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LIBRI

Alessandro Carrera – La voce di Bob Dylan (Feltrinelli, 2021)

L E T T U R E


Recensione di Mario Grella

Sintetizzare o commentare un libro ciclopico è un esercizio vano, poiché un post altrettanto ciclopico non servirebbe a nulla e certo non potrebbe sostituire la lettura di questo tomo fondamentale per la comprensione di un monumento vivente della storia della musica quale è Bob Dylan. E allora, cercando di essere parchi e misurati, vi dirò che, se non leggerete questo libro, difficilmente potrete avere la misura esatta della complessità del menestrello di Duluth. Del resto il suo autore, Alessandro Carrera non è nuovo a simili imprese: vale la pena ricordare le traduzioni di tutti i testi di Bob Dylan in più volumi, editi qualche anno fa sempre per Feltrinelli. Bastava leggere quei volumi di testi, ma soprattutto le note (che occupano ben più dei testi stessi delle canzoni), per rendersi conto che ogni parola scritta da Mr. Zimmerman è una piccola monade, in un universo di riferimenti di estrema complessità. Questo libro non fa che confermare quei riferimenti con l’aggiunta che si tratta di una magnifica narrazione, che oltre coinvolgere la poesia dylaniana, racconta fatti, relazioni, aneddoti e riporta interviste, dichiarazioni e discorsi che Carrera ha “confezionato” con ineguagliabile rigore, precisione e logica.

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Stefano Valente – Breve storia dell’alchimia (Graphofeel, 2019)

L E T T U R E


Articolo di Simone Santi

Nelle prime pagine del suo affascinante saggio dedicato alla figura di Parmenide e alle origini della sapienza greca, Peter Kingsley scrive che ‹‹la cultura occidentale è la cultura della rimozione››[1].

Ora, che si tratti o meno di un meccanismo di rimozione, è possibile osservare come la nostra sia una cultura che pratica attivamente la dimenticanza. Al di là di un atteggiamento talora retrospettivo ed espositivo nei riguardi della dimensione artistica umana – e  quando si tratta della cultura degli altri, di un atteggiamento curioso più del folklore e dell’espressionismo dell’arte che non della comprensione dei diversi livelli di percorso e di significato – la nostra società si rivolge mal volentieri al proprio passato e tiene in poco conto la Storia nel cui alveo si è prodotta; col suo “procedere in avanti” (pro-gradior) ripiegato sul mero sviluppo tecnologico che non si interroga sulle proprie ripercussioni, e rivolto al risultato economico più immediato e irresponsabile – essa proietta un’immagine tautologica di se stessa verso il futuro, sembrando non avere più gli strumenti, men che meno la volontà, di elaborare e proporre una visione complessa insieme ad un’escatologia positiva riguardo all’uomo e al suo destino. 

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Ermanno Mariani – Il mistero del doppio ritratto di Klimt (Pontegobbo, 2020)

L E T T U R E


Articolo di Simone Santi

‹‹Avere una perla come il RITRATTO DI SIGNORA di Klimt avrebbe certamente aiutato il turismo piacentino… Una tela unica come quella del pittore austriaco, che ha la caratteristica di nascondere un altro dipinto ritenuto scomparso… Un richiamo assoluto. Abbiamo preferito non rimpiazzarlo con una copia e anche le guide, quando arrivano nella sala degli stranieri, giustificano la sua assenza spiegandone l’insostituibilità. Aspettiamo che ci venga restituito l’originale per poterlo mettere al suo posto, speriamo presto.››

Le amare considerazioni dell’allora direttore Stefano Fugazza, riportate nel libro di Ermanno Mariani Il mistero del doppio ritratto di Klimt (2018, edizioni PONTEGOBBO) insieme al racconto degli incredibili accadimenti di quegli anni a partire dal furto del quadro dipinto dal maestro della Secessione viennese, trafugato dalla Galleria d’Arte Moderna Ricci Oddi di Piacenza nel febbraio 1997, esprimono in buona sintesi il vissuto e le implicazioni anche psicologiche, oltre che economiche e sociali, che hanno visto coinvolte una città e la sua comunità: una vicenda che aveva avuto ampia risonanza e destato all’epoca grande scalpore per le modalità con le quali si era verificata, e che, tra luci e ombre, ha continuato negli anni a generare leggende e sobillare misteri; misteri che del resto non paiono del tutto dipanati neanche oggi, ancorché gli auspici dell’ex direttore Fugazza si siano realizzati e il “doppio ritratto” di Gustav Klimt, rinvenuto nel 2019 e restituito alla galleria, è tornato nella disponibilità di Piacenza e dei suoi visitatori.  

