I N T E R V I S T A


Articolo di Luca Franceschini

Arrivati al terzo e conclusivo capitolo della loro “trucilogia”, l’Oscura combo romana, come da sempre ama definirsi, ha prodotto forse il suo lavoro più completo e meglio confezionato. Molto si deve sicuramente al contratto con la storica Contempo Records, che si è accorta del valore del disco e ha cooptato la band all’interno della propria scuderia, permettendole un notevole salto di qualità a livello di strumenti di lavoro e di produzione. C’è però anche la crescita esponenziale del gruppo stesso, che ha mantenuto saldo il proprio marchio di fabbrica, fatto di recupero del linguaggio Wave unito a testi “recitati” dal sapore ironico e dissacrante. A questo si sono però aggiunte una inedita profondità musicale, che ha incorporato più ampie influenze e componenti stilistiche, ed uno sguardo sulla realtà che si è progressivamente allargato, partendo da Roma Est per approdare all’Italia e, con quest’ultimo disco, all’America, di cui ne vengono irrisi i luoghi comuni ma anche, più indirettamente, messi in evidenza i pregi. Tutto questo senza dimenticare la politica (il recupero che fanno della figura di Craxi andrebbe proposto nelle scuole), il calcio (dalla passione per la Roma all’odio dichiarato verso il tiki taka) e il mondo dei serial killer da cui peraltro prendono il nome (qui è la volta di Charles Starkweather).

Semo solo scemi è dunque l’ideale conclusione di quella che speriamo sia solo la prima fase di un percorso molto più lungo. Nel frattempo ce la siamo fatta raccontare da Henry Bowers, sempre più leader e portavoce di quello che è uno dei gruppi più interessanti della scena italiana. Non c’è più l’effetto sorpresa, è la terza volta che lo intervisto, ma è inutile dire che non si è ripetuto, offrendo nuovamente notevoli punti di riflessione sui più disparati argomenti.

Domanda scontata però mi pare ovvio iniziare da qui: dopo due dischi autoprodotti ed una natura di oscura cult band, siete approdati ad una etichetta storica come la Contempo. E a ben guardare, è la soluzione più naturale per la vostra musica, credo… mi racconti com’è andata?

Sono entrato per caso da Contempo che stavo in vacanza a Firenze. Ho acquistato un vinile, è uscito fuori che facevo musica e si sono innamorati della mia musica. Non ho mai cercato di promuovere in nessuna forma la musica che facciamo verso etichette discografiche, forse Spandau avrà mandato un paio di mail in passato prima di far uscire Bundytismo su YT, ma come BJLFP l’obiettivo era quello di produrre la nostra musica e poi farla ascoltare liberamente. E’ subentrata la Contempo per casualità, se non andavo a Firenze lo scorso anno in vacanza forse non sarebbe incappata nei BJLFP

La prima cosa che si può notare di questo disco è che, musicalmente parlando, è sicuramente un passo avanti rispetto ai due precedenti. Si avverte un lavoro di produzione più curato ed una maggiore ricerca sonora. Cosa mi puoi dire a riguardo?

Che ci abbiamo lavorato parecchio nel corso del tempo e Tommy Bianchi è stato un ottimo contributo per tirare fuori il potenziale che c’era nei pezzi. E poi esci Contempo, va bene che noialtri siamo lo-fi di natura, però bisognava comunque alzare l’asticella. Credo ci siamo riusciti (anche con gli sforzi stessi della Contempo).

Non avete rinunciato alle atmosfere New Wave ma allo stesso tempo, avete aumentato gli elementi chitarristici. In “#perlasovranitanazionale” soprattutto, c’è un certo feeling rock…

Era un pezzo che mancava nel nostro repertorio, cioè Serialità che sta in Roma Est poteva essere un pezzo simile, ma essendo quello un album di demo buone la prima non si poteva fare di meglio. Qui volevamo un pezzo quasi hardcore e l’abbiamo fatto. Io farei tutto un album così quanto mi diverte certa musica.

