R E C E N S I O N E


Articolo di Luca Franceschini

Lo aspettavamo, l’esordio discografico di Riccardo Dellacasa. Lo avevamo intervistato ad ottobre, colpiti dalla qualità dei due singoli di debutto, Genova e Davide e lo avevamo testato live più o meno nello stesso periodo, quando aveva aperto la data di Leo Pari all’Ohibò di Milano.

L’ex Wemen, che ha vissuto anche una lunga esperienza come bassista nella band di Verano, ha chiamato il suo progetto dellacasa maldive (così, tutto minuscolo), giocando ambiguamente sulla semantica del suo cognome e sulle suggestioni esotiche di un luogo che incarna da sempre i sogni di fuga dal mondo. Tutto è nato per caso, in verità: come ci aveva raccontato lui stesso nell’intervista citata: l’incontro a Genova, nella serata di un post concerto, con Davide, un ragazzo che se ne stava da solo a fumare su un pontile. Una chiacchierata lunghissima, durata quasi fino al mattino, il racconto di una vita intera e poi, al momento di accomiatarsi, la domanda: “Sei mai stato alle Maldive?”. Chissà se quel ragazzo ha già scoperto di aver ispirato, con le sue narrazioni, due singoli e addirittura un disco intero.

Già, perché se Genova e Davide (non presenti sulla tracklist dell’album) avevano il compito di prenderci per mano e condurci nei racconti di quella notte, le dodici canzoni di Amore italiano compongono un mosaico ideale e mettono assieme quella storia, fatta di un amore complicato, un amico perduto, l’inseguimento dei piccoli piaceri quotidiani, i sogni di rivalsa, sullo sfondo di un’Italia che sembra sgretolarsi poco a poco.

Sono frammenti di un’estate, lampi di una vita accaduta, evocata e adesso fissata per sempre nell’involucro morbido e pulsante di questi brani. È un racconto che procede per impressioni, per istantanee a volte mosse, a volte messe maggiormente a fuoco; è una sorta di “Alcyone” dannunziano in versione Pop, un viaggio che ha un inizio, una fine e che parla di cose perdute ma anche della speranza di tornare a sorridere.

Riccardo ha messo insieme una band bravissima, composta da Edoardo Castroni (con il quale questo progetto ha iniziato a prendere forma), Davide Bezier e Dario Canepa, tutti presenti in studio così come dal vivo e si è fatto co-produrre e mixare da Marco Fasolo (Jennifer Gentle) uno le cui quotazioni stanno più che meritatamente salendo negli ultimi anni.

Diviso in due parti, con un “lato amore” ed un “lato italiano”, quasi fosse un vinile di altri tempi, Amore italiano è un concept album Synth Pop che suona retro e allo stesso tempo modernissimo. Giocato interamente sul groove, con linee di basso dal sapore Afro Beat, sintetizzatori avvolgenti e chitarre a metà tra Chic e Connan Mockasin, questo è un lavoro che punta tutto sul ballo, sul movimento ma che tuttavia non è spensierato. È un lavoro a più facce, che a tratti sembra frivolo e ammiccante (l’elemento plastico e sensuale è spesso in primo piano, grazie anche al modo di cantare di Riccardo, che indulge spesso su tonalità basse), a tratti profondo e riflessivo, immerso in una malinconia sognante che sembra chiedersi dove sono finite le promesse di quando tutto andava bene.

Prodotto magnificamente, con un suono caldissimo e straordinariamente live, nonostante l’abbondanza della componente elettronica, questa opera prima scorre via piacevole, trascinata da canzoni sapientemente costruite, dove spiccano frasi melodiche semplici ma irresistibili (si veda l’inizio de La giostra) e ritornelli-tormentone (Un anno fa, Fiume di piume, Lacoste sono esempi più che significativi). E si tocca il vertice in episodi come La corsa, rassegnato manifesto di quelli che sono i “figli delle separazioni” (“Un anno fa non abbiamo case, adesso invece non abbiamo basi, al centro di mille e più informazioni, non importa chi vince le elezioni”) e Confettura, incalzante cavalcata che parla di separazione estiva e di come si possa tirare avanti senza la persona amata al proprio fianco; e poi Frigorifero, col suo basso ipnotico ed il suo ritornello pulsante di Disco Dance.

Certo, non tutto funziona alla perfezione, c’è qualche giro a vuoto, canzoni che si perdono via senza troppo incidere (è il caso dei capitoli finali, In silenzio e Sole d’autunno, per esempio, mancano un po’ di ritmo, il loro voler essere più ricercate non paga molto), con l’impressione che quando si concentrano sul groove i nostri siano più efficaci. In generale però, è un ottimo esordio, godibile e sincero, che abbraccia la nuova realtà del Pop italiano contaminandola di suoni che dalle nostre parti non si sentono così spesso. E che ha tutta l’autorevolezza necessaria per divenire un classico. Il tempo ci dirà se abbiamo o meno esagerato.

Tracklist:
1_adeguamento lento
2_un anno fa
3_giostra
4_fiume di piume
5_lacoste
6_la corsa
7_in faccia
8_confettura
9_frigorifero
10_in silenzio
11_ settembre
12_sole d’autunno