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LIBRI

Paolo Benvegnù e Nicholas Ciuferri: i racconti delle nebbie – genesi e sviluppo

I N T E R V I S T A


Articolo di Cinzia D’agostino

Stanno portando in giro per l’Italia da circa un anno un meraviglioso spettacolo fatto di musica e narrazione, una rappresentazione teatrale e magica, ironica e onirica (ne abbiamo parlato qui). Paolo Benvegnù con la sua chitarra e la sua voce intensa accompagna le parole di Nicholas Ciuferri che danno un’anima ancora più profonda ai personaggi dei Racconti delle Nebbie. A Marzo questo progetto è stato pubblicato per Woodworm in formato cd audio, accompagnato da un libro di 44 pagine nelle quali i racconti di Nicholas si alternano ai suggestivi disegni di Alessio Avallone. In occasione dell’uscita di questo originale lavoro, abbiamo avuto il piacere di fare qualche domanda ai due artisti.

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Beth Gibbons – Henryk Górecki – Symphony No. 3 “Symphony Of Sorrowful Songs”

R E C E N S I O N E


Articolo di Simone Santi

La stesura di questo articolo è stata preceduta e introdotta da un tempo discreto di riflessione, dalla preliminare considerazione di come avrei potuto approcciare, io che non sono musicista né musicologo in senso accademico, l’impegnativo lavoro e la responsabilità derivante dalla coraggiosa proposta pervenutami da questa rivista di recensire un’opera sinfonica che offre molteplici ragioni ed elementi di pregio. Dopo varie oscillazioni e un paio di settimane di studio, il mio orientamento è andato a recuperare una chiave di lettura che avevo indicato nella prefazione da me scritta per la silloge poetica di Moka (Monica Zanon) Nella mia selva sgomenta la tigre (Le Mezzelane Casa Editrice, 2018); in quella breve introduzione proponevo di privilegiare, nell’accostarsi in quel caso specifico ad un testo letterario, una domanda fondamentale per orientare la lettura in modo fecondo: ‹‹A quale livello si colloca il “dove” del poeta? In quale punto egli […] si trova rispetto alla vita […] e al proprio personale cammino di compimento scrittorio, così come nei riguardi del tempo nel quale vive?››.

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Vera Giaconi: 10 storie tra le pieghe scomode delle relazioni familiari

I N T E R V I S T A


Articolo di Enrica Bardetti 

Vera Giaconi, scrittrice argentina di origini uruguaiane, è alta e slanciata. Ha lunghi capelli scuri, occhi profondi che si rischiarano quando le labbra si schiudono in un sorriso, mentre fa il suo ingresso alla libreria Diari di bordo di Parma di Alice Pisu e Antonello Saiz dove presenta «Persone care», la sua ultima raccolta di racconti. Durante l’incontro, una libera conversazione tenuta dalla traduttrice letteraria e docente di russo e spagnolo Silvia Sichel, la scrittrice è tradotta da Giulia Zavagna, che ha curato anche la versione italiana del libro per Sur. Questa casa editrice indipendente nata a Roma nel 2011, inizialmente specializzata solo in letteratura latinoamericana, da fine 2015 propone anche la collana BIG SUR, dedicata alla narrativa e saggistica anglo-americana.

Vera Giaconi nasce a Montevideo nel 1974. La sua storia è comune a quella di tanti Uruguaiani costretti all’esilio dalla dittatura dopo il colpo di stato del ’73. A soli nove mesi insieme alla madre raggiunge il padre in Argentina, ma dopo poco tempo anche qui i militari prendono il potere ed è costretta insieme alla famiglia a vivere sotto un regime dittatoriale simile a quello da cui erano scappati. Vera oggi vive e lavora come editor e redattrice freelance a Buenos Aires, città dove è cresciuta. Con la raccolta di racconti «Seres queridos» (Persone care) è stata finalista nel 2015 al Premio Internacional de Narrativa Breve Ribera del Duero: il più prestigioso riconoscimento per raccolte di racconti in lingua spagnola, che grazie all’alta partecipazione di opere narrative provenienti anche da fuori della Spagna, in particolare dall’America, ha superato per importanza altre competizioni internazionali più conosciute.

