I N T E R V I S T A


Articolo di Iolanda Raffaele

Tra le ultime interviste del 2020 Off Topic ha avuto il piacere di realizzarne una speciale al rapper, autore, compositore, street photographer e video maker Frankie Hi Nrg Mc.
È stato proprio l’interlocutore che immaginavamo, simpatico, versatile, poliedrico, razionale ma creativo, realista ma propositivo.
In questa chiacchierata ci ha parlato di sé, dei suoi progetti e dell’ultimo brano Nuvole, un esorcismo in musica contro la paura del buio e della confusione che la pandemia ha generato.

Come stai e come hai passato questo 2020 che è stato un anno un po’ particolare e abbastanza spigoloso?
Mah, nel complesso, data la contingenza dei fatti, sto abbastanza bene e in quest’anno così disastroso ho trovato energie per fare delle cose che stanno piacendo tanto al pubblico, mi sto riferendo ad esempio alla mia canzone Nuvole, ma anche alla partecipazione al documentario Rodari 2.0 – Spazio alla parola e ad altre che ho avuto occasione di fare in quest’anno, che sono state tutte coronate da un bel successo, quindi, devo dire che per me, nonostante tutto, è anche un anno positivo.

È stato un anno pieno di varie iniziative: il videoclip “Storia di molti”, “Estate 2020” che è stato un brano abbastanza ascoltato e mai banale come al tuo solito e il documentario “Rodari 2.0 – Spazio alla parola”, ma sicuramente non ti ha tolto le energie per cimentarti in grandi progetti…
In effetti no e anche durante quel brevissimo spiraglio estivo di libertà che sembrava esserci stato concesso ho avuto l’opportunità di suonare e di esibirmi con il monologo teatrale tratto dal mio libro Faccio la mia cosa in alcune occasioni, quindi, ho avuto la fortuna di poter incontrare il pubblico, malgrado le limitazioni del caso e le modalità assolutamente poco ortodosse con cui sono state fatte queste esibizioni, però nonostante questo è stato molto bello poterlo fare, quindi, nell’anno nefasto ci sono state delle ventate di bellezza che ho avuto la fortuna di cogliere.

Sulla scena dal 1992 con “Fight da Faida”, come è cambiata la musica secondo te oggi e come ti senti cambiato?
La musica fortunatamente è cambiata, ha subito delle evoluzioni, da alcuni filoni e da alcuni movimenti si sono staccate delle branche che poi sono diventate dei movimenti a se stanti. Mi sto riferendo a ciò che è successo nell’ambito della musica hip hop con l’uscita della trap che rappresenta una nuova modalità di intendere quello spirito, che ad alcuni piace, ad alcuni non piace, ai giovani e giovanissimi normalmente piace perché è un’emanazione dei giovani, ad altri invece non piace per altri motivi.
Devo dire che è stato assolutamente positivo che ci sia stato un cambiamento, che ci sia stata un’evoluzione e che, se ripenso a quasi 30 anni fa quando mi sono confrontato io con il mondo e con la scena musicale italiana, non parlando dell’hip hop ma della scena musicale tutta, il rap in quanto produzione di una cultura hip hop e non semplicemente una modalità un po’ sbarazzina di fare delle canzoni, come era stato un po’ fino a quel momento, faticava un po’, era ancora tutto da da spiegare, da raccontare.
Oggi le classifiche sono costituite quasi esclusivamente da brani musicali che derivano dall’hip hop e questo segna non solo un cambiamento, ma proprio un successo nel modello culturale musicale che l’hip hop rappresenta.

Si può dire, quindi, che hai un giudizio positivo in generale sull’evoluzione musicale attuale?
Devo dire che laddove c’è un’evoluzione secondo me è scontato avere un giudizio positivo, l’evoluzione vuol dire che c’è cambiamento, movimento, se poi quell’evoluzione prende una piega che non piace si entra nella questione del gusto e allora ognuno giustamente può dire la propria.
In generale ho un’idea di grande apertura anche perché in questa nuvola di novità ci sono delle cose che mi piacciono e questo continua ad essere positivo.

