Diecicento35 – Un “piano B” nella periferia di Torino

Postato il Aggiornato il

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Articolo di Eleonora Montesanti

E’ uscito da poco “Il piano B”, disco d’esordio dei giovani Diecicento35, band della periferia torinese che sceglie proprio il CAP del quartiere dove è nata per definire la propria identità.
Abbiamo scambiato quattro chiacchiere con Marco Bressello, chitarrista e paroliere della band, ne è uscita un’intervista pregna di consapevolezza e determinazione nel trasformare la musica nel piano A delle loro vite.
Naturalmente glielo auguriamo con tutto il cuore.
Intanto buona lettura!

Iniziamo proprio dal principio: chi sono i Diecicento35? Ve lo ricordate qual è stato il momento in cui avete capito che la musica avrebbe avuto un ruolo così importante nelle vostre vite? 
I Diecicento35 sono prima di ogni altra cosa sei amici che oltre a suonare si divertono insieme e condividono il sogno di salire su un palco e fare musica per se stessi e per chi ha piacere di ascoltarli!
Noi siamo: Carola Rovito alla voce, Angeliki Vafidis al violino, Lorenzo Bulgarini e Marco Bressello i fondatori, i chitarristi e i parolieri della band, Gabriele Bianchini al basso e ultimo acquisto Jacopo Angeleri alla batteria.
Il fatto di essere quattro ragazzi e due ragazze rende più piacevole e duratura la convivenza in sala prove, in tour e sul palco; siamo dei normalissimi ventenni o poco più di Torino e cintura, che con le loro diversità culturali e i propri differenti gusti musicali, si incontrano senza indugi in un Pop Rock energetico, emozionante e da ascoltare.
Ognuno di noi cresce e arriva da percorsi diversi, c’è chi ha iniziato fin da piccolo gli studi del proprio strumento e chi si è scoperto da adolescente. Abbiamo sperato che la nostra musica avrebbe potuto dire qualcosa, emozionare, prima di tutto, emozionandoci, certe cose le devi provare sulla tua pelle per crederci… e noi ci crediamo tanto. Ma soprattutto ci divertiamo tanto, senza questo i Diecicento35 non esisterebbero.
Se dovessi rispondere alla tua domanda direi che lo abbiamo scoperto semplicemente mettendoci in gioco.
Ad un certo punto arriva il momento in cui devi decidere se da grande vorrai fare “quello che ascolta” o “quello che suona, ascoltando”. Perché quando suoni non smetti mai di ascoltare!
E così ognuno di noi in momenti diversi ha provato, ha scoperto e trovato il proprio strumento dedicandosi allo studio di esso, il punto in comune è sempre la musica.
Tutti noi siamo figli degli anni passati, i nostri genitori sono nati negli anni dei grandi cambiamenti sociali e musicali. Noi arriviamo dai vinili dei nostri genitori, c’é chi questo lo ha ripudiato cambiando generi e chi invece come Lollo (Lorenzo Bulgarini chitarrista della band), colleziona con piacere librerie intere di dischi vintage.
La musica ha un ruolo importante nelle nostre vite perché occupa l’80% della nostra giornata, ci svegliamo pensando ai Diecicento35 e a cosa fare affinché il nostro progetto sia sempre più ricco di contenuti sinceri e appetibili per tutti!

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Di contro, parafrasando il titolo del vostro primo LP, qual è il vostro “piano B”? Che lavoro fareste, se non foste musicisti? 
“Il Piano B” è il nostro piano A, abbiamo cercato un titolo a lungo, ma appena è venuta fuori l’idea è piaciuta subito a tutti.
Perché è coerente e sincera con quello che facciamo.
Facciamo musica!
Ognuno di noi ha un’altra attività, tra di noi c’è chi fa il fonico e chi studia al Politecnico, c’è chi fa la commessa e chi l’istruttore sportivo. Parliamoci chiaro, nessuno vive di musica prima di arrivare a certi livelli, e noi questo lo abbiamo sinceramente messo nero su bianco, è tutto scritto li in quelle tre parole!
Vogliamo che la musica sia il nostro piano A e il nostro lavoro futuro, sogniamo affinché questo diventi realtà e stiamo lavorando bene per questo. Non si arriva mai in questo lavoro ma non ci stancheremo mai di musicare le nostre serate, i pomeriggi, le notti insieme, per questo resta ancora, per ora “il piano B”.