Persone care raccoglie dieci racconti incentrati sulle relazioni di amore e amicizia.  Scritti con prosa elegante, asciutta, precisa, mai banale trattano di rapporti familiari, di sentimenti in bilico tra odio e amore, rancore e devozione. Dieci racconti in cui l’inquietudine e la minaccia latente aleggiano in modo quasi impercettibile nella vita dei protagonisti; una raccolta di situazioni e personaggi umani, fragili e imperfetti dove il non detto la fa da padrone, lasciando al lettore libertà di interpretazione e un certo turbamento a fine lettura.  

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Anna Rollando – Applaudire con i piedi. Segreti e curiosità della musica colta (Graphofeel Edizioni, 2018)

L E T T U R E


Una recensione e quattro chiacchiere sul concetto di “Classico”

Articolo di Simone Santi

‹‹[…] Ma del resto è come ascoltare mille volte una canzone […] che ci ha fatto sognare: non sappiamo davvero quale parte di noi si attiva, quale aspetto emotivo, fisico o intellettivo trovi in quel particolare prodotto musicale un elemento atto a scatenare sentimenti ed emozioni che, altrimenti, resterebbero silenti e nascosti. […] Con la lirica, e con la musica classica in generale, le passioni si fanno assolute, e quindi immortali perché travalicano il tempo e lo spazio››.

Le parole raccolte in questa epigrafe e tratte dal libro Applaudire con i piedi. Segreti e curiosità della musica colta, breve e gradevolissimo saggio scritto dalla violinista Anna Rollando e pubblicato dalla Graphofeel Edizioni nel 2018, sono l’occasione e lo spunto per recuperare un concetto che mi è particolarmente caro dall’articolo inaugurale di questa rubrica da me curata. In quell’articolo, dal titolo programmatico di Una nuova rubrica o una rubrica nova?, sviluppavo una serie di considerazioni per giungere ad una mia definizione di “classico” che ancora oggi, rileggendola, mi pare convincente.

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Stefano Corbetta: dalla dimensione istintiva delle note alla misura delle parole

I N T E R V I S T A


Articolo di Enrica Bardetti 

Incontro Stefano Corbetta ai Diari di Bordo, una piccola libreria situata nel centro storico di Parma. Gestita da Alice Pisu e Antonello Saiz, librai preparati e abili divulgatori che con costanza e fervore animano il panorama culturale cittadino, la libreria propone incontri con autori di case editrici indipendenti. Oggi è la volta della marchigiana Hacca, fondata da Francesca Chiappa e di Sonno Bianco, l’ultimo lavoro di Stefano Corbetta, appunto.

Stefano Corbetta, nome relativamente nuovo nel panorama letterario (è al suo secondo romanzo), è invece piuttosto noto per la sua abilità con le bacchette, grazie alle quali gli appassionati di jazz lo hanno conosciuto negli anni scorsi. Sonno bianco è la storia di due gemelle identiche, Emma e Bianca, inseparabili finché un terribile incidente le divide e costringe Bianca in un letto di ospedale, dentro una bolla fatta di silenzio e attesa. Emma è allora costretta a crescere, intrappolata nel sonno della sorella, in un’esistenza fatta di sensi di colpa con accanto una madre, annientata dal dolore e chiusa nella solitudine della sua stanza per proteggere un segreto, e un padre che a fatica prova a preservare i fragili equilibri rimasti.

Stefano Corbetta ai Diari di Bordo con Alice Pisu e Antonello Saiz

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Uno spettro a Capodanno

Antonio Ligabue – Autoritratto, olio su faesite, 1953/54

Racconto breve di Enrica Bardetti

Berta non si vedeva da giorni in paese, ma nessuno ci aveva fatto caso.
Erano tutti troppo presi dai preparativi del Natale alle porte, per notare la mancanza di quella donna.
Il vecchio Gigi adesso era seduto al bancone con un bicchiere di bianco in mano. Ascoltava Ugo parlare ai clienti del bar di quel fatto successo dieci giorni prima che era ancora sulla bocca di tutti. Chi l’avrebbe mai detto eh, Gigi? Lui, in tanti anni di servizio alla Pubblica Assistenza di cose ne aveva viste, anche strane, ma una cosa così, mai.

