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MUSICA

Tell No Lies – Anasyrma (Aut Records, 2020)

R E C E N S I O N E


Recensione di Mario Grella

Non è facile scrivere di certi lavori musicali, come questo Anasyrma dei Tell No Lies, gruppo composto da Nicola Guazzaloca al piano, anche autore dei brani, Edoardo Marraffa ai sax sopranino e tenore, Filippo Orefice al sax tenore, Luca Bernard al contrabbasso, Andrea Grillini alle percussioni, con l’aiuto esterno di Christian Ferlaino al sax baritono, Francesco Guerri al violoncello e Federico Pierantoni al trombone. Quando non è facile scriverne, significa che è facile ascoltarli e anche introiettarli e questo perché la musica ha preso il sopravvento su teorie, concezioni, spiegazioni che qualche volta rendono tutto più macchinoso, soprattutto se chi scrive si compiace di ciò che scrive (e capita un po’ a tutti di dire bugie). Allora lasciamoli suonare e penseremo alla fine cosa dire o cosa scrivere…

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L’individuo e la collettività in musica, parole ed immagini – l’intervista a Frankie Hi Nrg Mc, un umanista moderno tra le Nuvole

I N T E R V I S T A


Articolo di Iolanda Raffaele

Tra le ultime interviste del 2020 Off Topic ha avuto il piacere di realizzarne una speciale al rapper, autore, compositore, street photographer e video maker Frankie Hi Nrg Mc.
È stato proprio l’interlocutore che immaginavamo, simpatico, versatile, poliedrico, razionale ma creativo, realista ma propositivo.
In questa chiacchierata ci ha parlato di sé, dei suoi progetti e dell’ultimo brano Nuvole, un esorcismo in musica contro la paura del buio e della confusione che la pandemia ha generato.

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Barbiero | Manera | Sartoris – Woland (Autoproduzione, 2020)

R E C E N S I O N E


Recensione di Riccardo Talamazzi

Il dilemma più complesso, nell’affrontare il problema del Male, riguarda proprio il monoteismo. Come può un unico Dio che è sommo bene ed infinito amore concedere spazio al Male? Un tema, questo, che ha interessato non solo la filosofia ma anche l’arte in molte sue diverse forme. In questo specifico contesto è la letteratura con il romanzo di Bulgakov, il “Maestro e Margherita”, a raccontare in un affascinante affresco pubblicato postumo negli anni ’60 la critica satirica al sistema comunista sovietico, persecutore, come tutti i regimi assolutisti, della libertà d’espressione. In una sorta di rovesciamento del gioco delle parti sarà proprio la Russia degli anni ’30 a rappresentare il Male mentre Woland – il diavolo – con la sua compagnia di demoni, paradossalmente costituirà il riscatto del Maestro, cioè lo scrittore perseguitato dal potere su cui s’incentra la storia di Bulgakov. In questo fascinoso disco di Massimo Barbiero, Eloisa Manera ed Emanuele Sartoris, tre musicisti di livello internazionale con alle spalle esperienze musicali composite, si cerca di rendere una storia complessa come quella dell’autore russo attraverso una sintesi operata dalla musica per mezzo dell’incredibile batteria di Barbiero, del sapiente e spesso struggente uso del violino della Manera e del pianoforte di Sartoris cui spetta il difficile compito di legare tra loro i dialoghi dei personaggi tratti dal romanzo e tradotti simbolicamente in dinamiche strumentali. 

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Eluvium – Renegerative Being (2017)

   V I D E O


Articolo curato da Lucia Dallabona 

Nato in Tennessee ma residente a Portland, in Oregon, Matthew Cooper in arte Eluvium, è un compositore americano che attinge ad una variegata tavolozza di suoni per creare atmosfere molto intime ed oniriche. In particolare, nell’album False Reading On, ci presenta un perfetto connubio di generi musicali, spaziando dall’elettronica sperimentale, al minimalismo, alla musica sacra. Il brano Renegerative Being ne è uno splendido esempio, accompagnato da un video animato altrettanto sorprendente e suggestivo realizzato dall’illustratore ucraino Stas Santimov.

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Gregorio Sanchez – Dall’altra parte del mondo (Garrincha Dischi, 2020)

R E C E N S I O N E


So solo scrivere canzoni tristi
Ma in generale tendo ad essere felice con la gente
(Gregorio Sanchez, Dall’altra parte del mondo, 2020)

 

Recensione di Francesca Marchesini

Il 4 dicembre usciva Dall’altra parte del mondo, album d’esordio del bolognese Gregorio Sanchez. L’autore è emiliano d’origine, ma negli anni che hanno preceduto la produzione di questo lavoro d’esordio si è trasferito in Austria per poi tornare in Italia e stabilirsi a Milano; l’opera racchiude l’essenza di questi viaggi e di un vissuto che si concentra per lo più su scenari dolceamari fatti di amori non troppo riusciti.
Come si legge dall’incipit della titletrack, Sanchez “tende ad essere felice con la gente” pur scrivendo canzoni dall’animo malinconico; le liriche tendenzialmente pessimistiche sono cariche di una generale autoironia che permette all’album di emergere rispetto all’affollato mondo indie-pop italiano cui appartiene. Perché questo album è innegabilmente pop, ma non nella connotazione dispregiativa che a volte questo termine assume; è pop per le sonorità (che richiamano Bon Iver e Kings of Convenience tanto amati dal cantautore) e per la leggerezza spontanea dei testi, è pop perché non è una proposta poi così innovativa eppure risulta intrigante sia che lo si ascolti con attenzione o “in sottofondo” mentre si pensa ad altro.

