Luca Franceschini

American Football @ Magnolia, Segrate (Mi) – 15 giugno 2017

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Articolo di Luca Franceschini, immagini sonore di Circolo Magnolia

Cosa spinga una band a riformarsi dopo 15 anni, avendo all’epoca registrato un disco o poco più, è un qualcosa di molto difficile da capire. Verrebbe da tirare in ballo il romanticismo dei ricordi della giovinezza, gli amici, i tempi dell’università o delle scuole superiori, quando tutto sembrava facile, senza preoccupazioni e si pensava più che altro a godersi la vita. Verrebbe da pensare che dopo tanto tempo passato a vivere la vita, venga voglia di riprendere in mano il discorso interrotto, per vedere come sarebbe andata se invece di scioglierti, quella volta avessi semplicemente deciso di continuare.
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Japandroids @ Santeria Social Club, Milano – 7 giugno 2017

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Articolo di Luca Franceschini, immagini sonore di Federica Borroni*

Brian King e David Prowse, il duo canadese meglio noto come Japandroids, ha fatto parecchia strada, negli otto anni trascorsi dal loro debutto “Post Nothing”. Dagli squat di Vancouver, dove hanno suonato per anni, prima di farsi notare e tagliare il traguardo dell’esordio discografico, alle platee dei più importanti festival mondiali, il loro percorso è stato caratterizzato da un’ascesa costante e inesorabile. Sempre determinati, sempre sicuri dei loro mezzi, sia quando le difficoltà iniziali li avevano portati sull’orlo dello scioglimento, sia quando, una volta arrivato il successo, i normali screzi e incomprensioni hanno rischiato di trasformarsi in qualcosa di più grosso e profondo.
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Slowtide – Alaska (Prismopaco Records, 2017)

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Articolo di Luca Franceschini

Se mai in futuro mi capiterà di intervistare questi Slowtide, non mancherò certo di chiedere loro come mai, in un mondo zeppo di band emergenti fino alla saturazione, abbiano avuto la bella pensata di scegliersi un nome semanticamente e foneticamente così vicino a quello di uno dei più grandi act della scena indipendente internazionale. Immagino che sia stato perché la parola in sé evocava suggestioni che i cinque avevano voglia di trasmettere. E poi, diciamolo, non è lo Shoegaze il genere che i nostri vogliono esplorare, quindi direi che non c’è il rischio di fare confusione, a patto ovviamente che si stia attenti.
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Mark Lanegan – Gargoyle (Heavenly Recordings, 2017)

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Articolo di Luca Franceschini.

Recensire oggi un disco di Mark Lanegan è impresa da una parte difficilissima e dall’altra oltremodo semplice. Difficilissima perché c’è tutto il peso del suo passato, dapprima con gli Screaming Trees, poi con i primi capolavori da solista, ancora con i dischi assieme ad Isobel Campbell, a Duke Garwood e a tutte le altre collaborazioni che ha realizzato in tutti questi anni; Mark Lanegan come monumento vivente, insomma.
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Spartiti @ Spazio Anteprima, Saronno (Mi) – 20 Maggio 2017

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Articolo di Luca Franceschini, immagini sonore di Andrea Furlan

Diciamolo chiaramente. Sentiamo tutti la mancanza degli Offlaga Disco Pax. La tragica scomparsa di Enrico Fontanelli ha provocato la fine di uno dei gruppi più talentuosi del rock italiano degli ultimi anni, capaci di portare la formula dello “spoken word” inaugurata dai Massimo Volume ad un livello ulteriore, combinando perfettamente la verve narrativa di Max Collini con una tessitura elettronica di primissimo livello.

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I miei migliori complimenti – Musica scritta con il Mac, liriche costruite attorno a uno status di facebook – Abbiamo intervistato questo cantautore 2.0 generazione Millenials

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Intervista di Luca Franceschini

Le disavventure amorose di Walter e Carolina”, ep d’esordio de I miei migliori complimenti, il progetto personale di Walter Ferrari, studente della Bocconi con una passione per il Rap, il Punk e folgorato dalla scrittura di Niccolò Contessa, mi era capitato tra le mani qualche mese fa, al momento dell’uscita. Non mi aveva entusiasmato molto, all’inizio. Poi però, superata la difficoltà dei primi ascolti, mi sono lasciato coinvolgere dalla vivacità e dall’ironia un po’ amara con cui ha saputo raccontare la storia con una ex, come se fosse una declinazione adolescenziale di “Blood on the Tracks”. La profondità e la maturità di Bob Dylan ovviamente lasciano il posto a liriche costruite attorno a uno status di Facebook, con concisione un po’ da copywriter.

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Vikowski – Beyond The Skyline (Costello’s Records, 2017)

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Articolo di Luca Franceschini

Mi ero già imbattuto in Vikowski, nome del progetto personale del milanese Vincenzo Coppeta. Avevo seguito il Pending Lips, brillante concorso per band emergenti organizzato da Costello’s (che, è superfluo dirlo, ci auguriamo tutti ritorni nel 2018 dopo che quest’anno, per diversi motivi, non si è potuto tenere) e lui era arrivato in semifinale.

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