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Luca Franceschini

C’mon Tigre + Toccafondo @ Triennale Milano Teatro – 24 ottobre 2020

L I V E – R E P O R T


Articolo di Luca Franceschini

C’è aria di desolazione o forse me la immagino io. All’entrata del Teatro della Triennale, sede di gran parte degli eventi del JazzMi, tutti sorridono contenti, lo staff si rivolge al pubblico con cortesia e disponibilità, e i movimenti sono lenti e pacati. Persino all’interno, quando il concerto è in pieno svolgimento, il clima appare più teso e concentrato del solito: quasi nessuno fa commenti tra un pezzo e l’altro, pochissimi parlano sopra i pezzi e, se proprio lo fanno, gli interventi sono brevi e quasi sussurrati. Le misure di sicurezza sono rispettate al millesimo: dalle mascherine rigorosamente indossate anche da seduti, al distanziamento, all’igienizzazione delle mani, tutto funziona perfettamente.
Eppure, non so come e non so perché, si avverte quest’aria da fine del mondo, quasi da ultimo giorno, come fossimo sulla soglia di una dimensione in procinto di svanire. In effetti mentre entriamo in sala siamo tutti tecnicamente appesi a un filo, anche se in realtà sappiamo già benissimo che cosa accadrà. Il nuovo Dpcm non è ancora ufficiale ma ormai le anticipazioni dei giornali contano più della realtà dei fatti, per una volta possiamo fidarci: locali e teatri dovranno chiudere dalle 18, per i concerti ormai è finita.

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Marco Parente: La struggente bellezza del quotidiano

I N T E R V I S T A


Articolo di Luca Franceschini 

Marco Parente è uno dei più grandi autori di canzoni che abbiamo in Italia ma sappiamo come vanno queste cose, se ne sono accorti sempre troppo in pochi. Un po’ è anche “colpa” sua, che non ha mai amato troppo stare sotto i riflettori, che ha diradato le apparizioni pubbliche prendendosi sempre parecchio tempo tra un disco e l’altro. Life, per esempio, è il suo primo lavoro “di canzoni” dai tempi de La riproduzione dei fiori, uscito nel 2011. In questi nove anni l’artista napoletano (da anni trapiantato a Firenze) non è stato fermo, realizzando tutta una serie di progetti “alternativi”, non tutti particolarmente fruibili, che forse in qualche modo hanno alimentato questo senso di mancanza che il pubblico legato soprattutto al suo lavoro di cantautore stava sperimentando. Ad ogni modo Life è un disco splendido, un ritorno folgorante che da solo è in grado di azzerare il tempo e di ristabilire, se mai ce ne fosse stato bisogno, il posto di Parente all’interno del nostro panorama musicale. Alla vigilia dell’uscita, l’ho chiamato per telefono e mi sono fatto raccontare un po’ di cose sui pezzi e sulla loro genesi.

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PER gli invisibili: Vasco Brondi, Tre Allegri Ragazzi Morti, Massimo Zamboni @ Scandiano (Re) – 9 ottobre 2020

