V I D E O


Articolo curato da Luci

Il 2020 è un anno ricco per Alfio Antico. A marzo è uscito il suo nuovo album, Trema la terra, con la produzione artistica di Cesare Basile, il suo primo disco scritto e nato quasi interamente in casa, sviluppatosi attraverso i suoni e i ricordi. All’interno ci sono con le pelli, le onde, i racconti arcaici e le radici, acustica ed elettronica, tradizione e sperimentazione. Da qualche settimana inoltre è stato pubblicato il libro Alfio Antico – Il Dio Tamburo di Giuseppe Attardi, in bilico tra biografia e romanzo, è un’opera che rispetta le sue radici, il suo animo bucolico e il linguaggio primitivo del suo strumento.

Alfio Antico nasce in Sicilia, a Lentini. Fino a 18 anni fa il pastore ed ha modo di assorbire i racconti e le canzoni di lavoro tramandate da sua nonna. Come tanti altri ragazzi del sud nei primi anni ’70 lascia il suo paese per andare alla ricerca di un lavoro ed inseguire il sogno di fare il musicista. A Firenze, un incontro gli cambia la vita. Si tratta di Eugenio Bennato che gli propone di unirsi a Musicanova, al fianco di Teresa De Sio. Da lì prende il via la sua carriera da musicista professionista che lo vede collaborare con nomi prestigiosi quali Peppe Barra, Nuova Compagnia Di Canto Popolare, De Andrè, Dalla e Capossela.
Per le capacità  sia tecnico costruttive che espressive Alfio è considerato il maestro del tamburo a cornice nel mondo.
La sua è una musica di narrazione che affonda le radici nei racconti della tradizione come nel caso di Re Bufé, una canzone antichissima nata in Sicilia ai tempi della dominazione francese da parte di Carlo I d’Angiò, un re presentato come inaffidabile. Gli angioini, infatti, non sono mai stati particolarmente amati dai sudditi siculi, e lo tradisce il riferimento satirico bufé. Un nome, derivato dal francese buffet, del quale è rimasto traccia nel siciliano arcaico come buffetta, vale a dire tavolo da cucina.

Il pezzo è sostanzialmente intraducibile, poiché molti termini contenuti nel testo sono onomatopeici. Nel video, che vede protagonisti Alfio e suo figlio Mattia, suoni ancestrali vocali allo stato puro, in un incalzare sempre più veloce di quello che si trasforma in autentico scioglilingua, si intrecciano ad un’inquietante elettronica contemporanea. Il risultato complessivo, per la sorprendente capacità di coniugare con grande fascino passato e presente, incanta ed ipnotizza…