Dente – Canzoni per metà (Pastiglie, 2016)

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Articolo di Roberto Bianchi

Nel panorama indie Dente si è fatto un nome, ha un grande seguito, un affezionato pubblico e un Fan Club ufficiale. Questa notorietà gli ha aperto molti orizzonti, tanto che, dopo dieci anni di carriera, può permettersi di eliminare parecchi filtri, realizzando progetti senza imposizioni, limiti e vincoli commerciali.

Sono passati tre anni da Almanacco Del Giorno Prima, chiaro tributo agli anni sessanta, caratterizzato da una particolare cura degli arrangiamenti e dei suoni. Durante questo spazio temporale l’autore è rimasto sereno, senza frenesie, ma non si è certo seduto sugli allori, non è stato con le mani in mano. Lo scorso anno ha pubblicato il libro Favole Per Bambini Molto Stanchi (Bompiani), che raccoglie brevi storielle suddivise in dodici categorie. A marzo di quest’anno ha ristampato il suo primo disco, Anice In Bocca (2006), in origine autoprodotto e distribuito in sole trecento copie; l’evento è stato propagandato con un mini tour di cinque date, spalmate lungo la nostra penisola. L’iniziativa ha riscosso un ottimo successo, forse inaspettato, tanto che a Milano è stata aggiunta una data per accontentare le richieste del pubblico.

Nel frattempo il cantautore ha gettato le basi per il nuovo disco, cambiando totalmente il registro: ha parcheggiato la storica band, componendo e suonando i nuovi pezzi in creativa solitudine.
Non è certo il primo! Ci sono eccellenti predecessori, tra cui artisti del calibro di Paul McCartney, Todd Rundgren, Emitt Rhodes, Mike Oldfield e Steve Winwood. E’ una scelta che merita attenzione, è curioso il fatto che lo stesso Dente proponga, nella sua pagina Facebook, una personale classifica dei cinque migliori brani proposti da famosi “One Man Band”.

La registrazione dell’album è stata completata negli studi 360 Music Factory di Livorno, con la preziosa collaborazione di Andrea Appino. Il prodotto finito unisce strumenti tradizionale con campionature elettroniche, creando un tappeto sonoro minimale, che spazia tra la classica ballata, il blues, i ritmi caraibici, il reggae, il pop e una spruzzata di psichedelia.

Canzoni per metà raccoglie frammenti, umori, intuizioni, accattivanti melodie. Dente ha la grande capacità di rivestire le note con testi ironici, graffianti, significativi, essenziali. Gioca con le parole, esalta le debolezze, la quotidianità. Forse esagera con la malinconia e il pessimismo, ma è fatto così, ed è riuscito ad affinare uno stile compositivo inconfondibile, di grande presa.

Ed ecco frasi pungenti come “Il padre di mio figlio è intelligente dalla vita in giù, la mia che non si agita più” o “Tanto, ti voglio tanto, talmente tanto che dentro un uomo solo non ci sta”: penetranti, disarmanti, meditative, uniche!

Quarantacinque minuti di musica, venti tracce, di cui almeno la metà sotto i due minuti: non è una sorpresa, l’ha già fatto con Anice In Bocca e con le Favole del suo libro, che sono spesso composte di poche righe. E’ un momento di sintesi, d’immediatezza!

Conosciamo la dichiarata ammirazione di Dente per Lucio Battisti, e anche in questo disco emergono tracce, suoni, cori e strutture compositive che ricordano l’indimenticabile autore reatino. Sono sfumature, che affiorano con grande discrezione e rispetto.

Tra i brani segnalo Geometria Sentimentale, basata su un ripetitivo riff sonoro e verbale; Cosa Devo Fare, un reggae incalzante da cui è stato tratto un bel video; Se Non Lo Sai, che è forse il brano più “battistiano”; Senza Stringerti, che racchiude suoni particolari con richiami psichedelici; Il Padre di Mio Figlio che ruota intorno ad un giro di blues ed è vestito da un testo molto intrigante e L’ultima Preoccupazione, che esalta l’ironia del poeta musicale.
Sopra la media, con richiami che ricordano Francesco De Gregori, sono L’Amore Non E’ Bello, dall’incalzare spagnoleggiante e Come Eravamo, momento intimista costruito su una classicheggiante melodia pianistica.

C’è molta carne al fuoco, forse troppa: bozze di canzoni che non si evolvono, musiche un po’ troppo scarne, che talvolta ricordano jingle pubblicitari, molta elettronica e strutture sonore a volte ripetitive. I testi però brillano di luce propria, le armonie ti prendono e la risultanza crea dipendenza. In conclusione siamo al cospetto di un prodotto coraggioso, sfrontato, imprevedibile e fresco; un album che, nonostante alcuni difetti, riesce a crescere dopo ogni ascolto.

Considerazioni

C’era una volta un Cantautore,
che ha pubblicato un disco:
Canzoni Per Metà.
Era un bel disco,
ma solo per metà!
(anzi… per ¾!)

Fine.

Tracklist:
01. Canzoncina
02. Geometria Sentimentale
03. Come Eravamo Noi
04. Attacco e Fuga
05. Cosa Devo Fare
06. La Rotaia e la Campagna
07. I Fatti Tuoi
08. Curriculum
09. Appena Ti Vedo
10. Se Non lo Sai
11. Senza Stringerti
13. Ogni Tanto Torna
14. L’ultima Preoccupazione
15. Noi e il Mattino
16. Impalcatura
17. Le Facce che Facevi
18. Fasi Lunatiche
19. L’Amore non è Bello
20. Senza testo 2.0

 

 

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