Le contiamo sulla punta delle dita: 5 domande ai nostri artisti, il tempo di batter 5 et voilà, in 5 minuti le risposte.

I N T E R V I S T A


Articolo di E. Joshin Galani

Nuova uscita discografica per il musicista veneziano Andrea Liuzza, in arte Are You Real? che per questo nuovo singolo Hunt me Down (Beautiful Losers) collabora con la funambola e performer vicentina Alice Di Lauro, al suo esordio discografico.
Grande gusto musicale nell’usare l’elettronica, voce emozionante e vocalità ben intrecciate. Ecco 5 domande per conoscerli meglio…

Appena ho sentito la vostra song ho provato un senso di gratitudine per l’approccio umano ed elegante all’elettronica. C’è estetica e rispetto nel “maneggiare” tutti i mezzi sonori di cui è composta la canzone; certe caratteristiche emergono nei suoni perché l’attitudine dell’anima le contiene. Il brano suona raffinato, con atmosfere soffuse, intime, crepuscolari, sussurri che s’intrecciano. Ci raccontate l’esperienza immersiva del crearlo?
AYR: L’elettronica è di per sé aliena, musica prodotta da un computer. Credo che quando si riesce a farla suonare umana l’effetto sia molto potente. Ho cercato di dare a tutti i suoni un’aura umana, uno spessore quasi tattile e delicato. Volevo che suonasse intima. Merito è stato della voce di Alice, ha una presenza e una delicatezza che hanno subito influenzato i suoni intorno, portandoli nella dimensione giusta.

Andrea, il tuo progetto Are You Real? nasce in autoproduzione nel 2006, hai viaggiato sin qui attraversando diverse sfaccettature musicali. Qual è il tuo presente, cosa ti ha mosso verso le sonorità di Hunt Me Down?
AYR: Io ho iniziato scrivendo con la chitarra, e usavo il computer come una band immaginaria. Il mio sogno era unire l’autenticità dei Nirvana e il sound visionario dei Pink Floyd. Più recentemente ho avuto la sensazione che la chitarra non sia più un suono buono per descrivere il presente. Cerco combinazioni di suoni inauditi, in questo senso mi sono avvicinato ad Apparat, Notwist, Jònsi, e per il mio prossimo disco seguirò questa strada.

Alice, Questo è il tuo debutto come cantante. Nella tua arte di performer un ingrediente è l’improvvisazione. Come hai approcciato e vissuto questo aspetto nel brano?
Alice: L’intera giornata di registrazione è stata una performance, una improvvisazione continua nella presenza e nello stupore di fronte a ciò che accadeva di volta in volta. Ero arrivata da Andrea in qualità di performer per le riprese del videoclip di una sua canzone inedita… la fitta nevicata ci ha sorpresi entrambi, stravolgendo il canovaccio. Dopo due ore a piedi scalzi sulla neve siamo dovuti rientrare perché ero congelata… il microfono e i suoi strumenti di registrazione mi hanno subito affascinata e ho confessato ad Andrea che mi sarebbe piaciuto esplorare con la voce. Era chiaro ad entrambi che non ci saremmo lasciati prima di avere creato insieme. Il testo e la melodia hanno cominciato ad “arrivare” in un flusso ininterrotto e a trasformarsi man mano che Andrea in profondo ascolto sosteneva con i suoni il processo, fino al momento in cui ha portato la sua voce, in un intreccio reciproco delicato e appassionato.

Il contatto è un bisogno primario ma anche una forma terapeutica. In questo momento storico di contatti negati, vedere nel video delle mani in avvicinamento che si cercano, si toccano e si esplorano, comunica un’emozione intensa, evoca il linguaggio del cuore. Come descrivereste il vostro cuore, la vostra vera natura, nell’espressione artistica?
Alice: Nel video le mani sono le mie, rappresentano me e “lui” e al centro c’è il “mio” cuore. Credo che la mia vera natura, che emerge nell’espressione artistica, sia questo “cuore” di cui parli. Che non sono “io” e non è l'”altro” ma qualcosa di ampio e intimo e carnale che ci fa incontrare nella trascendenza.
AYR: Credo che sia il contatto autentico sia la creazione vera nascano dal cuore. Il cuore è quella parte di te che sa senza sapere. Quando smetti di seguire quello che sai e ti lasci guidare, è il cuore che fa.

Tra guerre infinite, inquietudini, imbrogli, come il sole che ha terminato la giornata, ecco i raggi che illuminano di una luce calda le parole sul finale di canzone: “Dance with me, we’re eternal”. La perennità è nell’unione?
Alice: Questa luce perenne, calda e diffusa del tramonto continua a bagnare chi si è amato anche nel momento traumatico del distacco, dell’assenza, dell’incomprensione. Nella solitudine la grazia è riuscire a piovere le proprie lacrime e a pulire le cellule, la memoria… benedire ciò che è stato diventa la forma di amore ancora possibile. L’eternità ci fa da madre a tutti, anche quando crediamo di essere separati.