Nova Lumen

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Intervista di Luca Franceschini

NOVA LUMEN
Tommaso Vagnarelli: voce, synth, drum machine
Francesco Bruno: chitarra, synth
Gianluca Ariotti: basso, chitarra, basi


Direi di partire raccontando qualcosa di voi, anche perché io vi ho scoperto solo recentissimamente, quando ho ascoltato il vostro nuovo singolo. Manco sapevo che aveste già fatto uscire due ep… Ad ogni modo complimenti perché “Ambrosia”è veramente un grande pezzo…
Grazie mille, ci fa piacere che ti sia piaciuto. Possiamo dire che quando uno si mette a lavorare su qualcosa di nuovo parte da dove ha finito col lavoro precedente. Il metro per noi sono dunque stati i due ep. “Correnti” è uscito nel 2013, nel frattempo ci sono stati cambi di formazione, adesso c’è Gianluca, quindi qualcosa si è modificato, inevitabilmente. Abbiamo sempre avuto una visione chiara della nostra musica, il Synth pop (se così si può definirlo) che proponevamo è rimasto simile ma si è evoluto, anche per un cambiamento dei nostri ascolti, che nel frattempo è avvenuto. In generale, diciamo che abbiamo cercato di affinare quelle parti che erano da rifinire.

Come definireste la vostra proposta musicale?
Facciamo fatica a definire le cose che facciamo, perché a noi viene naturale scrivere ma poi non riusciamo tanto ad avere un confronto per capire la direzione che stiamo prendendo. Di sicuro c’è che suoniamo un genere che in italiano non si fa tanto, per cui è difficile avere punti di riferimento. Però può essere un bene, ti aiuta ad essere più personale.

A me avete leggermente ricordato gli Abiku, anche se loro utilizzano molta meno elettronica e hanno un approccio più cantautorale…
Dall’esterno è più facile trovare somiglianze, per noi è più dura. Gli Abiku li conosciamo di nome, ma non li abbiamo mai ascoltati più di tanto. Di sicuro non sono un nome che avremmo tirato in ballo per descriverci. Ma è giusto così, in fondo. Ognuno trova le influenze che vuole, alla fine… Ha molto a che fare anche con la nostra storia, con il nostro percorso: abbiamo avuto sempre riferimenti stranieri, siamo partiti da un background tipicamente anglosassone, poi abbiamo deciso di cantare in italiano, per cui si è venuto a creare un qualcosa che è del tutto particolare. Uno dei nostri riferimenti più connotati è il primo Battiato, quello maggiormente elettronico, ma ce ne siamo accorti dopo, all’inizio non era un punto di riferimento. Ovvio che lo ascoltavamo, ci piaceva, ma erano più gli altri, dall’esterno, che ci facevano notare una somiglianza.

Artwork - Ambrosia

“Ambrosia”, il vostro nuovo singolo, ha un testo che gioca sul tema dell’immortalità. Ma ne varrebbe poi così la pena, di essere immortali?
La canzone parte da un’ottica naïf, è una riflessione sulla morte, più che sull’immortalità. È naturale rifiutare il pensiero della morte, è una paura costante, presente in ogni uomo, a livello conscio o inconscio. Dopo tutto è anche l’idea di cui parte tutta l’arte: tutta l’arte, si origina in qualche modo dalla paura della morte. Partendo da qui, il risvolto contrario è dire che allora potremmo essere immortali, fantasticare un po’ su questa cosa. Siamo quindi partiti da un’ottica innocente e da qui si è sviluppata una riflessione che però non è stata contestualizzata in una storia precisa, con un suo sviluppo narrativo.
È di base quello che facciamo coi nostri testi: si tratta di affrontare temi inerenti alla vita di tutti i giorni ma riprendere anche temi più generali, il fare un’arte fine a se stessa, una cosa che sia un po’ estemporanea, che non c’è magari nel cantautorato italiano, dove invece ci si è sempre radicati parecchio nell’attualità. Anche se poi, a pensarci bene, c’è stato anche un certo lirismo, con i testi che Mogol scriveva per Battisti.

Il titolo del disco è “Assurdo universo”…
Si, abbiamo avuto voluto dare un risvolto legato allo spazio, c’è dietro un discorso non tanto fantascientifico in senso classico, ma è come una cosa più astratta, romantica nel senso letterario del termine. C’è la contrapposizione tra quello che è l’infinito e la nostra pochezza: è una riflessione sull’umanità, insomma.

So che avete anche realizzato un video per il primo singolo del disco, “Ambrosia”. È normale che io non l’abbia ancora visto?
Sì certo, non è ancora uscito, lo proietteremo stasera subito prima del nostro live. È un prodotto molto interessante, lo abbiamo realizzato con dei ragazzi di Torino che conosciamo da tempo. È interamente girato in analogico su VHS e presenta un immaginario un po’ anni ’90, una sorta di visione Retrofuture, un futuro ancora analogico che è poi quello della fantascienza degli anni ’70, prima che si affermasse il Cyber Punk. Volevamo dare quel retrogusto un po’ nostalgico, di quando lo spazio non era stato ancora esplorato.

Siete molto giovani ma avete un’idea già molto chiara della direzione in cui vi volete muovere e avete riferimenti musicali ben precisi. È indubbiamente una cosa lodevole, se si pensa all’apatia delle nuove generazioni, che sembrano davvero non essere così desiderose di scoprire…
Beh noi abbiamo sempre ascoltato tante cose. Abbiamo tutti i genitori musicisti, anzi, tre dei nostri padri sono bassisti, quindi è ovvio che la prima grande influenza è stata loro, anche se i nostri ascolti sono stati immediatamente personali, non ci siamo per forza basati sui gruppi che ci proponevano loro. Abbiamo subito scoperto la New Wave, che è quella da cui alcuni di noi sono partiti, poi il primo gruppo che abbiamo scoperto tutti insieme sono stati gli Strokes di cui, nel primo periodo facevamo anche qualche cover.

Eh, vedete che l’età conta? Io quando sono usciti li odiavo a morte perché li vedevo come i rappresentanti delle nuove leve, spocchiosi, arroganti e incapaci, che potevano piacere solo a chi non capiva di nulla di quello che fosse venuto prima di loro… Paradossalmente li ho riscoperti solo di recente, anche se non è che mi facciano proprio impazzire…
Beh, con gli Strokes è sempre stato così, hanno avuto un sacco di detrattori ma anche adesso c’è gente che spara loro contro. Funziona sempre così, che quando un gruppo non si scioglie dopo tre album, si inizia a parlarne male. Però sono stati fondamentali, sono quelli che hanno introdotto gli anni duemila del rock, è una band che ci è rimasta dentro, anche se poi ci siamo evoluti su altro, ovviamente oggi mica ascoltiamo solo gli Strokes!

Progetti futuri? Immagino che dopo questo live vi concentrerete sull’uscita del disco…
Abbiamo una data il 2 luglio. Poi un altro paio di date estive non ancora confermate, dopodiché uscirà un altro singolo e subito dopo il disco. A quel punto speriamo di riuscire a organizzare due release party, a Torino e Milano. Poi si vedrà…

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