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Mauro Savino

Ibrido_xN + Mug – Le Mura, Roma. 3 ottobre 2014

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Articolo di Mauro Savino.

Gli Ibrido_xN e i Mug hanno presentato qualche sera fa, al “Le Mura” alcuni brani dei loro ultimi lavori. Rispettivamente, “Stupidi umani” e “Lost Transmission”.
Nel cuore della casba sanlorenzina romana questi esponenti dell’Indie made in Italy hanno coinvolto la gioventù e la vecchiaia birraiola più o meno smarrita e colta del venerdì sera nel loro concerto a base di rock, progressive, wave e dichiarazioni sullo stato delle cose.
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Chet Baker. La nostalgia della bellezza

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Articolo e illustrazione di Mauro Savino.

Siamo stati tutti sotto la pioggia. O almeno l’abbiamo guardata dalla finestra, almeno una volta. E almeno una volta è stato come se tutte le musiche si fossero fuse. Nel lento scrosciare e scivolare e battere c’è tutto quel che c’è da sapere sulla vita e sulla musica.

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Kurt Cobain. Something in the way

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Articolo e illustrazione di Mauro Savino.

La morte non è più una presenza terribile che si nasconde nelle pieghe del destino di ognuno. Non più, da quando la catalogazione delle azioni, dei desideri e delle morti generate dall’orrore crescente fabbricato da un’umanità di insetti e mostri dal cuore dentato è divenuta bachechismo da social. La morte non è più pornografica. È la finzione strategica, è la scena del delitto, il suicidio del disperato nel mare di fango della società surmoderna o come la si vuol chiamare.
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Ian Curtis. Vivere e inappartenere

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Articolo e illustrazione di Mauro Savino.

Ian Curtis si è impiccato ed è morto. Ian Curtis soffriva fisicamente e psicologicamente. Ian Curtis era il fuori della musica della fine dei ‘70. Era troppo vivo così non gli restava che soffrire. Esiste una lunga linea grigia che ci separa da certi destini definitivi e comprensibili solo in dimensioni del vivere che fanno a meno della razionalità come critica dell’incomprensione di sé.
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Lou Reed. La quinta inattuale

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Articolo e illustrazione di Mauro Savino.

Non è facile parlare di uno che ha iniziato con l’eroina e ha finito con il Taiji Quan.
Sicuramente, però, Lou Reed è l’incarnazione sincera di una certa New York e di un certo milieu musicale e culturale. E di un mondo che ha spinto le sue radici fino a noi, violentandoci nella pratica sadomaso che frusta il presente per ricordargli il padre dimenticato e l’immagine stordita di ciò che non è riuscito a diventare.
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The National. Di questo infinito tramonto – Auditorium Parco della Musica – Roma, 23 Luglio 2014

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Articolo di Mauro Savino.

I The National si sono fatti riprendere prima di salire sul palco. Così quando sono entrati, la suspense non c’era più. Palco sconsacrato. Come giocatori prima di una partita hanno offerto la loro immagine del pre-ingresso in campo. La loro è stata una partita di contatto e distacco dal pubblico. Il distacco era nell’aura d’inquietudine assorta che circondava il cantante e nel grigio come colore di sfondo. La partecipazione c’è stata, da ambo le parti. Berninger è andato nel pubblico, col pubblico ha cantato, ha gettato vino per aria e ne ha bevuto troppo (se è un’esigenza è umano, troppo umano, se è per sentirsi rock è un po’ démodé, anche perché i The National non fanno rock).

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I Massive Attack e la diaspora dell’immagine – Auditorium Parco della Musica – Roma, 8 Luglio 2014

 

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Articolo di Mauro Savino.

Il recente concerto dell’ 8 luglio dei Massive Attack a Roma è stato meno un concerto sonoro che un concerto di immagini. Abbiamo assistito a una lettura della contemporaneità attraverso una girandola di flash e scritte elettroniche che campeggiavano sulla ‘scenografia’ del palco. Molte di queste scritte erano in italiano, forse per omaggiare l’ex bel paese. La maggior parte erano frammenti di titoli di giornale di vario argomento. Tra le scritte in italiano, una citava l’utilizzo delle telecamere anti-spaccio al Pigneto o l’acquisto del giocatore Ashley da parte della Roma. Altre riguardavano la seconda guerra nel Golfo e le dichiarazioni dell’allora Presidente Bush a proposito delle armi chimiche possedute da Saddam Hussein, oppure certe prese di posizione di Israele. Molti anche i simboli di marchi pubblicitari, insieme e stelle di David e quant’altro. Il tutto apparentemente senza una logica. Invece la logica c’era eccome.

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Brian Jones – Morituri te salutant

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Articolo e illustrazione di Mauro Savino

Fondò i Rolling Stones. Polistrumentista. Artista dello stile e della vita. Morì a 27 anni in circostanze poco chiare. Quando si pensa a Brian Jones tutti gli epitaffi sono buoni e nessuno lo è. Perché la storia di questo ragazzo di provincia e di buona famiglia esplose come il resto del mondo intorno a lui con una promessa di talento e creatività che avrebbe potuto rivoluzionare il rock più di quanto non ebbe modo di fare. Ma. Nella storia del rock e in quella di milioni di individui anonimi ci sono sempre dei ma. Alcuni grandi altri piccoli.
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Ecce Rolling Stones. Ovvero l’arte di sopravvivere a se stessi

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Articolo e illustrazione di Mauro Savino

Se si vuole parlare con una qualche serietà di mitologia moderna, occorre rendere brevemente ragione della sua incolmabile distanza da ciò che è mito nella cultura occidentale in epoca pre-filosofica.
L’epoca del mito, che ha preceduto quella del logos, ricacciava l’umanità in una sfera non attingibile, non visibile e che dunque poteva essere al massimo oggetto di pratiche teurgiche. Il mito fungeva così da collante per una comunità pre-politica che faceva discendere la propria identità dall’alterità come riferimento per percorsi non illuminati dalla ricerca della verità, ma guidati da visioni oltremondane.

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