Hai una grande esperienza musicale, quindi, il tuo giudizio è sicuramente importante. Tra gli artisti anche più giovani c’è qualcuno che ti interessa in particolare?
Tha Supreme mi sembra una gran bella novità, perché non si tratta semplicemente di un artista di successo, ma di uno che scrive cose in modo vario ed interessante. Fa musica in maniera innovativa, varia, eclettica e non legata ad una sola modalità espressiva, ma cangiante; questi sono secondo me dei valori importanti e Tha Supreme li rappresenta bene, in pieno e tutti.

Parliamo ora di “Nuvole”, la tua ultima canzone che per questo periodo ha un peso importante, un ritorno speciale in linea con i tempi sia nel testo che nell’ambientazione. Come è nato questo brano?
Questo brano è nato durante il primo lockdown quando, molto concentrato su quelle che erano le notizie relative agli sviluppi della crisi pandemica, la mia soglia di attenzione era davvero bassa e potevo a stento vedere dieci minuti di un film, mezza puntata di una serie, ed immediatamente il mio pensiero mi ritornava alle novità, se fosse successo qualcosa di utile da sapere istantaneamente e incominciammo con questo animo.
Ricevo una base da Fresco, che è il mio producer, che sta a Città di Castello e che mi dice di scrivere qualcosa, ma rispondo che il problema è proprio quello, non so cosa scrivere, non mi viene niente da scrivere, l’idea di scrivere la sento lontana da me. Allora Fresco mi dice “perché non provi a scrivere del fatto che non ti viene niente da scrivere, anche questo è un argomento, vuoi provarci? hai tempo?” ed io ci ho provato ed è uscito Nuvole che di fatto è un personale esorcismo della paura del buio, dell’oscurità dalla quale mi sono e ci siamo sentiti avvolgere.

Mi ha spaventato perché incognita e sconosciuta, perché apparentemente senza via d’uscita, un buio nero unico e compatto e invece ho capito che, come ci insegnano nei boy scout, quando ti trovi improvvisamente al buio devi fermarti, stare calmo ed abituare gli occhi all’oscurità perché non esiste il buio assoluto.

Vero, questo è un messaggio molto bello.
Le nuvole a cui mi riferisco nella canzone sono la confusione che ad un certo punto mi regnava sovrana nella testa.
Quando sei confuso, ti fai prendere dal panico al buio, tra l’altro, inizi ad agitarti, corri, sbatti, caschi, ti fai male, ti rompi una gamba, travolgi gente che in quel momento è lì tranquilla, per me serve mantenere la calma, prendere per mano chi si ha vicini e uscire tutti. Prendere per mano chi si ha vicino non significa scegliere la mano, ma prendere la mano di chi abbiamo accanto e andare chiunque esso sia, perché bisogna uscire tutti da questa situazione anche gli antipatici devono uscirne, perché nessuno merita di stare in questa oscurità e con questo spirito ho scritto Nuvole e il ritornello.

È una metafora della situazione di disagio ed oscurità che tu hai vissuto, ma che rispecchia una dimensione che da personale diventa collettiva, e del modo con cui uscirne fuori e risolvere questo stato. Ognuno cerca di reagire a questa situazione per come è possibile e, come dicevi tu, prendendo per mano chi abbiamo vicino, cercando di non farci soffocare dall’angoscia del momento.
Esattamente.

Non soltanto musica, ma anche immagini perché la canzone è accompagnata da un bellissimo video girato in uno spazio chiuso ed intimo come quello di una casa, di un appartamento, la dimostrazione del tuo talento artistico e di quanto sei poliedrico.
Ti ringrazio molto.

