Barcelona Gipsy balKan Orchestra – Magnolia, Segrate (Mi), 21 febbraio 2017

Postato il Aggiornato il

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Articolo di Giovanni Carfì

BGKO altri non è che un acronimo; come si usa spesso negli ultimi anni, molti scelgono un nome, più o meno lungo e spesso improbabile, per poi ridurlo ad una sigla.
In questo caso, il nome esteso restituisce solo una parte dei suoni, del repertorio e della personalità dei Barcelona Gipsy balKan Orchestra.

Loro sono in sei, provengono da luoghi vicini e lontani, dove la relatività delle distanze viene compensata con il proprio bagaglio sonoro e tradizionale. Portano sul palco, ma ancor prima per le strade, i sapori di melodie dolci e trascinanti, il calore umano di chi si pone un gradino più in basso, di chi mentre suona ti guarda negli occhi e ti fa muovere dentro.
Dobbiamo tornare indietro di qualche anno, ma neanche molti, era il 2012 e a Barcellona si festeggiava la Giornata internazionale della cultura “Romani”. Tra i tanti, undici musicisti si trovarono a suonare per le strade colme di persone, e di questi, sette di loro dopo estenuanti jam session, diedero concretezza al gruppo che vide la luce circa un anno dopo.

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Non ci sarebbe nulla di strano, ma al contrario, quando avvengono certi incontri, nascono delle alchimie di difficile interpretazione logica. Certo, prendi dei bravi musicisti, li metti a suonare insieme e qualcosa di buono ne verrà fuori!? No, non funziona sempre così, fortunatamente, la musica non è solo tecnica e razionalità, è cuore, anima, sudore, e loro trasmettono tutto, beh, magari teniamo buono “cuore e anima”.
Come in tutte le storie, ci sono i vari personaggi con le loro caratteristiche e il proprio ruolo, ma mai come questa volta, il vero segreto sta nelle loro differenze; caratterizzanti, riconoscibili e affascinanti. Il ritmo, il battito primario, è affidato alla tecnica e alle veloci dita del greco Stelios Togias, che con il suo “darbouka” è il vero metronomo del gruppo. Cambiano le percussioni, ma non viene perso neanche un sedicesimo, grazie al contrabbasso del serbo Ivan Kovačević: completo anni ’50 e brillantina onnipresente, che sul palco si fa notare per un suono molto rotondo ed energico. Si passa poi al nostro paese, dove le Marche danno i natali a Mattia Schirosa e alla sua fisarmonica, con tasti in madreperla bianchi e neri, sopra i quali le dita scorrono, suonando ritmiche e melodie con una leggerezza quasi innaturale. Così come la capacità solistica dell’ultimo arrivato in ordine di tempo, l’andaluso Joaquín Sánchez che, alternando clarinetto e flauto, restituisce tutto ciò che può rapirci in una notte magica e misteriosa, con acuti che gli regalano spesso parte della scena. Sì, perché ognuno ha il suo spazio, per strada o sul palco non è questione di metri quadri ma di momenti, come quelli dove l’apparente timidezza del violinista ucraino Oleksandr Sora, viene smentita dalla sua sicurezza nell’estrarre note dalla piccola tastiera d’ebano sulla quale a fine concerto, soffia via la pece dell’archetto consumato.

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Basterebbero e avanzerebbero per fare due gruppi, ma il nome contiene “Orchestra” quindi aggiungiamo: un chitarrista francese, Julien Chanal, che dimostra essere sufficienti un cappello e una chitarra classica, per lasciare basiti anche i chitarristi più pignoli. E se proprio non vi bastasse, ecco in ultimo Sandra Sangiao; classica bellezza spagnola che quel giorno di primavera non dovette fare molta strada, e fecero bene a non lasciarsela scappare. Dotata di una stupefacente voce, capace di regalare e costruire colori melodici che la rendono il fulcro del gruppo.
Li avevo già sentiti e visti in situazioni molto umili, e non potevo esimermi dal rivederli in un anonimo giorno settimanale in un più rinomato locale di Milano, dove inaspettatamente, il pubblico riesce a riempire tutto lo spazio a disposizione sotto la pessima copertura “plasticosa” adibita a sala concerto, ma tant’è…si inizia.
Il repertorio si compone di brani tradizionali, un viaggio attraverso l’Europa, dai quali rubano e reinterpretano musiche dell’Est, Klezmer, e quant’altro hanno suonato e conosciuto nei loro viaggi. Lo spettacolo si apre con pezzi strumentali, che fanno da cornice a due ballerine che regalano la loro bellezza alle prime file, scaldando l’atmosfera e gli animi. Bello, ma abbastanza superfluo, in quanto da lì a poco molti guardano i musicisti e non più le ballerine, che si defilano rapidamente per tornare poi in un secondo momento.

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Entra Sandra, con un gilet verde scuro che stringe il colorato e svolazzante vestito giallo, che accompagnerà ogni suo tenere il tempo; con le mani, con i piedi, o con il classico tamburello. Lei è il centro e la voce, ma quando è il momento, si ritira in disparte, proprio dietro Mattia. Canta e si muove, con i ritmi della propria tradizione, riuscendo a coinvolgere il pubblico senza troppa fatica, passando attraverso brani della Romania, dell’Andalusia, o di qualche altro posto di cui conosce gli ingredienti, raccolti durante i loro tour in giro per l’Europa. Il concerto è un flusso continuo di energia, dove tutti la fanno da padrone, dove il palco è condiviso in egual misura; niente prime donne, né protagonismi personali, c’è spazio per i virtuosismi classici di Oleksandr, le improvvisazioni repentine e perfette di Julien e Joaquín, nonché il simpatico Ivan che , con nonchalance , si sposta verso la parte anteriore del palco, con il suo ingombrante double bass.

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Ne hanno viste certamente molte nei loro giri, purtroppo a causa della ricomparsa in scena delle ballerine e della Rumba, parte del pubblico si perde a fare video e foto, ma, cosa ben più grave, va fuori tempo. Il povero Stelios, impegnato in un formidabile assolo si interrompe bruscamente, chiedendo ironicamente se qualcuno avesse dimenticato di studiare il tempo a scuola. Non ci sono altre interruzioni, se non la classica e obbligata “uscita di scena”, con il classico richiamo, declinato in lingua iberica a far riapparire gli artisti. Ancora una manciata di canzoni, balli, l’interpretazione di una canzone italiana, ed un assaggio del loro nuovo disco.
Un gruppo che suona per passione, spostandosi e traendo ispirazione dai luoghi e dalle persone, riuscendo a trasmettere l’unicità di ogni singolo artista presente sul palco, rendendo omaggio alle tradizioni di varie culture, a volte divise, o in contrasto, ma fondamentalmente ognuna con i propri valori, accomunati dalla musica o dallo stesso cielo.

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Foto [2-3-4-5] di Leandro Garcia

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