Ilaria Graziano e Francesco Forni – destini incrociati nella musica

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Intervista di James Cook ed ElleBi

Ilaria Graziano e Francesco Forni hanno unito le loro sensibilità artistiche, che spaziano dal folk al blues al rock, pubblicando due album, salutati con pareri positivi dalla critica. Basta loro una chitarra, un banjo, un ukulele ed una cassa per guidarci verso un mondo immaginario ricco di emozioni.
Li abbiamo incontrati in una serata autunnale, prima di un loro concerto milanese e ne abbiamo approfittato per fare una chiacchierata che si è rivelata ricca di spunti interessanti.

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Io?Drama – Alcatraz, Milano. 6 dicembre 2014

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Articolo di Luca Franceschini

Questa festa gli io?Drama se la meritavano proprio. È vero che in Italia al momento ci sono un sacco di band, e capire realmente che cosa valga la pena e cosa no è operazione piuttosto difficile. Di solito i casi sono due: o si cerca di stabilire un minimo di prospettiva storica, mettendo in gioco dei parametri come l’effettivo contributo dato alla scena, oppure si tirano in ballo i gusti personali.
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Mommy – di Xavier Dolan (2014)

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Articolo di Christian Di Martino

Ero consapevole, reduce dai suoi precedenti lungometraggi, che mettendomi in poltrona in attesa di un film di Xavier Dolan, avrei assistito a qualcosa di sicuramente interessante.
Ma quando vidi Mommy a giugno in una rassegna a Milano, poco dopo sulla mia pagina Facebook scrissi questo, così di getto:

E oggi è arrivato il momento, per me più atteso della rassegna, Mommy, del giovane ma grande Xavier Dolan. 
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Ed – Meglio soli (Tirreno dischi, 2014)

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Articolo di Eleonora Montesanti

Meglio soli è il secondo disco di ED, cantautore folk-pop sotto cui si cela il modenese Marco Rossi, il quale dà – col cantato in italiano – una svolta alla sua carriera artistica, poiché fino ad ora ha sempre prediletto l’inglese. Nel suo passato ci sono infatti alcuni ep e un disco, intitolato One hand clapping, il quale è davvero molto ben fatto, profuma di internazionalità.
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Dave & Phil Alvin with The Guilty Ones @ Teatro Condominio – Gallarate (Va) 31 Ottobre 2014

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Common Ground

Brotherhood and other stories from America

Live report di Fabio Baietti Fotografie di Renato Cifarelli

Mi sono messo alla prova. Far trascorrere un po’ di tempo per raccontare una serata musicalmente esaltante, vissuta con la pelle d’oca nell’anima. Visto che le sensazioni sono ancora le stesse provate “a caldo”, mi cimento volentieri. Per riassumere il senso del concerto, bisogna partire dagli istanti finali. Dall’immagine indelebile di Dave e Phil, abbracciati nel lasciare il palco mentre The Guilty Ones macinano le ultime note. Il primo, stiletto elettrico di gran classe, di enciclopedica cultura musicale ed in forma smagliante. Il secondo, a cui il destino ha lasciato di integro la (gran) voce e quel ghigno beffardo, da sempre suo marchio di fabbrica. “Terreno comune” quello su cui si sono dipanate le loro esistenze, in quel di Downey, CA. Il tributo al blues viscerale di Big Bill Broonzy risulta una (splendida) scusa per ripercorrerlo. Così per un flashback su capelli impomatati, giubbetti di jeans, chitarre affilate come lame, sullo sfondo di una L.A “blue collar”, lontanissima dai lustrini hollywoodiani. Strada illuminata da una onnivora passione di entrambi per la musica, di ogni genere e di ogni provenienza etnica. Oscurata, altresì, da litigi ed incomprensioni, un perdersi e ritrovarsi tra silenzi assordanti. Perché quando hai personalità spiccate, il legame di sangue non è sempre un buon collante.

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Mauro Ermanno Giovanardi @ Circolo Everest – Vimodrone (Mi) – 13 Dicembre 2014

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Testo e immagini sonore di Thomas Maspes

Come ogni volta che si va ad un concerto di Mauro Ermanno Giovanardi, che sia con l’Orchestra sinfonico Honolulu o con i suoi vecchi e gloriosi La Crus, le emozioni sono le protagoniste assolute. Il suo modo di stare sul palco, quel continuo ricercare un contatto con il pubblico, il suo battere forte il piede sul palcoscenico come usano fare certi attori di teatro, la sua voce bassa e crepuscolare, ricca di sfumature e calda come un buon whisky invecchiato in botti di rovere pregiatissimo, regalano sensazioni uniche, qualcosa che va molto oltre il semplice piacere o la mite soddisfazione.
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Freddie Mercury. These are the days of our lives

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Articolo e illustrazione di Mauro Savino.

Le ultime immagini ufficiali ce lo mostrano alla fine dei suoi giorni. Non ha più i baffi. La posa omosessuale non divertirà la morte. Che sta arrivando. E Freddie lo sa. Forse c’è anche un altro motivo. Freddie vuole apparire puro, liscio, nudo, in un certo senso. Vuole lasciare il mondo così come vi è entrato. Sa che lo show deve continuare e lui vuol chiudere così il suo. 
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