La riservatezza, la poligamia musicale e le latitudini: due chiacchiere con Daniele Celona…

Postato il Aggiornato il

941083_451675441688888_7874881693570796034_n

Intervista di E. Joshin Galani

Con grande piacere incontro “ll Celona”. Lo chiamo così alla milanese, con l’articolo davanti, non solo perchè mi fa ridere farlo, ma perché è lui stesso a chiamarsi così quando parla di se stesso, in terza persona.
Il Celona è l’uomo dei due estremi, accarezza delicatamente le note o le squarcia con la voce, è intenso, impulsivo, sempre in bilico tra fegato e cuore, la sua musica graffia o culla.

L’ho incontrato diverse volte, in diverse situazioni. L’impressione netta è sempre di una persona empatica, di quelle che si relazionano con una buona dose di autoironia, umorismo. Non si sottrae mai al dialogo, ama giocare, dispensa sorrisi umanissimi, altro estremo, rispetto alle immagini seriose delle sue foto.
Ho scambiato due chiacchiere con lui, a ridosso della sua data Milanese al Circolo Arci Bellezza.

Amantide Atlantide è nato in viaggio, il viaggio è anche la dimensione dei tuoi concerti sparsi per l’Italia. Ad un anno di distanza dalla sua uscita e di live, che bilancio fai di accoglienza e risposta di questo tuo secondo lavoro?
Abbiamo fatto quattro live set diversi da che è iniziata quest’avventura. Non ho quasi mai avuto il tempo di fermarmi. Quando sei impegnato a remare costantemente, fare dei resoconti sembra quasi superfluo. Raggiunto un obiettivo occorre guardare al successivo, affrontando le sfide una alla volta. Probabilmente, i risultati ottenuti sino ad ora, da un disco come questo, autoprodotto e così articolato, andrebbero annotati nel dominio del miracoloso.
La risposta della gente in particolare, dà certamente motivazioni ed energie per andare avanti, ma può anche spaventare. E’ il caso di quando mi si palesa che questa o l’altra frase di un mio brano, ha portato una persona a prendere una determinata strada davanti a un bivio.
Ecco, in quel caso l’orso che c’è in me vorrebbe rifugiarsi nella grotta più vicina.

FAB_4876

Rimanendo in tema di viaggio, sei sardo e siciliano di origine, torinese di nascita, un occhio agli USA per il tuo primo amore grunge, un altro per il nuovo amore We Were Promised Jetpacks, uno sguardo verso il sol levante con Yoko Kanno. Hai altri fili geografici a cui sei connesso?
Direi di no. Quando qualcosa mi piace, tendo a cercare di capire il luogo di origine di quella scrittura. Talvolta riconosco tratti comuni a latitudini simili.
Il clima, in senso ampio, di un paese, si riflette verosimilmente nel suo mood musicale così come nei suoi colori o nel comportamento sociale dei suoi abitanti. Per quel che mi riguarda, l’assoluta poligamia musicale che mi concedo, sia da ascoltatore che da musicista, mi consente di apprezzare il buono e il bello di suoni e soluzioni anche molto distanti tra loro.

Volendo segmentare il tuo lavoro musicale da un punto di vista geografico, quanto c’è di torinese, sardo, siciliano che lo caratterizza?
C’è molta Torino ovviamente, la mia città, amata e odiata, è quella. C’è molto Sulcis. I tramonti mozzafiato, le mie estati migliori, l’influenza del festival “Ai confini tra Sardegna e jazz” che ho visto per anni. La Sicilia è l’isola che devo ancora scoprire o meglio riscoprire essendoci stato solo un paio di volte da adolescente e un’unica volta in concerto, con Levante.

Se dovessi descrivere le strutture musicali dei tuoi brani in un altro linguaggio (visivo, olfattivo, tattile), quale useresti e come le racconteresti?
Credo, e spero, che il mio modo di scrivere sia in qualche modo anche visivo. Spesso cerco di configurare le strofe di un brano, di “guardarle dall’alto” come se si trattasse dello storyboard per un cortometraggio. E’ un tipo di approccio che si riflette anche nell’amore e nella cura che metto nella realizzazione dei video. Chiaro che senza il talento dei registi che ho avuto la fortuna di incrociare sulla mia strada non ce l’avrei mai fatta.

1830_10202867166216059_1438485055_n

“Tutto quello che non è più ciclico alla fine puzza” Quali sono le riflessioni sui cicli vitali universali e il tuo personale senso del ciclo – ritmo nel cadenzare della vita?
La mancanza di ciclicità è innaturale. In quel verso e in altri di Ninna Nanna in realtà, cito più o meno velatamente l’ambientazione di una Terra del futuro, simile a quella di un anime giapponese di nome Evangelion. Quella è una possibile Estate in eterno, il canto perenne di grilli.
Permettimi di non entrare troppo nell’esistenziale e di glissare l’eccesiva serietà che richiederebbe questa risposta. Per scherzarci su anzi, ti direi che il mio ciclo più evidente è quello degli errori che ritornano e da cui non imparo. “Gli stessi errori della prima volta o di una volta qualsiasi prima di questa” direbbe il non saggio.

