106 | The Rope (Rivertale Productions, 2016)

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Articolo di Roberto Bianchi

Marcello Milanese è un musicista che nutre uno sfrenato amore per il blues e il rock in tutte le sue sfumature. Da più di vent’anni è presente nel panorama indie italiano, dove si è fatto apprezzare con una serie di pubblicazioni sotto proprio nome o come “front-man” di gruppi come Marcello & The Machine, Blues Maphia, Black Smokers e Chemako. Oggi per magia si trasforma in 106, che a a dir suo potrebbe essere la terzultima delle 108 reincarnazioni, o forse un modello di trapano, o il soprannome di suo padre: chissà!

La verità è nascosta in un disco sorprendente, vario, imprevedibile, ricco di ospiti illustri. Un lavoro impegnativo, con una gestazione perfettamente coerente con il genere umano: nove mesi. Si è partiti dai provini acustici per poi coinvolgere attivamente gli ospiti, scelti per utilità sonore e non per convenienze commerciali. Undici brani scritti da Marcello e arrangiati da Paolo Pagetti. Suoni che spaziano tra blues, folk, musica irlandese, rock, ballate e tex-mex. Antonio “Rigo” Righetti al basso e Robby Pellati alla batteria hanno sostenuto la base ritmica del disco, fatta eccezione per la conclusiva The Last boat.

Si comincia con Drink Better, piacevole ballata con intro space-rock, scorrevoli sonorità morriconiane e l’inconfondibile suono dell’Hammond, suonato da Stefano Intellisano. Back To You è un brano che unisce Eric Clapton a Van Morrison. Splendido il tappeto sonoro tessuto dal saxofono di Johnny Reno. The Rope, con Ricky Castillo alla chitarra, mescola i suoni d’Irlanda al dirty blues, creando un’affascinante alchimia. Galway Weather è una classica ballata sorretta dal suono della chitarra elettrica. World On Fire coinvolge l’armonica e un controcanto femminile, la voce e la struttura musicale ricordano alcune cose di Bruce Springsteen. La Pistola Y El Corazon è una cover dei Los Lobos, un po’ scollegata dal resto dei brani, ma ben costruita e caratterizzata da un intro più irlandese che messicano. Road To Rio è fresca, vitale, ipnotica e trascinante. La voce recitante è di Alex Ruiz. Con Queen of Heart si ritorna al blues del delta, il canto di Milanese è in perfetta simbiosi con il suono della chitarra. Out of Darkness si riavvicina al rock “spreengsteeniano” e ci regala uno splendido duetto vocale con Patricia Vonne. Guinnes For Breakfast ci riporta ai sapori d’Irlanda con una base ritmica dominante e una struttura prevalentemente folk. The Lost Boat è delicata e rarefatta: voce violino e chitarra acustica si amalgamano per chiudere in bellezza un intrigante e valido lavoro.

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