R E C E N S I O N E


Articolo di Antonio Sebastianelli

La musica di Angel Olsen è stata in grado di catturarmi sin dal primo ascolto. Era il 2012 e il disco lo splendido Half Way Home. In quelle canzoni sembrava rivivere l’intensità e lo spirito di Roy Orbison e una certa tradizione americana, rivista però con una sensibilità fuori dal comunque, figlia anche di quello che era accaduto nei ‘90 e nel primo decennio di questo secolo. Con il disco del 2019 All Mirrors la maturazione di questa giovane sirena giungeva a compimento. Un disco una volta ancora intenso, ma anche poliedrico, sfaccettato, in grado di inglobare momenti folky ad altri più elettronici e sperimentali e raggiungendo la quadratura del cerchio con la splendida Chance, senza se e senza ma una delle canzoni più belle degli ultimi venti anni. All Mirrors era anche un viaggio doloroso ma necessario verso la solitudine intesa come riscoperta di sé.

Whole New Mess rivisita le stesse tracce, ma ritorna alla semplicità delle prime prove, almeno dal punto di vista produttivo. Versioni scarnificate, denudate dalla grandeur e dagli arrangiamenti moderni del disco gemello. Se Mirrors brillava di luce eighties, la nuova versione (We Are All Mirrors) pur mantenendo intatta la sua carica pop e melodica ora suona come una ballata antica e moderna al contempo; laddove Lark era geometria, dinamica, lento crescendo cubista di diamante e luce che trovava il proprio apice in un finale orchestrale dai sentori quasi zeppeliniani, qui mantiene una grazia e un’innocenza quasi corganiana. L’afflato alla Kate Bush quasi scompare nelle nuove versioni che sembrano invece canti perduti nel deserto (vedi What It Is ad esempio). Il capolavoro è ancora Chance, americana sin nel midollo, che in entrambe le versioni riporta alla mente At Last della grande Etta James.

Una nota a parte meritano i due brani inediti. Whole New Mess apre la raccolta tra liquidi arpeggi di elettrica e il soffio vagamente operistico della voce; le fa compagnia la più acustica e convenzionale ma altrettanto evocativa Waving, Smiling.

La bellezza scarna e quasi muta, nascosta, in alcuni frangenti volutamente grezza di queste tracce, rievoca la Giovanna D’Arco di Dreyer. Schegge luminose che trafiggono il buio. Una liturgia privata, da consumare lentamente e che rende ancora più concreto e tangibile quel viaggio verso la solitudine di cui parlavamo all’inizio. Un viaggio di perdita e purificazione che prelude a un nuovo inizio.

Tracklist:

  1. Whole New Mess
  2. Too Easy (Bigger Than Us)
  3. (New Love) Cassette
  4. (We Are All Mirrors)
  5. Summer Song
  6. Waving, Smiling
  7. Tonight (Without You)
  8. Lark Song
  9. Impasse (Workin’ for the Name)
  10. Chance (Forever Love)
  11. What It Is (What It Is)