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LIBRI

Zvi Kolitz – Yossl Rakover si rivolge a Dio (Adelphi edizioni, 1979)

L E T T U R E


Articolo di Mario Grella

Sono passato spesso da Columbus Circle, mai avrei pensato che in quel luogo così caotico e rumoroso potesse abitare Zvi Kolitz. A dire il vero, non lo sapeva nemmeno Paul Badde, giornalista e storico, inviato del quotidiano “Die Welt”, prima a Gerusalemme e poi in Vaticano, che racconta la storia di queste “due pagine fitte fitte” che altro non sono che l’impressionante, mistico ed anti-dogmatico libretto Yossl Rakover si rivolge a Dio (edito da Adelphi).
Zvi Kolitz scrisse questo racconto per il giornale “Jiddische Zeitung” e da allora se ne persero le tracce. Di cosa si tratta? Di una lettera che un ebreo, Yossl Rakover, scrive a Dio per manifestargli tutti i pensieri, le considerazioni, i tormenti e i dubbi che passano nella mente di un povero ebreo, asserragliato nel ghetto di Varsavia che, nel 1943, sta per essere distrutto dai nazisti.

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Alessandro Pagani – 500 chicche di riso (96, Rue De La Fontaine, 2019)

L E T T U R E


Articolo di Giuseppe Spanò Greco

Il quarto libro (il secondo che ho l’onore di leggere e di recensire) di Alessandro Pagani, viene pubblicato nella collana della casa editrice 96, Rue De La Fontaine “Juste pour rire” che suona come un sottotitolo alla sua opera. Non c’è niente di meglio che avere un pizzico di ironia per sorridere anche nelle giornate grigie che il presente ci offre e liberarsi, almeno per un poco, dai quotidiani affanni. Ce lo ricorda anche l’editore che riprende una frase di V. Hugo: “È dall’ironia che comincia la libertà”.

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Paul Auster – Una vita in parole. Dialogo con I. B. Siegumfeldt (Einaudi, 2019)

La lunga conversazione tra I. B. Siegumfeldt, professoressa di letteratura all’università di Copenhagen e Paul Auster, ripercorre e approfondisce i temi toccati dal grande scrittore americano nelle sue opere a partire dalla celebratissima Trilogia di New York.
Autore complesso, ma soprattutto sfuggente, Paul Auster racconta con le parole altre parole, dando anche a questa lunga intervista-conversazione, un senso di incompiutezza e di difficile collocazione.
Non è facilissimo trovare autori la cui materia letteraria siano le parole stesse, Auster, lacaninano convinto, pratica l’esercizio della ricostruzione del mondo attraverso le parole, un mondo fatto di sentimenti, temi e circostanze assolutamente concreti, ma che possono vivere o tentare di farlo solo a partire dalla parola, benché, come ricorda Auster, vi sia una insanabile “crepa tra la parola e il mondo”.

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L E T T U R E


Articolo di Mario Grella

La lunga conversazione tra I. B. Siegumfeldt, professoressa di letteratura all’università di Copenhagen e Paul Auster, ripercorre e approfondisce i temi toccati dal grande scrittore americano nelle sue opere a partire dalla celebratissima Trilogia di New York.
Autore complesso, ma soprattutto sfuggente, Paul Auster racconta con le parole altre parole, dando anche a questa lunga intervista-conversazione, un senso di incompiutezza e di difficile collocazione.
Non è facilissimo trovare autori la cui materia letteraria siano le parole stesse, Auster, lacaninano convinto, pratica l’esercizio della ricostruzione del mondo attraverso le parole, un mondo fatto di sentimenti, temi e circostanze assolutamente concreti, ma che possono vivere o tentare di farlo solo a partire dalla parola, benché, come ricorda Auster, vi sia una insanabile “crepa tra la parola e il mondo”.