L I V E – R E P O R T


Articolo di Luca Franceschini

Dubito che i concerti debbano riprendere per il bene di tutte quelle persone che hanno passato quasi tutto il tempo a fare la fila al bar (ce n’era uno solo ed era comprensibilmente affollato) o che hanno fatto milioni di volte avanti e indietro per prendersi da bere; o ancora, per il tipo brillante seduto davanti a me, che ha nell’ordine: chiacchierato con la sua ragazza del più e del meno a voce altissima, bevuto ad occhio cinque o sei birre nell’arco di un’ora (non è che lo spiassi ma era difficile ignorarlo) e urlato: “Canta coglione! Smettila di parlare!” a Vasco Brondi quando il malcapitato ha deciso che era giunto il momento di fare un saluto di benvenuto ai presenti. Inutile dire che quando l’artista ferrarese si è effettivamente messo a cantare, il suddetto spettatore se n’è stato tutto il tempo a controllare il telefonino (la sua ragazza si è pure guardata un video, con tanto di microfono ben vicino all’orecchio, chissà mai che la musica dagli altoparlanti non la disturbasse troppo).
Scusate lo sfogo ma dovevo scriverlo: si parla tanto e giustamente di far ripartire in condizioni normali la musica dal vivo, si fanno tanti paragoni con le discoteche, anche ieri sera Davide Toffolo ci ha tenuto a rimarcare che il pubblico dei concerti è il più educato e motivato che ci sia… beh, consentitemi di fare dei bei distinguo. Per carità, anche questa sera ho visto tanta gente attenta, partecipe, educata; ma per ognuno di loro ce n’è un altro che si comporta come il personaggio sopra nominato, e sono sempre troppi quelli che ancora pensano che andare a sentire qualcuno suonare, pagando il biglietto, equivalga a fare i propri porci comodi.

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Senna: Proprio come una famiglia – Intervista

I N T E R V I S T A


Articolo di Luca Franceschini

Difficile sostenere che la pandemia da Coronavirus stia avendo anche risvolti positivi. Eppure, al di là del cambio di mentalità e di modalità di convivenza col reale che tutti noi, se non vogliamo soccombere, saremo costretti a mettere in atto, nel vorticare delle uscite discografiche, probabilmente l’assenza di una costante programmazione live ha fatto sì che ci si possa concentrare maggiormente sui singoli lavori. Il ritmo è leggermente rallentato e forse sarà più facile operare una scrematura, isolare ciò che è degno di nota dal superfluo, selezionare maggiormente quei titoli più meritevoli di rimanere nel tempo.

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ColapesceDimartino @ Villa Bellini – Catania, 26 settembre 2020

L I V E – R E P O R T


Articolo di Angela Todaro

Continua il tour de I mortali, ultimo lavoro a quattro mani dei cantautori siciliani Antonio Di Martino e Lorenzo Urciullo (in arte Colapesce), album pubblicato a giugno e anticipato dai diversi singoli, tra cui Luna araba, realizzato con la collaborazione di Carmen Consoli.
Il tour approda finalmente proprio in Sicilia, la data finale ci porta nella suggestiva atmosfera di Villa Bellini, nel cuore di Catania, per la rassegna Festival sotto il Vulcano. Purtroppo il clima non è dei migliori ma nonostante il forte vento e le basse temperature… show must go on.
Alle 21:30 finalmente le sedie si riempiono, si spengono le luci ed il palcoscenico prende vita. Un allestimento molto semplice, pochi strumenti ed al centro del palco, su un rialzo, una “palla argentata” a voler rappresentare la luna piena, elemento che ritroviamo spesso nel disco.

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Pollio @ Ride – Milano, 18 settembre 2020 [opening act Nove]

L I V E – R E P O R T


Articolo di Luca Franceschini

Gran bel posto il Ride. Ampio, accogliente, situato nella zona dell’ex mercato di Milano, oggi nel pieno centro della rinnovata vita notturna portata dalla riqualificazione dei Navigli. Se togliamo la difficoltà di raggiungerlo in macchina, alla fine è perfetto: palco e luci notevoli, area verde spaziosa che garantisce tutto il distanziamento di cui c’è bisogno per poter tornare ad organizzare qualcosa di decente.
Già, la musica sta lentamente ripartendo e anche se le limitazioni di cui sono oggetto i grandi eventi rimarranno presumibilmente a tempo indeterminato (tant’è che un futuro incentrato unicamente sui concerti in streaming sembra molto meno un incubo distopico rispetto a qualche mese fa), la scena del nostro paese, quella che non ha mai macinato grandi numeri, potrebbe utilizzare questo momento (si spera) di transizione per tornare a farsi vedere e fare quello che più ama fare.
Non è un caso, in effetti, che proprio quello di Fabrizio Pollio sia stato il mio primo live post lockdown. Era inizio luglio, al Parco Tittoni di Desio e non sembrava vero di essere di nuovo fuori casa a sentire musica dal vivo. Due mesi e diversi concerti dopo (tanti ma ovviamente non quanti avrei voluto) l’appuntamento è ancora con l’ex Io?Drama, in questa ottima cornice milanese.

