R E C E N S I O N E


Articolo di Giovanni Carfì

Non è un vero e proprio esordio quello di F o l l o w t h e r i v e r, (tutto staccato e attaccato allo stesso tempo), ma è l’evoluzione di un progetto voluto e ideato da Filippo Ghiglione, che dopo qualche peripezia ha preso forma in questi giorni, regalandoci un Ep delicato, dalle sonorità ricercate, con esplorazioni in bilico tra la piacevolezza del suono acustico, sia esso chitarra o pianoforte, e l’uso e aggiunta di elementi elettronici eterei.

Dobbiamo tornare indietro di qualche anno, quando nel 2014 il tutto iniziava a germogliare; dopo la stesura delle prime tracce in inglese, queste e altre trovano spazio in un piccolo progetto video dal titolo Sounds, dove i brani venivano eseguiti in varie location, in modo quasi amatoriale. L’anno successivo esce il primo Ep dal titolo How to Rebuild a Pounding Heart, un concept incentrato su quel momento amaro che è la fine di una relazione. Terminate le lacrime, arriva il momento ideale per scrivere un secondo Ep, Into this Morning Mood, il tutto in solitaria in una situazione bucolica, tra le montagne valdostane.

Anticipato dai singoli Nocturnal Interlude e Into this Morning Mood, è uscito Blankets & Bumblebees, il suo nuovo lavoro; Blankets (coperte), sta ad indicare qualcosa di protettivo, una sorta di comfort zone, disponibile, cara, ma allo stesso tempo invalidante per poter guardare oltre, per potersi staccare da qualcosa. Bumblebees (bombi), rievoca quest’immagine tipica della bella stagione, quando questo buffo animale vola, contro le leggi della fisica dice qualcuno, e quindi lo fa per istinto, e forse vi riesce proprio perché non ha conoscenza delle leggi fisiche, o dei suoi limiti.
Da qui nasce e si sviluppa la ricerca espressiva dell’autore, da riflessioni relative non tanto la primavera, ma probabilmente una propria “primavera” personale, dove la musica è la protagonista, colonna sonora delle scelte e delle strade da intraprendere.

L’apertura del disco, è un biglietto da visita di quelli che colpiscono; sceglie e si basa sulla sua voce, inizialmente nuda e diretta, vi si aggiunge chitarra e basso, ma senza sovrastarne la vocalità. Heavy Stone non prende subito il volo, ma resta sospesa in un equilibro dettato da elementi elettronici, pulsazioni calde che ne articolano la struttura, regalando aperture, veloci come cambi di luce. I suoni e la produzione sono molto identitarie, regalando uniformità a tutto il disco, ed evidenziando una ricerca e raffinatezza nella scelta dei suoni, sempre estremamente bilanciati e mai banali. L’uso stesso di una sorta di “auto-tune” in Nocturnal Interlude e nella conclusiva Cobblestones, indicano che gli strumenti che abbiamo oggi, anche se di moda, possono essere usati con gusto, senza copiare da librerie o pensare di portare innovazione replicando qualcosa fatto da altri.

Polemiche sterili a parte, le tracce pur essendo esigue, si succedono arricchendosi e rivelando all’ascoltatore, un sound sempre più morbido, con clap e “verse” da canticchiare anche al primo ascolto, fino ad Among the Clouds dove torna l’atmosfera della prima traccia, e dove a proposito di “verse” da cantare, ne abbiamo uno di forte presenza e dolcezza, scivolando su tappeti sonori date da chitarre, cori e note basse che riempiono e colorano il tutto. Oltre a questa, abbiamo un’altra costante presente in tutte le tracce, data da delle sospensioni, delle pause, che potremmo considerare come respiri, utili silenzi riflessivi, brevi e decisi, che regalano ottime dinamiche a tutti i brani.

La chiusura è data da una canzone molto libera, intimista, dove l’effetto “auto-tune” di cui sopra, la colora in modo sorprendente, arricchendo la tessitura e facendone un tutt’uno vocale che accompagnato dalla fedele chitarra folk, si sviluppa su linee ondulate, senza interruzioni o cambi; una sorta di dondolio sonoro che sa di speranza, di apertura verso qualcosa, a cui ognuno può trovare e dare una sua forma e identità.

Un lavoro attraverso il quale la palette colori/sentimenti, abbraccia una bella porzione che va da un tiepido giallo mattutino, ad un azzurro cielo più intenso, tipico di quei pomeriggi dove si può fare a meno della copertina “protettiva”, e si ha solo voglia di immergersi nella natura, soli o in compagnia con e dei propri pensieri, con la nostra musica interiore e in qualche caso, il volo “inconsapevole” di un bombo.