A Milano arriva Secret Show – intervista ad Ale Marchetti

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Articolo di Eleonora Montesanti

E’ previsto per il 22 ottobre il primo concerto organizzato da Secret Show in un luogo segreto di Milano, che verrà svelato ai partecipanti solo il giorno dell’evento. Le band che si esibiranno, invece, non sono sconosciute: si tratta dei libanesi Postcards e del cantautore milanese Mantovani. Ma in cosa consiste questo particolare modo di vivere un concerto? Lo abbiamo chiesto ad Ale Marchetti, musicista de Il disordine delle cose e organizzatore di questo format.

Secret show è un nuovo modo per proporre e vivere il concerto, sia per gli artisti, sia per il pubblico. Ti va di spiegarci come funziona? 
In realtà non così nuovo. Arriva dagli Stati Uniti, terra in cui gli houseconcert sono una realtà consolidata (pensate ai party studenteschi in cui vengono montati veri e propri sound system).
Trattasi di un evento solitamente organizzato in appartamenti o spazi originali e creativi, in cui l’artista, in formula molto acustica e intima, esegue la performance a stretto contatto con il pubblico.
Vivere un secret show è certamente un’esperienza significativa ed emozionante, crea un forte contatto con il musicista, che “scende” da un ipotetico palco, per raccontare il suo percorso musicale direttamente agli ospiti.
In queste serate si versa un contributo artistico che servirà a sostenere le spese dell’artista e quelle organizzative. Inoltre, ogni guest viene invitato a contribuire  anche con prodotti alimentari (food/drink) che, uniti a quelli degli altri partecipanti, serviranno a creare un buffet per tutti.
Gli accreditati riceveranno l’indirizzo della venue solamente il giorno del concerto; questo serve ad accrescere la curiosità, creare un po’ di hype e devo dire che la formula funziona.

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Uno degli scopi più importanti della musica, se non quello principale, è la condivisione. Questa parola assume un significato diverso (ma ugualmente importante) se contestualizzata in un concerto in uno stadio oppure in un salotto. Pensi che in quest’epoca sia importante che la musica si riappropri di una relazione più intima con gli ascoltatori? 
Sono assolutamente convinto che questa tipologia di evento sia meno “spettacolare” del classico concerto in club o palazzetto, ma anche molto più comunicativa e intensa. Sia parlando con i musicisti, che avendola vissuta in prima persona suonando in alcuni houseconcert, la capacità di attenzione e di empatia tra pubblico e artista è maggiore rispetto ad un normale live. Alcuni addirittura mi hanno fatto poi sapere che l’esibizione casalinga era stata la migliore del tour, perché il pubblico è molto più attento, non si distrae al bancone o a fumarsi una sigaretta, per esempio. Per quanto riguarda  la condivisione, oltre alla musica, gioca un elemento fondamentale la convivialità che un buffet può regalare, oltretutto se a sgomitare al tuo fianco per avere l’ultimo pezzo di gorgonzola, è il cantante della band 😉

Tu sei principalmente un musicista. Cosa spinge un artista a buttarsi nella gestione di un progetto del genere? 
Io sono un musicista per hobby e un organizzatore di eventi per lavoro, quindi è stato un passo naturale e dovuto verso la musica. Tutto è nato perché alcune agenzie booking mi chiedevano un supporto nella ricerca di date per i loro artisti in tour nella mia zona. Inizialmente provai a contattare alcuni club locali per fissare qualche data, ma la risposta fu sempre negativa. Questo, purtroppo, si riconduce al piccolo bacino di utenti realmente interessati alla musica live originale, alla poca voglia di tentare qualcosa di alternativo rispetto alla solita cover band, alla paura di rischiare.
Stufo, decisi di organizzare il primo secret show a casa mia, dove ho lo studio, con un artista che è davvero un mito e fu un’ispirazione: Elyas Khan. La serata andò magnificamente, la risposta degli invitati non poteva essere migliore, perciò decisi di continuare, avendo trovato, forse, un modo utile alla comunità e agli appassionati, di ascoltare buona musica e socializzare.
Inoltre per me è un modo fantastico di avere uno scambio con artisti provenienti da tutto il mondo, che portano nel mio salotto le proprie caratteristiche e la loro creatività. Tutto ciò è di grande ispirazione.

Il primo appuntamento milanese con Secret Show sarà con i libanesi Postcards e il cantautore milanese Mantovani. Come li hai incontrati ?
I Postcards sono una delle tante ottime band che mi vengono ormai proposte. Hanno girato in passato tutta l’Europa e saranno per la prima volta in Italia quest’anno. Sono di origine libanese, ma hanno sonorità in stile Fleet Foxes con l’aggiunta di una voce femminile che è davvero un gioiello. Non vedo l’ora di ascoltarli.
Mantovani invece è una persona che già conoscevo grazie ai social network e che ho coinvolto, poiché a novembre sarà in uscita con il suo primo disco. Gli ho semplicemente chiesto se voleva farsi una “cantata” inusuale, in un contesto signorile con ampio parcheggio, in apertura ad una band molto famosa nella propria patria. Ovviamente ha risposto entusiasta all’appello.

Quale auspichi che sia il futuro di Secret show? 
Sinceramente spero di riuscire ad organizzare qualche altro bel concerto, anche se, devo ammettere, il lavoro che c’è prima, durante e dopo, è molto faticoso, pur dando soddisfazione.
Staremo a vedere…

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per partecipare a questo evento è necessario inviare mail a secretshowitalia@gmail.com

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