I N T E R V I S T A


Articolo di Luca Franceschini

Me lo ha chiesto lui, di non citare il nome della band da cui proviene. “Preferisco che l’ascoltatore si accosti a questo progetto senza pregiudizi, negativi o positivi che siano, e che possa giudicare queste canzoni per quello che realmente sono, senza farsi condizionare dal passato del loro autore”. Niente strategia comunicativa in stile I Cani o, per citare nomi recenti, Legno e Andreotti. Probabilmente il nome verrà scoperto in futuro, probabilmente no. Sta di fatto che PON¥ vuole che siano le sue canzoni a parlare e noi non potremmo che essere d’accordo, visto che le canzoni sono di quelle speciali, per cui ti fermi e le ascolti, qualunque cosa tu stia facendo. L’ho ascoltato la scorsa estate, un po’ di questo materiale. Ci eravamo incrociati per caso ad inizio luglio, ad un concerto di non ricordo più chi. Mi ha detto che il gruppo non esisteva più ma che da poco aveva ripreso a scrivere e che, se avessi voluto, mi avrebbe mandato alcune cose da ascoltare. Qualche giorno dopo mi è arrivato un link Soundcloud con un po’ di canzoni, il progetto abbozzato per un disco da pubblicare in un futuro ancora indefinito. Canzoni bellissime, registrate in bassa fedeltà ma straordinariamente lucide nelle intenzioni, un altro mondo rispetto a quanto fatto nella sua band madre, accostabili piuttosto a cantautori cosiddetti Lo Fi come Daniel Johnston ed Elliott Smith. Poi è arrivata la pandemia e la cosa si è un po’ fermata, almeno fino a pochi giorni fa quando, più o meno a sorpresa, La Valigetta, piccola ma attivissima etichetta con base in Lombardia, ha annunciato l’uscita di Vita, il primo singolo del progetto PON¥. Leggermente rifinito negli arrangiamenti e nella produzione, il brano non ha tuttavia perduto nulla del fascino iniziale, una gemma di cantautorato Lo Fi, malinconica ma nello stesso tempo quasi solare nelle aperture melodiche, una confessione a cuore aperto su ciò che vale la pena conservare di esistenza e relazioni. Ne abbiamo parlato direttamente con l’autore, raggiunto per telefono durante la pausa pranzo di un giorno lavorativo freddo come non mai.

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