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Paolo D’Anna – Tra la rosa e la spina (Youcanprint, 2020)

L E T T U R E


Articolo di Simone Santi

‹‹Parlare d’amore è sempre complicato. In poesia, credo sia la cosa più difficile, perché la poesia chiama alla nudità, alla verità, alla libertà.››

Le parole posate ed efficaci della prefazione scritta da Andrea Cardellini colgono nell’essenza il compito che il poeta Paolo D’Anna si è assegnato con la stesura e pubblicazione della silloge di cui vengo a trattare nel presente articolo, Tra la rosa e la spina, realizzata nel 2020.
Le parole sono importanti, e alcune lo sono in modo speciale. Ciò vale più particolarmente per chi con la parola, nelle sue molteplici espressioni, lavora da una vita, com’è in effetti il caso dell’autore di quest’opera. Autore e regista teatrale, scrittore e poeta, attore quasi per naturale approdo, Paolo D’Anna si è impegnato sin da giovanissimo in ambito sociale e culturale. Nato in Sicilia, da sempre vive a Calolziocorte, paese situato nelle valli protese tra le città di Lecco e di Bergamo. Dopo aver fondato con alcuni amici la rivista Proposta, ha iniziato la propria attività frequentando a Milano i laboratori teatrali di Giorgio Strehler, per poi avvicinarsi al teatro di Dario Fo e di Franca Rame. Ampia nel corso degli anni è stata la sua produzione di testi e di opere teatrali, non di meno la traduzione e l’adattamento per il teatro di opere letterarie. Ha curato la direzione artistica di importanti eventi, di rassegne musicali e letterarie; in campo sociale ha partecipato e collaborato a progetti per varie associazioni, tra cui Telethon e Medici Senza Frontiere. Una carriera costellata di progetti, di incontri e di collaborazioni – tra cui spiccano per notorietà i nomi di Katia Ricciarelli e di Alda Merini, e quell’incontro fatalmente mancato dal destino con Pier Paolo Pasolini, morto proprio appena prima dell’appuntamento che li avrebbe fatti conoscere di persona di lì a pochi giorni.  

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Igort – Quaderni Ucraini (Oblomov edizioni, 2021)

L E T T U R E


Recensione di Mario Grella

Ci sono nel mondo migliaia di conflitti grandi e piccoli dei quali non siamo a conoscenza o, comunque, che non destano in noi un particolare interesse. Scriveva qualcuno che le tragedie ci interessano solo se sono attuali e a casa nostra o vicine ad essa. L’Ucraina non è un paese vicino all’Italia, ma per molti aspetti è un paese molto legato all’Italia che vive un rapporto assai difficile con la confinante Russia. Le radici di questo antico conflitto sono analizzate, raccontate e illustrate con grandissima efficacia e suggestione dalla graphic novel Quaderni Ucraini di Igort, edito da Oblomov Edizioni. Come è facile immaginare, all’origine del peccato originale, c’è sempre l’imperatore del male Stalin.
Il racconto si dipana attraverso le storie di diversi personaggi incontrati dall’autore, a cominciare da Andrey, figlio di Misha un ufficiale dell’aviazione sovietica incontrato da Igort nell’estate del 2008, in un luogo da incubo come Dnepropetrovsk, città-arsenale dell’ex impero sovietico che qualcuno chiama a ragione “Rocket City”.

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Paolo Benvegnù – Riflessioni di un profeta misconosciuto

I N T E R V I S T A


Articolo di Cinzia D’Agostino

È una fresca domenica di inizio Marzo, siamo a pochi passi dal Golfo di Salò, Lago di Garda, nella nostra casa. In una situazione normale noi e Paolo Benvegnù saremmo forse stati seduti insieme a contemplare il lago, ma riusciamo comunque a creare l’atmosfera nella nostra stanza della musica, poster, scalette, biglietti di concerti appesi e una videochiamata con Paolo, che ci risponde dallo Studio di registrazione di Gabriele Berioli a Magione (PG). Il 14 febbraio è uscito per Black Candy il suo ultimo disco, in solo ed in acustico, intitolato Delle inutili premonizioni vol. 1 – venti anni di misconosciuto tascabile, 12 tracce che ripercorrono la carriera dell’artista gardesano in un contesto raccolto, intimo ed estremamente coinvolgente. Abbiamo avuto l’onore ed il piacere di poter fare una chiacchierata in amicizia con lui, che ci ha un’altra volta illuminato della sua saggezza, scaldato con il suo affetto e la sua grandissima sensibilità.

