Articolo di Luca Franceschini.

Sono passati cinque anni da “Preso nel vortice”, che è stato l’ultimo disco in studio e che, diciamocelo francamente, non era un granché. In mezzo è arrivato un lungo tour durante il quale è stato celebrato “Siberia”, eseguito interamente all’inizio di ogni concerto, data dopo data e successivamente anche registrato daccapo, con l’aggiunta di interludi strumentali e brani inediti. Un’operazione che è senza dubbio servita a fare cassa ma che, dal punto di vista strettamente artistico, è risultata decisamente superflua.
Per tutti questi motivi mi sembra importante salutare il ritorno dei Diaframma alla contemporaneità, con un disco nuovo di zecca che, prima ancora di qualunque giudizio di valore, costituisce senza dubbio la prova che questo gruppo non ha intenzione di mettere la parola fine al proprio percorso artistico.

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