R E C E N S I O N E


Articolo di Claudia Losini

Capelli lunghi, volto ed espressione senza un’età, condivide il nome con uno dei più grandi cantautori della musica italiana. Non sapresti dire se questo viso da ragazzino abbia davvero 26 anni oppure 50 o 500, se sia reale o provenga da un altro mondo, magari un mondo dove le fiabe le trasporta il vento, come gli amici che pesano troppo poco.
Lucio Corsi in “Cosa faremo da grandi?” racconta storie vere sotto forma di bugie. E lo fa seguendo uno stile cantautoriale che può ricordarti Paolo Conte e Ivan Graziani, ma con guizzi i psichedelia glam rock anni 70 che ti sorprendono all’improvviso.
Cosa faremo da grandi? Qual è, poi, il limite del sentirsi grandi? Proprio lui, che di anni ne ha pochi ma tanti, ci spiega che l’importante non è tanto arrivare a un traguardo, ma partire. Pensate a chi ha inventato le conchiglie, così belle e bianche, per poi gettarle in mare dove in pochi possono goderne. L’apice massimo di una grande impresa mandata in fumo, ma con l’animo in pace.

C’è una sorta di tranquillità, nelle storie che vengono cantate da Lucio, quasi come si fosse arrivati alla consapevolezza che tutto può succedere, basta cambiare il punto di vista, vedere le cose in modo diverso, ricominciare verso una nuova avventura.
E quindi ascoltiamo la storia di Trieste, dove il vento viene rivalutato dai suoi abitanti perché può spingerti, farti trovare il coraggio di muoverti e non solo frenarti. Oppure la storia di un amico che vola via, che va sulla luna ogni giorno e poi torna indietro, così leggero che anche soltanto le foglie secche lo farebbero innalzare in cielo. C’è un aneddoto interessante, che racconta Lucio a proposito di questa canzone: a Lugano in autunno spazzano via le foglie secche dalla strada, come se volessero cancellare questa stagione. Lui, a questo eccidio, trova una giustificazione: le foglie secche rischierebbero di portare via il suo amico, per non farlo tornare più indietro.
La poesia dei brani di Lucio Corsi è racchiusa nell’uso intelligente ed evocativo delle metafore: chi avrebbe mai il coraggio di scrivere una canzone su un treno? Al massimo, penso io, sarebbe piena di insulti. Invece in Freccia bianca questo diventa un pellerossa, che risale la penisola tagliandola in due, entrando in bocche spalancate, rapendo giovani per portarli altrove. Altrove dove? Nelle grandi città, Dove ci si sente più soli rispetto alla propria terra.
La terra natìa torna spesso come richiamo quasi nostalgico, dalle conchiglie di Cosa faremo da grandi? a Onde, una dedica a Castiglione della Pescaia, perché, quando vivi in riva al mare, ti mancherà per sempre.
L’alternarsi di stili musicali diversi è un altro tratto distintivo di Cosa faremo da grandi?, si passa dall’ormai famoso riff di Freccia bianca, al talkin blues di Senza titolo, agli echi alla Velvet Goldmine di L’orologio. Così come il suo personaggio, anche la sua musica non ha età: c’è tanto Randy newman, ci sono i Roxy Music e Brian Eno, c’è la passione per strumenti vecchi come il mellotron, che, come lui stesso afferma, ti impone di adattarti ai suoi limiti. C’è tanta voglia di ricercare, sperimentare, narrare.
Cosa faremo da grandi è una domanda aperta, che forse per alcuni ha già una risposta e per altri ancora no. Ma quello che ci rimane, in fin dei conti, sono le storie da raccontare. Quelle vere, dette come se fossero bugie, e quelle inventate, raccontate come se fossero la realtà.

Tracklist:
01. Cosa faremo da grandi
02. Freccia Bianca
03. L’orologio
04. Trieste
05. Onde
06. Senza titolo
07. Amico vola via
08. Bigbuca
09. La ragazza trasparente