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Nadia Merlo Fiorillo

Guarda che musica. Dieci anni di RicPic tra foto, palchi e bellezza

I N T E R V I S T A


Articolo di Nadia Merlo Fiorillo

Riccardo Piccirillo sognava di diventare un chitarrista blues, però la vita aveva in serbo per lui ben altri traguardi. E infatti sul palco c’è salito centinaia di volte, ma per fotografarla la musica, non per suonarla. Il libro che ha appena pubblicato – Il silenzio che c’è fuori – celebra i primi dieci anni del fotografo di musica RicPic. Lo fa attraverso una selezione delle foto e dei ritratti più significativi scattati agli artisti di stanza a Napoli, chi passato in città per suonarci live, chi per mettersi in posa nello studio di Riccardo in via Costantinopoli.
Un libro – Il silenzio che c’è fuori – che non a caso ha forma e dimensioni di un vinile 33 giri, quasi a voler chiudere il cerchio con le intenzioni di quel ragazzo che, pur non diventando un chitarrista blues, è rimasto comunque nel solco della musica. E c’è rimasto con la sua presenza garbata, lo sguardo attento a catturare bellezza e una macchina fotografica sempre in mano. Qui la nostra chiacchierata.

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Teardo oltre Teardo. Ellipses dans l’harmonie – Lumi al buio (Specula Records, 2020)

R E C E N S I O N E


Recensione di Nadia Merlo Fiorillo

L’intenzione era di ispirarsi a Thomas More e alla sua Utopìa, ma l’occasione ha propiziato l’incontro fortuito con l’Encyclopédie di Diderot e d’Alembert, conservata nella sua edizione originale nell’archivio della Fondazione Feltrinelli. Nasce così – come suggestione della silloge illuministica del sapere scientifico, artistico e pratico – Ellipses dans l’harmonie – Lumi al buio, il nuovo album di Teho Teardo.
A dire il vero, che da Moro si sia passati a Diderot e d’Alembert poco cambia. Pur nel salto di due secoli, infatti, resta intatto lo spirito del disco: il suo richiamo alla razionalità e al sapere critico come solo baluardo contro superstizioni e dogmatismi, che tradotti all’oggi fanno rima con l’idiozia dei sovranismi. E degli oscurantismi.

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Cinque personaggi e un cantautore. Intervista a Gianluca Montebuglio

Intervista di Nadia Merlo Fiorillo

Cinque personaggi per un concept Ep nato con e per il teatro. Cinque storie a firma Gianluca Montebuglio, che si racconta a specchio in un intimismo da provincia esistenziale. Un pretesto per fare musica? No. È tutto bellissimo consegna al pop-rock una cinquina di canzoni che impugnano forte il testimone di un cantautorato genuino.
Una prima prova su disco che al songwriting accosta un buon parterre di influenze musicali: dal synth pop anni ’80, all’alt rock italiano della scena bolognese anni ’90, passando per il country alternativo di una Tucson a cavallo dei 2000.
Un concept Ep, quello di Montebuglio, che nell’era della musica liquida, dei dischi frazionati e delle tracce isolate da consumare online richiede un tipo di ascolto diverso. Insieme a un approfondimento col suo (cant)autore, con cui ho fatto due chiacchiere in questa intervista.

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Teho Teardo e Blixa Bargeld – Nerissimo (Specula Records, 2016)

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Articolo di Nadia Merlo Fiorillo

Un passo avanti rispetto a Still Smiling, attraversando il territorio delle cover con Spring! Questo è il tragitto della diaspora musicale che trasporta Teho Teardo e Blixa Bargeld dal 2013 al 2016. Continua a leggere “Teho Teardo e Blixa Bargeld – Nerissimo (Specula Records, 2016)”