Conosciamo bene la tua famigliarità coi Nadar Solo, Levante, Bianco. Quali sono i rapporti con l’attuale “scena Torinese”?
C’è fermento, è innegabile. I nomi che hai fatto hanno solo dato un esempio di collaborazione sinergica. Ma la scena cittadina è ampia, ricca di musicisti di talento che produrranno nuove contaminazioni e nuovi suoni da “esportare” per il bel paese e anche oltre, laddove la lingua scelta non sia necessariamente quella dello stivale.

Quando parli del tuo carattere non sei molto auto celebrativo, sembri – per onestà intellettuale suppongo – più incline a descrivere gli aspetti più spigolosi. Ti sto allungando una bilancia e ti invito ad usare anche l’altro piatto !
Sai, è strano. Capita che chi non mi conosce pensi a me come il classico torinese che “se la tira”. Tutto nero col suo cappello a tesa larga. Altri al contrario ritengono che ecceda nella modestia. La realtà è che vivo i complimenti con imbarazzo. D’istinto la prima reazione è sempre quella del “tirar indietro”, schernendomi con autoironia o trincerandomi dietro il “sono solo canzonette”. E’ una delle tante contraddizioni della mia narcisistica, e questo va detto, natura. Non è finzione, sono ben conscio dei miei mezzi e della musica che porto in giro. Semplicemente credo che il luogo deputato a metter le cose in chiaro, il nostro ring, sia il palco. Ed è sotto a un palco che spesso stringo rapporti veri e importanti a dispetto della mia innata riservatezza. Tornando a monte, sono corretto e mai paraculo, possiamo mettere questo se vuoi nell’altro piatto della bilancia.

18052014-IMG_9477-Modifica

Hai un fan club piuttosto peculiare, autorganizzato, che ti segue anche nelle trasferte, che emozione ti da?
Mi sembra ancora un evento fuori dal mondo e rimango stupito, ogni volta. Non ho modo di ripagare realmente chi macina centinaia di chilometri per venire a una mia data. E non riesco neanche a usare la parola fan a dirla tutta.

Hai una formazione strumentale partita col pianoforte, la chitarra è arrivata successivamente; che rapporto hai con i tuoi strumenti? Li cambi volentieri o sono insostituibili? Li curi?
Cambio molto sì. E’ pur vero che alcuni strumenti sono più preziosi di altri, fino a diventare non cedibili. Eppure noi musicisti, o pseudo-tali, siamo bambini mai cresciuti e i giocattoli nuovi danno entusiasmo, nuova linfa alla voglia di sperimentare e in definitiva di scrivere.
Il pianoforte di quando ero bambino comunque non si può toccare.
Mia madre mi butterebbe giù dal balcone o quasi.
Li curo? No decisamente no. Dovrei trattarli meglio in effetti questi fedeli compagni.
Teniamolo come buon proposito per il 2016. Un iter a mo’ di terapia da anonima alcolisti. Partire dagli strumenti, passare alle piante e infine agli esseri viventi.

Stai già pensando ad un nuovo album? Se sì potresti darci qualche anticipazione?
Sì. Sto scrivendo, ma decisamente meno rispetto ai miei ritmi usuali. E’ il contrappasso dell’avere impegni moltiplicati e in definitiva meno tempo. Un’equazione lineare con l’allargamento lento, ma palpabile del numero di ascoltatori delle mie canzoni e col cercare di rimanere in giro per date il più possibile.
Devo decidere ancora tutto o quasi, sul taglio che avrà questo terzogenito. Ho molti frammenti acustici, alcuni sanno di folk. Eppure ho comprato molti pedali nuovi, un paio di synth e qualche percussione strana. Non lo so, vedremo. Vorrei non fare tutto da solo stavolta. Scegliere un coproduttore potrebbe già essere un passo.

1981766_10207525204064094_5097051616397211635_n

Fiori e Demoni, Amantide Atlantide, la contrapposizione dei titoli sembra essere stato un marchio piuttosto preciso. Troverai ancora due opposti per il nome del nuovo album? ☺
No, è una scelta che ho già fatto, ma sarà decisamente più semplice e avrà significato prevalentemente, se non esclusivamente, per me.

Sei riuscito a trovare spazio per completare il tuo romanzo?
No, va a rilentissimo. Ce la farò. Presto o tardi.

Propositi per il 2016? Un corso di cucina? Un nuovo cappello? Un altro paio di scarpe a punta? ☺
Il corso di cucina gioverebbe assai, in particolare al mio fegato assuefatto ad alcol e take-away.
Per i cappelli oltre la mia collezione personale, iniziata da bambino, ho la fortuna di avere un endorsement e questo facilita una certa varietà per questo capo di cui sono da sempre maniaco.
Sulle scarpe, e chiudiamo questa parentesi sfottò che incasso con piacere, non posso che darti ragione. La stragrande maggioranza sono Chelsea boots, con varianti di materiale, altezza e lucidità.

Photocredits:
[1] [5] Simarght Photography
[2] Fabio Marchiaro
[3] Riccardo La Valle
[4] Mauro Talamonti

 

 

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...