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MUSICA

Io sono Mia: la storia di Mia Martini arriva al cinema

Articolo di Eleonora Montesanti

E’ in arrivo nei cinema italiani il primo film biografico su Mia Martini, con la regia di Riccardo Donna e la magistrale interpretazione di Serena Rossi.
Il film, prodotto dalla Eliseo Produzioni di Luca Barbareschi in collaborazione con Rai Fiction e distribuito da Nexo Digital, sarà nelle sale italiane (QUI l’elenco completo) solo nei giorni 14, 15 e 16 gennaio e sarà trasmesso sulla tv nazionale dopo il Festival di Sanremo 2019.

Ci sono artisti che hanno saputo, come pochi, esprimere lo spirito del tempo in cui vivevano e anzi, talvolta, anticiparne il corso. Tra questi c’è Mia Martini.

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Maggie Rogers: per un folk 2.0

Articolo di Gianluca Porta

Ogni volta che Maggie Rogers fa uscire una nuova canzone, io metto in pausa tutto quello che sto facendo e inizio ad ascoltarla, e continuo ad ascoltarla fino a quando non ne esce una nuova.
Con questa premessa ci tengo a dire che sono totalmente di parte, che lei come artista mi piace molto e che ho perso qualunque velleitario tentativo di oggettività nel momento in cui ho ascoltato Alaska. C’è qualcosa nelle canzoni di questa ragazza di poco più grande di me (nata nel ’94) che mi tiene incollato, che mi fa aggiungere sempre Light On nella coda di Spotify e che, continuamente, mi stupisce.

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John Butler Trio – Home (Jarrah Records, 2018)

Articolo di Giovanni Tamburino
L’incedere allegro del banjo e l’immediata esplosione di gioia di Tahitian Blue apre le danze per la grande festa che è Home: l’ultimo album del John Butler Trio. A quattro anni da Flesh & Blood (2014), il complesso australiano capitanato dal suo omonimo torna con dodici pezzi nuovi di zecca andando a confermare che non ha dimenticato le proprie radici.
Folk, bluegrass e una sana iniezione di spiritual si mescolano ancora una volta con chitarre elettriche e toni sperimentali in una formula di cui il gruppo si può considerare a tutti gli effetti pioniere e veterano.

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Giulio Casale – Potevo realizzare un disco acustico, elegante, ineccepibile, e invece ho bisogno di contraddizione [intervista]

Intervista di E. Joshin Galani

Si apre bene questo 2019, l’11 Gennaio è in uscita Inexorable, da VRec Music Label, quarto album solista per l’ex frontman degli Estra. Viene alla luce nella sua interezza, integrando il lavoro iniziato con l’Ep Cinque Anni del 2017. L’album contiene undici brani nella versione CD e tredici nella versione LP.
Prima di questa nuova uscita discografica, ho visto Giulio offrirsi nelle sue diverse anime. Un anno fa circa sul palco con il “Libera-mente” Tour, concerto accompagnato da Lorenzo Corti. Un viaggio musicale libero, senza scaletta, senza vincoli al proprio repertorio, sia raconteur che chansonnier. Una forma di intrattenimento spontanea, di teatro canzone
L’ho poi visto in primavera, nella sua veste teatrale, alla mostra “La musica dell’inchiostro” presso la Biblioteca Nazionale Braidense. Una riunione di diverse culture intrecciate dallo stesso ritmo: la performance calligrafica del maestro calligrafo Silvio Ferragina, Giulio Casale in un recitato tratto dall’Hamlet Suite di Carmelo Bene, Michele Rabbia a fare da tappeto sonoro con le sue percussioni.
Sono felice di aver ascoltato in anteprima questo album, dove le sensibilità e l’occhio attento di Giulio, ci accompagnano in undici episodi il cui sguardo cade sulla bellezza, sul tempo, il disincanto, spazi ironici e la sicurezza che chiude, con il ritorno a se stessi.
Con Giulio ho chiacchierato per entrare meglio in questo curato lavoro d’autore. Ecco la mia intervista.

