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MUSICA

Moltheni – Una Bellezza Senza Eredità

I N T E R V I S T A


Articolo di Antonio Sebastianelli

1999. Un anno cruciale per il sottoscritto, sia dal punto di vista musicale che personale, capace di evocare un’onda lunga di sensazioni ed emozioni che non si è ancora spenta. Lo stesso anno, incidentalmente ma neanche troppo, debuttava quello che sarebbe diventato uno dei cantautori più raffinati e significativi della canzone italiana: Umberto Maria Giardini in arte Moltheni. In grado di restituire l’intensità di personaggi come Nick Drake e Tenco, ma al contempo di incidere la stessa materia musicale sino a renderla qualcosa di nuovo, personale e unico. Un’esperienza artistica e umana durata dieci anni che oggi trova degna conclusione e quadratura del cerchio con questo ultimo album Senza Eredità. Raccolta di canzoni “perdute” amate e richieste dal pubblico ma che sinora non avevano trovato collocazione su un album ufficiale. Dopo la fine del progetto Moltheni, nel 2009, il nostro ha pubblicato con il suo vero nome ben quattro album; dall’intenso La Dieta dell’Imperatrice nel 2012 al furore elettrico di Forma Mentis dello scorso anno.

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Mountain Caller – Chronicle I: The Truthseeker (New Heavy Sounds, 2020)

R E C E N S I O N E


Recensione di Simone Catena

Esordio discografico d’impatto per i Mountain Caller, progetto molto interessante nato a Londra. Il loro è un progressive sperimentale, tutto rigorosamente strumentale, che trascina la mente in viaggi cosmici ai confini del mondo. Chronicle I: The Truthseeker, viene prodotto per l’etichetta New Heavy Sounds ed è un sorprendente biglietto da visita, per qualcosa di nuovo e orecchiabile. Nelle loro sonorità troviamo un’infinità di riff macchinosi, che strizzano l’orecchio ai monumentali Sleep, ma ci sono anche i paradisi immensi e incantevoli degli scozzesi Mogwai. La band non ha nessun problema a ricevere paragoni scomodi, mescolando tutto il lavoro in studio con grande gusto musicale, accumulato in così poco tempo, band dalle enormi potenzialità.

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Ron Miles – Rainbow Sign (Blue Note Records, 2020)

R E C E N S I O N E


Recensione di Riccardo Talamazzi

Per approcciare Rainbow Sign, cioè l’ultimo lavoro del cornettista Ron Miles, bisogna avere l’accortezza di superare i primi novanta secondi di musica perché questi potrebbero indurci a formulare considerazioni completamente distopiche, almeno fino a quando tre o quattro delicati intermezzi di rullante e piatti non ci aprano la strada facendoci intuire la giusta direzione. Quei primissimi suoni iniziali che sembrano così rarefatti e casuali si organizzano ben presto in un insieme pieno di fascino, dopo aver richiesto al blues e a volte al rock tutti gli stimoli e i guizzi propositivi necessari per intraprendere la giusta strada. In effetti, Miles ha collaborato non solo con colleghi jazzisti ma anche con personalità provenienti dal mondo del rock, come Ginger Baker – chi non si ricorda dei Cream? – e come Joe Henry. Pulsa forte, il cuore di questo lavoro. Se ne avvertono i battiti affiorare sottopelle, se ne intuisce il flusso melodico. Si parla di momenti di grande, raffinata bellezza e di astratta rarefazione armonica.

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Godspell Twins – Badtism (Outbreak Arts, 2020)

R E C E N S I O N E


Recensione di Andrea Furlan

Fortunatamente l’unico riferimento alla pandemia in corso lo troviamo nel titolo, accrocco di tre parole, bad times baptism (battesimo in tempi difficili), voluto per esorcizzare l’uscita dell’album in un periodo non proprio favorevole. Per il resto Badtism, esordio dei neonati Godspell Twins, è un viaggio musicale alla radice del rock americano, quello nutrito di country, blues e polverose cavalcate elettriche lambite da venature psichedeliche.

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Fabio Zaffagnini racconta il suo sogno in un film – “We Are The Thousand – L’incredibile storia di Rockin’1000”

I N T E R V I S T A


Articolo di Iolanda Raffaele

Nell’ultima intervista a Fabio Zaffagnini del 10 ottobre 2019, c’eravamo lasciati con una rivelazione: “nel 2020 uscirà il film”. Quel giorno è arrivato il 25 ottobre 2020 con We are the thousand – L’incredibile storia di Rockin’1000” per la regia di Anita Rivaroli, e Off Topic ha voluto dedicare spazio a questo importante momento musicale.

