La Rosa Tatuata – Scarpe (2014 – Club De Musique / IRD)

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la rosa tatuata scarpe

Articolo di Andrea Furlan

Come la madeleine inzuppata nel tè fece riaffiorare in Proust i ricordi dell’infanzia, così l’audiocassetta raffigurata in copertina ha risvegliato in me i bei tempi andati (ogni riferimento ad un brano del disco non è assolutamente casuale) quando, con fare carbonaro, facevamo girare tra amici le registrazioni fruscianti degli LP che non riuscivamo ad acquistare. L’era digitale ha spazzato via questo modo di fruire la musica ed al posto delle mitiche C60 ci dobbiamo ora accontentare di playlist immateriali e della musica liquida che toglie gran parte del piacere al rituale dell’ascolto. Un fascino perduto che la praticità delle moderne tecnologie non è più in grado di riprodurre. Anche la concisa precisione del titolo rimanda alla fisicità di un modo particolarmente intenso di intendere il rock, materia viva e pulsante, e anticipa lo spirito dei testi che si sporcano di vita e si calano nella realtà per gustarne il sapore, come chi calpesta l’asfalto profumato di pioggia dopo un temporale e percorre sentieri al confine di terre segnate da carcasse arruginite, lambite da un vento tiepido, impregnato di sale, che corre veloce. Titolo e copertina dicono quindi già molto del contenuto e fanno intuire che il cammino del gruppo inizi da lontano e i suoi membri abbiano molto da raccontare.

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Finistère – non facciamo finta di essere indie.

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Intervista di Luca Franceschini

I Finistère sono Carlo Pinchetti (voce e chitarra), Matteo Griziotti (voce e chitarra), Gianni Danesi (basso) e Matteo Greco (batteria). Si sono formati da poco, nella zona di Bergamo e Milano, dal confluire di passate esperienze artistiche maturate in anni precedenti.
Hanno firmato per la neonata Costello’s Records (che in questo periodo sta facendo a gara con la Sherpa per quanto riguarda le uscite di qualità) e hanno appena pubblicato un lavoro, “Alle porte della città che rappresenta l’ennesima dimostrazione di come, se appena si esce dai luoghi comuni, la scena musicale italiana sia assolutamente vivissima.
Il 25 ottobre hanno presentato il disco in compagnia degli Abiku, nel corso di una serata splendida che vi abbiamo già raccontato qualche giorno fa.

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Chet Faker – Fabrique, Milano. 4 Novembre 2014

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Articolo di Giuseppe Caci

Settantadue ore fa, sapevo poco di Chet Faker e della sua musica. Avevo ascoltato qualche pezzo ma sempre con superficialità, complice il fatto che sono un deejay e che questa passione mi spinge sempre più a pensare come far muovere i piedi alle persone, piuttosto che a nutrire il mio spirito. Sapevo della sua collaborazione con Flume e che da qualche mese aveva pubblicato il suo primo album, Built on Glass.
Sono arrivato al Fabrique senza troppe aspettative: non speravo nel concerto della vita, semplicemente un’amica mi ha chiesto di accompagnarla ed ho accettato, spinto dalla curiosità e privo di pregiudizi.

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Neil Young – Storytone (Reprise, 2014)

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Articolo di Luca Franceschini.

Tra i grandi “dinosauri” del rock, Neil Young è l’unico a non aver mai centellinato le proprie uscite discografiche, anche in anni recenti. Contrariamente a gente come Tom Waits, Bob Dylan, Van Morrison, John Mellencamp o Tom Petty, la cui pubblicazione di dischi di materiale inedito è sempre stata salutata come un evento eccezionale o giù di lì, il Loner canadese si è costantemente mantenuto prolifico, da questo punto di vista.
Negli ultimi anni abbiamo avuto l’interessante lavoro prodotto da Daniel Lanois, il come back dei fedeli Crazy Horse (il disco di brani tradizionali “Americana” e lo splendido “Psychedelic Pill”), il controverso “A Letter Home”, che univa in maniera eclettica il vecchio (la registrazione in una vecchissima cabina) e il nuovo (la produzione di Jack White); ora, fresco di stampa, arriva questo “Storytone”.

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The Raveonettes – Magnolia, Milano. 1 Novembre 2014

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Articolo di Giovanni Lepori

Il concerto di The Raveonettes è uno di quelli che avevo programmato da tempo. Inzialmente l’appuntamento era fissato per Venerdí 31 Ottobre al Covo Club di Bologna ma, a causa dei soliti inconvenienti lavorativi, mi tocca rinviare ritrovandoli fortunatamente la sera dopo al Magnolia a Milano.
È una tipica serata autunnale della bassa lombarda: umidità, nebbia e un navigatore che mi fa girare per l’intera area di Lambrate facendo si che io arrivi al club verso le 22 e 30, perdendomi colpevolmente gli italiani Abiku, incaricati di aprire il concerto della band danese.

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Abiku – Ohibò, Milano. 25 ottobre 2014 [opening act: Finistère]

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Articolo di Luca Franceschini, foto di Paola De Marini.

Degli Abiku e del loro meraviglioso “La vita segreta” ho già parlato abbondantemente pochi giorni fa. Il disco è da poco nei negozi e il gruppo di Grosseto si è appena imbarcato in un giro di concerti che lo vedrà toccare alcune delle principali città del nostro paese. Se, come dicono ironizzando, dalle loro parti “non succede mai niente” (destino che hanno in comune con gran parte della penisola, se non altro), non resta che muoversi verso nord, per trovare qualcuno disposto a passare una serata in compagnia della loro musica.
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Nick Drake. “E venne il giorno che le voci tacquero”

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Articolo e illustrazione di Mauro Savino.

Non fu soltanto perché ai tempi bastavano ancora voce e chitarra che Nick Drake chiese e non ottenne di fare un album con solo la sua. Fu perché era un poeta. Aveva ragione Gregory Corso, quando diceva che uno scrittore può e deve trovarsi un lavoro, uno qualsiasi e scrivere nel tempo libero, mentre un poeta questo non lo può fare, destinandosi così a giorni poco felici e a claustri con poca luce e mani intrecciate. Così Drake voleva il suo album acustico.
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