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Born On The Bayou – La storia dei Creedence Clearwater Revival – Maurizio Galli e Aldo Pedron (Arcana, 2018)

Creedence Clearwater Revival (1968)

Articolo di Andrea Furlan

Partiamo dal presupposto fondamentale: quella dei Creedence Clearwater Revival è pura American Music, la quintessenza del rock’n’roll, come ben evidenziato nella quarta di copertina. Il gruppo californiano è stato infatti fautore di un rock adrenalinico e stradaiolo basato su arrangiamenti lineari, ritmi serrati e refrain incalzanti su cui svettano la voce ruvida e grintosa di John Fogerty e i riff particolarmente incisivi e taglienti delle chitarre. L’insieme è decisamente avvincente, confezionato con grande perizia in efficacissimi anthem a 45 giri che si giocano il tutto per tutto in tre minuti. Questo il segreto dei CCR, una delle band più influenti e amate di sempre che, a cavallo degli anni ’70, ha impresso il proprio marchio di fabbrica al sound della west-coast, sfornando una hit dietro l’altra. La loro è un’inconfondibile miscela di rock, blues e country che spazia dal Mississippi alle paludi della Louisiana, tinge di black il rock’n’roll ruspante degli stati del sud per tuffarsi infine nelle acque della baia di San Francisco. Il rock operaio, blue collar, di Bob Seger, John Mellencamp e Bruce Springsteen è loro debitore, così come le camicie di flanella del grunge hanno un precedente illustre nel quartetto di El Cerrito.

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Dante – L’alto sonno e la maravigliosa visione (terza parte)

Articolo di Simone Santi

[se volete sapere perché un’altra rubrica che tratta di letteratura, vi invito a leggerne l’introduzione]

E così siamo giunti alfine alla terza parte, secondo la divisione stabilita per questo articolo, con la quale si conclude la serie che realizza attraverso la trattazione di tre sonni/sogni il breve excursus che abbiamo intrapreso nel tentativo di delineare almeno in abbozzo i rapporti riconoscibili tra la poesia di Dante e l’esperienza visionaria in somniis et in vigilia – durante il sonno e da svegli. Nella prima parte abbiamo visto e ipotizzato una chiave di possibile interpretazione del sogno riferito alla madre del poeta dal Boccaccio nel suo Trattatello in laude di Dante, quando la donna già aveva concepito ed era in attesa di lui; nella seconda parte abbiamo invece sollevato i primi veli dal sogno ricevuto da Dante a seguito dell’incontro con Beatrice e riportato, sia in versi poetici che nella prosa del commento, nel capitolo terzo di Vita Nova; un’osservazione avveduta delle immagini oniriche ha evidenziato come in entrambi i casi esaminati, attraverso  la visio in somniis fossero rivelati avvenimenti della vita futura del poeta e allusioni alle forme (carismatiche) e ai fini (in pro del mondo che mal vive) della sua speciale chiamata al compimento della vita come della sua scrittura.

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Dante – L’alto sonno e la maravigliosa visione (seconda parte)

Articolo di Simone Santi

[se volete sapere perché un’altra rubrica che tratta di letteratura, vi invito a leggerne l’introduzione] [la prima parte dell’articolo invece è qui]

Il secondo “sogno” di cui voglio trattare in questa serie di tre, è soggetto della maravigliosa visione  di cui Dante riferisce nel capitolo III della VITA NOVA, prosimetro in cui sono raccolti i suoi primi componimenti giovanili accompagnati dal commento del poeta e dal racconto della sua formazione personale e poetica.
Centrale in quest’opera è la vicenda dei primi incontri con Beatrice, donna da lui amata e donna de la salute la cui figura manterrà una posizione centrale nella produzione letteraria dantesca, e nondimeno un ruolo decisivo nel raggiungimento dei suoi esiti più elevati.

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