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Barezzi Festival Streaming @ Teatro Regio, Parma – 13/14 novembre 2020

L I V E – R E P O R T


Articolo di Luca Franceschini, immagini sonore di Elly Contini

Il Barezzi Festival non si sarebbe dovuto fermare neppure con la pandemia, nonostante a questo giro la sua line up sarebbe stata esclusivamente italiana. Poi è successo quello che sappiamo, tutti i concerti e gli spettacoli sono stati annullati e non c’è stata altra via che convertire la proposta in versione streaming. È il futuro, quello dei concerti online. Hanno iniziato a discuterne da un po’, sia i critici che gli addetti ai lavori (io stesso nel mio piccolissimo qualche tempo fa scrivevo questa cosa qui) soprattutto nel momento in cui si è capito che l’emergenza sanitaria sarebbe durata un attimino di più di una normale emergenza e che quindi, per evitare di fallire, i musicisti avrebbero dovuto inventarsi qualcosa. Intendiamoci, per chi ama la musica un concerto in streaming non è una tragedia, in sé: se ami un artista normalmente non ti limiti ad andare a vederlo dal vivo ma ne segui le esibizioni passate anche su YouTube, compri i dvd live, guardi i videoclip… tutte cose che abbiamo fatto in massa, soprattutto quando scoprivamo per la prima volta le nostre band preferite (ricordo ancora quando, a diciassettenne, andai al mio primo concerto degli Iron Maiden e benché li avessi davanti a me in carne e ossa per la prima volta, mi sembrava di conoscerli da sempre, avendo passato tre anni ad impararmi a memoria tutte le loro vhs). Quindi se il problema fosse solo che gli artisti si organizzano per suonare senza pubblico, producendosi in esibizioni ben curate per quanto un po’ stranianti nel contesto, non ci vedo assolutamente nulla di male. I recenti casi di Katatonia e Nick Cave, che hanno trasformato in uscite ufficiali questo tipo di performance, lascia intravedere che ci siano effettivamente degli spazi interessanti da aprire.

 

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AA.VV. – Faber Nostrum (Sony, 2019)

R E C E N S I O N E


Articolo di Cristiano Carenzi

Recentemente è stata rilasciata una compilation intitolata Faber Nostrum nella quale molti esponenti di quello che ormai diamo per definito come it-pop, reinterpretano dei brani dello storico cantautore genovese. Mi hanno chiesto di parlarne proprio perché io quando De Andrè era in vita non ero nemmeno nato, mentre ho visto in diretta la crescita esponenziale degli ultimi anni dei protagonisti di questo progetto. Sia comunque chiaro che a casa mia sono cresciuto a pane, De Andrè (e Springsteen) quindi comunque la sua discografia la conosco; rimane che non l’ho vissuto realmente e che non potrò mai farlo, che tra me e la sua musica per quanto possa approfondirla e avvicinarmici, rimarrà sempre come un vetro a dividerci perché io gli anni da lui cantati non li ho mai vissuti. Il disco è composto da quindici cover, alcune delle quali anche in parte riscritte, che ti accompagnano per un’ora abbondante.

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