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Lucio Vecchio

Canova Trio – Agata (Filibusta Records, 2022)

R E C E N S I O N E


Recensione di Lucio Vecchio

Canova è un piccolo borgo medioevale, immerso nella natura della Val d’Ossola. Un villaggio di case in pietra e legno, abitato da diversi artisti. Ed è anche il luogo in cui, sei anni fa, questo trio è nato grazie all’incontro spontaneo di tre amici: Elisa Marangon, voce e pianoforte – Roberta Brighi, basso elettrico e voce – Massimiliano Salina, batteria.
Nel tempo, i percorsi ed i gusti personali, così come la voglia di sperimentare e rischiare, hanno permesso al gruppo di lavorare su brani originali ed arrangiamenti del tutto personali, caratterizzati da ricerca ritmica e liricità, ispirandosi alla musica jazz nordeuropea (come Kenny Wheeler, Ewan Svensson e Norma Winstone), così come al jazz americano, al neo soul e all’R&B moderno (come Robert Glasper e Gretchen Parlato).
Nell’estate del 2021 hanno registrato il loro primo album insieme Agata, con un ospite speciale, il trombettista Fulvio Sigurtà.
Attraverso colori e geometrie sorprendenti e sempre differenti la pietra Agata si fa spazio nel mondo e racconta, senza parole, di un miracolo della natura. Dalla combinazione di diversi fattori naturali nascono delle vere e proprie opere d’arte, dall’identità forte, che a tratti ricordano tecniche pittoriche appartenenti ad epoche lontane tra di loro.
Una modalità espressiva molto vicina al mondo della musica, che fa pensare al colore di questo disco.
In Agata, edito da Filibusta Records, trovano posto 11 tracce. Oltre alle composizioni originali di Elisa Marangon, di cui una scritta con Roberta Brighi, ed una di Massimiliano Salina, sono presenti reinterpretazioni di brani di Antonio Carlos Jobim, WayneShorter, Bill Evans, Enrico Pieranunzi, Dave Castle/Ewan Svensson.

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Bill Frisell – Four (Blue Note Records, 2022)

R E C E N S I O N E


Recensione di Lucio Vecchio

Cercando i termini “long COVID” su un motore di ricerca trovo la definizione: “È una sindrome clinica caratterizzata dalla presenza di alcuni sintomi legati all’infezione da SARS-CoV-2, che insorgono o persistono anche per settimane o mesi dopo la guarigione da COVID-19”.
Tranquilli, non state per leggere un trattato di medicina e non mi interessa infilarmi in diatribe o dibattiti legati al Covid. Ho voluto usare il caso come metafora, come spunto di riflessione del fatto che molte delle attuali uscite discografiche sono produzioni che risalgono ai mesi in cui siamo stati costretti in casa e che, come una scia lunga e persistente, verranno rilasciate nei giorni a venire. Una di queste è appunto Four, ultima fatica del chitarrista americano Bill Frisell.

Four è il terzo album di Frisell per Blue Note Records. È composto da tredici tracce di cui quattro reinterpretazioni di brani originali mai registrati e nove brani inediti, scritti come appunti durante il lockdown.
“È stato traumatico non stare con le altre persone”, dice Frisell, “così ho preso la mia chitarra e lei mi ha salvato”. In quei mesi ha scritto un sacco di melodie ed idee, così quando ha programmato le sessioni di registrazione di Four, aveva accumulato pile di quaderni pieni di musica che egli definisce “frammentata”.

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Alberto Dipace Eyes and Madness – A Dreamy Journey (AMP Music & Records, 2022)

R E C E N S I O N E


Recensione di Lucio Vecchio

A Dreamy Journey è l’ultimo lavoro del progetto Eyes and Madness composto da Alberto Dipace al pianoforte, Danilo Gallo al contrabbasso e Ferdinando Faraò alla batteria, uscito il 14 ottobre per la norvegese AMP Music & Records. Già al primo sguardo, no non mi sono sbagliato, non al primo ascolto, ancora non ci ero arrivato, ma al primo sguardo della tracklist mi sono accorto di non essere di fronte ad un normale album. Questo perché la sua durata complessiva supera abbondantemente l’ora. Roba da anni settanta. Abituati come siamo, anche nella musica così detta colta, a brani della durata massima di tre minuti. Il primo sguardo è stato confermato dal primo ascolto, dove si capisce che la durata di questo disco (scusate lo chiamo ancora cosi) è giustificata anche dalla voglia che i musicisti hanno di suonare e di trasmettere la propria passione e fin anche i propri sentimenti, senza risparmiarsi e senza fare alcun tipo di calcolo.

