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Luca Franceschini

Barbarisms: Un italoamericano a Stoccolma

I N T E R V I S T A


Articolo di Luca Franceschini

I Barbarisms sono una band strana, almeno per quanto riguarda le loro origini: Nicholas Faraone, nipote di un immigrato italiano, è nato e ha vissuto a Brooklyn ma ha realizzato la sua vocazione musicale solo dopo essersi trasferito a Stoccolma, dove ha trovato in Robin af Ekenstam e in Tom Skantze dei partner perfetti per dare concretezza alla sua febbrile attività di songwriting. I Barbarisms hanno esordito nel 2014 con un disco omonimo che vantava una prestigiosa distribuzione Rough Trade e che pur mostrando un’impronta sonora fortemente debitrice dei Pavement, denotava già una scrittura matura e di alto livello, arricchita dalla spiccata personalità del loro uomo principale.
Ho avuto la fortuna di imbattermi in loro sin dagli inizi, quando grazie alla coraggiosa iniziativa dei ragazzi di Costello’s (non ricordo se all’epoca si chiamassero ancora Il cielo sotto Milano ma le persone coinvolte erano grosso modo quelle) vennero a fare un breve tour dalle nostre parti, esibendosi a Milano per la prima e unica volta nella loro carriera. Da allora è arrivato un deal con l’etichetta romana A Modest Proposal, per cui hanno pubblicato tre dischi, senza che mai l’asticella qualitativa si sia abbassata di un millimetro. L’ultimo di questi, Zugzwang, è uscito verso la fine dello scorso anno ed è il solito, bellissimo, disco dei Barbarisms: arrangiamenti scarni, melodie incisive, testi caratterizzati da immagini vivide e da un’ironia tagliente. Abbiamo raggiunto Nicholas Faraone per farci raccontare qualcosa di più di quest’ultimo lavoro e per capire se, pandemia permettendo, riusciranno finalmente a ripassare da noi…

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Apparat @ Balena Festival – Porto Antico, Genova – 4 settembre 2021

L I V E – R E P O R T


Articolo di Luca Franceschini

Dopo una mezz’ora scarsa dall’inizio Sascha Ring si ferma per ringraziare brevemente il pubblico e trasmettere tutta la sua felicità per essere finalmente tornato dal vivo dopo due anni di stop forzato. In tutto questo tempo non si è neppure incontrato con la sua band per le prove, ragion per cui ricominciare, dice, non sarà così semplice. Si sono ritrovati qualche settimana fa e così, per non annoiarsi troppo a suonare sempre le solite cose, hanno scritto qualche brano nuovo. “Uno l’avete appena ascoltato – informa – probabilmente più tardi ne suoneremo un altro”. Cosa che puntualmente avviene, mettendo in risalto l’alta qualità di queste composizioni, che si muovono sulla falsariga degli ultimi lavori del produttore e compositore berlinese, lasciando crescere ulteriormente le aspettative per un disco che, lo ha anticipato lui in un’intervista a Repubblica di qualche giorno fa, dovrebbe essere ormai quasi pronto.
Quella del Balena Festival di Genova è la quarta di cinque date che Apparat sta tenendo nella nostra penisola (ci sono state anche Porto Recanati, Caserta, Firenze e nel momento in cui questo articolo verrà pubblicato, sarà passato anche da Cella Monte, in provincia di Alessandria), parte di un più lungo giro europeo che rappresenta di fatto un nuovo inizio, sia esso più o meno ufficiale.

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Venerus @ Piazza degli Alpini, Bergamo – 3 settembre 2021

L I V E – R E P O R T


Articolo di Luca Franceschini

Mentre il tour estivo di Venerus sta per giungere al termine (a memoria, credo che rimangano ancora tre date) possiamo dirlo con una certa sicurezza: in Italia, in questo preciso momento, non ci sono spettacoli live che possano eguagliare quello che l’artista milanese sta portando in giro dai primi di luglio. C’è una ragione primaria, che consiste nel fatto che, in un proliferare di basi e sequenze, lui abbia scelto di giocare con le regole della vecchia scuola: band allargata e tanti strumenti sul palco che interagiscono tra loro. Ma soprattutto, i nostri suonano benissimo, tant’è che anche alla voce “spettacoli dal vivo” siamo comunque su un livello decisamente alto. Del resto non è un caso se “Magica musica”, nonostante la produzione di un nome come Mace, saldamente legato all’Urban contemporaneo, e la partecipazione di artisti come Gemitaiz, Frah Quintale e Rkomi, abbia smarcato più o meno definitivamente Venerus dal calderone dell’It Pop, per farlo assurgere ad una dimensione più “globale”, di cui le lodi che anche il pubblico Over 30 gli ha tributato, costituiscono senza dubbio il segno più visibile di questo fenomeno.
Dopo aver trascorso il mese di agosto girando il Sud Italia, la carovana di “Magica Musica” ha fatto ritorno al Nord per le ultime date: il 1 settembre c’è stata nuovamente Milano (questa volta al Magnolia), due giorni dopo è la volta di Bergamo, che è la data che scelgo di vedere, dopo essermelo già goduto due mesi prima a Sarzana.