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I migliori dischi rap / trap stranieri del 2020

R E C E N S I O N E


Articolo di Cristiano Carenzi

Il 2020 è stato un anno strano ma direi che lo abbiamo già sentito abbastanza dunque passiamo direttamente alla musica. Ecco i 5 dischi stranieri che ho trovato particolarmente interessanti per quanto riguarda il rap e la trap: un elenco che potrebbe anche aiutare chi non conosce il genere ma vorrebbe farsi un’idea senza perdere troppo tempo ascoltandosi i tantissimi dischi usciti in un anno.
Un’osservazione prima di iniziare: in America c’è stato un mvp su tutti: Lil Baby, che tra le mille cose eccezionali che ha fatto quest’anno effettivamente ha anche pubblicato un disco, composto da 20 canzoni delle quali però solo la metà sono veramente meritevoli e questo è il motivo per cui non lo troverete qui sotto, anche se lo consiglio.

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I migliori dischi rap / trap italiani del 2020

R E C E N S I O N E


Articolo di Cristiano Carenzi

Il 2020 è stato un anno strano ma direi che lo abbiamo già sentito abbastanza dunque passiamo direttamente alla musica. Ecco i 5 dischi italiani che ho trovato particolarmente interessanti per quanto riguarda il rap e la trap: un elenco che potrebbe anche aiutare chi non conosce il genere ma vorrebbe farsi un’idea senza perdere troppo tempo ascoltandosi i tantissimi dischi usciti in un anno. Un’osservazione prima di iniziare: è uscito anche Merce funebre di Tutti Fenomeni che si sarebbe meritato il primo posto ma ho preferito non metterlo essendosi allontanato, sia musicalmente che tramite le sue parole, dal genere in questione. 

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Classifica dei 50 migliori album del 2020

R E C E N S I O N E


Ci siamo. Siamo arrivati al panettone. Superate le festività natalizie, puntuale come le tasse, ecco il consueto appuntamento con la classifica di fine anno. Tradizione, per noi, vuole che il “listone” sia affidato alla competenza e alla curiosità di Simone Nicastro che ci accompagna in questo viaggio a ritroso lungo un 2020 particolarmente complicato. Isolamento, paura e incertezza hanno rischiato di metterci all’angolo. Abbiamo però una certezza: la musica è un’amica fedele che sa starci vicino anche e soprattutto nei momenti difficili. Cibo per l’anima, ristoro per cuori affamati. C’è tanta buona musica in giro, tanta da affollare ogni nostra giornata. Una classifica è necessariamente parziale e soggettiva, la musica non è una scienza esatta e le emozioni che trasmette sono individuali, però ci auguriamo che sia uno stimolo al confronto. Se ciò avviene abbiamo raggiunto il nostro obiettivo. Vi lasciamo perciò alle parole di Simone. Buona lettura e buona musica!

La redazione

Articolo di Simone Nicastro

Come ogni anno (da un bel po’ di anni ormai) inizia qui il mio percorso di memoria personale e valutazione totalmente soggettiva dell’anno discografico appena trascorso. Anno che, ahimè, sappiamo tutti essere stato fin troppo pieno di dolore e sacrifici. Mai come in questi 12 mesi ringrazio il cielo di essere riuscito ad alimentare, ancora una volta, il desiderio inesauribile di ascoltare e confrontarmi con l’arte musicale, di farmi trasportare da essa e, infine, di non esserne mai sazio.

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Julius Project – Cut The Tongue (JM Distribution, 2020)

R E C E N S I O N E


Recensione di Aldo Pedron

Dopo 40 anni (il primo brano fu concepito il primo gennaio del 1978) è uscito Cut The Tongue, primo album prog di Julius Project, dalla mente del tastierista (e avvocato leccese) Giuseppe Chiriatti. Un’opera che Julius pubblica insieme a storici nomi del prog nazionale e mondiale, dall’arrangiatore Paolo Dolfini a Richard Sinclair, leggenda della scena inglese di Canterbury, passando per l’ex Maxophone Marco Croci. Alla voce solista e nei cori c’è Bianca Berry, la figlia di Julius (con tanto di narratore, Profeta, Boy e family friend a parlare e cantare). Un album dalla genesi travagliata ed un progetto intenso che racconta in 18 brani e quasi 60 minuti di musica senza interruzioni il percorso interiore del giovane protagonista Boy, interpretato dalla voce di Bianca Berry. Boy è un ragazzo che si sente annebbiato perché la sua vita non ha senso: dapprima si chiude in sé stesso, poi, su indicazione di un amico di famiglia, si affida ad un “profeta” che gli decanta le meraviglie della ricchezza e l’importanza dell’apparenza, fino a quando, la notte di San Silvestro, Boy non si rende conto che si tratta soltanto di false illusioni. All’alba, in una dimensione onirica, ascolta la voce di uno spirito guida che gli raccomanda di “tagliare la lingua” (Cut The Tongue) ai falsi profeti… Alla fine Boy, troverà il significato della sua esistenza, accettando la solitudine come virtù (a tratti mi ricorda l’idea del fenomenale doppio LP del 1969 Tommy degli Who, una delle prime opere rock in assoluto della storia).

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