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Viola Costa (Tener-a-mente): ecco cosa succederà quest’anno al Vittoriale

I N T E R V I S T A


Articolo di Luca Franceschini

Anche quest’anno, per il nono anno consecutivo, Tener-a-mente, la rassegna concertistica in programma a Gardone di Riviera, si preannuncia tra le più affascinanti dell’estate italiana. Indubbiamente il punto di forza sta nella location, l’Anfiteatro del Vittoriale, costruzione voluta da Gabriele D’Annunzio, nel cuore della residenza che acquistò e che trasformò in casa e luogo della memoria. Uno scenario unico, tra l’immenso parco e il panorama del lago di Garda, un’atmosfera intima e raccolta, una resa acustica superlativa: chiunque abbia assistito all’esibizione di un qualunque artista in questa cornice, sa di essersi portato a casa un’esperienza indimenticabile.
Oltre a questo, però, i nomi coinvolti contano e pure parecchio: da Johnny Marr, che aprirà le danze il 20 giugno, a Glen Hansard, che le chiuderà un mese dopo, il 26 luglio, su questo palco si succederanno proposte di altissima qualità. Solo per citarne alcuni, ci saranno Diana Krall, Garbage, Antonello Venditti, l’accoppiata Calexico/Iron & Wine, l’attesissimo ritorno dei La Crus e persino una piccola escursione nei talenti delle nuove generazioni (Ghemon si esibirà il 6 luglio).
Insomma, diciamo che almeno per una sera vi toccherà passare. Ne abbiamo parlato ancora una volta con Viola Costa, responsabile principale della rassegna che, come lo scorso anno, ci ha fornito parecchi elementi interessanti per introdurci a quella che è a tutti gli effetti un’eccellenza italiana.

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Barriera – “…dividere lo spazio urbano in due.”

I N T E R V I S T A


Articolo di Giovanni Carfì

Solitamente non ci occupiamo di singoli, né di videoclip fine a se stessi, spesso utili solo come materiale promozionale accessorio, ottimi per un mordi e fuggi dove le immagini vincono sulle parole, sulla musica… ma c’è sempre un ma, forse troppi, forse pochi. La nostra “mission” che vi piaccia o no, (perché tutti ne abbiamo una) è quella di scandagliare tra le centinaia di proposte musicali che ci arrivano, supportate da uffici stampa e/o etichette che enfatizzano qualunque cosa possa dar loro un ritorno economico o pubblicitario, come in tutti i lavori. Noi amiamo la possibilità di restare una piccola realtà indipendente, (nel limite del possibile) quindi quando parliamo di qualche eccezione, lo facciamo perché qualcosa ci ha veramente colpiti; in questo caso l’eccezione è Barriera.

Arriva in redazione qualche mese fa uno dei soliti cs (comunicati stampa), con una proposta di un singolo/videoclip. Un play non si nega a nessuno e così qualcosa mi colpisce. Certe cose o succedono subito, o ti deve piacere magari il genere, o ti colpisce qualcosa scritto per promuovere l’artista/band in questione. Un play, un paio di ascolti in loop e un video; troppo poco il contenuto, poche le informazioni a riguardo; forse anche per questo ho voluto approfondire “chi” e “cosa” ci sia dietro questo progetto, perché nasce da qualcosa che dice molto senza dire quasi nulla.
Malgrado la volontà di approfondire e speranzoso nell’uscita di un eventuale ep, mi viene risposto che non è previsto nulla di simile per ora, si tratta di tre tracce con relativo video, con cadenza mensile. Ecco perché dopo l’uscita dei due video e in attesa del terzo capitolo, (già pubblicato quando leggerete queste righe) abbiamo contattato Barriera per esplorare tra foto, frammenti di film francesi, uno spirito noir e testi di Pavese e Calvino, il tutto sullo sfondo della città di Torino.

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NovaraJazz 2019 – dal 23 maggio al 9 giugno la 16ma edizione

C O N F E R E N Z E


Articolo di James Cook

Seguo NovaraJazz da una decina d’anni, sempre con maggiore interesse. La rassegna – arrivata alla 16ma edizione – dagli inizi è cresciuta notevolmente, fino a diventare un evento che si svolge da settembre a giugno, nell’area novarese. Il “cuore” è collocato a fine maggio, per tre weekend e quest’anno si arricchisce di un ulteriore avvenimento straordinario che si svolgerà dal 12 al 15 settembre: l’European Jazz Conference, che trasformerà la città nella capitale europea del jazz.
Novara, lontana da Torino e troppo vicina a Milano per brillare di luce propria, negli ultimi anni si è notevolmente affrancata grazie soprattutto a Corrado Beldì e Riccardo Cigolotti, che hanno fondato e curano la direzione artistica del festival. La vita culturale novarese si è vivacizzata notevolmente proprio con l’impegno e la passione dei due, che ne hanno decretato la leadership cittadina.

