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LIBRI

Francesco Guccini – Non so che viso avesse (Giunti, 2020)

L E T T U R E


Articolo di Mario Grella

Nelle interviste degli ultimi anni, Francesco Guccini ha sempre posto l’accento sulla sua aspirazione a diventare, non già un cantautore, ma uno scrittore. Alla fin fine Guccini è diventato tutte e due le cose con buon successo. Se però la carriera di cantautore è destinata ad entrare nella storia della musica d’autore italiana, quella di scrittore sembra essersi persa dopo la prova d’esordio; penso all’originale e un po’ maledetto “Croniche Epafàniche”, edito da Feltrinelli nel lontano 1989. Romanzo autobiografico dal taglio, ma soprattutto dal linguaggio, molto originale che affonda le sue radici nella natia e in un certo senso, atavica Emilia.

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Egidio Romualdo Duni e l’Europa della cultura e delle arti – parte 1

L E T T U R E

Articolo di Simone Santi

INTRODUZIONE

La lettura di una biografia dedicata a Egidio Romualdo Duni, compositore materano e francese di adozione vissuto nel Settecento, e la sua meditazione motivata dall’intenzione di farne una recensione, sono stati la scaturigine per alcune riflessioni sulla nostra attualità a partire dal concetto di Europa. Di Europa infatti spesso oggi parliamo e sentiamo parlare, ed evocarla generalmente muove reazioni e sentimenti discordi. Eppure (o forse proprio a causa di ciò), non è così pacifico intendersi su ciò che comunemente chiamiamo Europa, né su ciò che la definisce e comprende come realtà; e questo spiega le difficoltà nel ritrovare di già in noi stessi ragioni fondate e autentiche che ci consentano di sentire di farne parte.        

L’Europa fin dai tempi più antichi non è stata quasi mai riunita dalle armi e dalla politica, perché essa è un concetto sovraterritoriale, ovvero non pacificamente tracciabile secondo i contorni dei confini geografici. Il concetto di Europa è assai precoce, già i Greci lo avevano rappresentato attraverso il mito di Zeus che in forma di toro rapisce la figlia di Agenore; tuttavia, se riconosciamo dal racconto mitico quelli che erano i suoi limiti, la visione era quella di un’Europa pressoché mediterranei. A seconda di chi ha tracciato i confini del proprio concetto di Europa, tali confini geografici sono apparsi più o meno estendibili. Ancora oggi c’è chi ritiene che non sia concepibile l’Europa escludendo dal discorso alcuni Paesi dell’Africa Settentrionale.

L’Europa forse non è stata davvero unita neanche spiritualmente, con le sue sopravvivenze pagane sotto l’esteriorità ufficiale dell’adesione al Cristianesimo. E potremmo essere tutti d’accordo, a prescindere dalle convinzioni proprie di ciascuno, che ad unire davvero l’Europa non saranno nemmeno i parametri, la moneta e il mercato comune, che sembrano suscitare più diffidenza e difesa delle particolarità che non senso di appartenenza. E allora ci deve ben essere qualcosa d’altro, di qualitativamente diverso per natura e consistenza se, quando ne parliamo, ci riferiamo all’Europa come a un qualcosa che esiste.

Questo qualcosa, un familiare sentire fondato su un immaginario comune, è ciò che ho provato a rintracciare attraverso il filo di una narrazione, che in quanto tale sceglie e privilegia necessariamente alcuni soggetti e momenti nell’alveo degli inesauribili  percorsi possibili dentro la Storia: un racconto che, prendendo le mosse dall’occasionalità costituita dal materano Duni divenuto “monsieur Duny”, risale fino alle origini del melodramma in Italia e alla nascita del linguaggio e dell’estetica barocca, individuando in ciò uno dei momenti decisivi per l’affermazione di quella koinè artistica e intellettuale che rimarrà il fondamento inalienabile di ogni riflessione sull’identità e sulla natura di un concetto moderno di Europa.     

