R E C E N S I O N E


Recensione di Antonio Spanò Greco

Poco importa la provenienza, Padova, e l’anno di nascita, 1953, e neanche sapere che Claudio Bertolin è una figura storica del blues italiano, avendo iniziato a esibirsi con Cooper Terry e suonato nei primi album di Roberto Ciotti. Sì, perché Claudio è un bluesman poco avvezzo a farsi conoscere e a gestire la sua immagine: suona per il piacere di suonare, seguendo senza remore il proprio istinto. Ascoltandolo in True Bluesman si viene rapiti dall’immediatezza del blues portato allo stato primordiale, senza fronzoli, difficilmente pensereste a un artista italiano. “In Italia c’è solo Claudio Bertolin che può cantare il blues come i mori”: l’affermazione è del grande e compianto Raffaele Bisson. Claudio incarna il vero spirito dei bluesman che dalle proprie vicissitudini trovano linfa e ispirazione per i propri pezzi: blues vissuto in prima persona sperimentando sulla propria pelle le incongruenze della vita, le delusioni d’amore e i momenti di salute che indeboliscono sia il fisico che l’animo. Tutto questo si trova nel blues di Claudio, sensibilità non comune a tutti, autentico esponente di quel genere che ha le sue radici nel sud degli Stati Uniti d’America.

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