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Hugo Pratt – Aspettando Corto (Rizzoli, 2020)

L E T T U R E


Articolo di Mario Grella

Chi avesse pensato che la vita di Corto Maltese fosse sovrapponibile a quella del suo autore, Hugo Pratt, forse non lo sapeva, ma aveva ragione. Se ne trova conferma leggendo Aspettando Corto, (titolo originale, Le pulci penetranti), uscito nello scorso autunno presso Rizzoli. Un lungo viaggio dall’Africa, dove Pratt ha trascorso parte della sua infanzia, a Venezia, attraverso Argentina e Inghilterra. Potremmo dire che si tratta di una autobiografia, anche se il termine non sarebbe del tutto esatto. Si tratta invece di un racconto di una vita vissuta senza saggezza, ma con grande poesia e scritto in maniera che definire “divertente” sarebbe improprio, ma azzeccato. È l’Abissinia colonizzata la protagonista vera del principio del racconto di Pratt “…con mio padre che era lì per la difesa della razza”, dice ironicamente Pratt, e riferito ai soldati italiani aggiunge: “Poveri ragazzi, i soldati più straccioni del mondo. Si erano imbarcati a Napoli e andavano di stanza in Abissinia. Non c’entravano proprio niente con l’Impero dentro quella sahariane…” 

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Igort – Quaderni Giapponesi Vol. 3 (Oblomov edizioni, 2021)

L E T T U R E


Articolo di Mario Grella

Scrivere di Igort e dei suoi straordinari Quaderni Giapponesi (arrivati al terzo volume) è problematico per due ordini di motivi: il primo è dovuto alla complessità dei piani narrativi e visivi sempre presenti nei suoi quaderni, il secondo, molto più prosaico, è il fatto che Igort potrebbe leggere il mio post e questo mi provoca una discreta ansia. La graphic novel narra e illustra il soggiorno di Igort in Giappone che gli permise di scoprire, tra le altre cose, i pionieri del racconto per immagini, arte preziosa che lo stesso autore pratica con rara maestria e che assunse diverse definizioni a seconda di epoche e stili, “Kibyoshi”, “Ukjio-e”, “Muzan-e”, per poi essere compresa nel termine più conosciuto (così si crede almeno in occidente) di “manga” o anche “anime”. Un viaggio affascinante, come si usa sempre dire in questi casi, quando ci si vuole trarre d’impaccio. Ma questa volta mai definizione mi è sembrata più azzeccata, un po’ perché alle tavole di Igort dò del tu, un po’ perché quando conoscenza e capacità di narrare per immagini si sposano in maniera così armonica, non si può che restare affascinati. Ma non si tratta di un viaggio confortevole, è un viaggio che ci fa incontrare numerose asperità, un viaggio contro corrente nel cuore del “segno giapponese” che non è sempre quello che si pensa.

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Barak Obama – Una Terra Promessa (Garzanti, 2020)

L E T T U R E


Articolo di Mario Grella

Ho appena terminato di leggere un libro di politica internazionale di 805 pagine dove la parola “Italia” compare solo due volte: la prima quando l’autore dice di essere passato dall’Italia di ritorno da un viaggio. La seconda per dire che l’Italia era una delle nazioni che aveva rischiato molto a seguito della crisi economica-finanziaria, di scala planetaria, scatenatasi nel 2008. Mi ha colpito anche perché (o forse proprio per questo), in queste ore Mario Draghi sta cercando di dar forma ad un governo, uno nuovo, tanto per cambiare, che tragga il paese dalle secche in cui è finito a causa della pandemia e per il conseguente disastro economico. L’autore del volumone è, Barack Obama e il libro è Una terra promessa edito da Garzanti e prima parte di una corposissima autobiografia politica dell’ex presidente americano. Una lettura piuttosto impegnativa, ma illuminante sotto molti punti di vista, a cominciare dal titolo con quel significativo articolo indeterminativo che fa degli USA, non più la stessa terra promessa dai padri fondatori e nemmeno quella del “New Deal” o delle opportunità. Potremmo dire la terra di una “nuova” promessa, quella che il primo presidente afro-americano ha fatto ai suoi connazionali e questo termine negli USA ha una connotazione molto diversa da quella che potrebbe avere in Italia.

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