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Nagual – Italocarioca (Caligola Records, 2022)

R E C E N S I O N E


Recensione di Lucio Vecchio

Italocarioca è il quarto album da protagonista del sassofonista veneziano Nagual, alias Giovanni Ancorato (il nome è tratto dalla tradizione indigena del Messico), e arriva dopo il debutto Quintessenze (Caligola), Private Dancer (Alfa Music) e Sketches (Caligola), uscito tre anni fa. Anche in questo lavoro tutti i brani, composti da Nagual, sono caratterizzati da una sintesi di jazz e musica brasiliana. L’apertura alle culture africana, asiatica e latinoamericana è sempre stata una caratteristica del jazz di Nagual, un sassofonista veterano che le ha distillate nelle registrazioni, rendendole tutte preziose. Nagual entra in studio di registrazione solo quando sente di avere davvero qualcosa da dire. In questo caso rivela apertamente e spudoratamente tutto il suo grande e viscerale amore per la musica popolare brasiliana, non solo samba e bossanova.

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Vertigo Film Fest @ Anteo Palazzo del Cinema, dal 21 al 23 settembre 2022

C I N E M A


Articolo di Lucio Vecchio e Fabio Bresciani

Dal 21 al 23 settembre si è svolto in tre serate all’Anteo Palazzo del Cinema la terza edizione del Vertigo Film Fest, festival milanese dedicato ai cortometraggi nato nel 2019. I corti presentati, provenienti da vari paesi nel mondo e divisi in tre categorie (Animazione, Fiction, Documentario), si sono distinti per la loro qualità e per i temi sollevati. Per avvicinare questo mondo al pubblico si sono tenuti interessanti dibattiti post visione in cui gli spettatori hanno potuto porre domande e curiosità ai registi presenti in sala. Inoltre chi ha partecipato alle serate ha potuto votare tramite un Qr Code i cortometraggi in gara assegnando il Premio del Pubblico.

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Charles Lloyd – Trios: Ocean (Blue Note Records, 2022)

R E C E N S I O N E


Recensione di Lucio Vecchio

Sulla scena mondiale da più di sessant’anni, il sassofonista e flautista americano, primo pioniere della musica globale Charles Lloyd, non sembra interessato ad adagiarsi sugli allori ed all’età di ottantaquattro anni, ancora all’apice delle sue forze e prolifico come sempre, ha pubblicato una trilogia suonata in compagnia di grandi musicisti. Il 23 settembre ha rilasciato Trios: Ocean, il secondo album della serie Trio of Trios, un progetto che lo vede impegnato con tre diverse formazioni. In questo disco, di cui parleremo a breve, Lloyd viene affiancato da Gerald Clayton al pianoforte e da Anthony Wilson alla chitarra. Il primo album della trilogia, Trios: Chapel con il chitarrista Bill Frisell e il bassista Thomas Morgan, è stato pubblicato il 24 giugno, e il terzo, Trios: Sacred Thread con il chitarrista Julian Lage e il percussionista Zakir Hussain, uscirà il 18 novembre.

Ma veniamo all’oggetto del contendere, Trios: Ocean. L’album è la registrazione di un live che il terzetto ha tenuto il 9 settembre 2020 nel teatro Lobero, a Santa Barbara, città natale di Lloyd. Lo spettacolo, a causa della pandemia, si è tenuto senza pubblico ed è stato trasmesso in streaming. Il disco, stampato sia in formato CD che vinile per Blue Note, è composto da quattro lunghi brani in cui i musicisti si immergono nell’atmosfera straniante del teatro vuoto, riportandoci con profondo rispetto, per non dire devozione, alle radici del jazz.

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