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Off Topic

Voci fuori dal coro

Roy Paci & Aretuska All Stars @ Potenza – 7 settembre 2014

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Testo di Sabrina Tolve, immagini sonore di Stefano Lucente

Non che non si sappia, i concerti di Roy Paci & Aretuska sono feste: balli, canti, e non solo. C’è sempre un’intensa vena di riflessione e d’introspezione sociale – un impegno totalizzante, che è esattamente quello che ci si aspetta da musicisti schierati, e a giusta ragione.

È il sette di settembre, e a Potenza fa freddo. Inizialmente. Sarà che non c’è il mare a Potenza… Ad ogni modo, si chiude con questo concerto la seconda festa della CGIL: Liberiamo il futuro.

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Haley Bonar – Last War (Memphis Industries, 2014)

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Articolo di Chiara Baini

E’ un viaggio a ritroso nel tempo, questo nuovo disco. Last war è un album principalmente indie-rock, vagamente stile anni ’80. Sono ben presenti sonorità simili a The Pixies, Blondie The Cure.
La trentenne Haley Bonar, nonostante la giovane età, ha già all’attivo cinque album, diversi EP e un side projects chiamato Gramma’s boyfriend. Niente male, se poi si aggiunge che il primo album l’ha pubblicato quando aveva solamente diciotto anni, che molte sue canzoni sono state scelte per show e film ricevendo plausi da vari artisti americani e che, piccolo gossip, nel mentre ha avuto pure un bambino.

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Chet Baker. La nostalgia della bellezza

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Articolo e illustrazione di Mauro Savino.

Siamo stati tutti sotto la pioggia. O almeno l’abbiamo guardata dalla finestra, almeno una volta. E almeno una volta è stato come se tutte le musiche si fossero fuse. Nel lento scrosciare e scivolare e battere c’è tutto quel che c’è da sapere sulla vita e sulla musica.

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The Rust and The Fury – See the colors through the rain (Woodworm – 2014)

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Articolo di Eleonora Montesanti

See the colors through the rain è il secondo riuscitissimo disco del quintetto umbro The Rust and The Fury: undici tracce fresche, corali e variopinte consacrano la band ad essere una delle realtà italiane caratterizzate da un ampio respiro esterofilo, più eclettiche degli ultimi tempi. I perugini non hanno paura di osare, anzi, fanno della sperimentazione uno dei punti di forza di questo nuovo lavoro: l’ispirazione è da cercare in gruppi come Radiohead o Arcade Fire, ma anche nel cantautorato di Neil Young.

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Kurt Cobain. Something in the way

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Articolo e illustrazione di Mauro Savino.

La morte non è più una presenza terribile che si nasconde nelle pieghe del destino di ognuno. Non più, da quando la catalogazione delle azioni, dei desideri e delle morti generate dall’orrore crescente fabbricato da un’umanità di insetti e mostri dal cuore dentato è divenuta bachechismo da social. La morte non è più pornografica. È la finzione strategica, è la scena del delitto, il suicidio del disperato nel mare di fango della società surmoderna o come la si vuol chiamare.
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Blonde Redhead – Barragán (Asawa kuru – 2014)

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Articolo di Chiara Baini

Annunciato già a giugno di quest’anno, Barragán, il nono album dei Blonde Redhead, è uscito il 2 settembre. Il disco non delude le aspettative dei fan in trepidante attesa da 4 anni. Lo stile inconfondibile della chitarra di Simone Pace, della batteria del gemello Amedeo, della voce di Kazu Makino, benchè sperimentino nuove direzioni, restano immutati nel nuovo lavoro.

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The Raveonettes – Pe’ahi (The Beat Dies – 2014)

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Articolo di Giovanni Lepori

I The Raveonettes sono un perfetto esempio di una band che sarebbe potuta già essere una realtà affermata nel panorama shoegaze/noise pop ma che in realtà non è mai riuscita a scrollarsi di dosso l’etichetta di gruppo rivelazione, alternando dischi di pregevole fattura come Lust, Lust, Lust (2007) a lavori più anonimi e confusionari.
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Afterhours @ Carroponte – Sesto San Giovanni (Mi) – 6 settembre 2014

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Testo e immagini sonore di Thomas Maspes

Andare a un concerto degli Afterhours è come salire su di un ottovolante emozionale. Vieni a contatto con molte parti del tuo essere che per varie ragioni tu stesso fatichi a riconoscere o a credere possano fare parte del tuo mondo interiore. C’è un così violento e liberatorio scambio di energia fra la band sul palco e il pubblico stipato di fronte che tutto sembra cancellarsi: il tempo che passa, le cicatrici sulla pelle, la vita molto spesso compressa che si conduce in una città frenetica come Milano.
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Gnut – Prenditi quello che meriti (Inri/Believe, 2014)

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Articolo di Chiara Baini

Cinque anni di lunga attesa per questo nuovo lavoro del cantautore napoletano Claudio Domestico, in arte Gnut. Uscito il 22 aprile, Prenditi quello che meriti è un album che porta con sé un grande bagaglio: registrato in diverse città, Gnut ha preso una nota da ogni paese, mescolandole magnificamente con il suo spirito da poeta e con una voce quasi angelica. Ogni brano è una melodia che ti entra in testa con facilità, lasciandoti una scia di parole impresse nell’anima.

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