C I N E M A


Articolo di Mario Grella

Nonostante i fatti cruenti che sconvolsero l’Irlanda del Nord, tra la fine degli anni Sessanta e i primi anni Settanta, i film sull’argomento sono relativamente pochi. Si potrebbero ricordare il bellissimo Nel nome del padre di Jim Sheridan del 1993 (che vinse l’Orso d’oro al Festival di Berlino), Le ceneri di Angelica di Alan Parker del 1999, Bloody Sunday di Paul Greengrass del 2002 e pochissimi altri. Eppure la vicenda dell’Ira e le gesta di Bobby Sands e dei suoi compagni di lotta, occuparono per anni le pagine dei giornali e dei telegiornali e furono il soggetto per centinaia di saggi e libri d’ogni sorta. È anche per questo che saluto con piacere l’uscita nelle sale di Belfast di Kenneth Branagh, indubbiamente un bel film che avrebbe potuto essere bellissimo e sarebbe bastato poco, magari una ricostruzione delle strade di Belfast meno algida e posticcia, magari un’immagine più “sporca”, magari un’accortezza maggiore per la colonna sonora che, benché composta da brani di Van Morrison, sembra un po’ monocorde e prevedibile (perché non pescare anche nell’enorme serbatoio della musica irlandese?).

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