Calvino – Gli elefanti (Dischi Mancini, 2015)

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Articolo di Eleonora Montesanti

Gli elefanti, primo LP del cantautore milanese Niccolò Lavelli alias Calvino, è un disco intenso e poetico che rappresenta molto bene un tipo di cantautorato in cui sono le immagini a fare da protagoniste delle canzoni.
Calvino, infatti, con la sua voce calda e accogliente, è innanzitutto un narratore:
la sua scrittura è sincera, personale, innovativa per la capacità di creare una raccolta di suggestioni tratte dalla quotidianità, dalla storia, dalle favole e dagli universi più lontani e di costruirci delle storie, nelle quali è molto facile sentirsi coinvolti a livello emozionale ed empatico.
Un altro elemento fondamentale che caratterizza l’identità artistica del cantautore è la scelta di utilizzare, durante la registrazione dell’album, una strumentazione vintage: in particolar modo sono le tastiere, irrinunciabili, a tracciare il filo conduttore stilistico de Gli elefanti.

Questo disco è un viaggio riflessivo tra Milano (est) e un nuovo mondo che si compie in età adulta, cercando però di filtrare ogni sguardo sull’universo e su se stessi attraverso gli occhi genuini che avevamo da bambini. Questo scontro tra l’adulta razionalità e la purezza infantile avviene in Gli astronauti, brano in cui Calvino si chiede perché tutti i bambini del mondo sognano di fare gli astronauti e poi, una volta cresciuti, se ne dimenticano. Forse perché l’uomo guarda avanti e l’astronauta nel vuoto?

Come dicevo poche righe più su, tutte le vicende narrate in questo disco iniziano da una città, Milano, verso la quale il cantautore esprime tutto il suo amore nella struggente e pianocentrica Milano est: questo amore è radicato, viscerale e rappresenta le nostre origini, ossia una parte indispensabile della nostra identità.
E così a Milano possiamo trovare anche gli elefanti, che nella titletrack – che spicca per la sua dolcezza surreale – fanno parkour tra Lambrate e le circonvallazioni. Oppure possiamo trovarci anche Ginevra e Re Artù, analizzati con gli occhi di un giovane e moderno Lancillotto nel brano un po’ più elettronico e distorto dell’album e che si intitola Ginevra, appunto.

In chiusura Gli elefanti diventa un lavoro ancora più caratterizzato e alla ricerca di un equilibrio tra il cantautorato classico e quello odierno: La perdita del controllo ha un retrogusto vagamente oscuro che rimanda alle black ballads di De Andrè; mentre Blacky è un brano commovente e introspettivo che gioca con un sali-scendi emozionale e che si chiude con una lunga coda strumentale volta a preparare l’ingresso nell’ultima traccia, ossia il nuovo mondo.
Il Nuovo mondo è un non-luogo etereo e lontano, dove è bello potersi guardare attorno con curiosità, affamati di nuove consapevolezze. Il pianoforte e la delicatezza dell’accompagnamento vocale di Barbara Cavaleri sono un valore aggiunto che rende il sogno un po’ più palpabile e meno nebuloso.
Chissà, poi, se si tratta solo di un sogno da adulti o di un sogno da bambini. La differenza sta tutta nella volontà di realizzarlo.

Calvino si dimostra un cantautore valido e sincero e Gli elefanti un disco da ascoltare ancora, ancora e ancora…

TRACKLIST
1) L’amaro in bocca
2) Gli astronauti
3) Milano est
4) Gli elefanti
5) La perdita del controllo
6) Ginevra
7) Blacky
8) Nuovo mondo

 

 

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