R E C E N S I O N E


Recensione di Riccardo Talamazzi

Un inatteso intreccio di emozioni ci attende al varco quando ci disponiamo all’ascolto di questo Drifting, seconda uscita discografica per ECM di Mette Henriette, trentaduenne sassofonista norvegese. Non ricordo un titolo di album così appropriato, in quanto ‘“andare alla deriva” si è rivelata la sensazione più calzante per descrivere lo stato d’animo globalmente percepito in questo disco. Come quell’emozione di smarrimento appagante che si avverte trovandosi al cospetto di un paesaggio disabitato con lo sguardo che si perde nell’orizzonte della Natura. La prima domanda che un recensore si pone, più per acquietare le proprie ansie tassonomiche che altro, è capire che tipo di musica si troverà ad ascoltare. Sappiamo già in partenza che con le produzioni ECM non è quasi mai facile rispondere a una domanda come questa, talmente tante possono essere le derivazioni e le influenze che s’incrociano nell’operato degli artisti messi sotto contratto per questa etichetta. Diciamo subito che Drifting non s’inquadra certo in una dimensione jazz, nemmeno in quella classica cameristica. Non potremmo parlare di minimalismo e tantomeno di ambient. Insomma, questa musica, evidentemente nuova, lambisce diversi territori senza mai fisicamente accostarne alcuno. La Henriette, come una driade dei boschi, è un’incantatrice di anime, un autentico spirito silvano che crea fugaci illusioni, esperienze ectoplasmiche ed approssimazioni al silenzio, annullando la dimensione incipiente del Tempo. Contrariamente alla maggior parte dei compositori, l’elegiaca stimolazione emozionale di questa Autrice mi sempra che vada oltre la sua biografia personale, al di là della propria esperienza soggettiva. Come uno specchio che raccolga luce ed immagini e le ritorni agli osservatori, così questa musica racconta la profondità di ognuno di noi, stimolandoci ad un viaggio interiore e alla comprensione delle nostre zone d’ombra. I momenti assorti che Drifting propone sono un vero e proprio viatico verso una placida discesa nel nostro Ade personale, alla ricerca di qualcosa che potrebbe trascendere le nostre convinzioni e gli inesorabili limiti che le accompagnano.

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