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Siberia @ Circolo Ohibò, Milano – 19 febbraio 2020

L I V E – R E P O R T


Articolo di Luca Franceschini, immagini sonore di Silvia Violante Rouge

Quello di Milano era il secondo concerto del tour dopo la partenza nella loro Livorno, escludendo l’apertura per Gazzelle a Firenze del mese scorso. L’attesa era tanta, soprattutto per capire come i brani di Tutti amiamo senza fine si sarebbero incastrati nel vecchio repertorio. La “svolta Pop” (che poi non è proprio una svolta ma concedeteci etichette rapide) aveva forse un po’ deluso i fan della prima ora ma in verità, a guardarla in maniera complessiva, non era stata poi così traumatica: i Siberia hanno sempre avuto la melodia nel loro dna, hanno sempre amato scrivere canzoni ammiccanti, per cui un inno come “Nuovo Pop italiano” non deve per forza essere letto in maniera polemica o satirica. Detto questo, quando arrivo sul posto c’è una certa fila per entrare e ora dell’inizio del concerto l’Ohibò risulterà pieno zeppo. Splendida notizia, visto che stiamo parlando di un’affluenza doppia rispetto all’ultima volta che hanno suonato qui due anni fa, per promuovere “Si vuole scappare”. Segno di un gruppo in ascesa, che ci auguriamo conquisti platee sempre più vaste.

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Pure Joy @ Opificio, Novara – 20 febbraio 2020

A P P U N T I  D A  N O V A R A J A Z Z


Articolo di Mario Grella

Prima della (geniale) invenzione delle serate di Taste of Jazz all’Opificio di Novara, da parte dei due ideatori di NovaraJazz, Corrado Beldì e Riccardo Cigolotti, non avevo certo l’idea di quanti giovani musicisti  popolassero la scena jazz italiano. Giovani donne e giovani uomini, qualche volta ragazze e ragazzi, che vivono spesso in provincia e che sono alla ricerca di una loro strada nella musica di qualità, personalità di musicisti lontani anni luce dai cliché dei “personaggetti” televisivi, fatti in gran parte di futile esteriorità, alla ricerca di successi facili.

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Editors – Black Gold Tour @ Alcatraz Milano, 11 Febbraio 2020

L I V E – R E P O R T


Articolo di Stefania D’Egidio

Qualche giorno fa, in occasione del Festival di Sanremo, chiedevano a Piero Pelù se davvero il rock fosse morto, come si è soliti dire, e lui rispondeva che non solo non è morto, ma addirittura si è arricchito di nuove sonorità, grazie all’aiuto dell’elettronica. Quella che è appena finita è stata, a Milano, la settimana del Black Gold Tour degli Editors, con ben due date all’Alcatraz, e quale esempio migliore si potrebbe dare di commistione tra rock ed elettronica? Ho avuto la fortuna di assistere al primo dei due concerti, lo scorso 11 febbraio: causa concomitanza con un altro evento (lo show degli Slipknot al Forum di Assago), mi aspettavo una scarsa affluenza di pubblico e, invece, già all’apertura, affidata al trio tutto al femminile delle Junodef, si faceva fatica a scorgere l’ultima fila.

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Andrea Marchetti Quartet @ Opificio, Novara – 13 febbraio 2020

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Articolo di Mario Grella

Si intitola Dear John il progetto di Andrea Marchetti e del suo “Quartet”; con lui per Taste of Jazz 2020 Federico Rubert al contrabbasso, Lorenzo Blardone al pianoforte, Nicola Tentorio alla batteria. John è John Coltrane, mostro sacro del jazz, a cavallo tra il Bebop e Free, ed ha fatto bene il quartetto novarese a dedicargli un omaggio con brani tratti da classici del jazz quali “Giant Steps”, “Impressions”, “Naima”, “A Love Supreme”.

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Johnny Lapio Quintet @ Opificio, Novara – 6 febbraio 2020

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Articolo di Mario Grella

Stare qui all’Opificio ad ascoltare Johnny Lapio, in una delle sere del Festival di Sanremo, dà la sensazione di stare su una barricata del Boul’ Mich nel maggio del 1968. Johnny Lapio è una persona amabile con cui è bello conversare perché è un musicista di grande spessore, un musicista per cui la musica va oltre lo strumento. Animatore culturale di AR.CO.TE (Atelier delle arti contemporanee e terapeutiche) a Torino, la musica per lui è qualcosa di più di una forma d’arte, è, e può essere anche una terapia, un modo di stare nel mondo, di costruire ponti e abbattere muri. Ma di questo ho già parlato altre volte e allora ascoltiamo questo magnifico quintetto formato da Francesco Partipilo al sax alto, Emanuele Francesconi al piano, Michele Anelli al basso, Davide Bono alla batteria e Johnny Lapio alla tromba.