Questo mio racconto è diventato uno scritto che presento qui per la prima volta, in un articolo “a puntate” di cui questa è la prima, per i lettori di Off Topic – Voci fuori dal coro.

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UAU, festival d’illustrazione e cose belle – edizione 2020

A N I M A Z I O N E – G R A P H I C  N O V E L


Articolo curato da Luci

Nel fine settimana che va dal 10 al 12 luglio, presso lo Spazio Giovani Edoné di Bergamo, ritorna UAU, il festival d’illustrazione e cose belle.
L’edizione 2020 prende le mosse dalle dichiarazioni di Jacques Derrida riguardanti il cosiddetto “effetto fantasma”, ossia il rapporto che unisce il visibile con l’invisibile, la luce con l’ombra, la presenza con l’assenza.
Per sviluppare questi concetti ai partecipanti saranno offerti, dietro pagamento di una quota di iscrizione (unici eventi non gratuiti) due intriganti workshop: il primo sarà curato da Francesca Zoboli, artista poliedrica capace di mescolare tecniche pittoriche e decorative, per l’occasione partendo dalle piante. A questo scopo verranno raccolti materiali vegetali della natura circostante da utilizzare insieme a immagini tratte da erbari. Attraverso il frottage, la monotipia e lo stencil, si arriverà così a trasfigurare le immagini di partenza ottenendo visioni inedite e poetiche della natura.

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Woody Allen – A proposito di niente (La Nave di Teseo, 2020)

L E T T U R E


Articolo di Mario Grella

Woody Allen non poteva che intitolare così la sua autobiografia anche se avrebbe potuto intitolare il poderoso volume edito in Italia da La Nave di Teseo, “A proposito di tutto”, perché nel corposo libro, c’è tutto Woody: il ragazzino di Brooklyn che passava i pomeriggi al cinema, il prestigiatore in erba, quello della “Public School 99”, il delinquente mancato, la sorella Letty, il comico al “Blue Angel”, il jazzista al quale deve anche il suo nome d’arte, il clarinettista Woody Herman, ma anche lo scrittore per il New Yorker, fino al grande regista che tutti noi conosciamo ed amiamo.

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Essere primavera – Autori vari (Associazione Licenza Poetica, ebook 2020)

L E T T U R E


Articolo di Simone Santi

‹‹La poesia, che viene dal sentimento più profondo e concreto della libertà, chiede di essere letta in libertà. Nessuna poetica e nessuna ideologia – né del poeta né del critico – hanno il potere di impedire il reale rapporto vivificante che si crea, come dono ricambiato tra scrittura e lettura, dentro il significato.››
V. Cozzoli, LA DIASPORA DELLE ICONE

Le parole riprese dalla postfazione scritta da Cozzoli a conclusione della sua silloge, con le quali il poeta intende richiamare in favore del lettore il viaggio che individualmente ciascuno nella lettura è chiamato a compiere, in piena libertà e responsabilità, in direzione del significato, possono valere a mio giudizio non solo di fronte alla comprensione di un’opera specifica, ma anche nei riguardi del valore e del fine ultimi della Poesia intesa come umana esperienza
Sicuramente esse parole sono una chiave utile per accedere alla natura che anima l’antologia che voglio presentare in questa rubrica; rubrica che d’elezione si occupa dei percorsi che si sviluppano a partire dalla letteratura e dalle esperienze artistiche tout court. Il libro in oggetto si intitola Essere Primavera, e per la precisione si tratta di un e-book realizzato dall’Associazione Licenza Poetica e pubblicato ad aprile di quest’anno.

