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NU Arts and Community: Elisabetta Consonni e Mario Mariotti, Sofia Donato, Jonas Mekas @ Novara – 02.10.22

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Articolo e immagini di Mario Grella

Comincia al mattino la giornata finale del festival Nu Arts and Community con la performance singolare e suggestiva, di Elisabetta Consonni (coreografia) e Mario Mariotti (tromba), Il secondo paradosso di Zenone (che tutti ricorderanno dai tempi della scuola). Un astronauta e un trombettista, camminano (e suonano) con esasperante lentezza nel centro della città, tra passanti incuriositi e divertiti, come se esplorare e “sondare” il mondo fosse cosa ridicola. Mentre Elisabetta scruta da presso panchine, segnali stradali, muri, porte, la tromba di Mario Mariotti si cimenta non solo con lo spazio-tempo, comune per un musicista, ma anche con lo spazio urbano fatto di barriere, passaggi, percorsi. La performance si conclude nel giardino del Museo Faraggiana dove ad aspettarli, per il secondo appuntamento della giornata, ci sono grandi pagine di Hayden, Chopin, Liszt, interpretati da una ultra-talentuosa diciassettenne bolognese, Sofia Donato che letteralmente incanta l’attento pubblico di Nu.

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NU Arts and Community: Irene Russolillo ed Edoardo Sansonne, Ghenadie Rotari @ Novara – 30.09-01.10.22

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Articolo e immagini di Mario Grella

Una sera uggiosa di inizio autunno, l’interno di una antica chiesa sconsacrata, due danzatori/musicisti/performers: dove potrebbe essere più profondo quello che Marcel Dufrenne chiamava “il senso del poetico”? Quello che stanno per mettere in scena Irene Russolillo (danza, canto, voce) e Edoardo Sansonne/Kawabate, (elettronica) si intitola “Dov’è più profondo” e, benché in un caso si tratti di architetture e atmosfere e nel secondo di canti e corpi, di suoni e musica, anche qui si tratta di “profondità” abissali che ci ritemprano della banalità del mondo. Anche venerdì quindi, per la terza giornata del festival di Nu Arts and Community, raffinate emozioni e godimenti non solo estetici. Uno spettacolo dove danza/suono/parola/immagine sembrano appartenere ad una stessa scaturigine.

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NU Arts and Community: Stefano Invernizzi e Instabili Vaganti @ Novara – 29.09.22

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Articolo e immagini di Mario Grella

La seconda giornata del festival di Nu Arts and Community è incominciata ieri nel tardo pomeriggio con la presentazione, al Circolo dei lettori, nella sua nuova sede all’interno del Castello visconteo-sforzesco di Novara, del volume di Emidio Clementi dal titolo Gli anni di Bruno (Playground), cronaca famigliare fatta di dubbi e sentimenti inespressi. Successivamente il vernissage di Stefano Invernizzi con la sua personale dal titolo Electricity presso la sede di Rest-Art e di NovaraJazz nel cuore antico della città. Introdotto dall’appassionato intervento del curatore Marco Tagliafierro, la mostra presenta una serie di acrilici originali e freschi. Una pittura “Super realista”, più che iperrealista (anche se all’iperrealismo deve effettivamente molto), come ha ricordato il curatore. Piuttosto originali le raffigurazioni di oggetti del nostro universo tecnologico come macchine fotografiche, tablet, ecc, sovradimensionati rispetto agli umani circostanti che sembrano schernirli o prendersi gioco di loro.

