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Bobby Joe Long’s Friendship Party: Semo davvero solo scemi?

I N T E R V I S T A


Articolo di Luca Franceschini

Arrivati al terzo e conclusivo capitolo della loro “trucilogia”, l’Oscura combo romana, come da sempre ama definirsi, ha prodotto forse il suo lavoro più completo e meglio confezionato. Molto si deve sicuramente al contratto con la storica Contempo Records, che si è accorta del valore del disco e ha cooptato la band all’interno della propria scuderia, permettendole un notevole salto di qualità a livello di strumenti di lavoro e di produzione. C’è però anche la crescita esponenziale del gruppo stesso, che ha mantenuto saldo il proprio marchio di fabbrica, fatto di recupero del linguaggio Wave unito a testi “recitati” dal sapore ironico e dissacrante. A questo si sono però aggiunte una inedita profondità musicale, che ha incorporato più ampie influenze e componenti stilistiche, ed uno sguardo sulla realtà che si è progressivamente allargato, partendo da Roma Est per approdare all’Italia e, con quest’ultimo disco, all’America, di cui ne vengono irrisi i luoghi comuni ma anche, più indirettamente, messi in evidenza i pregi. Tutto questo senza dimenticare la politica (il recupero che fanno della figura di Craxi andrebbe proposto nelle scuole), il calcio (dalla passione per la Roma all’odio dichiarato verso il tiki taka) e il mondo dei serial killer da cui peraltro prendono il nome (qui è la volta di Charles Starkweather).

Semo solo scemi è dunque l’ideale conclusione di quella che speriamo sia solo la prima fase di un percorso molto più lungo. Nel frattempo ce la siamo fatta raccontare da Henry Bowers, sempre più leader e portavoce di quello che è uno dei gruppi più interessanti della scena italiana. Non c’è più l’effetto sorpresa, è la terza volta che lo intervisto, ma è inutile dire che non si è ripetuto, offrendo nuovamente notevoli punti di riflessione sui più disparati argomenti.

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Bobby Joe Long’s Friendship Party – il nostro bundytismo, tra Nerone, Totti e Johnny Marr

Intervista di Luca Franceschini

Sono stati la grande rivoluzione dello scorso anno, quando hanno esordito sul mercato musicale con un disco potentissimo e folgorante. “Roma Est” era un’autentica coltellata al cuore che fondeva oscurità, malessere esistenziale e tonnellate di cinismo e humor nero, attingendo a piene mani da un universo sociale e letterario fatto di Stephen King, Majakovskij, Roberto Pruzzo e molti dei più efferati serial killer americani. Continua a leggere “Bobby Joe Long’s Friendship Party – il nostro bundytismo, tra Nerone, Totti e Johnny Marr”

Bobby Joe Long’s Friendship’s Party: A Roma Est siamo tutti Henry Bowers

bobby 12

Intervista di Luca Franceschini

La storia di come ho scoperto i Bobby JoeLong’s Friendship Party è breve e molto banale. Una mattina un amico mi tagga su facebook e mi posta il video di “Vortice de Totip” dicendo semplicemente: “Questo è il disco dell’anno”. Detto fatto. Dall’ascolto del brano in questione passo rapidamente a quello del disco intero, che per una settimana buona mi ha monopolizzato prepotentemente le casse dell’autoradio. Continua a leggere “Bobby Joe Long’s Friendship’s Party: A Roma Est siamo tutti Henry Bowers”

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