Glu Glu Glu invece è la perfetta sintesi del vostro sound: c’è l’elemento elettronico, con tanto di cassa dritta, le suggestioni Wave (soprattutto nell’arpeggio della seconda parte) ed una chitarra ritmica particolarmente serrata; addirittura un assolo alla fine…

Glu Glu Glu è il pezzo da dove siamo ripartiti per Semo Solo Scemi. In verità prima abbiamo concepito le musiche di Dreaming Ambaradam, ma il primo pezzo che abbiamo completato è stato Glu Glu Glu, perchè volevo riassaporare un pezzo veramente BJLFP, che ci metteva l’umore giusto addosso per poi immergerci nella stesura dell’album. Perché fare un disco è impegnativo di per sé, fare un disco dopo che ne hai fatti due che comunque sono stati ben recepiti lo è ancora di più, farne uno dopo che hai firmato un contratto e ti ritrovi ufficialmente nel mondo della musica, mette una certa tensione. Quel pezzo ci ha agevolato parecchio, ci ha messo subito sui binari giusti. L’assolo finale andava concesso ad Abacab Carcosa. Devi immaginare Abacab Carcosa come un capodoglio, e un capodoglio non ci sta in un acquario, c’ha bisogno del mare aperto, e Glu Glu Glu è per lui l’Adriatico più il Tirreno, ci ha sguazzato con un assolo che Peter Spandau ha definito di smithsiana memoria.

Semo solo scemi”, al di là del tono umoristico, fotografa alla perfezione un certo tipo di frivolezza e di abbassamento dei contenuti riscontrabile nella società odierna. Sei d’accordo? Da dove vi è venuta l’idea per intitolare così il disco?

Dal pezzo stesso, era perfetto quell’esordio: “Semo Solo Scemi”, nel pezzo e andava valorizzato. E poi in un mondo di moderni egocentrici socialmaniaci fa controtendenza co’ repulsione nobile autodefinirsi scemi.

Parliamo di Craxi: trovo particolarmente azzeccata la scelta di utilizzarlo come figura centrale, sia del primo brano che in “#perlasovranitanazionale”. Come si incastra con la vostra visione della realtà?

Chi ha vissuto il craxismo, anche se era un bambino, sa che ha attraversato due epoche, chi è nato negli anni novanta no. Craxi ha cambiato il paese, e il paese è cambiato radicalmente dopo Craxi tanto che l’Italia viene definita (più dai media che dal popolo) come una seconda repubblica. Si incastra come si incastrano le cose grandi ed epocali, in maniera centrale, che anche se non ci pensi fa parte della tua vita di tutti giorni in un modo o nell’altro. E’ secondo me un personaggio gigantesco, forse tra venti o trent’anni la sua figura comincerà ad essere trattata con l’importanza e l’attenzione che merita e non banalizzata come si fa oggi spesso e volentieri. Noi lo abbiamo utilizzato a fini artistici, suggestivi più che altro e funzionali all’opera che chiude la trucilogia.

Mi spieghi un titolo come “Dreaming Ambaradam” in correlazione al personaggio di cui cantate?

Allora, noi romani siamo soliti identificare la baraonda, il finimondo, il caos, con associazioni di tipo bellico, come “ma che è sta Cambogia!” (che penso derivi dalla guerra coloniale dei francesi da quei pizzi), “ma che è ‘sta Corea!” (che credo derivi dalla guerra de Corea), fino alla più antica che è “ma che è ‘st’ Ambaradam!”, che fa riferimento alla grande battaglia campale durante la guerra d’Etiopia dell’Amba Aradam che c’è pure una via importante a riguardo. Noi romani fondiamo le parole che è più pratico ed ecco dunque Ambaradam erroneamente imitato poi in tutta Italia sotto la forma di Ambardan. E fino qui ci stiamo. Charles Manson identificava il finimondo con Helter Skelter (il brano dei Beatles contenuto nel White Album NDA). Ambaradam sta per i BJLFP come Helter Skelter sta per Charlie. La canzone che apre l’album, Dreaming Ambaradam, è la celebrazione di un salto nel buio e nel delirio attraverso la descrizione di Manson e del suo folle sogno e nell’impareggiabile discorso al parlamento di Craxi nel momento di massimo assedio. Toccava aprirlo roboante ‘st’album.

