R E C E N S I O N E


Articolo di Antonio Spanò Greco

Scherzando su messenger con Paolo gli domandavo “ma tu una cosa brutta proprio non riesci a farla?” Risposta: “è stata una cosa da pazzi ma mi sono divertito un casino”. Ecco forse è qui il segreto della splendida carriera di Paolo Bonfanti, divertirsi in qualsiasi cosa si faccia con un pizzico di pazzia, a ruota libera. Paolo è un chitarrista blues, ma non suona solo blues, canta e suona quello che gli piace a seconda dei propri umori, della propria indole, e tutto gli riesce maledettamente bene. Giunto alla soglia dei sessant’anni di cui quaranta trascorsi per e con la musica ha voluto deliziarci con settanta minuti di una carrellata musicale accompagnata da un libretto in cui si racconta e descrive la Genova a lui più cara. Il libretto l’ho divorato in una sera e la musica e già da alcuni giorni che solca il mio lettore. Paolo è unico nel suo genere perché non ha un genere musicale unico ma partendo dal blues tocca e spazia nel folk e nel country ma non disdegna neanche il rock puro, il soul e il jazz.

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