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LIBRI

Jens Harder – Cités. Lieux Vides, Rues Passantes (Actes Sud, 2019)

Jens Harder è un fumettista e illustratore piuttosto particolare non molto conosciuto dal grande pubblico, nonostante sia stato il vincitore del premio ricevuto al Festival d’Angouleme nel 2010, uno dei più ambiti nel mondo del fumetto, che, per ricordarlo “en passant” in Francia è un genere letterario con tirature da capogiro. Nello scorso mese di agosto in Francia è stata pubblicata la seconda edizione di “Cité. Lieux vides, rues passantes”, un taccuino di viaggio “sociologico-urbano” di rara intensità. E’ lo stesso Harder, berlinese di nascita, ha spiegare nella bella post-fazione al volume, che il segno grafico offre una capacità meditativa che alla fotografia sfugge; la possibilità di indugiare nell’attenzione descrittiva verso un particolare è la caratteristica del disegno, assai meno “neutro” di una istantanea fotografica.

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L E T T U R E


Articolo di Mario Grella

Jens Harder è un fumettista e illustratore piuttosto particolare non molto conosciuto dal grande pubblico, nonostante sia stato il vincitore del premio ricevuto al Festival d’Angouleme nel 2010, uno dei più ambiti nel mondo del fumetto, che, per ricordarlo “en passant” in Francia è un genere letterario con tirature da capogiro. Nello scorso mese di agosto in Francia è stata pubblicata la seconda edizione di “Cité. Lieux vides, rues passantes”, un taccuino di viaggio “sociologico-urbano” di rara intensità. E’ lo stesso Harder, berlinese di nascita, ha spiegare nella bella post-fazione al volume, che il segno grafico offre una capacità meditativa che alla fotografia sfugge; la possibilità di indugiare nell’attenzione descrittiva verso un particolare è la caratteristica del disegno, assai meno “neutro” di una istantanea fotografica.

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Elisabetta Ferri – Il labirinto e altri racconti (Libreria Editoriale Sibilla, 2019)

L E T T U R E


Recensione al libro di Elisabetta Ferri e alcune considerazioni sul genere fantastico

Articolo di Simone Santi

‹‹[…] Dunque, l’arte che vuole? Questo solo:
che si veda quello che si sente e si senta
quello che non si vede, ma nell’aria,
anche da lontano, già profuma.››[1]

V. Cozzoli
 

Ricordo alcuni anni fa che la scrittrice Silvana De Mari era solita iniziare le proprie conferenze, presentandosi come autrice di romanzi fantasy, con una salace citazione di Aldo, Giovanni e Giacomo in uno dei loro celebri sketch, quello in cui i tre, mascherati con tanto di costumi e corna, parodiavano proprio questo genere letterario giocando con l’immaginario di alcuni suoi clichè e stereotipi linguistici:‹‹Io sono il grande Pdor, figlio di Kmer, della tribù di Istar, della terra desolata del Kfnir…››. Scopo di tale richiamo da parte della scrittrice era di dare un divertente esempio riguardo alla considerazione che generalmente viene tributata al fantasy presso la critica letteraria più colta e per certi versi anche nell’immaginario comune, che lo vogliono tra i generi cosiddetti minori; a dispetto per la verità di un certa fama della quale esso ha sinceramente goduto in anni recenti sull’onda lunga del successo editoriale di alcuni titoli e dell’affluenza di pubblico nelle sale per assisterne alle riduzioni cinematografiche.

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Giorgio Pinna – Zen Blues. Dal sacro al profano (Youcanprint, 2019)

L E T T U R E


Articolo di Giuseppe Spanò Greco immagini sonore di Antonio Spanò Greco

Sulle polverose strade del blues capita di tutto, ma proprio di tutto, come incontrare una buona armonica blues incollata alle labbra di un ragazzo blues che inonda di note blues ogni evento di cui è protagonista, e scoprirlo scrittore di un libro che parla di Zen e di mistiche meditazioni mescolate al blues suonato, cantato ma soprattutto intimamente vissuto. Zen Blues è un viaggio quasi impossibile durante il quale si passa dalle calme acque della mistica orientale alle impetuose cascate del blues più autentico. Il tutto servito con aneddoti personali, parole di saggezza e brividi di inquietudine.

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Igort – 5 è il numero perfetto (Oblomov, nuova edizione 2019)

“Ho lavorato a questo libro per quasi dieci anni” scrive Igort nella postfazione a 5 è il numero perfetto la graphic novel, dalla quale è stato tratto il film dall’omonimo titolo, diretto dallo stesso autore.
Un grande lavoro, nato dopo un periodo di soggiorno in Giappone, dove Igort si era immerso nello studio della grammatica del racconto orientale, ma col desiderio sempre vivo di ripescare nella proprie radici, come si dice un po’ letterariamente. Ed è effettivamente la raffinatezza del prodotto, il segno di una ricerca profonda di un linguaggio non solo verbale di tipo nuovo, un segno diverso, incisivo e che sappia dar conto dell’intimità e delle circostanze, insomma un segno che sappia narrare.