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Acqua di mare di Charles Simmons (Sur, 2019)

L E T T U R E


Articolo di Enrica Bardetti 

«Bene, è deciso dunque», disse, mettendosi comodo in una poltrona e accendendosi un sigaro. «Ognuno racconterà la storia del suo primo amore. Cominciate voi, Sergej Nikolaevič»
                                  Ivan Turgevev, Primo amore, 1860

Acqua di mare di Charles Simmons è un romanzo universale, se per universale intendiamo quel tipo di narrazione che parla a tutti, nella quale tutti si riconoscono. E’ una definizione che può sembrare un tantino esagerata se mettiamo questo di Simmons al cospetto di titoli come Madame Bovary di Gustave Flaubert o Il Grande Gatsby di Francis Scott Fitzgerald tanto per citarne due a caso, ma già leggendo l’esergo, che ce ne anticipa l’argomento, abbiamo la prima conferma: chi non ha avuto un primo amore? L’amore è un tema universale, il primo amore lo è per eccellenza.

“Era l’estate del 1963 mi innamorai e mio padre annegò”

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Pontescuro di Luca Ragagnin (Miraggi edizioni, 2019)

L E T T U R E


Articolo di Enrica Bardetti 

«C’era il paese e altri che vivevano nel paese, non molti, qualche bambino, un po’ di vecchie, gli animali. Il paese si chiamava Pontescuro».
«Si chiamavano Gené, che non sapeva cosa sono i pensieri, e si chiamavano Emilio, detto il Zuntura, l’aggiustatutto, che tutto sapeva aggiustare tranne il suo cuore. Si chiamavano Làinfondo, perché il nome non gliel’avevano mai dato e allora indicava dove viveva, e si chiamavano Ciaccio, come il verso degli uccelli, don Andreino e don Antonio perché erano dei preti, e c’era Furàza, la vongola, una cosa che non si può aprire senza il prezzo di ucciderla». 
Siamo nella bassa padana, anno 1922. Gli avvenimenti storici che hanno interessato l’Italia in questo e negli anni a venire, fatti di camice nere di tentativi di resistenza e di passi che marciano sulla capitale, sono solo echi che non oltrepassano la cortina di nebbia che qui delinea il contorno delle cose e delle persone.

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Paolo Benvegnù e Nicholas Ciuferri: i racconti delle nebbie – genesi e sviluppo

I N T E R V I S T A


Articolo di Cinzia D’agostino

Stanno portando in giro per l’Italia da circa un anno un meraviglioso spettacolo fatto di musica e narrazione, una rappresentazione teatrale e magica, ironica e onirica (ne abbiamo parlato qui). Paolo Benvegnù con la sua chitarra e la sua voce intensa accompagna le parole di Nicholas Ciuferri che danno un’anima ancora più profonda ai personaggi dei Racconti delle Nebbie. A Marzo questo progetto è stato pubblicato per Woodworm in formato cd audio, accompagnato da un libro di 44 pagine nelle quali i racconti di Nicholas si alternano ai suggestivi disegni di Alessio Avallone. In occasione dell’uscita di questo originale lavoro, abbiamo avuto il piacere di fare qualche domanda ai due artisti.

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Beth Gibbons – Henryk Górecki – Symphony No. 3 “Symphony Of Sorrowful Songs”

R E C E N S I O N E


Articolo di Simone Santi

La stesura di questo articolo è stata preceduta e introdotta da un tempo discreto di riflessione, dalla preliminare considerazione di come avrei potuto approcciare, io che non sono musicista né musicologo in senso accademico, l’impegnativo lavoro e la responsabilità derivante dalla coraggiosa proposta pervenutami da questa rivista di recensire un’opera sinfonica che offre molteplici ragioni ed elementi di pregio. Dopo varie oscillazioni e un paio di settimane di studio, il mio orientamento è andato a recuperare una chiave di lettura che avevo indicato nella prefazione da me scritta per la silloge poetica di Moka (Monica Zanon) Nella mia selva sgomenta la tigre (Le Mezzelane Casa Editrice, 2018); in quella breve introduzione proponevo di privilegiare, nell’accostarsi in quel caso specifico ad un testo letterario, una domanda fondamentale per orientare la lettura in modo fecondo: ‹‹A quale livello si colloca il “dove” del poeta? In quale punto egli […] si trova rispetto alla vita […] e al proprio personale cammino di compimento scrittorio, così come nei riguardi del tempo nel quale vive?››.

