse è meglio dire squilibrio!
E’ una ricerca continua, da compiere con la consapevolezza del proprio squilibrio, delle proprie paranoie, delle proprie nevrosi. Quando si riesce a visualizzarle “dall’esterno” e ad analizzarle, allora il viaggio non sarà vano e si potrà essere in grado di identificare i diversi stati di equilibrio che si possono raggiungere di volta in volta.

Folk, rock e cantautorato. La vostra musica è un ibrido tra questi generi. Quali sono le vostre influenze artistiche più significative?
La nostra fortuna (e forse anche un po’ sfortuna) è che siamo cinque elementi (Jacopo, Claudio, Marco, Andrea, Gabriele) con gusti molto diversi fra loro. Ognuno di noi ha le sue preferenze, che cerchiamo di mischiare per creare un effetto Koyaanis che possa amalgamare tutte le sfumare dei nostri gusti. Giusto per fare alcuni nomi: Marta sui Tubi, Radiohead, Ben Harper, Philip Glass, Sting eccetera. Come vedi un mix molto variegato, non credi?!

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Come avviene la composizione dei vostri brani? Nascono prima i testi o gli arrangiamenti? In genere, chi compone cosa?
In generale la nostra composizione ha sempre avuto come capofila nella scrittura il chitarrista Claudio, che con i suoi testi criptici e le musiche sempre ricercate e sperimentali ha creato il fulcro e lo stampo dei Koyaanis. Poi nel corso del tempo però ci sono state anche altre mani e teste dedite alla scrittura dei brani. Non da meno il cantante Jacopo che ha dato un grandissimo apporto e contributo soprattutto per ciò che concerne il nostro ultimo EP Nubivago.
Per i prossimi lavori vorremmo sperimentare nuove forme di scrittura e… farlo a dieci mani!

Da poco è finito il festival di Sanremo. Cosa rappresenta per voi oggi? E’ davvero l’unica vetrina importante per la musica italiana? Ci andreste mai?
Sanremo. De Andrè diceva che Sanremo si può definire una gara di ugole, una competizione quasi sportiva. Per citarlo per bene: “…dovrei andare a esprimere i miei sentimenti… e credo che questo non possa essere argomento di competizione.” Il nostro pensiero è molto vicino al suo. Lo stesso potremmo dire di tutti quei programmi come X-Factor o The Voice, in cui sembra che non si voglia più cercare il talento nascosto, ma si cerchi solo di inseguire un business, appiattendo e standardizzando la scena musicale. Ci andremo mai a Sanremo? Boh; forse; chi lo sa… Di certo ad oggi siamo sicuri che la nostra scena ideale sia un’altra.

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La musica è anche contaminazione. Con chi vi piacerebbe condividere il palco, un giorno? (Potete spararle grosse.)
Nella scena italiana abbiamo prima parlato dei Marta sui tubi come una delle maggiori influenze, quindi non possiamo non citarli nuovamente qui. Poi ci sono grandissimi cantautori italiani come ad esempio il trio Fabi, Silvestri e Gazzè. Per ciò che riguarda un po’ più l’underground diremmo Verdena o Giardini di Mirò. L’estero… beh, accontentiamoci di fare un passo alla volta.

C’è un consiglio che vi sentite di dare a dei giovani che vorrebbero, da grandi, fare i musicisti?
Secondo noi ci sono tre principali elementi che bisogna seguire per percorrere una passione: crederci; provarci perseverando fino a non avere più alternative; farlo con gioia, qualunque sia l’esito finale. Bisogna imparare a godersi anche il viaggio e non solo la meta.
Un viaggio però da affrontare con consapevolezza: è importante avere la giusta mappa e il giusto equipaggiamento. Il mondo della musica è complesso e in continua variazione, soprattutto negli ultimi quindici anni. Per muoversi al suo interno, fare primi passi (ma anche i secondi e i terzi) serve armarsi di competenze per capire a cosa si va incontro e comprendere le logiche vi stanno dietro. Ciò significa anche che bisogna smetterla di lamentarsi dei propri insuccessi prendendosela con chissà chi, ma piuttosto analizzare le cose con maturità, comprendere gli errori e correggere la rotta, senza mai perdere la propria identità artistica, ovviamente.

Quali sono i vostri progetti per il futuro?
Innanzitutto torniamo a esibirci dal vivo e non vediamo l’ora! Il prossimo 25 febbraio saremo al Tambourine a Seregno, in apertura ai 96Avenue.
Quindi promuovere “Nubivago”, cercando altre date e condividendo palchi con artisti più affermati, per crescere, migliorare, arrivare sempre più in alto. E poi scrivere, scrivere e scrivere ancora…

I Koyaanis sono:
Jacopo Brusca – Voce e synth

Claudio Avella – Chitarra e voci
Andrea Brusca – Batteria
Gabriele Montanari – Violoncello e basso
Marco Faragutti – Percussioni, basso, flauto e synth

Koyaanis 2

 

 

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