Immagino tu conosca la pagina “Socialisti gaudenti”… loro sono stati forse i primi a sdoganare il mito del craxismo a livello popolare…

No, non la conosco, ma anche perché non sto dietro ai social se non per quello che riguarda le nostre pagine.

C’è molta America in questo disco: in particolare Mondo scemo impazzito è una sorta di compendio parodico della società a stelle e strisce… come è nato questo brano?

Guardando le giovani generazioni mi rendo conto di quanto in effetti abbia vinto il modello americano, quello distorto però. I cantanti de oggi se vantano se fanno pubblicità ai grandi marchi, come se fosse un punto d’arrivo (che di base non c’è nulla di male a prendere i soldi e pubblicizzare un prodotto, anzi è una cosa lecita, ma è il modo con cui lo fanno tanti, come se la realizzazione personale passasse attraverso determinati step che fanno status e non attraverso la qualità di quello che fanno), se sei famoso sei qualcuno, se c’hai i soldi sei meglio de chi non ce li ha, se non c’hai attenzione non vali’ un cazzo, tutta merda e messaggi sbagliati che in qualche maniera sono filtrati ed hanno attecchito nei più giovani. L’America c’ha un sacco de cose fiche e pure noi importiamo per la maggior parte la loro mondezza. Noi siamo europei, eppure soffriamo l’ingombrante America nella cultura anche laddove non serve e stanno indietro. Il sistema giuridico americano è di gran lunga migliore di quello italiano. Tu sai che Ted Bundy ha potuto scegliersi la giuria, ha avuto centomila dollari per pagarsi la difesa? E invece noi che facciamo? Importiamo cibi spazzatura e pessimi vestiti e tanto altro da metterci il dazio sopra. Toccava fare un pezzo parodistico sulla cultura americana coi suoi pro e i suoi contro, che poi per contro intendo quello che fanno loro con noialtri quando ci imbrattano di farina e ci fanno dire “uè paisà!” nei loro film. Detto questo, ho anche tanta ammirazione diffusa per l’America e nel pezzo esce fuori, perché non è soltanto un pezzo dove prendo in giro l’America ma anche dove vado a sottolineare cose fiche (le lampadine de Tesla, l’orizzonte sempre a mezzo arancio…).

E poi mi devi spiegare che cos’hai contro il pollo fritto…

Il primo KFC d’Italia ha aperto a Roma Est…

Charles Starkweather è forse il pezzo più interessante del disco, per le sue atmosfere cupe e vagamente stranianti, oltre che per il bellissimo intermezzo di sax; è inoltre un ritorno all’universo dei serial killer esplorato nel primo lavoro…

L’ho lasciato per ultimo lui, perché è il più romaestino serial killer che c’è. Sta in un posto negletto, fa un lavoro che non gli piace, passa davanti alle vetrine e non si può permettere quello che c’è esposto. Il protagonista del disco ci empatizza talmente tanto che il pezzo è cantato in prima persona. Per quanto riguarda le musiche volevamo fare un pezzo alla Twin Peaks partendo però da un giro de basso tipo Cure stile Faith. E’ il pezzo preferito di Peter Spandau dell’intero album. Farebbe solo quello ai concerti quattordici volte consecutive.

Atmosfere simili ha 1984: come avete lavorato nel rapporto tra la prima bozza di idea e l’arrangiamento complessivo del brano?

