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LIBRI

Matteo Ceschi – Note per salvare il pianeta (Vololibero Edizioni, 2020)

 

L E T T U R E


Articolo di Aldo Pedron

Matteo Ceschi, l’autore di questo prezioso libro è uno storico, giornalista, saggista e fotografo milanese che in questo lavoro racconta il rapporto tra la canzone di protesta, il mondo della musica e il movimento ambientalista. Una storia di artisti che dal 1947 hanno trasformato in musica la loro sensibilità nei confronti dell’ambiente. Per realizzarlo ha coinvolto amici, conoscenti e colleghi giornalisti che gli hanno posto delle domande sul tema e perciò il risultato è una sorta di dialogo a distanza che ripercorre più di settant’anni di relazioni tra musicisti e attivisti nel mondo dal secondo dopoguerra fino alle più recenti battaglie di Extinction Rebellion.

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Marco M. Colombo “Di ferro e cuoio” – Intervista

I N T E R V I S T A


Articolo di Luca Franceschini

Marco M. Colombo era l’anima dei Motel 20099, che per chi seguiva la scena italiana quando parlare di “Indie” non era ancora così assurdo, sono stati un gruppo di una certa importanza, autori di un disco, Romanticismo dalla periferia per giovani teppisti, che ha compiuto da poco dieci anni e che all’epoca fece parlare di sé e ricevette molte recensioni positive; un piccolo classico di nicchia, che non ridefinì nessuna coordinata stilistica ma che rimane lo stesso nel cuore di chi l’ha amato ai tempi. Oggi Marco si sta dedicando ad un’altra sua passione, la scrittura, il cui talento per essa si poteva già intuire leggendo i testi del disco. Di ferro e cuoio, il suo romanzo d’esordio, è uscito a fine ottobre per Ego Valeo Edizioni. È una storia intensa e vorticosa, che rimanda un po’ a Bukowski, un po’ al Meyer di Eravamo dei grandissimi, un po’ al Welsh di Trainspotting. Una sorta di (ipotetica) autobiografia esistenziale, un gruppo di bambini, poi di adolescenti, poi di giovani adulti, che si muovono in una realtà di periferia (non ci sono indicazioni geografiche ma l’autore è cresciuto a Sesto San Giovanni, dove tuttora vive, e alcuni riferimenti sono palesi), portando avanti una ricerca indolente di uno spazio in cui esistere, in cui divenire qualcuno, prima che il nulla cosmico divori tutto e tutti.
È una voce nuova, quella di Marco, ma è una voce già sorprendentemente matura, con una padronanza tecnico-stilistica notevole (parafrasando, scrive molto meglio di tanti colleghi idolatrati a più riprese dai mezzi d’informazione mainstream) ma soprattutto con qualcosa di interessante da dire. E se n’è accorto anche Matteo Cantaluppi, che ha deciso di realizzarne una colonna sonora esclusiva perfetta, ideale da sparare in cuffia per immergersi al meglio nella lettura. Avremmo dovuto vederci per un aperitivo il giorno della prima delle due presentazioni che si sarebbero dovute svolgere a Milano, in Santeria Palladini (entrambe sold out, tra l’altro) e che sono state ovviamente annullate dall’ennesimo Dpcm di queste settimane. Ci siamo visti così in videochiamata, situazione ormai fin troppo familiare, di questi tempi ma come avrete modo di leggere, quel che è venuto fuori è stato comunque interessante.

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Simone Fattori – Suoni nell’etere – 100 anni di musica e radio (Vololibero Edizioni, 2020)

 

L E T T U R E


Articolo di Aldo Pedron

Suoni nell’etere, 100 anni di musica e radio è il bel libro di Simone Fattori dedicato alla radio, il mezzo comunicativo più popolare al mondo che veste da sempre un ruolo fondamentale nella vita delle persone.

Un libro ben strutturato che parte con la storia e gli albori della radio (1912) e racconta l’evoluzione comunicativa e culturale e l’utilizzo di un mezzo di comunicazione di massa rimasto ancor oggi attuale e coinvolgente.  I capitoli successivi alla nascita della radio passano attraverso il periodo dalla seconda mondiale al rock and roll, gli anni 60’ e i disc jockey, gli anni ’70 con la disco music, la politica e le radio libere gli anni 80 (una radio in ogni città) fino agli anni ‘90 con la nuova giovinezza della radio e i nuovi vestiti della radio stessa.