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Kit Downes, Bruno Chevillon, Archipélagos, She’s Analog, Orchestre Tout Puissant Marcel Duchamp – NovaraJazz

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Articolo di Mario Grella

Che l’organo sia uno strumento versatile è risaputo, ma è anche risaputo che, pensando alla musica d’organo, il riferimento sia sempre, o quasi, alla musica sacra se non proprio “chiesastica” e, qualche volta, anche con una connotazione psicologica che contempla una certa noiosità. Naturalmente sono beceri luoghi comuni, ma è certo che fino a che non si è ascoltato un musicista come Kit Downes, che apre l’ultimo giorno di NovaraJazz con uno straordinario concerto sull’organo “Biroldi” della Chiesa di San Giovanni Decollato di Novara (da poco restituito restaurato alla città), non si è ancora assaporato appieno cosa possa produrre un organo (e la bravura del compositore, s’intende). Dimenticatevi tutto o quasi tutto di quello che la vostra memoria ha sedimentato nella parola “organo” e voltate pagina: niente registri consueti, niente movimenti, niente ascendenze codificate, tutto nuovo, tutto mai sentito (o quasi mai). Uso “spregiudicato” dello strumento, officina di suoni, asimmetricità della composizione, luce nuova. Kit Downes sembra maneggiare la musica d’organo con irriverenza, ma non è così, si tratta piuttosto di una liberazione dello strumento da quegli schemi fissi che hanno abituato lo spettatore ad aspettarsi solo un certo tipo di musica e non altro. Un timore reverenziale che nel pubblico è venuto meno con questo straordinario concerto che, se in parte risente della “britannicità” per alcune impostazioni del musicista di Norwich, porta contemporaneamente una travolgente folata di novità, nell’uso dell’organo. Il concerto di questa mattina riassume in un certo senso tutta la “mission” e l’anima del jazz: la continua, indomita, perseverante ricerca di suoni nuovi, ritmi nuovi, persino l’utilizzo diverso dello strumento stesso.

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Alberto Braida, Acre, Theon Cross – NovaraJazz

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Articolo di Mario Grella

Dopo il magnifico duo svizzero nel giardino di Palazzo Natta, alle 17:30 è la volta di Casa Bossi per il piano solo di Alberto Braida. Ci sono musicisti per i quali i suoni, le note, i fraseggi sono già dentro di loro: vivono una sorta di trance interiore creativa. Alberto Braida è uno di questi. Capo chino quasi abbandonato sulla tastiera del pianoforte, incomincia un percorso musicale che sembra conoscere in anticipo e che invece molto probabilmente è un vagabondaggio rabdomantico, guidato dalle vibrazioni reciproche che strumento e musicista si trasmettono. E lo si sente quando i fragorosi ed inquieti “fortissimo” si trasformano in delicati “pianissimo” e si procede così per tutto il concerto e quando par di intravedere una cifra stilistica, magari anche un po’ consolatoria, ecco che subito dopo occorre impostare diversamente il registro di ascolto. E piano piano il percorso si compie e si scopre che la sua meta non c’è, anzi la meta è il percorso stesso. Alberto Braida quasi caracolla sul piano come un viaggiatore stanco, ma non di una stanchezza fisica, più che altro di una sazietà spirituale. Grande concerto.

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Peter Evans, Tom Arthurs & Giovanna Pessi – NovaraJazz

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Articolo di Mario Grella

Eccoci di nuovo a San Gaudenzio a vedere e a sentir meraviglie. È la volta (la seconda in questa edizione di NovaraJazz) di Peter Evans ad incantare un attentissimo pubblico della Basilica con il primo concerto della giornata. Si potrebbe parlare del virtuosismo o anche della capacità fisica di questo trombettista che riversa una ininterrotta “colonna di fiato” per un’ora filata nel suo strumento (due per la verità, una tromba e una tromba pocket), ma paradossalmente non è ciò che più impressiona del grande musicista statunitense. Quello che impressiona è senza dubbio la poesia di uno suono essenziale, rarefatto e carico di suggestioni. Una cosa è certa, sotto la volta immensa di Alessandro Antonelli, cassa armonica colossale, o si è un grandissimo musicista o si rischia molto. È ovvio che Peter Evans sia uno dei più grandi musicisti tra quelli che si sono esibiti su questo “palcoscenico consacrato”. Solitudini e altitudini, profondità e leggerezza cristallina, ripetizione e variazione: “il tutto musicale” che passa attraverso il corpo di Evans e termina nella tromba (che fa parte del corpo). C’è un’intera orchestra in quella tromba, ci sono tutti i timbri e i colori della musica, e c’è il silenzio della Basilica ammutolita che va a far parte del suono. Un altro concerto indimenticabile.