Questa è stata per te un’altra modalità di narrazione: accompagnare alle parole le immagini, un video è un modo per rimanere ancora più impresso nella mente degli ascoltatori.
Quello di sicuro e anche uno strumento importante per un’ulteriore narrazione, perché la narrazione per immagini sappiamo che ha un’altra forza. Il valore simbolico dell’immagine è ad alto valore aggiunto in termini di comunicazione e quindi ho cercato di sfruttare al massimo i limiti che la situazione mi imponeva, ovvero devo realizzare il video musicale di una mia canzone che parla della sensazione di oppressione che si vive nel momento in cui sei forzato a stare chiuso in uno spazio a te amico che è la tua casa. In quel momento è tutto l’universo che tu hai a disposizione, e gli spazi che avevo a disposizione per girare il video corrispondevano a quelli descritti nella canzone, dunque, cosa di meglio se non girare il video durante il lockdown senza poter uscire dal portone di casa, per raccontare un pezzo che racconta di lockdown e che non si può uscire dal portone di casa?
Eppure una cosa così semplice trasposta in video rappresenta una chiave moltiplicativa del senso, del significato delle parole, perché ho scelto di girare tutto in maniera accelerata con le luci puntate solo su di me che sono immerso nell’oscurità. Alternare quindi i ritornelli con delle riprese, fatte da Gaetano Morbioli, di ragazzi giovani all’aria aperta che sono invece realizzate a rallenty e quindi creare un po’ il contrasto tra dentro e fuori, generazioni passate e generazioni future, essendo una canzone costruita sugli ossimori mi piaceva portarli anche dentro il video.

Il risultato è stato sicuramente positivo. Pensare adesso al futuro è un po’ difficile, ma hai altri progetti in cantiere, visto che in questo periodo non ti sei risparmiato?
Sicuramente, ho realizzato altre canzoni che usciranno prossimamente, poi sto realizzando il mio primo romanzo, ne ho scritto già oltre metà e spero di poterlo completare non troppo in là, perché è una storia che mi piace parecchio, che trovo molto divertente. Ho progetti per realizzare altre partecipazioni in documentari con temi vari, non necessariamente musicali, come è già successo con Rodari 2.0, perché anche quella è un tipo di espressione che mi piace e mi diverte molto collaborare a dei progetti, tra l’altro, su autori che a me piacciono tanto e di cui sono appassionato.  Continuo quindi a muovermi per quanto ci si possa muovere in questa fase storica.
Se c’è una cosa, però, che tutti quanti dobbiamo aver imparato è che i movimenti che ci consentono la fantasia e la creatività sono quelli che ci permettono di mantenere l’esercizio mentale a lungo e mantenere i piedi per terra e staccarli ogni tanto.

Cosa direbbe Frankie del 2020 a quelli che ben pensano?
Direbbe che sicuramente alcuni di quelli che ben pensano giocano un ruolo chiave nei passaggi di cattiva gestione di quest’emergenza che ci sono stati e che si stanno verificando, nella fattispecie ci sono delle realtà che sono piene di quelli che ben pensano, regioni che non riescono a trovare un responsabile adatto a gestire l’emergenza del Covid-19.

La pandemia deve essere colta come un’opportunità, come un’occasione per migliorarsi, altrimenti vuol dire che non abbiamo capito nulla.
Sicuro e soprattutto non bisogna fare ragionamenti del tipo “io non so cosa aspettarmi o cosa dobbiamo aspettarci”, ecco c’è l’idea di aspettarsi che significa attendere se stessi come se una parte di sé si dovesse ancora raggiungere e il fatto di introdurre l’elemento di attesa laddove si parla di diritti lesi, di disservizi che a domino ricadono su tutti. Non aspettiamoci nulla perché noi siamo già qui, sono gli altri che eventualmente devono aspettarsi qualcosa da noi e questo è uno dei momenti in cui è importante fare l’appello e capire chi la pensa in una certa maniera e non vuole più foraggiare un certo sistema.

Dobbiamo essere più di iniziativa e meno passivi.
Esattamente questo!

Ti ringraziamo per questa chiacchierata, parlare con te è stato un’ulteriore conferma della corrispondenza tra le tue produzioni e il tuo modo vero di pensare, tratto distintivo non di tutti gli artisti e non scontato.
Ti ringrazio prendo questo carico di complimenti, metto un fiocco sopra ed è un bel regalo.