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Fast Animals and Slow Kids – Come reagire al presente (BeccoGiallo, 2020)

L E T T U R E


Articolo di Giovanni Tamburino

È una giornata come tante nella campagna umbra, una giornata come tante per i quattro amici che portano fuori dal casolare e caricano sul furgone gli strumenti per una serata come tante altre. I Fast Animals and Slow Kids si preparano al concerto parlando, ridendo e cazzeggiando in quello che nell’ultimo decennio è diventato un rituale preparatorio per loro.
Una giornata come tante altre, un concerto come tanti altri, eppure qualcosa inizia a stonare. Qualcosa aleggia dentro e fuori dalle teste dei musicisti più perugini del vecchio stivale, sconvolgendo un equilibrio che si rivela più precario di quanto i fan da sotto il palco possano immaginare. Cosa può salvare dal collasso l’esperienza FASK?

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Egidio Romualdo Duni e l’Europa della cultura e delle arti – parte 2

L E T T U R E

Articolo di Simone Santi

INTRODUZIONE

Nella prima parte di questo articolo “a puntate” abbiamo iniziato col dare un primo sguardo al concetto di Europa, formatosi come concetto culturale dalla sensibilità e dall’opera di alcune generazioni di artisti che tra la fine del Cinquecento e i primi decenni del Settecento hanno dato forma ad un linguaggio fatto di valori estetici condivisi. Da queste premesse abbiamo visto come grazie a un italiano, il cardinale Mazzarino, e ad un balletto di corte concepito secondo i canoni dell’incipiente Barocco che si stava preparando nella nostra penisola, in Francia nasce l’immaginario che dominerà la corte di Luigi XIV e plasmerà l’assolutismo monarchico del giovane Re Sole – che sarà modello di ogni corte europea, informata sul Barocco trasversale italiano.     

Se la nascita del melodramma viene generalmente fatta risalire alle opere di Claudio Monteverdi, il suo concepimento lo dobbiamo anticipare di qualche anno, nell’anno 1600, nella Firenze medicea. Qui un gruppo di umanisti, poeti e compositori stavano creando i canoni di una musica nuova: una musica in grado di dare risalto ai valori espressivi ed emotivi del testo poetico, un nuovo stile che, attingendo alla freschezza delle forme del canto popolare, sancisse l’abbandono della polifonia cinquecentesca in favore del canto a una sola voce, accompagnata da pochi strumenti. E’ proprio qui, a Firenze, in occasione del matrimonio di Maria de’ Medici col re di Francia Enrico IV, davanti allo sguardo della più alta aristocrazia europea, che per la prima volta va in scena il recitar cantando.

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Paolo Bontempo, Gianluca Dario Rota – Giugno (Sperling & Kupfer, 2020)

L E T T U R E


Articolo di Giovanni Tamburino

Il periodo dell’anno tra giugno e settembre ha un tempo tutto suo, un valore tutto suo. Qualunque ostacolo impedisca il suo forsennato svolgimento ha il peso del peccato più efferato contro natura, è un furto imperdonabile di secondi che non torneranno. Deve correre, pazzo e implacabile.

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Francesco Guccini – Non so che viso avesse (Giunti, 2020)

L E T T U R E


Articolo di Mario Grella

Nelle interviste degli ultimi anni, Francesco Guccini ha sempre posto l’accento sulla sua aspirazione a diventare, non già un cantautore, ma uno scrittore. Alla fin fine Guccini è diventato tutte e due le cose con buon successo. Se però la carriera di cantautore è destinata ad entrare nella storia della musica d’autore italiana, quella di scrittore sembra essersi persa dopo la prova d’esordio; penso all’originale e un po’ maledetto “Croniche Epafàniche”, edito da Feltrinelli nel lontano 1989. Romanzo autobiografico dal taglio, ma soprattutto dal linguaggio, molto originale che affonda le sue radici nella natia e in un certo senso, atavica Emilia.

