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Il Gene del Nulla – Intervista a Gene Gnocchi

I N T E R V I S T A


Articolo di Barbara Guidotti

Approda il 20 gennaio a Fidenza – sul palco del Teatro Magnani – il nuovo spettacolo di Gene Gnocchi, che torna in “patria” nelle vesti di segretario del Partito del Nulla, presiedendo una “convention” che sta riscuotendo consensi in tutti i teatri italiani. Dopo l’esordio, con una campagna elettorale alternativa a quella che ha preceduto le votazioni del 25 settembre, il “partito” di Gene, con le sue disincantate e paradossali dichiarazioni d’intenti, è uscito dalla dimensione dei media e dei social, portando la satira politica a misurarsi direttamente col pubblico in sala.
Il successo del Nulla dice molte cose: dice che Gene Gnocchi ha avuto una felice intuizione, maturata dopo anni di frequentazione dei talk show nelle reti pubbliche e private, dice che la gente è stanca delle promesse disattese, dice che tanto vale dire chiaro e tondo che non c’è più nulla da promettere, se non il Nulla stesso.
La disillusione si nasconde dietro l’ironia, e mette in scena l’amarezza che dilaga in tutti noi di fronte a una politica che rispecchia le tante contraddizioni e incongruenze di chi la pratica.
Lo sguardo stralunato di Gene che occhieggia dai manifesti elettorali è quello di sempre, forse con qualche ombra in più che lo rende ancora più vero; come uno di noi che cerchi di capire e dare un senso a quello che gli sta succedendo intorno, disorientato da una realtà che riesce sempre a superarsi nei propri fallimenti.
Intanto, di teatro in teatro, la messa in scena sconfina nella vita vera, la finzione viene presa sul serio, la macchina del Nulla miete proseliti; Off Topic ne ha incontrato il leader per approfondire la genesi del suo spettacolo, e capire quale direzione abbia preso la nave del Nulla: ne è scaturito il ritratto  di un uomo e di un attore per cui la comicità è molto di più che una cifra stilistica, perché  rappresenta una chiave di lettura della realtà e insieme una via di salvezza al non-senso del quotidiano.

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Ardecore – Belli poeta di Roma e del mondo

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Articolo di Sabrina Tolve

Inizia con un saggio che ha questo nome, il libro ARDECORE 996 Le canzoni di Giuseppe Gioachino Belli, edizione Squilibri.
Il libro, di 133 pagine, raccoglie – oltre al saggio di cui sopra scritto dal critico letterario Marcello Teodonio, presidente del Centro Studi “Giuseppe Gioachino Belli”, direttore della rivista di studi belliani «Il 996», nonché segretario scientifico del Comitato Nazionale delle Opere di Belli – le illustrazioni di Marcello Crescenzi (pagg. 32, 36, 48, 64, 80, 94 e 110), quelle di Scarful (pagg. 14, 32, 52, 68, 90, 106 e 122) che si è occupato anche della copertina, quelle di Claudio Elias Scialabba (pagg. 18,  36, 40, 56, 76, 98, 118, 127 e 128) e Ludovica Valori (pagg. 22, 44, 60, 72, 86, 102 e 114) e le fotografie di Daniele Bianchi.
Per ogni sonetto abbiamo dunque un’illustrazione, lo spartito musicale che accompagna il sonetto, il sonetto stesso con le note del Belli e le note di Teodonio a fronte.
Il libro fa anche da supporto ai due volumi dell’album omonimo, di cui abbiamo parlato qui (link).
Per approfondire meglio il lavoro immenso che gli Ardecore hanno dedicato al Belli, ho incontrato virtualmente Giampaolo Felici che mi ha regalato questa bellissima intervista.

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Torso Virile Colossale – Mondo Peplum

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Articolo di Riccardo Provasi

Tardo autunno, quasi inverno. Una Milano fredda, appannata da una luce offuscata dai vapori gelati. Eppure, si sentono in lontananza grida di lotta, gladiatori, creature infernali, dei ed eroi, e tutto d’un tratto siamo catapultati in un passato glorioso, nel mito. Un sapore di salsedine, una ventata d’aria calda mediterranea sembra colpirci, mentre all’orizzonte sembrano scorgersi paesaggi incantati, tra villaggi bianchi, navi da commercio, legionari e stregoni. Tutte queste sensazioni nascono dopo un ascolto di Mondo Peplum, secondo capitolo del side project del cantautore Alessandro Grazian, Torso Virile Colossale uscito l’11 novembre di quest’anno.
Oltre ad aver ascoltato questo piccolo capolavoro della musica strumentale, ho avuto il piacere di poter incontrare Alessandro e farci due chiacchiere, in un grazioso bar sul Naviglio Grande, per parlare dell’origine, della realizzazione e dei segreti di questo lavoro.