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The Flaming Lips – American Head (Bella Union, 2020)

R E C E N S I O N E


Articolo di Luca Franceschini

Non credo lo si sottolinei mai abbastanza, che il primo disco dei Flaming Lips è uscito nel 1986. La band dell’Oklahoma ha esordito sul mercato quando gli Smiths esistevano ancora, quando il Grunge, l’ultima vera rivoluzione del rock, era molto di là da venire e quando etichette come New Wave, Dark, Gothic, New Romantic, Synth Pop raccontavano una realtà presente e in divenire, non erano ancora relegati nelle pagine delle retrospettive storiche. L’altra cosa sorprendente, quando ci si pensa (non so voi ma a me ha sempre colpito tantissimo) è che sono arrivati al successo più o meno planetario ben 13 anni dopo l’esordio, se dobbiamo considerare The Soft Bulletin come il momento in cui anche il resto del mondo ha scoperto la loro esistenza. Non sono poi molti gli act che hanno varcato la soglia del mainstream dopo una così lunga permanenza nei circuiti underground (il caso più clamoroso è forse quello dei R.E.M., che sono quasi loro coetanei ma sono esplosi dopo molti meno anni) e già solo per questo meriterebbero ampia considerazione.

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Gigi Giancursi e Carlo Pinchetti @ Ink – Bergamo, 5 settembre 2020

L I V E – R E P O R T


Articolo di Luca Franceschini

Normalmente ti viene da fare un disco se ti escono fuori le canzoni. Negli ultimi anni però la vita del musicista mi stava stretta, nel senso che mi sembrava si perdesse più tempo a propagandare se stessi piuttosto che a scrivere canzoni. Mi sono dato un po’ dello scemo da solo e Antonio Bardi dei Virginiana Miller una volta mi ha detto: “Ma tu sei un talebano!” che pensandoci è la definizione migliore per me!”. Di Gigi Giancursi non si avevano più notizie da qualche tempo. Nel 2017, a più di un anno dallo split coi Perturbazione aveva fatto uscire “Cronache dell’abbandono”, il primo vero lavoro da solista se si esclude il materiale pubblicato sotto il monicker di Linda & the Greenman. Come lui stesso ha detto, è stato pubblicato in sordina, “senza farlo troppo sapere in giro”, per usare le sue parole. Chi segue Offtopic e il sottoscritto probabilmente si ricorderà la recensione che avevo fatto all’epoca (potete rileggerla qui), e in effetti in quell’occasione era stato proprio lui a mandarcelo in anteprima, nel caso avessimo avuto voglia di recensirlo.
Era un bel disco ma non se ne fece molto: qualche data in giro (venne a Milano ma purtroppo non riuscii ad andarci) e poi più nulla, obbedendo alla regola secondo cui si parla quando se ne sente davvero l’urgenza, quando si ha davvero qualcosa di valido da dire. Dall’anno scorso, comunque, lo si può trovare anche in streaming: “L’ho pubblicato su Spotify e sulle varie piattaforme perché mi sarebbe sembrato un suicidio non farlo! Ma non rinnego nulla di quel che ho fatto: avevo bisogno di seguire il mio percorso, a prescindere dal fatto che fosse una cosa giusta o sbagliata, serviva a me, per una volta volevo che fosse solo la musica a parlare e non tutto quello che le sta attorno. Questa cosa ha avuto anche dei lati positivi perché mi ha obbligato a scrivere a tutti quelli che io pensavo sarebbero stati interessati al disco e quindi per un volta ho utilizzato i social in maniera utile.
Da qualche tempo Gigi è tornato a suonare ed è in fondo il motivo per cui vi stiamo raccontando queste cose: questa sera si sarebbe esibito a Bergamo e, complice la presenza di Carlo Pinchetti, che gli avrebbe aperto il concerto, mi sono trovato con loro due, seduti ad uno dei tavoli all’aperto dell’Ink, il locale che, assieme a Druso ed Edoné, è uno dei centri propulsori dell’attività live della città. Non è stata una vera e propria intervista perché il clima era conviviale e si è chiacchierato liberamente del più e del meno spaziando per vari argomenti.

