R E C E N S I O N E


Recensione di Andrea Notarangelo

I Pumajaw, duo scozzese composto dalla versatile Pinkie Maclure, cantante e addetta ai sintetizzatori e ai campionamenti e John Wills, mago dei suoni e chitarrista, torna a otto anni dalla loro ultima uscita Song Noir. A parte la discografia cospicua, è d’uopo aggiungere qualche nota biografica per comprendere la caratura dei personaggi. Mr. Wills ha collaborato coi Loop, band di riferimento degli anni ’90 famosa per la sua miscela composta di nuova psichedelia e kraut rock, mentre Pinkie è attivissima in collaborazioni illustri, come ad esempio quella per il progetto Spleen, che la vede impegnata con Pj Harvey e John Parish. Fatta la dovuta premessa, Scapa Foolscap ottavo disco della band, si presenta ricco di invenzioni sonore e di voci cangianti ad ampio spettro. Attraverso le otto canzoni infatti, ci si trova ad avere a che fare con una donna, in parte musa, in parte principessa e in parte fantasma. Solo a titolo di curiosità, il numero 8 ritorna di frequente in questo momento storico della band: album numero otto, a otto anni di distanza dal precedente e comprensivo di otto canzoni.

Murmurised è un’intro perfetta nella quale Pinkie Maclure fa gli onori di casa e ci conduce in un mood affine alla chanteuse Nico nelle sue esperienze soliste e quindi sprovvista di una band quale sono stati i Velvet Underground. Quell’art rock però è degnamente rimpiazzato da l’eccellente rumoristica composta da John Wills. The Smell of Trouble, il pezzo a successivo, è ipnotico e composto da un mormorio femminile alternato a un vero e proprio cantato tradizionale. A seguire, The Innocent Win è la traccia notturna per eccellenza, nella quale ci immaginiamo rilassati in poltrona con una sigaretta tra le dita o un bicchiere di qualcosa che è più forte di un sentimento inespresso. L’intro di concertina (che per chi non è avvezzo, è uno strumento che può ricordare la fisarmonica), ad opera di Pinkie, sulla traccia Michaela, rende ancora più intimo l’ascolto e come bambini, restiamo a bocca aperta nell’ascoltare le storie che poco alla volta ci vengono svelate. Il disco non annoia e rilancia. In The Mirror of the Other infatti, si manifesta un repentino cambio di atmosfere, nel quale si sente palpabile il senso di straniamento dovuto al gioco di tastiere e voci.           

Questa sensazione si amplifica nella successiva Caramelised, canzone che ci trasporta in uno scenario da Mille e Una Notte, dove in un deserto crepuscolare, una musa solitaria ci invita a danzare a tempo di un incubo. In generale, il ritmo ossessivo potrebbe sembrare soffocante, ma viene sapientemente calmierato dalla rumoristica di sottofondo e dalle tastiere onnipresenti. Una nota a margine è da fare nei confronti di John Wills, il quale sperimenta con suoni naturali e della fauna presenti nella baia di Scapa Flow (da dove è tratto il titolo del disco, che può essere più o meno tradotto come Sciocca Scapa), dov’era presente una base navale del Regno Unito. Conclude il disco la preziosa Silky and Tar, nella quale la voce femminile si propaga nell’infinito e ritorna all’ascoltatore, di tanto in tanto, attraverso l’effetto eco creato dalle macchine sonore.

In nuce, questo è proprio il segreto dei Pumajaw; come altre band che hanno esplorato strade simili prima di loro, ci si trova ad avere a che fare con un genio dell’elettronica e degli effetti speciali, che supporta in modo egregio una cantante protagonista dalla voce superba, la quale ha il potere di ammaliare senza stancare mai…                        

Tracklist:
01. Murmurised
02. The Smell of Trouble
03. The Innocent Win
04. Michaela
05. Local Envy
06. The Mirror of the Other
07. Caramelised
08. Silky and Tar