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Voci fuori dal coro

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LIBRI

Uno spettro a Capodanno

Antonio Ligabue – Autoritratto, olio su faesite, 1953/54

Racconto breve di Enrica Bardetti

Berta non si vedeva da giorni in paese, ma nessuno ci aveva fatto caso.
Erano tutti troppo presi dai preparativi del Natale alle porte, per notare la mancanza di quella donna.
Il vecchio Gigi adesso era seduto al bancone con un bicchiere di bianco in mano. Ascoltava Ugo parlare ai clienti del bar di quel fatto successo dieci giorni prima che era ancora sulla bocca di tutti. Chi l’avrebbe mai detto eh, Gigi? Lui, in tanti anni di servizio alla Pubblica Assistenza di cose ne aveva viste, anche strane, ma una cosa così, mai.

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Born On The Bayou – La storia dei Creedence Clearwater Revival – Maurizio Galli e Aldo Pedron (Arcana, 2018)

Creedence Clearwater Revival (1968)

Articolo di Andrea Furlan

Partiamo dal presupposto fondamentale: quella dei Creedence Clearwater Revival è pura American Music, la quintessenza del rock’n’roll, come ben evidenziato nella quarta di copertina. Il gruppo californiano è stato infatti fautore di un rock adrenalinico e stradaiolo basato su arrangiamenti lineari, ritmi serrati e refrain incalzanti su cui svettano la voce ruvida e grintosa di John Fogerty e i riff particolarmente incisivi e taglienti delle chitarre. L’insieme è decisamente avvincente, confezionato con grande perizia in efficacissimi anthem a 45 giri che si giocano il tutto per tutto in tre minuti. Questo il segreto dei CCR, una delle band più influenti e amate di sempre che, a cavallo degli anni ’70, ha impresso il proprio marchio di fabbrica al sound della west-coast, sfornando una hit dietro l’altra. La loro è un’inconfondibile miscela di rock, blues e country che spazia dal Mississippi alle paludi della Louisiana, tinge di black il rock’n’roll ruspante degli stati del sud per tuffarsi infine nelle acque della baia di San Francisco. Il rock operaio, blue collar, di Bob Seger, John Mellencamp e Bruce Springsteen è loro debitore, così come le camicie di flanella del grunge hanno un precedente illustre nel quartetto di El Cerrito.

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Dante – L’alto sonno e la maravigliosa visione (terza parte)

Articolo di Simone Santi

[se volete sapere perché un’altra rubrica che tratta di letteratura, vi invito a leggerne l’introduzione]

E così siamo giunti alfine alla terza parte, secondo la divisione stabilita per questo articolo, con la quale si conclude la serie che realizza attraverso la trattazione di tre sonni/sogni il breve excursus che abbiamo intrapreso nel tentativo di delineare almeno in abbozzo i rapporti riconoscibili tra la poesia di Dante e l’esperienza visionaria in somniis et in vigilia – durante il sonno e da svegli. Nella prima parte abbiamo visto e ipotizzato una chiave di possibile interpretazione del sogno riferito alla madre del poeta dal Boccaccio nel suo Trattatello in laude di Dante, quando la donna già aveva concepito ed era in attesa di lui; nella seconda parte abbiamo invece sollevato i primi veli dal sogno ricevuto da Dante a seguito dell’incontro con Beatrice e riportato, sia in versi poetici che nella prosa del commento, nel capitolo terzo di Vita Nova; un’osservazione avveduta delle immagini oniriche ha evidenziato come in entrambi i casi esaminati, attraverso  la visio in somniis fossero rivelati avvenimenti della vita futura del poeta e allusioni alle forme (carismatiche) e ai fini (in pro del mondo che mal vive) della sua speciale chiamata al compimento della vita come della sua scrittura.

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Dante – L’alto sonno e la maravigliosa visione (seconda parte)

Articolo di Simone Santi

[se volete sapere perché un’altra rubrica che tratta di letteratura, vi invito a leggerne l’introduzione] [la prima parte dell’articolo invece è qui]

Il secondo “sogno” di cui voglio trattare in questa serie di tre, è soggetto della maravigliosa visione  di cui Dante riferisce nel capitolo III della VITA NOVA, prosimetro in cui sono raccolti i suoi primi componimenti giovanili accompagnati dal commento del poeta e dal racconto della sua formazione personale e poetica.
Centrale in quest’opera è la vicenda dei primi incontri con Beatrice, donna da lui amata e donna de la salute la cui figura manterrà una posizione centrale nella produzione letteraria dantesca, e nondimeno un ruolo decisivo nel raggiungimento dei suoi esiti più elevati.