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Max De Aloe Quartet – Just for one day (Barnum for Art, 2020)

R E C E N S I O N E


Recensione di Mario Grella

Era inevitabile che prima o poi la pandemia influenzasse direttamente la creazione musicale e artistica in senso lato. Max De Aloe è un armonicista che ha attraversato, o meglio, è stato attraversato dal virus, come racconta lui stesso nel comunicato stampa che accompagna l’uscita di Just for one day, edito da Barnum for Art e registrato con il Max De Aloe Quartet composto, oltre che dallo stesso De Aloe, da Roberto Olzer al piano, Marco Mistrangelo al contrabbasso e Nicola Stranieri alla batteria. Una esperienza negativa che, come spesso accade per gli spiriti creativi, si trasforma in una positiva, fatta di coraggio e voglia di cimentarsi con la difficoltà. Alla base del disco, l’idea di omaggiare un mostro sacro della musica come fu David Bowie, un’operazione tuttavia lontanissima dall’idea di “riadattare” la musica di Bowie, ma molto vicina all’idea di “consonanza” con il grande musicista pop e rock. Anche se alla base del lavoro c’è l’omaggio a un personaggio come Bowie, è estremamente difficile costruire un disco che abbia come struttura portante l’armonica cromatica.

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Batti 5: 5 domande in 5 minuti – Riccardo D’Avino

Le contiamo sulla punta delle dita: 5 domande ai nostri artisti, il tempo di batter 5 et voilà, in 5 minuti le risposte.

I N T E R V I S T A


Intervista di E. Joshin Galani

Oggi incontriamo il cantautore torinese Riccardo D’Avino. Il suo primo album è del 2015, seguito nel 2018 dall’EP Presa d’incoscienza. Le sue esibizioni live sono state anche all’interno di importanti festival nazionali, come Premio Augusto Daolio, Festival di Castrocaro, Arezzo Wave, Premio Senza Etichetta, Musica Contro le Mafie, Premio Buscaglione. Ha condiviso palchi con gruppi come Perturbazione, KuTso ed Endrigo.

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Lory Muratti – rallentare il tempo per creare corrispondenze…

I N T E R V I S T A


Articolo di Luci 

Trasformare un momento, quello in cui le nostre vite si son dovute fermare di schianto, in qualcosa che potesse valere la pena ricordare. È nata così una storia pubblicata a puntate sul web da Lory Muratti durante l’isolamento della scorsa primavera. Nella serie di video realizzati le parole scorrono sullo schermo accompagnate da una colonna sonora originale. Presupposto ideale per dare origine a delle canzoni, otto per l’esattezza, che durante l’estate sono diventate il concept-album Lettere da altrove, uscito a fine ottobre.
Questa avventura musicale, letteraria e visiva ha per protagonisti due amanti, che, a causa di una misteriosa epidemia, si ritrovano inaspettatamente imprigionati in un vecchio ricovero barche affacciato su un lago dove l’orizzonte non si spinge oltre la collina sull’altra sponda. La dimensione profondamente intima del progetto ci ha molto incuriositi per cui abbiamo contattato l’autore ponendogli alcune domande in proposito…

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Enrico Pieranunzi Jazz Ensemble – Time’s Passage (Abeat Records, 2020)

R E C E N S I O N E


Recensione di Riccardo Talamazzi

Si va sul velluto con questo nuovo disco di Enrico Pieranunzi. Il tempo trascorre, come suggerisce il titolo dell’album ma il pianista romano ci passa attraverso con elegante sicurezza, quella certezza compositiva (sei brani su nove sono di suo pugno) e soprattutto esecutiva che l’ha sempre caratterizzato e stigmatizzato come uno dei pianisti più grandi al mondo. Nonostante l’Italia abbia posseduto e possieda tuttora molti pianisti jazz di levatura internazionale, con Pieranunzi il discorso si fa più serio, sia per il numero di grandi musicisti con cui ha suonato nella sua vita, sia per l’assoluta considerazione di cui egli è oggetto all’estero. Credo, infatti, che sia ancora l’unico musicista italiano ad essere stato invitato allo storico Village Vanguard di New York e che in quel prestigioso locale abbia potuto incidervi un disco dal vivo, quel famoso Live targato 2013 (ma registrato tre anni prima) insieme a Marc Johnson e al compianto Paul Motian, un’autentica esplosione di energia, forse uno dei dischi live più belli mai registrati nell’ambito del trio jazz.

© Soukizy.com

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