Diecicento35 è il CAP del quartiere della periferia di Torino da dove venite. Quanto è importante per voi e per la vostra musica il luogo dove siete nati? 
Il nostro nome è tutt’ora il punto di partenza della nostra musica. Diecicento35?
La nostra casa, il ritrovo e il ritorno.
Siamo legati alla nostra Torino, a Mirafiori e conosciamo bene le dinamiche passate, recenti e i cambiamenti che questo quartiere ha subito con la Fiat.
Anzi la nostra sala prove è a due passi dalla Fiat.
Siamo cresciuti nella Pepper sotto i consigli di zio Max Inghio! Oggi proviamo al Cpg!
Siamo fieri di portare questo nome in giro per l’Italia.
Chissà, magari tra qualche anno rivaluteranno il territorio grazie al nostro progetto e alla nostra musica.

Negli ultimi anni, Torino è una delle città più fiorenti e stimolanti a livello musicale. Com’è il vostro rapporto con questa città? 
Torino è magica per la musica e non solo,Torino suona!
Basti pensare che da qui sono partiti gruppi come Subsonica e Linea77, che ascoltavo sull’mp3 andando al liceo.
Torino ci dà tanto e noi diamo l’anima sul palco per ripagarla.
Torino ha un bel movimento musicale e tanta gente che suona, quindi è anche difficile spiccare il volo perché molti fanno buona musica, e c’è tanta concorrenza.
I risultati però stanno arrivando, la gente sta rispondendo molto bene al nostro primo album e sembra che coloro che ascoltano e non suonano, si rendano conto di questa realtà.
Non solo della nostra, ma di tutta una Torino che suona!

Qual è la primaveravolta che siete stati su un palcoscenico? Ve lo ricordate? Che valore ha il palco per voi?
La primaveravolta che siamo saliti su un palco ce la ricordiamo col sorriso, diciamo che è paragonabile alla prima volta che fai l’amore, o il primo bacio…
Un disastro insomma… (ride)
L’ansia era tanta, eravamo al Faa di Bruno per un concorso, ci vestimmo a tema e portammo uno striscione con il nostro nome pittato sopra. Tifoseria e magliette annesse, amici al seguito che neanche i rapper americani girano così in tanti. Suonammo tre cover in un medley di corde rotte e note storte…acclamati dai nostri amici, la giuria invece ci distrusse (giustamente!), le mazzate fanno bene ogni tanto!
Ti fanno tornare coi piedi per terra!
Oggi è tutto diverso, sul palco siamo noi stessi e molto cresciuti, il live è il nostro punto di forza, restiamo concentrati e abbiamo uno spettacolo preparato.
L’energia è palpabile e anche il seguito è cambiato: dai soliti amici, ora viene gente che non ci ha mai sentiti, incuriosita dai social o dal vecchio ma utilissimo passaparola.