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Claudia Buzzetti and the Hootenanny: Bergamo Country Rock

I N T E R V I S T A


Articolo di Luca Franceschini

C’è un filone americano anche in Italia, sebbene la “roots music” di oltreoceano da noi sia poco frequentata e poco conosciuta, al di fuori dei soliti nomi giganteschi tipo Dylan, Springsteen, se va bene Neil Young, i quali vengono fruiti da un pubblico vasto ma che normalmente contestualizza e approfondisce poco.
La conseguenza è che quegli artisti che hanno fatto della cosiddetta “Americana” il territorio della loro vocazione, viaggiano su numeri bassi e suonano davanti ad un pubblico mediamente attempato.
Claudia Buzzetti è nata a Bergamo ma ha da sempre nel cuore gli ampi spazi del nuovo continente. Dopo aver deciso che non avrebbe fatto l’attrice, si è buttata anima e corpo nella musica e dopo una lunga gavetta è arrivata all’indispensabile traguardo del debutto discografico. 7 Years Crying, uscito a giugno per Edonè Dischi, la piccola etichetta legata all’omonimo locale bergamasco, è un Ep che parla il linguaggio del Country ma che incorpora al suo interno anche una discreta matrice rock. Lo ha registrato assieme agli Hootenanny, un gruppo di amici che da tempo gravitano attorno a lei, il cui membro più conosciuto è senza dubbio Luca Ferrari, batterista dei Verdena nonché del progetto Animatronic. Sarebbe però un errore accostarsi a questo lavoro solo per la presenza di un nome così importante: 7 Years Crying brilla di luce propria, merito di una scrittura di ottimo livello, ossequiosa al modello ma niente affatto di maniera, di una vocalità profonda ed espressiva e di arrangiamenti semplici ma funzionali a far risaltare le belle melodie di questi brani. Difficilmente se ne accorgeranno in molti, vista la situazione qui sopra delineata, ma ciò non toglie che Claudia sia un talento degno di essere scoperto.
L’abbiamo sentita al telefono per conoscerla meglio, farci raccontare qualcosa dei suoi inizi ed entrare maggiormente in queste sue prime composizioni.

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Iosonouncane @ Balena Festival – Genova, 15 luglio 2021

L I V E – R E P O R T


Articolo di Luca Franceschini

Al Balena Festival ci ero stato un paio di anni fa ed ero rimasto favorevolmente impressionato: ottimo cartellone, location pregevole, organizzazione efficiente, suoni perfetti. Quest’anno la rassegna genovese rientra in campo e lo fa nel migliore dei modi, con una line up che include le cose più interessanti che si stanno vedendo in questi mesi in Italia. Ci sarebbero dovuti essere anche i Black Country, New Road, ma sappiamo tutti com’è andata, speriamo davvero di rifarci a fine agosto al TOdays. Detto questo, i nomi coinvolti, seppure confinati al nostro paese, rimangono ugualmente di livello.
Quest’anno c’è stato un piccolo cambio logistico: siamo sempre al Porto antico ma all’Arena del mare, cosa che garantisce un suggestivo colpo d’occhio, col tramonto e le grandi navi da crociera che arrivano e partono in continuazione. Per il resto, l’organizzazione è sempre molto efficiente, il palco è grande e la visibilità è garantita a tutti. Insomma, è quello che speravo di ottenere nel momento in cui ho deciso di vedere un’altra volta Iosonouncane, dopo la già comunque ottima data di Ferrara: lì i volumi erano decisamente bassi ed il contesto del parco risultava troppo dispersivo, ero uscito soddisfatto ma sentivo che mancava qualcosa.

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Perturbazione @ Parco Tittoni – Desio (Mb), 14 luglio 2021

L I V E – R E P O R T


Articolo di Luca Franceschini

Fa piuttosto male vedere il Parco Tittoni con una così scarsa affluenza di pubblico. Ancora di più se la band in questione quest’estate ha annunciato solo tre date, di cui quella di Desio risulta l’unica in Lombardia. Fa pensare che non ci sia tutta questa voglia di vedere concerti oppure che gruppi come i Perturbazione stiano ormai attraversando una fase calante dal punto di vista della popolarità. È difficile trovare una risposta e anche se indubbiamente un fattore anagrafico è da mettere in conto (la maggior parte dei sold out registrati in questi mesi appartiene ad artisti dell’ultima generazione) penso comunque che le spiegazioni siano più di una e che l’abituale ritrosia di milanesi e limitrofi a venire in Brianza possa essere una di quelle.
In ogni caso, pochi ma buoni, come si suol dire. Questa sera i Perturbazione tornano a suonare dopo un altro anno di stop e l’occasione, oltre che promuovere l’ultimo (dis)amore è anche quella di presentare Chi conosci davvero, la graphic novel da loro sceneggiata e illustrata da Davide Aurilia che, essendo di Desio, è presente tra il pubblico.