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Never Say Goodbye – Vol. 2

queen_jazzCi sono album che ti cambiano la vita, album che ti entrano così prepotentemente dentro che ti accompagneranno per tutta la tua esistenza e che, anche quando penserai di essere andato oltre, saranno lì ad aspettarti pazientemente in un angolino della libreria, pronti a sbucare di nuovo fuori in un momento di nostalgia per il passato o di ilarità durante una cena tra amici…

Metti ad esempio dieci persone appassionate di musica che si incontrano in una pizzeria, si ride, si scherza, ci si prende in giro sui gusti musicali dell’uno o dell’altro e, all’improvviso, qualcuno pronuncia la fatidica domanda: qual è stato il primo Lp che hai acquistato?…di qui l’idea di creare Never Say Goodbye, una rubrica dedicata alle perle musicali del passato, perché per quanto ci si possa allontanare lungo la strada, non bisogna mai dimenticare da dove si viene.

Articolo di E. Joshin Galani

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Giulio Casale – Inexorable (Vrec Music Label, 2019)

Articolo di Fabio Baietti

Inesorabile, Giulio Casale

Riesce a trasformarsi metaforicamente nel vento forte che soffia Poesia e Suoni.

Sentivo il bisogno di un suo ritorno alla “forma canzone”, plaudendo da 23 anni alle sue camaleontiche, poliedriche capacità di elargire copiosamente emozioni.

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Born On The Bayou – La storia dei Creedence Clearwater Revival – Maurizio Galli e Aldo Pedron (Arcana, 2018)

Creedence Clearwater Revival (1968)

Articolo di Andrea Furlan

Partiamo dal presupposto fondamentale: quella dei Creedence Clearwater Revival è pura American Music, la quintessenza del rock’n’roll, come ben evidenziato nella quarta di copertina. Il gruppo californiano è stato infatti fautore di un rock adrenalinico e stradaiolo basato su arrangiamenti lineari, ritmi serrati e refrain incalzanti su cui svettano la voce ruvida e grintosa di John Fogerty e i riff particolarmente incisivi e taglienti delle chitarre. L’insieme è decisamente avvincente, confezionato con grande perizia in efficacissimi anthem a 45 giri che si giocano il tutto per tutto in tre minuti. Questo il segreto dei CCR, una delle band più influenti e amate di sempre che, a cavallo degli anni ’70, ha impresso il proprio marchio di fabbrica al sound della west-coast, sfornando una hit dietro l’altra. La loro è un’inconfondibile miscela di rock, blues e country che spazia dal Mississippi alle paludi della Louisiana, tinge di black il rock’n’roll ruspante degli stati del sud per tuffarsi infine nelle acque della baia di San Francisco. Il rock operaio, blue collar, di Bob Seger, John Mellencamp e Bruce Springsteen è loro debitore, così come le camicie di flanella del grunge hanno un precedente illustre nel quartetto di El Cerrito.

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Gli Scordati di Joe – Vol.38

R E C E N S I O N I


Note di merito per album passati distrattamente in secondo piano, ma meritevoli di un loro piccolo spazio. Nell’impossibilità di raccontare tutto ciò che viene prodotto, una selezione di dischi con confronti senza vincitori, né punteggi; ma con la presunzione di restituire una sensazione il più immediata possibile, attraverso un’analisi che va oltre le solite stellette.

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50 album per il 2018

“La musica fa parte della mia vita praticamente dalla nascita ed è nutrimento essenziale quotidiano come qualsiasi altro elemento necessario al mio corpo e alla mia mente per non morire.”

Citiamo questa frase di Simone Nicastro da un suo recente, interessante, articolo (potete leggerlo qui) come necessario presupposto alla nostra consueta classifica di fine d’anno. Nello stilare l’elenco dei 50 album più rappresentativi del 2018 lo hanno guidato innanzitutto la curiosità e la mente aperta. Inutile dire che sono le caratteristiche che noi di Off Topic apprezziamo maggiormente. In questo elenco c’è tanto nuovo, tanti giovani che spesso ci hanno stupito molto positivamente. Non ce ne vogliano i passatisti nostalgici, quelli “che il rock è morto nel 1969”, quelli che rinunciano a comprendere il presente. Nessuna pretesa di esaustività o oggettività, la musica non è una scienza esatta, casomai un’emozione che ci colpisce a suo piacimento. Spazio quindi al confronto, perché la musica è viaggio, conoscenza, scoperta e stupore!

Il nostro augurio per il 2019 è che non vi fermiate alla vostra comfort zone, alle certezze del conosciuto, ma abbiate la voglia di rischiare! Siate curiosi e fatevi stupire. Buon Anno!

(La redazione)

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