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MUSICA

Gianluca Zanello Quartet @ Opificio, Novara – 16 gennaio 2020

A P P U N T I  D A  N O V A R A J A Z Z


Articolo di Mario Grella

Quante sere passate all’Opifico per “Taste of Jazz”! E quanti musicisti passati da qui; tanti da cominciare a creare una tradizione, forse una “Legacy” come direbbero gli anglosassoni. Questa sera è la volta del Gianluca Zanello Quartet che, come ricorda Gianluca stesso, torna a suonare insieme dopo molto tempo, almeno in questa formazione. Certo che la musica rende la vita densa, poiché vista la giovane età dei musicisti mi piacerebbe sapere cosa significa per lui “molto tempo”, ma alla fine del concerto non ho il coraggio poi di chiederglielo, perché ho un po’ di paura per la risposta. Scherzi a parte, il quartetto che presenta tutti brani originali, si destreggia bene con un jazz molto gradevole, ben strutturato, senza scossoni e questo, molto spesso non è affatto un difetto.

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Seville: si può ancora suonare Indie Rock in inglese

I N T E R V I S T A


Articolo di Luca Franceschini

Vengono da Padova, i Seville, un quartetto attivo dal 2016, composto da Federico Ruzza, Sebastiano Nalin, Matteo Santaterra e Michele Tedesco. Definire le loro influenze non è facilissimo ma per semplicità diremo che si muovono tra classicismo e modernità, tra un sound radicato nelle radici del folk rock americano e nella declinazione più aggiornata di quella stessa tradizione, portata avanti negli ultimi anni da grandi nomi come Black Keys e Tame Impala. A breve usciranno col disco d’esordio, anche se la data di pubblicazione non è stata ancora annunciata. Nel frattempo sono usciti tre singoli, che hanno messo in luce le buone capacità di scrittura del gruppo, la disinvoltura nel tirare fuori melodie snelle ma allo stesso tempo profonde e ammantate di cupezza esistenziale. Abbiamo fatto due chiacchiere col gruppo, per conoscerli meglio e cercare di capire che cosa ascolteremo quando il disco sarà disponibile nella sua interezza.

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Alex Cremonesi: Creare musica con altri mezzi

I N T E R V I S T A


Articolo di Luca Franceschini

Incontro Alex Cremonesi in un bar di Milano, durante un freddo e piovoso tardo pomeriggio di dicembre. Da sempre poco uso ai riflettori, preferisce lavorare dietro le quinte, da dove ha dato corpo non solo alle canzoni dei La Crus (suoi molti testi ma anche alcune delle idee legate alle musiche) ma anche a diversi progetti successivi, frutto dell’incontro proficuo tra il mondo musicale e quello dell’arte contemporanea (alcuni di questi saranno ripercorsi nella chiacchierata che seguirà, a me preme ricordare, tra quelli non citati, il suo lavoro nello splendido “Dna”, l’ultimo disco dei Deproducers). Autore di parole molto più che musicista ma, a suo modo, musicista anch’esso, se musica è non solo suonare uno strumento ma anche collezionare e assemblare suoni per creare qualcosa di nuovo a partire da elementi già concepiti da altri. La prosecuzione della poesia con altri mezzi, è forse la sua più grande opera, da questo punto di vista. Partire da una manciata di brevi testi poetici, ruotanti attorno al mondo della psicanalisi e a quello dell’estetica relazionale, per chiedere ad un numero vastissimo di cantanti e musicisti di dar vita a quelle parole in base alla propria ispirazione; dopodiché, assemblare il tutto facendo nascere una nuova creatura. Del risultato finale ve ne abbiamo già parlato qualche settimana fa. Qui, in questa lunga chiacchierata, Alex è entrato più nel dettaglio del processo creativo e ha spiegato che cosa ci sia di veramente “originale” in un’opera come questa. Che è soprattutto rivolta a chi avesse voglia di leggere la realtà al di fuori della prospettiva canonica.

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Pitchtorch – Pitchtorch (Autoprodotto, 2019)

R E C E N S I O N E


Articolo di Giovanni Carfì

Pitchtorch è il debutto omonimo del trio composto da Mario Evangelista, chitarrista e compositore facente parte dei The Gutbuckets, il bassista/contrabbassista Danilo Gallo dei Guano Padano e le pelli di Marco Biagiotti dei The Vickers. Un trio capace e dal background ricco e articolato, ideale per la realizzazione di questo lavoro nel quale la prima impressione che si avverte è quella di spazi liberi, ariosi e dall’ampio respiro, base ideale per un alt-folk impolverato da sabbie blues.