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Vera Giaconi: 10 storie tra le pieghe scomode delle relazioni familiari

I N T E R V I S T A


Articolo di Enrica Bardetti 

Vera Giaconi, scrittrice argentina di origini uruguaiane, è alta e slanciata. Ha lunghi capelli scuri, occhi profondi che si rischiarano quando le labbra si schiudono in un sorriso, mentre fa il suo ingresso alla libreria Diari di bordo di Parma di Alice Pisu e Antonello Saiz dove presenta «Persone care», la sua ultima raccolta di racconti. Durante l’incontro, una libera conversazione tenuta dalla traduttrice letteraria e docente di russo e spagnolo Silvia Sichel, la scrittrice è tradotta da Giulia Zavagna, che ha curato anche la versione italiana del libro per Sur. Questa casa editrice indipendente nata a Roma nel 2011, inizialmente specializzata solo in letteratura latinoamericana, da fine 2015 propone anche la collana BIG SUR, dedicata alla narrativa e saggistica anglo-americana.

Vera Giaconi nasce a Montevideo nel 1974. La sua storia è comune a quella di tanti Uruguaiani costretti all’esilio dalla dittatura dopo il colpo di stato del ’73. A soli nove mesi insieme alla madre raggiunge il padre in Argentina, ma dopo poco tempo anche qui i militari prendono il potere ed è costretta insieme alla famiglia a vivere sotto un regime dittatoriale simile a quello da cui erano scappati. Vera oggi vive e lavora come editor e redattrice freelance a Buenos Aires, città dove è cresciuta. Con la raccolta di racconti «Seres queridos» (Persone care) è stata finalista nel 2015 al Premio Internacional de Narrativa Breve Ribera del Duero: il più prestigioso riconoscimento per raccolte di racconti in lingua spagnola, che grazie all’alta partecipazione di opere narrative provenienti anche da fuori della Spagna, in particolare dall’America, ha superato per importanza altre competizioni internazionali più conosciute.

Persone care raccoglie dieci racconti incentrati sulle relazioni di amore e amicizia.  Scritti con prosa elegante, asciutta, precisa, mai banale trattano di rapporti familiari, di sentimenti in bilico tra odio e amore, rancore e devozione. Dieci racconti in cui l’inquietudine e la minaccia latente aleggiano in modo quasi impercettibile nella vita dei protagonisti; una raccolta di situazioni e personaggi umani, fragili e imperfetti dove il non detto la fa da padrone, lasciando al lettore libertà di interpretazione e un certo turbamento a fine lettura.  

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Anna Rollando – Applaudire con i piedi. Segreti e curiosità della musica colta (Graphofeel Edizioni, 2018)

L E T T U R E


Una recensione e quattro chiacchiere sul concetto di “Classico”

Articolo di Simone Santi

‹‹[…] Ma del resto è come ascoltare mille volte una canzone […] che ci ha fatto sognare: non sappiamo davvero quale parte di noi si attiva, quale aspetto emotivo, fisico o intellettivo trovi in quel particolare prodotto musicale un elemento atto a scatenare sentimenti ed emozioni che, altrimenti, resterebbero silenti e nascosti. […] Con la lirica, e con la musica classica in generale, le passioni si fanno assolute, e quindi immortali perché travalicano il tempo e lo spazio››.

Le parole raccolte in questa epigrafe e tratte dal libro Applaudire con i piedi. Segreti e curiosità della musica colta, breve e gradevolissimo saggio scritto dalla violinista Anna Rollando e pubblicato dalla Graphofeel Edizioni nel 2018, sono l’occasione e lo spunto per recuperare un concetto che mi è particolarmente caro dall’articolo inaugurale di questa rubrica da me curata. In quell’articolo, dal titolo programmatico di Una nuova rubrica o una rubrica nova?, sviluppavo una serie di considerazioni per giungere ad una mia definizione di “classico” che ancora oggi, rileggendola, mi pare convincente.

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