R E C E N S I O N E


Recensione di Mario Grella

Secondo la Kabbalah, l’universo e quindi la vita nacquero quando Dio trattenne il respiro. È come se Dio si fosse ritirato per dare spazio alla vita. Questa contrazione della divinità si chiama tzimtzum. Credo, che anche se un po’ irriverente, questo concetto possa spiegare l’ultimo lavoro del collettivo Minus per la collana discografica Tempo Reale, del centro di ricerca e didattica musicale fondato a Firenze da un mostro sacro della musica contemporanea, quale fu Luciano Berio. Cosa c’entra il ritrarsi di Dio con questa produzione? C’entra poiché il metodo di lavoro di questo straordinario collettivo è un metodo che opera per sottrazione. Per abbreviare potremmo anche chiamarla “improvvisazione”, nella musica ce n’è tanta (e non alludo solo al jazz…), ma in realtà è qualcosa di molto più complesso. Attraverso un sistema di costruzione e moduli di diversione, dove i singoli musicisti lasciano  spazi vuoti agli altri musicisti. Si potrebbe dire anche “suonare meno, suonare tutti”.

Individuata una traccia sonora e una potenzialità ancora inespressa, il singolo sacrifica uno spazio per il collettivo, suggerisce una traccia che poi abbandona a vantaggio di qualcun altro (musicista o strumento) che possa poi percorrerla e renderla fertile.
Non è un disco facile (ma nemmeno la creazione dell’universo lo fu), non è un disco per tutti. È un disco, uscito qualche giorno fa, per tutti coloro che credono nella genesi e nell’incanto del suono. Solo quattro tracce musicali che ci fanno precipitare in una trance uditiva e cerebrale di rara intensità e che impegna, oltre a strumenti tradizionali come pianoforte (benché preparato), anche clarinetti, sassofoni, violoncello, chitarra elettrica, batteria, resi spesso irriconoscibili e campionature, live electronics, oggetti, sintetizzatori, set digitali e soundscape.
Il collettivo è formato da Simone Faraci, Marco Giampieretti, Giovanni Magaglio, Matteo Pastorello, Federico Pipia, Nicolò Slavi e con loro hanno collaborato alla realizzazione di questo lavoro anche Daniele Carcassi, Francesco Giomi, Francesco Perissi, Giovanni Onorato.
In Round#7, un emozionante spazio vuoto riempito solo dalla ricerca delle onde delle stazioni radiofoniche, supporta i disturbi di suoni sintetici e si fa lacerare dall’insinuante e gioiosa incursione di un sax, per poi farsi suono greve e profondo nel finale. Round#6 inizia con una voce radiofonica (probabilmente una riconoscibile trasmissione culturale di Radio Tre), che viene “cassata” da un rintocco di pianoforte, a sua volta inghiottito da una striscia elettronica di rara bellezza e fluidità che dopo essersi trasformata in una “intro” rock, sfocia in rumoristico disturbo elettronico. Voci infantili, e ronzii siderali sono il cuore di Round#4, così come una sorta di “free” elettrizzante e consolatorio ci porta a spasso per l’universo sonoro in Round#5.
Se siete alla ricerca della consuetudine consolatoria questo non è il disco che fa per voi, ma se siete anime inquiete come sono io, prendetevi del tempo, anzi prendetevi “il Tempo”, attrezzate l’orecchio, ma soprattutto sgombrate la mente, perché una volta entrati in contatto con questi suoni, non potrete che “ritirarvi”, per lasciar esistere questo universo che ci dice che in  principio era (anche) il Suono…

Tracklist:
01. Round #4
02. Round #5
03. Round #6
04. Round #7