Ricerca

Off Topic

Solo contenuti originali

Tag

John Derek Bishop

Eivind Aarset 4tet – Phantasmagoria, or A Different Kind of Journey (Jazzland Recordings, 2021)

R E C E N S I O N E


Recensione di Riccardo Talamazzi

Che tipo di strumento suona Eivind Aarset? Troppo facile rispondere che sia una chitarra. Facile e sbagliato, perché ciò che di solito emette suoni tra le mani del musicista norvegese è un animale ibrido tra il cordofono e l’elettronico. Tutto questo però almeno fino ad oggi. L’uscita di questo eccellente Phantasmagoria or a different kind of journey, infatti, dimostra un parziale cambiamento di rotta nelle sonorità volute da Aarset per ciò che riguarda l’utilizzo della sua chitarra che diventa uno strumento più riconoscibile nonostante le intense, montanti mareggiate elettroniche a cui viene sottoposto da due guastatori come Jan Bang e John Derek Bishop. Questi ultimi sono accreditati come ospiti, alla stregua del trombettista Arve Henriksen che appare in un paio di brani ma il nucleo centrale del quartetto di Aarset comprende, oltre allo stesso chitarrista, alcuni suoi vecchi amici come il bassista Auden Erlien e i due batteristi-percussionisti Erland Dhalen, che suona anche il vibrafono e Wetle Holte, quest’ultimo anche al mellotron e all’organo. Phantasmagoria è un lavoro un po’ spiazzante per i suoi continui rimandi a certo rock nordico-germanico dei ’70. Come in una spettrale successione d’immagini passano davanti ai nostri occhi gruppi come Can, Neu, Amon Duul, Agitation Free, Popol Vuh fino al riproposi di eidola come i Pink Floyd o addirittura come gli Hawkwind, tanto per non farci mancare nulla. E il jazz? Togliamoci subito il dente guasto: questo è un disco di “nuovo” rock. I jazzofili che hanno in mente il termine – orrendo – di ”avant-jazz” faranno meglio a cercare altrove. Piuttosto Aarset è un musicista contemporaneo che ha smarrito volontariamente le certezze direzionali del primo Electronique noire per portarsi in un mare aperto caratterizzato da ambigui riflessi lunari e luminescenze ipnagogiche. Siamo lontano anni luce dalla tradizione jazz ma assai più vicino al “…dove eravamo rimasti?” della fine dei ’70, quando rock ed elettronica si unirono in un matrimonio soddisfacente, pur di breve durata. Non si tratta però di una reminescenza vintage, anzi, ci troviamo di fronte ad un disco carico di elettricità, un temporale all’orizzonte che fa presagire sviluppi futuri imprevedibili pur con l’agitarsi di certi ricordi che rollano l’imbarcazione con un inquieto beccheggio.

Continua a leggere “Eivind Aarset 4tet – Phantasmagoria, or A Different Kind of Journey (Jazzland Recordings, 2021)”

Tor Yttredal | Roberto Bonati – Some Red Some Yellow (Parma Frontiere, 2021)

R E C E N S I O N E


Recensione di Mario Grella

Se si pensa a contrabbasso e sax si pensa al jazz e se si pensa al jazz, si pensa a contrabbasso e sax, strumenti iconici e quasi eponimici del jazz stesso. Ma non è mai un bene fidarsi troppo della consuetudine ed è invece molto benefico, essere curiosi, non avere pregiudizi e non fidarsi troppo delle etichette. Per corroborare questa teoria, basta mettersi all’ascolto di Some Red Some Yellow, ultimo lavoro discografico del grande contrabbassista Roberto Bonati, accompagnato in questa passeggiata nordica e di stampo “etno-jazz”, dal sassofonista norvegese Tor Yttredal. Una collaborazione tra i due musicisti iniziata nel 2013 e che è proseguita fino ad oggi, per la realizzazione di questo disco realizzato con il sostegno della University of Stavanger che ha condotto la ricerca artistica “Improvisation” della Faculty of Performing Arts. Il disco è quindi il frutto di una residenza di Tor Yttredal in Italia al festival ParmaJazz Frontiere. Nel comunicato stampa che accompagna il disco c’è una definizione che credo riassuma alla perfezione l’atmosfera che si respira qui, quella di “folklore immaginario”. Sì perché se è inequivocabile la vena folklorico-etnica, è anche vero che non si riesca a definire una area di provenienza di quel tipo di suono, di quelle armonie, di quegli accenti. Ed è bellissimo così.

Continua a leggere “Tor Yttredal | Roberto Bonati – Some Red Some Yellow (Parma Frontiere, 2021)”

Sito web creato con WordPress.com.

Su ↑