L’unica volta che Abacab carcosa ha elaborato delle linee di chitarra per cazzi suoi è stato per #1984. Quando l’ho ascoltate l’ho fatto in maniera superficiale, e le ho mezze procrastinate. Poi quando mi ci sono incastrato ho percepito la genialità e tutti assieme abbiamo edificato un pezzo veramente New Wave. Lo abbiamo fatto alla svelta, talmente erano stimolanti quelle linee di chitarra che non ricordo il processo. So’ solo che abbiamo fatto tutto il pezzo così come lo senti (perché dalla demo alla registrazione in studio è rimasto praticamente invariato, cioè non abbiamo tolto o aggiunto altro) in un pomeriggio. L’unica cosa cui siamo ritornati sopra diverse volte è il tunz tunz.

È ancora attuale secondo te, questo romanzo di Orwell? Oppure la realtà ha superato la fantasia?

Quando il mondo sarà diviso in blocchi dove ogni blocco c’ha una pandittatura e le pandittature si faranno la guerra e ci saranno teleschermi tipo Brazil ovunque e liquori da discount avranno prezzi esorbitanti al mercato nero, allora la realtà avrà superato la fantasia. Quel romanzo sarà sempre attuale, perché le grandi cose sono senza tempo.

Che mi dici invece di Magno bevo e tifo Roma? L’ultima volta che ci eravamo sentiti avevate perso il derby e non eri stato molto ciarliero su questo aspetto del vostro universo culturale…

E pure quest’anno non voglio parlare di calcio. Il pezzo Magno Bevo e Tifo Roma rappresenta invece nell’economia dell’album il pezzo della consapevolezza, del punto fermo nel delirio dell’esistenza, ovvero la fede calcistica celebrata come una zattera nel mare in tempesta.

Chi è davvero King Kong per voi? Cosa rappresenta nell’immaginario comune occidentale? E mi spieghi anche che connessione c’è tra Godzilla e il tiki taka? Deduco che nessuno dei due ti piaccia molto…

King Kong non rappresenta nient’altro che quello che è, un brutale scimmione gigantesco che sta in fissa co’ le bionde, strappato alla sua giungla e che si ribella e finisce ammazzato perché quando la civiltà si scontra con qualcosa che può mettere a repentaglio le sue fondamenta, reagisce esibendo quel lato animalesco che appartiene all’uomo e a King Kong stesso e che D’Annunzio magistralmente descrisse in un passaggio de “Il Piacere” e che io ho estrapolato e utilizzato nel pezzo in questione (intendo il passaggio “sotto le spoglie dell’abito borghese c’è sempre un primate che aspira alla strage…”). Il tiki taka è una truffa, un imbroglio che ci hanno rifilato. Per fare il tiki taka occorrono grandi giocatori che fanno tutte e due le fasi, col tiki taka il Barcellona può vincere la Champions (ma anche senza), mentre il Genoa va sempre in B. Il calcio è fatto di corsa, cuore, sudore e rapide verticalizzazioni, e così sarà sempre. la Roma lo ha dimostrato l’altr’anno al Barcellona. E poi è di una noia il tiki taka, è l’evoluzione che si fa involuzione. Non ha connessione con Godzilla, perché io di base ho una spiccata simpatia per i mostri giganti e spero che esistano, che stiano dormendo sotto l’Antartide e che un giorno usciranno fuori e si meneranno l’un l’altro.

Ti rendi conto che siete probabilmente l’unica band al mondo ad aver scritto un pezzo sul pesce palla?

Non lo so. Comunque il pesce palla nostro, quello della copertina, si chiama Remo (nome completo Remo Agrippa Germanico Toten Hausen), e c’ha una storia molto molto importante…

Avete finalmente iniziato a suonare dal vivo. Com’è andato il concerto alla Contempo Night? Cosa ci sarà nel vostro futuro? Sarebbe bello vedervi suonare dalle nostre parti, prima o poi…

Ci siamo esibiti davanti centinaia di persone, abbiamo gestito problemi tecnici rilevanti in diretta, siamo piaciuti lo stesso alla gente e ci siamo divertiti. Dunque è andata. Per il futuro non lo sappiamo, ma stiamo iniziando a fare qualche data. Speriamo di suonare un po’ dappertutto. Daje.