R E C E N S I O N E


Articolo di Cristiano Carenzi

E’ mercoledì e mi trovo a Berlino quando mi arriva un messaggio nel quale mi viene chiesto se abbia voglia di recensire il nuovo disco di Giorgio Poi. Essendo un grande fan del cantante in questione non posso far altro che accettare e così, mi viene spedito. Inizio ad ascoltarlo appena l’aereo di ritorno ha terminato le operazioni di decollo e la prima traccia in cui mi imbatto è “Non mi piace viaggiare”. Questa coincidenza tra la mia situazione e quella descritta nel brano, oltre a farmi sorridere, riesce a farmi entrare nell’ascolto del disco come si deve.

Nel testo della prima traccia infatti vengono smontati tutti i clichè riguardanti i viaggi e la fuga dal paese d’origine; fa strano raccontato da un ragazzo come lui, che ha scritto alcuni brani del primo disco a Berlino e che ha girato buona parte d’Europa e d’America per aprire le date dei Phoenix. Tutt’ora, nonostante i numerosi ascolti che ho dedicato a questo brano, non riesco a capire se Giorgio ne parli ironicamente o no.

“Smog” era uno dei pochissimi dischi per il quale ultimamente ero davvero in attesa poiché, uscendone troppi ogni settimana, il fattore “hype” si è un po’ perso. Nonostante ciò, i singoli che lo hanno preceduto mi avevano fatto venire l’acquolina in bocca. Il primo estratto (“Vinavil”) è quello che ho apprezzato di più anche se il ritornello de “La musica Italiana” (con Calcutta) non si toglieva dalla mia mente nonostante forse, come suggerisce un amico, l’abbiano scritta ubriachi in dieci minuti. L’ultimo singolo è “Stella”, altro brano in cui, nel fantastico ritornello, si fa riferimento ad un aereo che in questo caso viene scambiato per un corpo celeste, così da infrangere la visione speranzosa del protagonista che rivolge lo sguardo verso il cielo notturno.

Tra i brani inediti troviamo una breve ma piacevole strumentale (che fa anche da title track) e altri quattro brani. Tra questi ho apprezzato particolarmente la produzione di “Maionese”, in essa è presente molta sperimentazione sonora che mischia strumenti elettronici e acustici che, in maniera eccezionale, nel loro complesso, creano una canzone che potrebbe essere datata cinquant’anni fa. Essendo un disco breve mi soffermo a dire due parole anche sugli altri tre brani e sugli elementi che me li hanno fatti amare particolarmente. “Ruga fantasma” ha uno dei testi più belli dell’album, ciò che mi è piaciuto di più è l’immagine racchiusa sia nel ritornello che nel titolo. Invece ll punto di forza di “Solo per gioco” è quello di riuscire a mettere in campo tutte le doti vocali di Giorgio Poi che per chi apprezza la sua voce è un’ottima cosa. L’ultima rimanente è “Napoleone”: un classico brano alla Giorgio Poi sul quale è inutile spendere troppe parole. Dico ciò senza voler aggiungere nessuna accezione negativa; dato che, come mi ha scritto un altro amico: “Giorgione non ne sbaglia una”.

Insomma, cosa ci portiamo a casa da “Smog”? Di nuovo poco: è un disco con delle canzoni alla Giorgio Poi, cantate, scritte e prodotte sempre da Giorgio Poi ed è proprio per questo che in realtà l’ho apprezzato molto. La critica del “non sei più quello del primo disco” è fin troppo preponderante e il cantante di Novara ha fatto in modo che ciò non accadesse. Come ha scritto lui stesso sui Social: questo è il suo secondo primo disco e a noi va più che bene, ho il ricordo nitido di quanto rimasi colpito la prima volta che ascoltai “Fa Niente” e anche di come ne parlarono tutti positivamente. Quindi, anche se di nuovo questo album aggiunge poco o nulla alla sua carriera, gli faccio i complimenti perché (come in “Fa Niente”) ha composto altre nove canzoni che mi accompagneranno per molto.

Tracklist:
1. Non mi piace viaggiare
2. Ruga
3. Solo per gioco
4. Stella
5. Napoleone
6. Vinavil
7. Smog
8. Maionese
9. La musica italiana