R E C E N S I O N E


Articolo di Antonio Spanò Greco

Scherzando su messenger con Paolo gli domandavo “ma tu una cosa brutta proprio non riesci a farla?” Risposta: “è stata una cosa da pazzi ma mi sono divertito un casino”. Ecco forse è qui il segreto della splendida carriera di Paolo Bonfanti, divertirsi in qualsiasi cosa si faccia con un pizzico di pazzia, a ruota libera. Paolo è un chitarrista blues, ma non suona solo blues, canta e suona quello che gli piace a seconda dei propri umori, della propria indole, e tutto gli riesce maledettamente bene. Giunto alla soglia dei sessant’anni di cui quaranta trascorsi per e con la musica ha voluto deliziarci con settanta minuti di una carrellata musicale accompagnata da un libretto in cui si racconta e descrive la Genova a lui più cara. Il libretto l’ho divorato in una sera e la musica e già da alcuni giorni che solca il mio lettore. Paolo è unico nel suo genere perché non ha un genere musicale unico ma partendo dal blues tocca e spazia nel folk e nel country ma non disdegna neanche il rock puro, il soul e il jazz.

Non so quanti concerti del Bonfa ho visto: ho perso il conto, e mai, dico mai, un concerto è stato uguale all’altro. In acustico o in elettrico, da solo, in duo o full band, a volte per accompagnare qualche amico: in ogni occasione Paolo ha sempre profuso amore, passione e grande tecnica che deriva dalla sua enorme conoscenza delle sette note. Elastic Blues è sì una pazzia, ma per chi conosce Paolo lo è fino a un certo punto: ha voluto festeggiare i suoi primi sessant’anni facendo scorrere la musica cosi come veniva fuori dalle session che si sono susseguite con i vecchi amici e i compagni di palco odierni. “La mia casa è sempre il blues ma a sessant’anni bisogna essere elastici” così dichiara Paolo all’uscita dell’11º album a suo nome, a cui si aggiungono innumerevoli partecipazioni a progetti altrui e concerti in lungo e in largo per lo stivale, in Europa e incursioni USA. 

Alt apre le danze, muro sonoro, cavalcata infinita con libere interpretazioni della band attuale di Paolo: Alessandro Pelle alla batteria, Roberto Bongianino alla fisarmonica e Nicola Bruno al basso e alcuni esponenti del gruppo Yo Yo Mundi. Al secondo brano, The Noise Of Nothing, Paolo effettua la prima strambata, brano semplice, delicato e etereo in duo con il fido e sorprendente Bongianino; segue Haze unica cover dell’album, perla tratta dal primo disco di Bobby & The Midnites (1981), progetto parallelo del grande Bob Weir dei Greateful Dead qui proposta con la band del Bonfa degli anni 90. Altro cambio di rotta e In Love With The Girl ci porta nelle distese verdi irlandesi con il violino di Annie Staninec. Unnecessary Activities sterza nelle terre funky jazz dove i fiati liberi di spaziare creano accattivanti iperbole sonore con Paolo e il mitico violino di Lucio Fabbri. Heartache By Heartache è una outtake di Procina Stomp album edito da poco in compagnia dell’amico Martino Coppo, sonorità country folk con l’aiuto in questa versione di John Egenes alla pedal steel guitar. Ulteriore strambata e via con Don’t Complain song rock intenso alla Bob Mould con la chitarra sferzante di Gabriele Marenco. Segue Fìn de Zugno un acustica ballata in dialetto con gli archi della Alter Echo String Quartet per rievocare la storica insurrezione della popolazione genovese del 1960 contro la decisione dell’allora governo democristiano di includere nell’esecutivo i fascisti. We’re Still Around ballata southern rock suonata con gli amici della Big Fat Mama del grande bassista appena scomparso Piero De Luca, band con la quale Bonfa si è concretamente affermato. Strambata numero non so più quale e si ritorna alle sonorità free jazz di A O Canto per omaggiare il grande Miles Davis sia nel titolo che nell’ esecuzione con la doppia batteria di Michele Bussone e Nicholas Remondino, il basso di Stefano Risso, il piano elettrico di Aldo De Scalzi e i fiati di Davide Pignata, Simone Garino, Alberto Borio, Daniele Borghese , Igor Vigna e Giampaolo Casati. Hypnosis in duo con Giorgio Ravera ci accarezza dolcemente e con un pizzico di malinconia, mentre la successiva I Can’t Find Myself ci restituisce il nostro Paolo in versione propriamente blues, qui in duetto con un altro mostro sacro del genere Fabio Treves. Sciorbì/Sciuscià versione in dialetto di ballata dai ritmi tipici cajun, accattivanti e coinvolgenti. Elastic blues cavalcata blues che mette in luce le doti del giovane e promettente chitarrista Matteo Cerboncini con un finale da profonda stima e applausi. Virata ulteriore con Where Do We Go, song con fonte di ispirazione le ballate di Van Morrison e David Crosby e quei suoni cari ai nostalgici anni 70. Chiude una versione godereccia di Unnecessary Activities a celebrare nel miglior dei modi questo avvincente Elastic Blues. 

Il generoso mancino genovese ci ha regalato un album inconsueto, variegato e godurioso, sedici brani che scorrono lievemente senza stancare anzi a volte sorprendono piacevolmente. Il maestro ligure ama la musica a tutto tondo, senza riserve, rendendoci partecipi del suo sconfinato universo musicale. 

Tracklist:

  1. Alt!
  2. The Noise of Nothing
  3. Haze
  4. In Love With The Girl
  5. Unnecessary Activities
  6. Heartache By Heartache
  7. Don`t Complain
  8. Fìn de Zugno
  9. We`re Still Around
  10. A O Canto
  11. Hypnosis
  12. I Can`t Find Myself
  13. Sciorbì/Sciuscià
  14. Elastic Blues
  15. Where Do We Go
  16. Unnecessary Activities (slight return)