L I V E – R E P O R T


Articolo di Stefania D’Egidio

Serata da incorniciare quella del 19 novembre all’Alcatraz di Milano: arriva sul palco il “ragazzaccio” per eccellenza del rock’n’roll made in Italy, quel Piero Pelù che, con i suoi Litfiba, faceva battere il cuore a noi liceali degli anni ’90.
A loro il merito di averci fatto capire che la musica italiana non era solo fatta di “trottolini amorosi” e di “Marco se ne è andato e non ritorna più”, ma anche di temi politicosociali e chitarre affilate come lame.

Le danze si aprono intorno alle 20.30 con Alosi, giovane cantautore siciliano, già noto per aver fatto parte del gruppo Pan del Diavolo, fresco di pubblicazione del suo primo album solista 1985.

Mi sono a volte chiesta ai concerti cosa avessero a che fare le band di supporto con gli headliners, così diversi per genere e stile, in questo caso, invece, c’è una linea sottile che unisce i due artisti: un’energia musicale viscerale e potente, testi asciutti e istintivi, corde tirate e sezioni ritmiche tuonanti.
Proprio una bella sorpresa la mezzora passata in compagnia di Alosi e compagni, credo avranno molto da dirci in futuro.

Verso le 21.00 il pubblico comincia a scalpitare, l’attesa è tanta, il locale è bello pieno, palco grande per il Piero nazionale e qualche minuto di ritardo è quasi d’obbligo per far salire la tensione al punto giusto, poi le luci si spengono all’improvviso e un boato accompagna i Bandidos ai loro posti, si accende la scenografia: il tema è quello dell’emergenza ambientale, se ne è parlato spesso negli ultimi mesi, ma repetita iuvant, perché ormai siamo al capolinea, non c’è rimasto molto tempo per invertire la rotta.
Partono le note di Picnic all’Inferno, la canzone con la voce di Greta Thunberg in sottofondo, un atto di denuncia (“mangio plastica e cemento”), ma anche un messaggio di speranza (“il mio futuro me lo prendo”).

Si capisce subito che Pelù è in gran forma: solito look che lo contraddistingue da anni, pantaloni attillati e canottiera, voce calda e profonda, energia da vendere e adrenalina a profusione; mano a mano che lo show va avanti rispolvera tutti i temi a lui cari, per chi ha fatto dell’impegno politico e sociale un must, e così la musica diventa un mezzo per veicolare di volta in volta messaggi di pace o lettere di denuncia.
La scaletta è di quelle che riempiono il cuore, come quello pulsante sulla cassa della batteria, al centro del palco, ci sono tutti i grandi successi, da Tribù a Bomba Boomerang, il brano in cui fa la comparsa un enorme pallone blu che viene fatto rimbalzare tra pubblico e musicisti, la bellissima Sole Nero, dall’ultimo lavoro dei Litfiba, il capolavoro Fiorirà, con una dedica speciale a quanti hanno dato la vita nella lotta contro le mafie, sugli schermi scorrono le foto di tanti eroi silenziosi, da Falcone e Borsellino al Generale Dalla Chiesa, dai giornalisti ai preti assassinati.

Ma come in ogni concerto rock che si rispetti, però, deve arrivare anche il momento dell’allegro cazzeggio, quando per introdurre il brano Regina di Cuori, viene lanciato il contest dello “scapezzolamento”, fenomeno che sta spopolando ultimamente sui vari social; così la seconda parte del live entra nel vivo con il susseguirsi delle hit del passato, da Gioconda a El Diablo per finire con Lacio Drom.

L’entusiasmo è alle stelle, nel parterre si salta e si canta a squarciagola, quasi ci rimetto le corde vocali; alla fine sarà un live sincero e convincente, di certo possiamo dormire sonni tranquilli: finchè ci sarà gente come lui il rock nostrano sarà vivo e vegeto.

Lasciatemi quindi chiudere la recensione con una nota di merito per i Bandidos: un’unica chitarra che fa per tre, una batteria che rimbomba tra torace e diaframma, un basso pesante come pallottole di piombo.

Setlist:
Siamo la terra
Picnic all’Inferno
Tribù
Bomba Boomerang
1000 Uragani
Sto Rock
La Preda
Sole Nero
Fiorirà
Viaggio
Fata Morgana
Dea Musica
Regina di Cuori
Tutti Fenomeni
Gioconda
Io ci sarò
Bene Bene Male Male
El Diablo
Lacio Drom
Toro Loco

Encore: Picnic all’Inferno