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Emma Nolde: A volte la coerenza è una virtù sopravvalutata

I N T E R V I S T A


Articolo di Luca Franceschini 

Accade sempre più raramente, forse per l’eccessiva ricchezza di impulsi e la nostra sempre più cronica distrazione, ma continuo a pensare che il modo migliore per scoprire un nuovo artista sia quello di sentirlo dal vivo. Mi è successo pochi giorni fa con Emma Nolde: un nome che nei circuiti specializzati gira da parecchio (la partecipazione, tra le altre cose, al Mi Ami TVB è stata di per sé una certificazione di garanzia), due singoli usciti durante l’estate che però, tra una cosa e l’altra, mi ero dimenticato di ascoltare. Me ne sono ricordato il 27 agosto, quando sono andato a sentire Francesca Michielin nell’ambito di una delle serate di “Cuori impavidi”, la rassegna concertistica messa coraggiosamente in piedi da Carlo Pastori e dal team del Mi Ami, di fatto l’unica occasione, a parte Parco Tittoni, Mare Culturale Urbano e qualche sporadica data qua e là, di ascoltare musica dal vivo a Milano durante questa estate interlocutoria. Emma Nolde (che vive a San Miniato ma di fatto è cresciuta ad Empoli) si è presentata sul palco subito dopo il pregevolissimo set di Hån (spendiamo due parole anche per questa ragazza e per il suo ultimo Ep ”Gradients”, uscito a luglio; magari non originalissimo ma di pregevole fattura, certificazione indubbia di un talento cristallino, anche se forse sul palco c’è qualche cosa da aggiustare), in compagnia di Renato d’Amico e Andrea Pachetti, amici e collaboratori di lunga data, fondamentali anche per gli arrangiamenti e la produzione dei pezzi. Ha aperto con “Nero ardesia”, uno dei due singoli già usciti e che non avevo ascoltato, e non ci è voluto altro per conquistarmi. Capacità di scrittura, voce, personalità, impatto: questa ragazza possiede tutto questo e fa impressione perché ha solo vent’anni e le canzoni che compongono il suo disco d’esordio le ha scritte tutte durante l’adolescenza. Ci sono voluti cinque anni di lavoro, subito dopo la decisione di passare dal cantato in inglese a quello in italiano, ma alla fine le canzoni selezionate, otto in tutto, hanno trovato il loro vestito migliore e anche grazie alla sapiente cura di Renato e Andrea, brillano di luce propria, mettendo a nudo un’artista dalla maturità sorprendente, che sa perfettamente cosa vuole fare e che non sembra troppo preoccupata dalla quantità di influenze che ha disseminato nel disco, caratteristica che si avrebbe la tentazione di bollare come mancanza di sicurezza. La incontro a Milano, nella sede di Universal, che pubblica “Toccaterra” assieme a Woodworm, durante una giornata interamente dedicata alle interviste promozionali. Chiacchierata molto interessante, che, come vedrete, ha offerto parecchi spunti che sarebbero stati meritevoli di approfondimento. Anche questo non è un dato da poco: è verissimo che un artista debba innanzitutto sapere esprimersi attraverso la propria arte, ma se si trova qualcuno che è anche in grado di riflettere e di mettere a fuoco ciò che fa, tanto meglio!

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