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Nostromo @ Circolo Ohibò, Milano – 1 febbraio 2020 [Opening Le Colonne]

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Articolo di Luca Franceschini, immagini sonore di Silvia Violante Rouge

“Minuetto”, l’esordio di Nostromo, ci aveva colpito positivamente e ancora di più lo aveva fatto il suo autore, quando ne avevamo visto presentare le canzoni in una semplice veste acustica. Stasera è la prima data milanese in supporto dell’album e la curiosità è tanta. BPM Concerti, che ha prodotto il tour e Sony, che si sta occupando della distribuzione del disco, sono due chiare indicazioni che sul ragazzo (al secolo Nicolò Santarelli) si vuole investire e, aggiungo io, l’intuizione è positiva, visto che i numeri non gli mancano.

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Ararat Ensemble Orchestra diretta da Leonardo Bolgeri @ Spazio Nòva, Novara – 25 gennaio 2020

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Articolo di Mario Grella

“La popolazione vuole la pace” di Victor Jara, è il pezzo che apre il concerto di NovaraJazz, presso lo Spazio Nòva (Ex Caserma Passalacqua), dell’Ararat Ensemble Orchestra diretta dal musicista cileno Leonardo Bolgeri, un pezzo che anche in queste settimane risuona nel Cile devastato dalla crisi e sconvolto dalla repressione, come all’inizio degli anni Settanta. Per chi ricorda quell’anno horribilis, il 1973 a Santiago del Cile, la sola evocazione di Victor Jara provoca una grande emozione, soprattutto quando Leonardo Bolgeri fa cenno alle torture, cui i militari di Pinochet sottoposero il grande musicista cileno tagliandogli le dita delle mani. Il progetto di musiche latino-americane dell’Ararat Ensemble Orchestra, questa sera, aggiunge qualcosa in più, alle tante suggestioni già presenti nei precedenti concerti, ma chi pensasse alla riesumazione degli Inti Illimani non coglierebbe nel segno, perché la musica dell’Ensemble è tutt’altra cosa: evocatrice, ma non nostalgica, viva e promettente senza concessioni al “già sentito”, fatta di sconfinamenti e di novità, di mescolanze e di tradizione e, naturalmente,  di contaminazioni, come è ovvio che sia.

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I am a fish @ Opificio, Novara – 23 gennaio 2020

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Articolo di Mario Grella

Piatto di pesce, questa sera all’Opificio, ormai divenuto il vero jazz club della città, con I am a fish, così hanno scelto di chiamarsi, in questa formazione diretta da Marco Carboni alla chitarra, Lorenzo Blardone alle tastiere, Gianluca Zanello al sax alto, Andrea Grossi al contrabbasso e Andrea Bruzzone alla batteria. Se di pesce si tratta, speriamo almeno si tratti di sardine. Comunque sia, il “pesce” risulta non solo molto digeribile, ma anche di ottima qualità.
Devo ammettere che in tutti questi anni di NovaraJazz, ho imparato ad apprezzare la chitarra elettrica in una formazione jazz cosa che, fino a qualche anno fa, mi risultava indigesta, con le sole eccezioni delle loro eminenze Django Reinhardt, Kenny Burrell, Bill Frisell, John Scofield, Franco Cerri e pochi altri. 

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Gianluca Zanello Quartet @ Opificio, Novara – 16 gennaio 2020

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Articolo di Mario Grella

Quante sere passate all’Opifico per “Taste of Jazz”! E quanti musicisti passati da qui; tanti da cominciare a creare una tradizione, forse una “Legacy” come direbbero gli anglosassoni. Questa sera è la volta del Gianluca Zanello Quartet che, come ricorda Gianluca stesso, torna a suonare insieme dopo molto tempo, almeno in questa formazione. Certo che la musica rende la vita densa, poiché vista la giovane età dei musicisti mi piacerebbe sapere cosa significa per lui “molto tempo”, ma alla fine del concerto non ho il coraggio poi di chiederglielo, perché ho un po’ di paura per la risposta. Scherzi a parte, il quartetto che presenta tutti brani originali, si destreggia bene con un jazz molto gradevole, ben strutturato, senza scossoni e questo, molto spesso non è affatto un difetto.

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