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Egidio Romualdo Duni e l’Europa della cultura e delle arti – parte 1

L E T T U R E

Articolo di Simone Santi

INTRODUZIONE

La lettura di una biografia dedicata a Egidio Romualdo Duni, compositore materano e francese di adozione vissuto nel Settecento, e la sua meditazione motivata dall’intenzione di farne una recensione, sono stati la scaturigine per alcune riflessioni sulla nostra attualità a partire dal concetto di Europa. Di Europa infatti spesso oggi parliamo e sentiamo parlare, ed evocarla generalmente muove reazioni e sentimenti discordi. Eppure (o forse proprio a causa di ciò), non è così pacifico intendersi su ciò che comunemente chiamiamo Europa, né su ciò che la definisce e comprende come realtà; e questo spiega le difficoltà nel ritrovare di già in noi stessi ragioni fondate e autentiche che ci consentano di sentire di farne parte.        

L’Europa fin dai tempi più antichi non è stata quasi mai riunita dalle armi e dalla politica, perché essa è un concetto sovraterritoriale, ovvero non pacificamente tracciabile secondo i contorni dei confini geografici. Il concetto di Europa è assai precoce, già i Greci lo avevano rappresentato attraverso il mito di Zeus che in forma di toro rapisce la figlia di Agenore; tuttavia, se riconosciamo dal racconto mitico quelli che erano i suoi limiti, la visione era quella di un’Europa pressoché mediterranei. A seconda di chi ha tracciato i confini del proprio concetto di Europa, tali confini geografici sono apparsi più o meno estendibili. Ancora oggi c’è chi ritiene che non sia concepibile l’Europa escludendo dal discorso alcuni Paesi dell’Africa Settentrionale.

L’Europa forse non è stata davvero unita neanche spiritualmente, con le sue sopravvivenze pagane sotto l’esteriorità ufficiale dell’adesione al Cristianesimo. E potremmo essere tutti d’accordo, a prescindere dalle convinzioni proprie di ciascuno, che ad unire davvero l’Europa non saranno nemmeno i parametri, la moneta e il mercato comune, che sembrano suscitare più diffidenza e difesa delle particolarità che non senso di appartenenza. E allora ci deve ben essere qualcosa d’altro, di qualitativamente diverso per natura e consistenza se, quando ne parliamo, ci riferiamo all’Europa come a un qualcosa che esiste.

Questo qualcosa, un familiare sentire fondato su un immaginario comune, è ciò che ho provato a rintracciare attraverso il filo di una narrazione, che in quanto tale sceglie e privilegia necessariamente alcuni soggetti e momenti nell’alveo degli inesauribili  percorsi possibili dentro la Storia: un racconto che, prendendo le mosse dall’occasionalità costituita dal materano Duni divenuto “monsieur Duny”, risale fino alle origini del melodramma in Italia e alla nascita del linguaggio e dell’estetica barocca, individuando in ciò uno dei momenti decisivi per l’affermazione di quella koinè artistica e intellettuale che rimarrà il fondamento inalienabile di ogni riflessione sull’identità e sulla natura di un concetto moderno di Europa.     

Questo mio racconto è diventato uno scritto che presento qui per la prima volta, in un articolo “a puntate” di cui questa è la prima, per i lettori di Off Topic – Voci fuori dal coro.

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UAU, festival d’illustrazione e cose belle – edizione 2020

A N I M A Z I O N E – G R A P H I C  N O V E L


Articolo curato da Luci

Nel fine settimana che va dal 10 al 12 luglio, presso lo Spazio Giovani Edoné di Bergamo, ritorna UAU, il festival d’illustrazione e cose belle.
L’edizione 2020 prende le mosse dalle dichiarazioni di Jacques Derrida riguardanti il cosiddetto “effetto fantasma”, ossia il rapporto che unisce il visibile con l’invisibile, la luce con l’ombra, la presenza con l’assenza.
Per sviluppare questi concetti ai partecipanti saranno offerti, dietro pagamento di una quota di iscrizione (unici eventi non gratuiti) due intriganti workshop: il primo sarà curato da Francesca Zoboli, artista poliedrica capace di mescolare tecniche pittoriche e decorative, per l’occasione partendo dalle piante. A questo scopo verranno raccolti materiali vegetali della natura circostante da utilizzare insieme a immagini tratte da erbari. Attraverso il frottage, la monotipia e lo stencil, si arriverà così a trasfigurare le immagini di partenza ottenendo visioni inedite e poetiche della natura.

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