Gianni Maroccolo e Claudio Rocchi – Vdb23 / Nulla è andato perso (Ala bianca, 2015)

vdb23nulla-è-andato-perso-cover

Articolo di Nadia Merlo Fiorillo

Via dei Bardi 32, a Firenze, è l’indirizzo della nascita dei Litfiba fondati da Gianni Maroccolo, anima della band fiorentina, produttore dei CCCP, bassista dei CSI prima e dei PGR poi, dei Marlene Kuntz e producer di Diaframma, Yo Yo Mundi e Statuto, tra gli altri. Marok è stato la storia della migliore cultura underground musicale italiana e sigillo di importanti progetti indipendenti, quando ancora il termine indie possedeva una reale vocazione alternativa, storia che nelle sue intenzioni doveva confluire in un disco solista, Vdb32 – Storie di un suonatore indipendente.

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Johnny DalBasso – tutta l’energia in un uomo solo

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Intervista di Nadia Merlo Fiorillo

JDB, iniziali di Johnny DalBasso, è il disco d’esordio di un one man band cresciuto artisticamente a suon di live e che in 10 tracce dalla fisionomia stilistica cangiante racchiude temi e sonorità che lo hanno accompagnato nel corso del tempo, da quando ha preso a suonare da solo chitarra, batteria e armonica fino a oggi.
La summa dell’album è un tracciato sonoro non di genere, che mischia punk, blues, rock’n’roll, intimismi acustici e bordate stoner in maniera coesa, ma prepotentemente delineata e affida all’energia e alla potenza del ritmo la prima e l’ultima parola su un percorso musicale vissuto, prima ancora che registrato.

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gianCarlo Onorato – Cristiano Godano – EX Live (2014 – Lilium Produzioni)

EX cover

Articolo di Nadia Merlo Fiorillo


Aprire un live citando Cage e Varèse già fornisce un indizio su quella che sarà la direzione intrapresa dall’intero album. Al di là della riflessione musicologica su suono organizzato e suono casuale, con cui gianCarlo Onorato apre le danze di Ex Live, i riferimenti colti non si contano (Mentre suona il Magnificat), dando così la misura dello spessore intellettuale che Onorato e Cristiano Godano – suo compagno di viaggio in quest’avventura musicale – sfoderano e, in certi casi, ostentano.

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Grammophone @ CPA Live – Napoli – 4 Aprile 2014

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Testo di Nadia Merlo Fiorillo
Immagini sonore di Flavia Guarino

Hanno un’energia fuori dal comune i Grammophone, quintetto ebolitano che da pochi mesi ha esordito con Multiverso, album dal sound internazionale e dalle pretese acustiche più che giustificate.
Dalla loro hanno un’abilità esecutiva di notevole impatto, che sintetizza le più ardite soluzioni elettroniche con un gusto decisamente tradizionale per la melodia, e non si fanno certo scrupolo di declinarla evocando dettagli ritmici che quasi sconfinano nel prog.

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Dario Sansone dei Foja: la musica è musica e le energie sono le energie…

Dei Foja abbiamo già parlato di recente, per raccontarvi il loro concerto al 75beat di Milano. Prima del live abbiamo incontrato Dario Sansone, frontman del gruppo. Ne è scaturita una conversazione su temi interessanti in merito alla band, a Napoli e a molto altro, in un clima estremamente piacevole e rilassato.

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Intervista di James Cook e Nadia Merlo Fiorillo

Cosa significa esattamente il nome Foja? In realtà, la prima domanda andrebbe fatta in dialetto milanese per disorientare il partenopeo immerso nella nebbia.
Che meraviglia (risata)! Il partenopeo è già disorientato nella nebbia, quindi non c’è bisogno di infierire. In realtà noi stiamo nella nebbia molto spesso e più di voi, però è una nebbia mentale, più complicata. Tutta la proverbiale solarità del napoletano nasce probabilmente dal fatto di non sapere quel che succederà domani e per questo crede sia meglio viversi il presente. È quasi buddista come concetto, direi quasi punk e  Napoli è una città punk, come quando dici “no past no future”…tanta pasta in realtà.
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