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Paolo Giordano – Nel contagio (Giulio Einaudi editore, 2020)

L E T T U R E


Articolo di Mario Grella

Mi verrebbe subito da dire, lasciate perdere quello che state leggendo e correte subito a leggere Nel contagio di Paolo Giordano (autore de “La solitudine dei numeri primi”), edito da Einaudi-Corriere della Sera, ma sarebbe una contraddizione in termini. Raramente capita di leggere un breve, anzi brevissimo saggio, di tanta intensità e circostanziata divulgazione scientifica. In questo caso, però, non si tratta di un libro su un virus scritto da un epidemiologo o da un biologo, ma da un matematico. Il libro era abbinato al “Corriere della Sera” di qualche settimana fa, ma credo sarà reperibile anche nelle librerie (una volta riaperte, ovviamente). In caso contrario dovrete accontentarvi di queste note scritte a caldo dopo aver terminato la lettura, così come, a caldo, Paolo Giordano ha sentito l’impellente necessità di formulare il suo pensiero attorno all’emergenza sanitaria del secolo, quella del Covid-19.

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Daniel Halévy – Degas parla (Adelphi edizioni, 2019)

L E T T U R E


Articolo di Mario Grella

Daniel Halévy è stato uno storico, un saggista e un traduttore francese. Ma questo è il meno. Quello è che davvero notevole è che Daniel Halévy, aveva amici molto interessanti; in particolare uno di essi, Edgar Degas. Ludovic Halévy, padre di Daniel, ed Edgar Degas frequentarono lo stesso liceo parigino, il Lous-le-Grand e, benché molto più giovane, Daniel divenne uno dei migliori amici di Degas al quale lo univa, una forte affinità elettiva di tipo spirituale. Scrive Jean-Pierre Halévy nella prefazione di Degas parla, il bel volume edito da Adelphi, uscito qualche mese fa: “Sono due autentici parigini, che non amano né la campagna, né la natura. È noto che Degas, diversamente dagli impressionisti, si rifiutava assolutamente di dipingere ‘en plein air’ ed entrambi si sentivano a loro agio solo a Parigi, di cui apprezzavano lo spirito ereditato dal Secondo Impero.”

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Eugenio Borgna – Il fiume della vita (Feltrinelli, 2020)

L E T T U R E


Articolo di Mario Grella

Chi affrontasse la lettura del nuovo libro di Eugenio Borgna, Il fiume della vita, uscito qualche settimana fa ed edito da Feltrinelli, non avrebbe certo bisogno del sottotitolo, Una storia interiore, per comprendere che questo, come tutti gli altri volumi del grande psichiatra, in realtà, tratta tutti i temi professionali come facenti parte della sua vita interiore, spirituale ed intellettuale. Nel libro non si colgono nuovi spunti o suggestioni, rispetto a quanto letto in passato, ma si sente molto più forte il desiderio di ribadire quanto già scritto, e di fissarlo nuovamente nella scrittura, come se qualcosa sembrasse sfuggito al grande psichiatra novarese. Il racconto dell’infanzia, della gioventù, degli studi, della professione, col consueto riferimento al lavoro svolto presso il manicomio di Novara, che Borgna non chiama mai “ospedale psichiatrico”, oltre alla grande riforma di Franco Basaglia, sono i temi cruciali del libro.

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Ernesto Anderle – Murubutu – RAPconti illustrati (BeccoGiallo, 2020)

L E T T U R E


Articolo di Giovanni Tamburino

Cos’è una canzone? Cosa nasce da un paio di cuffie, attraversa timpani, terminazioni nervose e arriva fino al cervello? Cosa arriva nella dimensione più profonda di chi ascolta e tocca qualcosa che, per comodità (ma che i veri appassionati non dovranno nemmeno sforzarsi per riuscirci), potremmo chiamare anima?
Ritmo, suono, parole. Poi ancora sensazioni, ricordi.
Immagini.
Distinte, annebbiate, evocative e ancora familiari o distorte. Dai padiglioni auricolari alla cornea senza nemmeno farci caso.
Troppo teorico, troppo poetico?
Eppure Alessio Mariani, aka Murubutu, sembra abbastanza convinto di questo nel lanciare il suo ultimo singolare featuring.

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