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Francesco Bianconi @ Castello Sforzesco – Milano, 13 luglio 2021

L I V E – R E P O R T


Articolo di Luca Franceschini, immagini sonore di Lino Brunetti

Forever, oltre ad essere stato uno dei dischi più belli dell’anno passato, almeno per il sottoscritto, ha rappresentato per Francesco Bianconi il capitolo del definitivo raggiungimento della maturità. Che, lo capisco, è un giudizio un po’ strano da dare, per un artista che è in giro da oltre vent’anni e che con i Baustelle ha scritto un pezzo non secondario della musica italiana.
Eppure, quando ai tempi de I mistici dell’occidente e di Fantasma aveva provato a virare verso un cantautorato in qualche modo più sofisticato, i risultati non erano stati del tutto convincenti.
La sua prima prova da solista, arrivata dopo i due volumi de L’amore e la violenza, che avevano riportato la sua band madre sul terreno Pop a lei più congeniale, è invece di tutt’altra pasta. Le orchestrazioni, il linguaggio della musica classica contemporanea, una scrittura di livello altissimo che trascende qualunque tipo di etichetta o dimensione precostituita, per abbracciare il piano di una bellezza assoluta e senza tempo, sono tutti dati che rendono la parola “capolavoro” niente affatto esagerata.
È un disco che meritava di essere portato dal vivo ed è per questo che i continui rinvii a causa della situazione pandemica, dopo che già la pubblicazione era stata rinviata, facevano male.
Oggi finalmente si riesce a recuperare e la data milanese, nell’elegante cornice del Castello Sforzesco, è indubbiamente un’occasione privilegiata per ascoltare queste canzoni, approfittando anche della fortunata congiuntura metereologica che ha tenuto i violenti temporali previsti, confinati a poche ore prima dall’inizio.

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Venerus: Il mio tributo alla musica

I N T E R V I S T A


Articolo di Luca Franceschini

Che sia stato lanciato in orbita a fine 2018 da “Senza di me” di Gemitaiz, con il suo featuring che è indubbiamente la cosa migliore del brano, è abbastanza ininfluente, se non per un oggettivo discorso di numeri. Sin dai suoi primi singoli, confluiti poi nell’Ep “A che punto è la notte”, Venerus si è imposto nel panorama italiano come un’eccellenza assoluta. Si è formato musicalmente a Londra ma è poi tornato in patria, prima a Roma e adesso a Milano, città nella quale è cresciuto e dove attualmente vive. “Magica musica” arriva quasi contemporaneamente a “OBE”, il disco del suo produttore Mace, al quale ha dato un apporto più che consistente ed è, nella sua ora complessiva di durata, un disco che già vale una carriera. Neo Soul infarcito da una produzione moderna e da una scrittura personale e fortemente immaginifica, impreziosita da una serie eterogenea ed efficace di interventi, dai Calibro 35 a Gemitaiz, da Rkomi a Frah Quintale, solo per nominarne alcuni. Un disco così in Italia non ce l’avevamo ancora e potrebbe davvero rivelarsi decisivo nel spostare gli equilibri di una scena che, per quanto in questi ultimi anni abbia espresso grandi cose, sta rimanendo un po’ troppo uguale a se stessa.
Abbiamo raggiunto Venerus per telefono, alla vigilia della partenza del suo nuovo tour, 21 date che toccheranno in lungo e in largo la penisola e che in gran parte sono già sold out, a testimonianza dell’affetto che il suo pubblico nutre per lui, che oltretutto ha già dimostrato che cosa può combinare dal vivo. Qui di seguito il resoconto della nostra chiacchierata, breve ma non priva di spunti interessanti.

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Paolo Benvegnù @ Parco Tittoni – Desio (Mb), 23 giugno 2021

L I V E – R E P O R T


Articolo di Luca Franceschini, immagini sonore di Lino Brunetti

Non mi ricordo quando è stata l’ultima volta che ho visto dal vivo Paolo Benvegnù. Avevo parlato con lui al momento dell’uscita del suo ultimo disco, Dell’odio dell’innocenza ed erano i giorni in cui il mondo si fermava ed il suo tour previsto di lì a poche settimane era già stato posticipato. Non sarebbe stato recuperato più: l’estate scorsa, quando timidamente si è ricominciato a suonare, c’è stato qualche concerto in solitaria ma se vi ricordate a Milano e dintorni ci erano venuti in pochi, probabilmente ancora vittime di una situazione che dalle nostre parti era stata molto peggiore che altrove.
Ero riuscito a vederlo solo a Bassano del Grappa, in compagnia di Marco Parente, ma mi mancava molto un concerto che fosse davvero suo e soprattutto mi mancava sentire dal vivo le canzoni nuove.
Il Parco Tittoni era stato il luogo da dove la mia attività concertistica era ripresa la scorsa estate; quest’anno di show ne ho già visti un po’ ma è sempre bello tornare in questo luogo, immerso nel verde e con l’elegante edificio di Villa CusaniTittoni Traversi a creare una cornice affascinante.
Rispetto allo scorso anno, la capienza è stata se non vado errato leggermente allargata (ci sono 400 posti) e se pure la presenza di tavoli e sedie rende il tutto particolarmente fastidioso, bisogna ammettere che il palco di fortuna improvvisato davanti agli scalini della villa offre un colpo d’occhio interessante.

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