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King of The Opera – Nowhere Blues (A Buzz Supreme, 2020)

R E C E N S I O N E


Articolo di Elena Di Tommaso

King of The Opera incarna una creatura dalle nuove sembianze nata nel 2012 dalla mente di Alberto Mariotti (dopo il definitivo abbandono del moniker di Samuel Katarro), battezzata nello stesso anno al Primavera Sound di Barcellona e che genera, a otto anni dalla sua nascita, il secondo album di inediti Nowhere Blues.
Il titolo dell’album è un tributo agli amati bluesman afroamericani del primo dopoguerra, che intitolavano i loro blues col nome delle città che li avevano ispirati o in cui li avevano scritti. Un legame viscerale quindi con lo spazio circostante che diventa una sorta di genius loci. In questo “nowhere” però non si trovano città precise, sentimenti chiari e ricordi limpidi. Si tratta piuttosto di un NON-luogo in cui si viene catapultati in una dimensione onirica e quasi spaziale e dove, al più, sono visibili solo le impronte di un viaggiatore perso e completamente immerso in un mondo sconosciuto, dove l’immaginazione in maniera decisa e prorompente disegna interpretazioni suscitate da quell’insieme di suoni nient’affatto imbrigliati, grazie ai quali si sperimenta ritrovandosi in mondi paralleli.
Il luogo d’approdo è quindi tutto da esplorare: “Così ho indossato la tuta da astronauta e sono partito per vedere cosa c’era. Era arrivato il momento di iniziare a raccontare le cose da una prospettiva completamente diversa e per me ancora sconosciuta.”

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Australia. Storie dagli antipodi @ PAC Padiglione d’Arte Contemporanea, Milano

A R T E – M O S T R E


Articolo di Mario Grella

Gli “antipodi” secondo gli antichi greci erano un’ipotetica terra situata nell’emisfero opposto a quello abitato e conosciuto. I nostri antipodi oggi sono, più o meno, Australia e Nuova Zelanda. Proprio all’arte contemporanea australiana è dedicata la mostra aperta il 17 dicembre scorso al PAC di Milano dal titolo “Australia, storie dagli antipodi”. Cosa racconta la mostra degli artisti contemporanei agli antipodi? È facile immaginare, che in epoca di globalizzazione, fatto salvo il “genius loci”, le idee, i temi di interesse, i gangli del pensiero, non siano poi tanto diversi. Se in Europa ormai l’arte contemporanea, almeno da tre-quatto anni, ha decisamente virato verso i temi ambientali, le grandi migrazioni dei popoli, in Australia la situazione è praticamente identica.

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Emma Frank – Come Back (Just In Time Records, 2019)

R E C E N S I O N E


Articolo di Giovanni Carfì

Si intitola Come Back, ed è l’ultimo lavoro di Emma Frank, per la precisione il quarto album, dopo Ocean Av del 2018, e senza considerare le varie collaborazioni a cui ha partecipato. Un ritorno, letterario nel titolo, pratico e poco teorico nella stesura del disco, ma per capire questo facciamo un piccolo passo indietro, tornando proprio al 2018.

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Carlo Corallo – Can’tautorato (One Shot Agency, 2019)

R E C E N S I O N E


Articolo di Giovanni Tamburino

Voci indistinte e i rumori della compagnia che sfocano sullo sfondo mentre il piano e la voce prendono la parola: così Carlo Corallo si presenta con Can’tautorato, il suo primo album, sfornato da casa One Shot lo scorso 13 dicembre dopo l’ep Dei Comuni e l’uscita del singolo Amari un po’.
L’ingresso nella scena della new entry ragusana è pacato quanto singolare: nessun tentativo di adolescenziale autoaffermazione, nessuno stereotipo da macho hip hop.

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Classifica dei 50 migliori album del 2019

R E C E N S I O N E


Anche quest’anno, ormai una tradizione fissa, abbiamo affidato a Simone Nicastro la compilazione del “listone” con il meglio del 2019 in musica. Lo hanno guidato competenza, curiosità e mente aperta. Ci auguriamo che la stessa curiosità che ha mosso Simone e tutta la redazione sia lo stimolo per confrontarvi con le nostre scelte.

Non ci resta che ripetere le stesse frasi dello scorso anno, che riteniamo sempre attuali: nessuna pretesa di esaustività o oggettività, la musica non è una scienza esatta, casomai un’emozione che ci colpisce a suo piacimento. Spazio quindi al confronto, perché la musica è viaggio, conoscenza, scoperta e stupore!

Siate curiosi e fatevi stupire.

Buon anno

(La redazione)

Non credo esista un’annata in cui non sia rimasto soddisfatto della musica che ho avuto la fortuna, il piacere e la volontà di ascoltare, ma questo 2019 è stato particolarmente piacevole soprattutto su due fronti: lavori notevoli anche da artisti “laterali” e una produzione nazionale di altissimo livello. A questo proposito la scelta è stata ancor più difficile del solito e sono fin da ora convinto che molti dischi che non menzionerò, non solo sono ottimi, ma forse meritavano maggior attenzione da parte mia. Però le giornate sono fatte di poche ore e i miei gusti sono ancor più strampalati di quanto sia possibile immaginare. Buon ascolto a chi avrà il piacere e il desiderio di ascoltare.

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