Layne Staley. Alle porte della voce proibita.

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Articolo e illustrazione di Mauro Savino.

Dio non fermò la mano del padre di Layne Staley quando lo sacrificò sull’altare della lontananza e dell’addio. Anti-Edipo di Kirkland, Washington, Staley cercò suo padre per tutta la vita e non lo trovò, come Dean Moriarty, ma senza Route 66. Non fu la sola cosa che cercò. Non fu la sola che perse. Alice allo specchio. Alice incatenata. E vide, Staley, che la poesia poteva diventare musica è la musica voce. Mentre si uccideva.
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Letlo Vin – un cuore misterioso che rinasce dalla musica.

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Intervista di James Cook, foto di Andrea Furlan

Letlo Vin ha pubblicato recentemente Songs for Takeda, il suo debut album. Un concept che si ispira al folk americano, al rock’n’roll e al soul. Un disco intimo e lieve, dietro il quale si cela una tragica vicenda. Abbiamo incontrato l’autore prima del concerto di presentazione al circolo Arci Bellezza di Milano e ci ha rivelato il suo percorso umano ed artistico…
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Paolo Benvegnù – Earth hotel (Woodworm, 2014)

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Articolo di Luca Franceschini.

Devo confessare la verità: non avevo tutta questa fretta di ascoltarlo, questo “Earth Hotel”. Paolo Benvegnù è semplicemente uno degli artisti più grandi che abbiamo oggi in Italia ed “Hermann”, il suo lavoro precedente, era stato uno di quei dischi che dopo un po’ non ero più riuscito ad ascoltare. Perché troppo bello, mica per altro.
Per esperienza, quando succede così, è difficile che il parto successivo sia all’altezza. Due capolavori di fila non sono cosa da riuscire tutti i giorni, nemmeno se sei uno che, finora, non ha mai fatto passi falsi.

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Giovani eccellenze – intervista a Giuseppe Volonnino e Terry Paternoster

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Intervista di Sabrina Tolve.

Qualche giorno fa, nel resoconto della serata aRoma di Lucania, ho detto di aver perduto una parte importante dell’evento: la parte dedicata alla mostra di cortometraggi e a M.E.D.E.A. Big Oil, lo spettacolo del Collettivo Teatrale Indipendente InternoEnki.
Chi mi conosce, però, sa che sono una persona curiosa.
E allora non ho perso tempo: quella che segue è l’intervista – s’intuiva dal titolo, no? – a Giuseppe Volonnino – regista – e Terry Paternoster – fondatrice e direttore artistico del Collettivo di cui sopra.
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Morrisey – Gran Teatro Linear4ciak, Milano. 16 ottobre 2014

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Articolo di Luca Franceschini, foto di Riccardo Florenzo.

Forse è meglio partire dalla fine. Dopo una lunga e claustrofobica versione di “Meat is Murder”, Morrissey e la band si congedano dal pubblico e riappaiono come da copione per i canonici bis. Cambio d’abito per il singer, inchino dei sei musicisti abbracciati come se fosse proprio la fine, attacco di “One Day Goodbye Will Be Farewell” (titolo appropriato  in effetti), col buon Moz che dopo pochi versi smette di cantare e si mette a stringere mani alle prime file e a raccogliere i regalini che i fan più affezionati hanno colto l’occasione di consegnargli.
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Abiku – La vita segreta (Sherpa Records, 2014)

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Articolo di Luca Franceschini.

Siamo il paese del melodramma e dei cantautori. Per anni parlare di rock in Italia è stato difficile se non impossibile e abbiamo sempre vissuto questo fenomeno da lontano, come un qualcosa di esterno a noi, come un prodotto di importazione che a tratti abbiamo cercato di scimmiottare ma mai realmente di capire. Che fosse la mera traduzione italiana di alcuni pezzi del repertorio beat, l’affezionato e fedelissimo omaggio al post punk e alla New Wave (vedi Diaframma e Litfiba), l’overdose springsteeniana targata Rocking Chairs o Massimo Priviero (ci ha provato anche Ligabue ma si è trasformato presto in qualcos’altro di ben peggiore), suonare rock nel nostro paese ha sempre e solo voluto dire tirare in ballo i modelli stranieri. Quando non addirittura mettere due chitarre distorte in una base e chiamarlo rock, come l’esempio di Vasco insegna.

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aRoma di Lucania: l’eccellenza della Basilicata in una serata romana – 23 settembre 2014

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Testo di Sabrina Tolve, fotografie di Manuela Tolve 

Non so se si è compreso, col tempo, che la sottoscritta è meridionale.
Non una meridionale così, però. Lucana doc. Lucana al 100%.
Vabbè, m’avete capito.

Siccome non mi occupo principalmente di musica, ho ben pensato di lanciarmi in questa serata presso il Groove Park a San Lorenzo, un festival musicale, ma non solo. Un po’ per sentirmi a casa, un po’ perché mi sembrava interessante per davvero. Un po’ perché se voglio scrivere di musica, la prima cosa che mi sento in dovere di fare è partecipare a quanti più eventi possibili. E tant’è.

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