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L’Arte come stile di vita – Intervista a Luca Bravo

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Articolo di Barbara Guidotti

Da Warhol a Banksy è la mostra d’arte che in questi giorni sta creando una piccola rivoluzione a Fiorenzuola d’Arda, una realtà di provincia che per la prima volta si trova ad ospitare, nella storica cornice di palazzo Bertamini-Lucca, opere riconducibili alla pop e street art di autori di levatura internazionale.
Off Topic ha incontrato il curatore della mostra, Luca Bravo, che da anni opera nel mondo dell’arte contemporanea come art consultant e art dealer, e al quale si deve la realizzazione di questa iniziativa “controtendenza”: portando l’arte in una dimensione territoriale non convenzionale, di matrice locale, Bravo ha infatti dato vita ad un evento di notevole risonanza mediatica, ma tale da conservare una caratterizzazione di nicchia ed un’atmosfera intima che ne valorizzano il carattere “sperimentale” e innovativo.

Il percorso della mostra – ideata da Bravo con il Comune di Fiorenzuola d’Arda e la Deodato Arte di Milano -, ci accoglie con il volto di Marilyn Monroe (“This is not by me”, nella rappresentazione pop divenuta ormai iconica di Andy Warhol) e si snoda tra gli stucchi e gli affreschi della location settecentesca (ispirati alle Metamorfosi di Ovidio e dipinti da Bartolomeo Rusca) accompagnando il visitatore in un viaggio nella street art internazionale.
Angelo Accardi (che incorpora nelle proprie opere elementi simbolici introducendoci nel suo mondo “misplaced”), classe 1964, e Daniele Fortuna (che reinterpreta in chiave pop e con tecniche innovative soggetti ispirati alle sculture classiche), classe 1981, sono gli artisti italiani giustapposti a street artists internazionali come Keith Haring, lo statunitense Shepard Fairey (Obey), il francese Thierry Guetta (Mr. Brainwash) ed il celeberrimo Banksy, la cui identità tuttora ignota, unita ai contenuti provocatori delle sue espressioni artistiche, ne ha ormai fatto una figura leggendaria sulla scena dell’arte contemporanea.

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Milo Scaglioni – Sketches in the sand [anteprima video]

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Articolo di E. Joshin Galani

Torna Milo Scaglioni, songwriter e musicista, dall’indiscutibile talento e sensibilità. Dopo il fantastico esordio con il suo primo album A Simple Present nel 2016, (trovate qui l’intervista) è tornato ad aprile con un nuovo singolo Sketches in the sand.
Abbiamo il piacere di avere in anteprima il video, accompagnato da due chiacchere con l’artista, che ha curato anche la realizzazione della clip. Buon ascolto e buona lettura.

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Vincent Van Gogh: l’ultimo viaggio

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Articolo di Barbara Guidotti

L’addio al mondo di Vincent Van Gogh nel nuovo spettacolo di Marco Goldin: parole, musica e suggestioni visive per raccontare il congedo dalla vita di un artista eternamente sospeso fra malinconia e passione.

A quattro anni esatti dall’evento “La grande storia dell’Impressionismo”, Marco Goldin – storico dell’arte, saggista, narratore – ritorna sul palco del Teatro Nuovo di Salsomaggiore Terme per presentare in prima nazionale il suo nuovo spettacolo, “Gli ultimi giorni di Vincent Van Gogh. Il diario ritrovato”, che andrà in scena il 5 novembre.
Il diario ritrovato in un cassetto non è che un espediente narrativo per proiettare il pubblico all’interno della dimensione umana di Van Gogh, e farlo partecipe delle ultime tappe del suo percorso artistico ed esistenziale, da Saint Remy a Parigi e infine a Auvers-sur-Oise, dove il suo “viaggio” troverà la definitiva conclusione.
Abbiamo incontrato Marco Goldin nel backstage, per avere qualche anticipazione e approfondire i temi portanti di questo lavoro carico di suggestioni, basato sull’omonimo romanzo – edito da Solferino – uscito nelle librerie il 15 settembre: a teatro vuoto, i pannelli luminosi ad alta definizione che costituiscono la scenografia riproducono con estrema nitidezza i quadri di Van Gogh, creando un’esplosione di colore su cui si stagliano i pochi ma essenziali oggetti che rendono immediatamente riconoscibile la ricostruzione della stanza che accolse le ultime ore dell’artista.