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L E T T U R E


Articolo di Mario Grella

“Ho lavorato a questo libro per quasi dieci anni” scrive Igort nella postfazione a 5 è il numero perfetto la graphic novel, dalla quale è stato tratto il film dall’omonimo titolo, diretto dallo stesso autore.
Un grande lavoro, nato dopo un periodo di soggiorno in Giappone, dove Igort si era immerso nello studio della grammatica del racconto orientale, ma col desiderio sempre vivo di ripescare nella proprie radici, come si dice un po’ letterariamente. Ed è effettivamente la raffinatezza del prodotto, il segno di una ricerca profonda di un linguaggio non solo verbale di tipo nuovo, un segno diverso, incisivo e che sappia dar conto dell’intimità e delle circostanze, insomma un segno che sappia narrare.

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Stefano Mancuso – L’incredibile viaggio delle piante (Laterza, 2019)

Sì, le piante si spostano. Non è un paradosso neo-dadaista e nemmeno una boutade; potrebbe essere un escamotage linguistico-filosofico, ma non è così, le piante si muovono davvero. Ce lo racconta meravigliosamente bene Stefano Mancuso, fondatore dell’International Society for Plant Signaling & Behavior, nonché direttore del Laboratorio Internazionale di Neurobiologia Vegetale di Firenze (LINV). Era da tempo che facevo la corte a questo magnifico volumetto edito da Laterza, ma essendo un po’ prevenuto sulle mie capacità di appassionarmi alla letteratura scientifica, ho sempre rimandato l’incontro e ho fatto male

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L E T T U R E


Articolo di Mario Grella

Sì, le piante si spostano. Non è un paradosso neo-dadaista e nemmeno una boutade; potrebbe essere un escamotage linguistico-filosofico, ma non è così, le piante si muovono davvero. Ce lo racconta meravigliosamente bene Stefano Mancuso, fondatore dell’International Society for Plant Signaling & Behavior, nonché direttore del Laboratorio Internazionale di Neurobiologia Vegetale di Firenze (LINV). Era da tempo che facevo la corte a questo magnifico volumetto edito da Laterza, ma essendo un po’ prevenuto sulle mie capacità di appassionarmi alla letteratura scientifica, ho sempre rimandato l’incontro e ho fatto male

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The Zen Circus – Andate tutti affanculo (Mondadori, 2019)

L E T T U R E


Articolo di Giovanni Tamburino

Cosa potrebbe mai accadere di eclatante nella vita di un ragazzo di provincia? Cosa potrebbe mai accadere in una provincia che prima di essere area geografica si impone come stato psicologico, come prigione mentale che risucchia colori ed energie lasciando al loro posto un buco nero di propositi e aspettative? Eppure è proprio da qui, dalla Toscana dei figli di operai, che nasce la storia di un trio destinato a cavalcare lo tsunami della rivincita delle mele marce di un’Italia tanto perbenista quanto brutale, incarnando la rabbia dei giovani a cavallo fra i due millenni e la loro voglia di non essere mai come il mondo vorrebbe.

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C+C=Maxigross – Deserto è un piccolo atto rivoluzionario

I N T E R V I S T A


Articolo di Luci

Avevo già avuto modo di conoscere ed apprezzare notevolmente il collettivo musicale veronese dei C+C=Maxigross nel 2017 in occasione della pubblicazione dell’Ep Nuova Speranza. Lo scorso 16 agosto si è presentata l’opportunità di vederli dal vivo in una tappa del loro tour Deserto per Verona al Labirino della Masone di Fontanellato. Una serata che, fra letture e canzoni, ha regalato ai presenti momenti profondamente emozionanti, quasi meditativi. Ho sentito così il desiderio di approfondire maggiormente il progetto artistico che ha dato origine a questa particolare e coinvolgente esibizione.
L’ho fatto rivolgendo alcune domande ad uno dei membri del gruppo, Filippo Brugnoli.

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Zvi Kolitz – Yossl Rakover si rivolge a Dio (Adelphi edizioni, 1979)

L E T T U R E


Articolo di Mario Grella

Sono passato spesso da Columbus Circle, mai avrei pensato che in quel luogo così caotico e rumoroso potesse abitare Zvi Kolitz. A dire il vero, non lo sapeva nemmeno Paul Badde, giornalista e storico, inviato del quotidiano “Die Welt”, prima a Gerusalemme e poi in Vaticano, che racconta la storia di queste “due pagine fitte fitte” che altro non sono che l’impressionante, mistico ed anti-dogmatico libretto Yossl Rakover si rivolge a Dio (edito da Adelphi).
Zvi Kolitz scrisse questo racconto per il giornale “Jiddische Zeitung” e da allora se ne persero le tracce. Di cosa si tratta? Di una lettera che un ebreo, Yossl Rakover, scrive a Dio per manifestargli tutti i pensieri, le considerazioni, i tormenti e i dubbi che passano nella mente di un povero ebreo, asserragliato nel ghetto di Varsavia che, nel 1943, sta per essere distrutto dai nazisti.

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Alessandro Pagani – 500 chicche di riso (96, Rue De La Fontaine, 2019)

L E T T U R E


Articolo di Giuseppe Spanò Greco

Il quarto libro (il secondo che ho l’onore di leggere e di recensire) di Alessandro Pagani, viene pubblicato nella collana della casa editrice 96, Rue De La Fontaine “Juste pour rire” che suona come un sottotitolo alla sua opera. Non c’è niente di meglio che avere un pizzico di ironia per sorridere anche nelle giornate grigie che il presente ci offre e liberarsi, almeno per un poco, dai quotidiani affanni. Ce lo ricorda anche l’editore che riprende una frase di V. Hugo: “È dall’ironia che comincia la libertà”.

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