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Simone Alessandrini Storytellers, L.U.M.E. – NovaraJazz

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Articolo di Mario Grella

Cosa ci fanno cinque musicisti romani tra le mura romane di Novara? Semplice, raccontano storie. Loro sono gli Storytellers con Simone Alessandrini al sax alto, Federico Pascucci al sax tenore, Antonello Sorrentino alla tromba, Riccardo Gola al basso elettrico ed effetti, Riccardo Gambatesa alla batteria. Concerto presso le mura romane del Conservatorio, luogo oltremodo adatto a questo tipo di performance intime e raccolte per l’apertura del secondo ed impegnativo weekend di Novara Jazz. Molto bravi,e con un repertorio variegato, i cinque “raccontatori di storie”. Un Jazz fresco e intenso, dissonante al punto giusto, con in bella evidenza i fiati naturalmente. Storie strumentali, ma anche struggenti vicende umane, come lo scambio di corrispondenza tra Olga e Nazario durante la seconda guerra mondiale, raccontate attraverso il jazz degli “Storytellers”. Un aperitivo di gran qualità dunque, prima del piatto forte della serata, ovvero  L.U.M.E. Lisbon Underground Music Ensemble.

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Shingai, cortile del Broletto – NovaraJazz

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Articolo di Mario Grella

L’ora dell’Indie-pop non poteva mancare nel carnet della premiata ditta NovaraJazz, segno della versatilità di un festival che, pur tenendo salde le proprie radici nel terreno fertile del jazz, è aperto alle contaminazioni musicali e non. L’Arengo del Broletto, da sempre cuore del festival, ieri sera era gremito per Shingai, ex cantante dei Noisette gruppo londinese di indie-rock,  e ciò era prevedibile per un nome di così grande rilievo. E si comincia con un piccolo bagno di folla con Shingai che compare all’improvviso nell’Arengo e attraversa tutta la platea poi, una volta salita sul palco, racconta  subito ai novaresi delle meraviglie di South London e di tutto il mondo di creatività, musica e arte che gira attorno a quella parte della città. E subito sembra essere scoccata la scintilla, anzi più d’una, visto l’inconveniente tecnico che ha spento tutte le luci del palco e costretto i tecnici ad una breve interruzione.

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Tor Yttredal & Roberto Bonati, Banda Filarmonica di Oleggio – NovaraJazz

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Articolo di Mario Grella

Adoro i piccoli concerti nei cortili, e ancora di più quelli che si tengono sotto una pioggerella (si fa per dire) tardo primaverile, magari sotto il portico di un museo, come capitato ieri nel cortile porticato del Museo Ferrandi Faraggiana di Novara. Sono anche un grande estimatore di Roberto Bonati e Tor Yttredal e quindi la giornata di ieri è stata per me la “giornata riuscita” (quella sulla quale il premio Nobel Peter Handke scrisse un famoso romanzo). E ora, dopo le divagazioni, la musica. E se sotto lo scrosciare delle pioggia mi è sembrato di sentire Grieg, è semplicemente perché nella ricerca di Roberto Bonati, delicatamente “contaminato” dal contrabbasso di Tor Yttredal, Edward Grieg c’è o almeno ne aleggia il suo spirito, come in tanta musica (e non solo jazz), del Grande Nord. È noto che il Jazz ha nei paesi scandinavi una grande tradizione, anzi una vera e propria scuola, tanto che una etichetta discografica come ECM è nata proprio sull’onda di questa tradizione. E se è indubbiamente vero che l’impostazione musicale del concerto al Museo Faraggiana provenga da quelle latitudini, è anche vero che la “temperanza” dei suoni algidi venga poi “trattata” dalla latinità di Roberto Bonati, il che fa di questi brani dei piccoli capolavori di equilibrio.

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