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Paolo Benvegnù – Metafisica della parola

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Articolo di Arianna Mancini

Siamo il collettivo Paolo Benvegnù e trasmettiamo l’invisibile”.
Si annunciava così la campagna di crowdfunding che ha preceduto l’uscita del nuovo album del collettivo Paolo Benvegnù: Delle Inutili Premonizioni. Venti Anni di Misconosciuto Tascabile Vol.2 (A Collection of Oldies), pubblicato lo scorso 27 maggio. Un percorso a ritroso in cui Paolo Benvegnù ed i suoi compagni di viaggio (Daniele Berioli- batteria, Gabriele Berioli- chitarra, Luca Baldini- basso, Saverio Zacchei- trombone) hanno reso omaggio con un’attenta ed amorevole riscrittura e rivisitazione a brani del passato che hanno segnato la cultura new wave. In questo percorso di riscoperta, intessuto su dodici canzoni iconiche, tornano alla luce nuove riletture di: Echo & the Bunnymen, Faust’O, Jim Carroll Band, Joy Division, New Order, Peter Murphy, Psychedelic Furs, Roxy Music, Spandau Ballet, Tears for Fears, Venus e Wall of Voodoo.

L’iniziativa di crowdfunding, lanciata sulla piattaforma Produzioni dal Basso, sotto la direzione e produzione di Officine della Cultura prevedeva varie ricompense, fra cui il secret concert di presentazione al Teatro Verdi di Monte San Savino, i concerti in barca a vela sul Lago Trasimeno ed i concerti con registrazione del documentario sulla new wave di Roma, Firenze e Milano.

Le correnti che hanno condotto nel tempo presente Paolo Benvegnù, venti anni dopo gli Scisma, sono traiettorie in cui si è consumata una continua formazione, non solo volta alla ricerca stilistica musicale ma anche immersa a sondare spasmodicamente la parola, nella sua pura accezione di logos, così come veniva intesa dalla cultura greca classica, pensiero e sua concreta manifestazione. L’ampio spettro di ricerca non può che inevitabilmente portare verso l’alto, la poetica di Benvegnù è una poetica verticale, come il suo mare, ma Benvegnù è anche altro, è il cantore degli abissi, della parte più terrestre, della polvere, della carne e del sangue. Con il suo sguardo seziona le vibrazioni impalpabili del non detto ma sa altresì immergere le mani nel fango, dando consistenza a visioni da una duplice prospettiva: metafisica e viscerale.

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Emma Nolde: un nuovo capitolo di vita e di musica

I N T E R V I S T A


Articolo di Francesca Marchesini

Durante la sesta serata di Concorto Film Festival, festival internazionale di cortometraggi giunto quest’anno alla sua ventunesima edizione, ho avuto modo di intervistare la musicista Emma Nolde, presente all’evento come ospite e membro della giuria ufficiale. Dopo il debutto nel 2020 con l’album Toccaterra, lo scorso 3 giugno è uscito Respiro, primo brano estratto dal secondo disco in studio della cantautrice toscana; il 9 settembre sarà pubblicato un secondo singolo, La Stessa Parte Della Luna.

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Selezione Speciale – Ritmo Sincopato: il jazz in Italia

P O D C A S T


Articolo di James Cook

Quando DJ Gas mi ha chiesto se mi sarebbe piaciuto preparare una puntata di Selezione Speciale ho risposto subito con entusiasmo. Seguo sempre con molto interesse le puntate di Ritmo Sincopato: il jazz in Italia e l’idea che mi è venuta per creare il mix era di selezionare brani di jazz italiano, recenti, di progetti che vorrei contribuire a far conoscere. Insomma avevo in mente una puntata normale del podcast condotto da DJ Gas, senza notizie ed interviste. Ecco la mia selezione:

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