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Dante – L’alto sonno e la maravigliosa visione (prima parte)

Articolo di Simone Santi

[se volete sapere perché un’altra rubrica che tratta di letteratura, vi invito a leggerne l’introduzione]

Dopo esserci fatti accompagnare nel precedente articolo dalla lettura dei versi del canto I dell’Inferno di Dante eseguita dalla scrittrice Merika Rossetti, oggi ci fermeremo per fare una sosta di fronte alla porta eterna della “città dolente”. Prima di entrare, dalla cruna l’orso trarrà tre sogni, che chiariranno il significato e l’importanza che riveste l’esperienza della “visione”, sia notturna che da svegli, nell’opera del poeta. Oggi iniziamo col primo, un sogno “profetico” riferito da Boccaccio nel suo “Trattatello in laude di Dante”.

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Stai lontana dall’uomo nero

Bambina nei campi, 1916, Mario Puccini – olio su tela

Racconto breve di Enrica Bardetti

La casa degli zii materni della bambina si trova in collina. Dick, il cane lupo dello zio Berto, è steso all’ombra con gli occhi chiusi e la lingua penzoloni; sposta la coda tozza da un lato all’altro del corpo per allontanare le mosche che non lo lasciano in pace. Le api volano, bbbbzzzz, da un fiore all’altro, bbbbzzzz, fermandosi giusto il tempo per farsi un goccetto di nettare. La bambina è seduta sull’asse di legno con le mani appese alle corde. Fa qualche passo indietro, si dà una bella spinta, allunga le gambe e mentre sale la gonna del vestitino di sangallo rosa si alza, scoprendole le cosce. Alza il viso e lo offre all’aria che le sposta la frangia e le asciuga il sudore dalla fronte. Gli occhi le si riempiono di azzurro e di neri battiti di ali. Piega le ginocchia e quando scende ritrova l’erba umida sotto i piedi. Da sotto il portico arrivano le voci e le risa familiari dei grandi che raccontano aneddoti tra fette di salame e bicchieri di vino rosso. Chiude gli occhi: esprime un desiderio. Li riapre e la guarda sorpresa: non c’è una compagna di giochi davanti a lei, ma una farfalla con le ali rosse e nere.

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La donna che dispensa abbracci

dettaglio dell’opera Gli addii di Francoforte – Renato Guttuso 1968, olio su tela

Racconto breve di Enrica Bardetti

L’appartamento è un quadrilocale in una palazzina con rifiniture anni settanta. Si trova in zona Porta Nuova, a Torino, poco distante dalla stazione. L’arredamento, in stile nordico, semplice e privo di elementi superflui, rispecchia il carattere di Cecilia che è in piedi in soggiorno, con il viso rivolto alla porta d’ingresso e la schiena che sfiora le tende bianche, con stampe di piccoli cuori écru, appese ai vetri della porta finestra. Ha in mano una sveglia digitale che ha preso dal mobile in frassino appoggiato alla parete, sulla sua destra. Tra poco la poserà sul tavolino quadrato di fronte al divano di tessuto azzurro con grandi cuscini a fiori blu dove si siederà.

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“Perché non sali il dilettoso monte / ch’è principio e cagion di tutta gioia?”

Articolo di Simone Santi

[se volete sapere perché un’altra rubrica che tratta di letteratura, vi invito a leggerne l’introduzione]

Da qualche tempo ormai stiamo assistendo ad un ritorno di interesse nei confronti della figura di Dante e, più nello specifico, per la sua opera universalmente più conosciuta e riconosciuta, la Comedìa che una tradizione già a partire dal Boccaccio ha tenuto a definire per la sua sublimità Divina. In particolare negli ultimi anni è stato un fiorire di letture pubbliche e commentate non solo nei contesti canonici e ufficiali della cultura e del sapere accademico, ma già nei circoli e nelle piazze,a rivolgersi al pubblico più vasto ed eterogeneo dei non esperti e dei curiosi.

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Senza parole

Gustave Courbet, uomo disperato-autoritratto (1819-1877)

Racconto breve di Enrica Bardetti

Sta dritto davanti allo specchio del bagno. E’ uno specchio rotondo, con una cornice sottile e dorata. I capelli ancora arruffati e sulla guancia sinistra due righe verticali: tracce del sonno profondo indotto dai barbiturici buttati giù la sera prima, con un abbondante bicchiere di acqua, come da prescrizione. Continue reading “Senza parole”

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