Richard J Aarden – Solid & Bruised (Prismopaco Records, 2015)

Postato il Aggiornato il

RJA_Stolid&bruised_Cover

Articolo di Luca Franceschini.

Gli ep, devo ammettere, cominciano a piacermi. C’è troppa roba da ascoltare e difficilmente si tornerà indietro. Non so se sia giusto che scompaia il concetto di album ma sicuramente la possibilità di ascoltare un lavoro più breve, dai quindici ai trenta minuti di durata, non mi fa l’effetto orrido che avrebbe potuto scatenare anche solo una decina di anni fa, quando di ogni disco che mi piaceva andavo a cercare e consumavo senza sosta qualunque bonus track e versione alternativa.Comunque, da mero riempitivo tra un disco e l’altro, spesso imbottito di materiale di scarto o versioni inedite di brani già noti o qualche sparsa registrazione dal vivo, l’ep (o forse sarebbe meglio dire mini cd) si sta trasformando progressivamente in un prodotto artisticamente compiuto, una tappa autonoma del percorso di crescita di una band o di un artista solista, particolarmente indicato per marcare gli esordi, volendo dare a pubblico e critica pochi e selezionati brani su cui concentrarsi.
Richard J Aarden è uno di questi. Cantautore di origine olandese, ma italiano a tutti gli effetti, ha pubblicato da pochissimo questo “Stolid & Bruised“, debutto discografico di cinque pezzi, per la durata di poco meno di venti minuti, giusto un assaggio per capire se sia uno che è qui per restare.
E credo proprio che il verdetto possa essere positivo, per quanto mi riguarda. Richard possiede un songwriting di grande qualità, che si muove su un territorio che potrebbe sembrare folk, se ci si sofferma sugli arrangiamenti prevalentemente acustici, ma che in realtà è molto più figlio del pop rock di marca Eighties, se lo si giudica a livello di melodie.

RJA_1

Canzoni prevalentemente semplici, brevi e che vanno dritte al punto ma tutte piuttosto varie tra loro, a creare un’eterogeneità di fondo che è davvero sorprendente in un lavoro dalla durata così esigua.
Già dall’iniziale “Afloat”, eterea e sospesa al tempo stesso, è interessante vedere come le chitarre acustiche, che rimangono quasi sempre in primo piano, si mescolino sapientemente a soluzioni di elettronica minimale, in un connubio che in più punti sfiora la perfezione.
Allora abbiamo la dolcissima “Vagabond”, la struggente “Little Sparrow”, “Barefoot on Shards” che introduce distorsioni e gioca molto sul crescendo finale, e su arpeggi di chitarra che ricordano vagamente i primissimi U2.
La conclusiva ballata “All That It Takes” è forse il brano più “solare” (per modo di dire!) del lotto e anche quello più classicamente rock nelle intenzioni.
Molto belli anche i testi, saggiamente stampati all’interno del booklet, che rivelano anche qui una scrittura non banale e che sembrano muoversi all’interno di una dimensione autobiografica piuttosto sofferta, come del resto rivela bene il titolo del cd.
Adesso lo aspettiamo dal vivo ma l’impressione è che Richard J Aarden, se tutto va per il verso giusto, potrebbe diventare un nome interessante anche a livello europeo. Per adesso, assieme a Morning Tea, Old Fashioned Lover Boy e a breve anche Steve Howls, possiamo dire che il nostro paese stia tirando fuori cose di assoluto valore.
Per quanto mi riguarda, questa scena è molto più interessante del cosiddetto Folk Revival che impazza in questi anni…

Tracklist:
01. Afloat
02. Vagabond
03. Little Sparrow
04. Barefoot On Shards
05. All That It Takes

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