Gnut – Prenditi quello che meriti (Inri/Believe, 2014)

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Articolo di Chiara Baini

Cinque anni di lunga attesa per questo nuovo lavoro del cantautore napoletano Claudio Domestico, in arte Gnut. Uscito il 22 aprile, Prenditi quello che meriti è un album che porta con sé un grande bagaglio: registrato in diverse città, Gnut ha preso una nota da ogni paese, mescolandole magnificamente con il suo spirito da poeta e con una voce quasi angelica. Ogni brano è una melodia che ti entra in testa con facilità, lasciandoti una scia di parole impresse nell’anima.

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Intervista a Pierpaolo Capovilla – aurore boreali nel cielo di Roma

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Intervista di Sabrina Tolve, fotografie di Elena Schiavoni

È fine luglio, e a Roma non fa caldo. L’aria è fresca e a Villa Ada si sta benissimo: alberi, luce, vento, il laghetto. Fumo una sigaretta in attesa dell’intervista a Pierpaolo Capovilla e mi sudano le mani. Se lui sapesse quante volte mi ha salvata dal botro profondo delle amarezze, probabilmente capirebbe anche il mio lieve balbettare iniziale, quando entriamo in una delle stanzette del backstage e lui arriva lì per me – posso dirlo con una certa soddisfazione – durante una pausa del soundcheck (del concerto ne ho parlato qui). Però mi faccio forza, e lui è così bravo da farmi sentire a mio agio da subito. Perché è vero che in questa situazione dovrei avere io il coltello dalla parte del manico. Ma di fatto, di fronte a Pierpaolo Capovilla, certe convinzioni puramente ruolistiche, crollano irrimediabilmente. Giù giù, nel fondo dei suoi occhi azzurri. E quindi, iniziamo.
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Ian Curtis. Vivere e inappartenere

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Articolo e illustrazione di Mauro Savino.

Ian Curtis si è impiccato ed è morto. Ian Curtis soffriva fisicamente e psicologicamente. Ian Curtis era il fuori della musica della fine dei ‘70. Era troppo vivo così non gli restava che soffrire. Esiste una lunga linea grigia che ci separa da certi destini definitivi e comprensibili solo in dimensioni del vivere che fanno a meno della razionalità come critica dell’incomprensione di sé.
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Idhea – No Chains (Advice Music/Edel – 2014)

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Articolo di Eleonora Montesanti

Infilo questo disco nello stereo, chiudo gli occhi e in un attimo mi ritrovo nell’estate del 1994: al Festivalbar insieme a Laura Pausini, ad una Irene Grandi che presenta un pezzo intitolato Tvb e a Corona con il suo tormentone The rythm of the night ci avrei visto molto bene anche Idhea, questa giovane interprete il cui album pare davvero uscito da quel pop-rock commerciale, leggero e patinato che era tanto in voga vent’anni fa.
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Pierpaolo Capovilla @ Villa Ada – Roma – 30 Luglio 2014

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Testo di Sabrina Tolve, immagini sonore di Elena Schiavoni

Questo concerto non è per noi che in Capovilla abbiamo sempre creduto. Per noi che siamo abbagliati dalla sua statura intellettiva e culturale, per noi che ci arrampicheremmo volentieri sulle sue spalle da gigante, per guardare avanti e Oltre.
Questo concerto sarebbe stato perfetto per chi in Capovilla non ha mai creduto. Per chi non ha creduto in questo album, per chi non crede nel suo spessore artistico.
Noi lo sappiamo già. Lo sapevamo. Ben prima di fare un passo nell’area concerti di Villa Ada. Sapevamo che sarebbe stato un concerto sublime.

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Lou Reed. La quinta inattuale

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Articolo e illustrazione di Mauro Savino.

Non è facile parlare di uno che ha iniziato con l’eroina e ha finito con il Taiji Quan.
Sicuramente, però, Lou Reed è l’incarnazione sincera di una certa New York e di un certo milieu musicale e culturale. E di un mondo che ha spinto le sue radici fino a noi, violentandoci nella pratica sadomaso che frusta il presente per ricordargli il padre dimenticato e l’immagine stordita di ciò che non è riuscito a diventare.
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Agnes Obel @ Parco Ciani – Lugano CH – 27 Luglio 2014

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01Testo e immagini sonore di Thomas Maspes

Si può essere all’altezza di giudicare una partita di calcio avendo visto solo il primo tempo? È questa la domanda che mi sono posto dopo aver assistito al concerto che Agnes Obel ha tenuto in terra svizzera, nella splendida cornice del parco Ciani di Lugano. Domanda più che legittima, vista la durata esigua della sua performance, non più di cinquanta minuti, che per un’artista che ha due dischi all’attivo è davvero un tempo risibile (per non dire quasi offensivo nei confronti del pubblico pagante).
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