Quali sono state le ispirazioni stilistiche, musicali e culturali che vi hanno accompagnati nella creazione de “Il piano B”? 
Questa è un’ottima domanda, finalmente si parla di musica.
Diciamo subito che le influenze sono davvero tante, siamo in sei, ognuno di noi ha contribuito in fase di pre-produzioni e di scrittura, quindi non possiamo fare l’elenco di tutti gli ascolti, altrimenti non finiremmo più, ascoltiamo davvero di tutto.
Cerchiamo sempre di non essere nessun altro, ma inevitabilmente quando esci ti scontri con le critiche. E’ anche bello capire come la gente ti etichetta, a noi fino ad ora han detto che siamo moderni, ma anche un po’ anni’90, che sembriamo i Paramore, ma solo per i capelli rossi di Carola, di tutto insomma.
La verità è che siamo innamorati della musica e ascoltiamo dagli artisti mainstream
all’underground più folle, a noi piacciono i Kings of Leon ma anche i Negramaro, ci piacciono i Ministri, ma ascoltiamo anche Battisti e Brunori.
Sicuramente veniamo anche influenzati dalla Torino che suona e i più recenti Bianco e Levante che arrivano da qui.
Durante la creazione de “Il piano B” siamo passati ad ascolti diversi anche perché la scrittura del disco è durata circa due anni, quindi si può immaginare quanta musica abbiamo ascoltato in quei periodi: Tanta!
Il prodotto di tutta questa musica ha creato un disco variegato e colorato che sfiora più generi musicali che non ti fermeranno al primo ascolto.
Ascoltare per credere!

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Domanda anarchica: da musicisti, una domanda che non vi hanno mai fatto a cui invece vi piacerebbe rispondere. Auto-fatevela, auto-rispondetevi.
Una domanda che farei ai Diecicento35 è: “a chi vorreste aprire il concerto e perché?”
È importante capire dove può arrivare la tua musica, e quale tipo di pubblico potrebbe ascoltarti, credo che avere l’opportunità di aprire un concerto mainstream con tanta, tanta gente magari sul palco di un palazzetto o di un festival grosso, sia un scommessa importante per una band che vuole crescere.
Direi Negramaro, non solo perchè stanno nelle mie playlist dai tempi di “000577”, ma anche perché sono secondo me una delle band italiane che ha fuso più generi musicali in uno proprio ed originale, che è arrivata al massimo della sua espressione artistica.
La gente che ascolta loro, in qualche modo potrebbe ascoltare anche noi, incuriosita da un violino elettrico e dalla voce di Carola.

Cosa c’è nel vostro futuro immediato? E come vi vedete da qui a dieci anni? 
Futuro immediato?
Noi siamo molto ambiziosi, puntiamo davvero in alto, sappiamo che il mercato italiano è però diviso tra l’ultra mainstream pop che comprende i vari talent televisivi e una scena sempre più in crescita di musicisti underground rock. Noi ci siamo sempre autodefiniti pop e rock quindi stiamo esattamente in mezzo a queste due scene, una scelta che per adesso non ci dispiace.
Il nostro disco è uscito completamente grazie alle nostre energie, anche finanziarie, l’aiuto di un’etichetta discografica per la distribuzione. Aggiungere persone alla produzione artistica potrebbe definire il nostro percorso futuro, siamo liberi e disponibili, quindi sotto alle proposte!
Nel futuro immediato c’é nuova musica, siamo già al lavoro per il prossimo album, ma è un discorso a 360 gradi, bisogna lavorare su più fronti e considerare tutte le opportunità.
Magari un Sanremo ci darebbe quella visibilità che cerchiamo!
Entrare in rotazione su Mtv New generation e nelle radio più ascoltate.
Ricordiamoci che noi siamo una band da ascoltare, soprattutto in macchina o in cuffia!
Tra dieci anni vorrei avere in tutta Italia lo stesso pubblico che abbiamo noi Diecicento35 a Torino e magari qualcosa in più.
Avere alle spalle dischi, tour, collaborazioni con i più grandi in Italia e poter vivere appunto di musica.
Incorniciare il piano B in uno studio dedicato ai Diecicento35 e avere un bellissimo ricordo di tutti i concerti e della gente che sta facendo crescere questo progetto interessandosi!
Vorrei trovarmi tra 10 anni in sala con i miei amici, a sfogliare le foto di quando avevamo vent’anni e capire che, in fondo, non siamo cambiati di una virgola!

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Photo Credits:

[1] [3] Luca Rosso
[2] Marta Bressello
[4] Annalisa Simonato

 

 

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