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Are You Real? – La musica è un mondo parallelo che vedo

I N T E R V I S T A


Articolo di Giovanni Carfì

Dopo aver parlato nei giorni scorsi del disco di F o l l o w t h e r i v e r, abbiamo scoperto chi sta dietro alla produzione e promozione di quel tipo di suoni. Musicista a sua volta, abbiamo contattato Andrea Liuzza, in arte Are You Real? Nel 2012 ha esordito con Songs of Innocence e nel 2017 con il seguito dal titolo Songs From My Imaginary Youth. Una passione per i video dove cerca di raccontare ciò che vede attraverso la sua musica; incuriositi ci ha parlato del suo progetto e della relativa etichetta, nata per dar voce ad un certo tipo di sonorità alt-folk, e creare così un punto di riferimento per molti altri artisti.

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La Discoteca – Intervista

I N T E R V I S T A


Articolo di Cristiano Carenzi

La Discoteca è un duo nato recentemente e che, dopo aver riarrangiato un brano in chiave Retro Wave, trova ciò che vuole fare e la sua identità musicale. Il loro primo singolo Andiamo al BlockBuster è uscito recentemente, accompagnato anche da un video. Ho scambiato quattro chiacchiere con loro per capire meglio questo nuovo progetto.

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Bobby Joe Long’s Friendship Party: Semo davvero solo scemi?

I N T E R V I S T A


Articolo di Luca Franceschini

Arrivati al terzo e conclusivo capitolo della loro “trucilogia”, l’Oscura combo romana, come da sempre ama definirsi, ha prodotto forse il suo lavoro più completo e meglio confezionato. Molto si deve sicuramente al contratto con la storica Contempo Records, che si è accorta del valore del disco e ha cooptato la band all’interno della propria scuderia, permettendole un notevole salto di qualità a livello di strumenti di lavoro e di produzione. C’è però anche la crescita esponenziale del gruppo stesso, che ha mantenuto saldo il proprio marchio di fabbrica, fatto di recupero del linguaggio Wave unito a testi “recitati” dal sapore ironico e dissacrante. A questo si sono però aggiunte una inedita profondità musicale, che ha incorporato più ampie influenze e componenti stilistiche, ed uno sguardo sulla realtà che si è progressivamente allargato, partendo da Roma Est per approdare all’Italia e, con quest’ultimo disco, all’America, di cui ne vengono irrisi i luoghi comuni ma anche, più indirettamente, messi in evidenza i pregi. Tutto questo senza dimenticare la politica (il recupero che fanno della figura di Craxi andrebbe proposto nelle scuole), il calcio (dalla passione per la Roma all’odio dichiarato verso il tiki taka) e il mondo dei serial killer da cui peraltro prendono il nome (qui è la volta di Charles Starkweather).

Semo solo scemi è dunque l’ideale conclusione di quella che speriamo sia solo la prima fase di un percorso molto più lungo. Nel frattempo ce la siamo fatta raccontare da Henry Bowers, sempre più leader e portavoce di quello che è uno dei gruppi più interessanti della scena italiana. Non c’è più l’effetto sorpresa, è la terza volta che lo intervisto, ma è inutile dire che non si è ripetuto, offrendo nuovamente notevoli punti di riflessione sui più disparati argomenti.

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Andrea Rock e Nicholas Johnson. Una casa e un’amicizia.

I N T E R V I S T A


Articolo di Giacomo Starace
Immagini sonore di Anna Monguzzi

Sono stato agli Attitude Studios a intervistare Andrea Rock e Nicholas Johnson, due amici, due uomini di musica che sono protagonisti di molte storie. Sono legati da un’amicizia profonda e dalle corde di una chitarra. A marzo è uscito il loro primo album in collaborazione, This is Home, un disco ricco e pieno di vita.

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Killing Cartisano – “Se la bellezza non la senti dentro risulta inutile cercarla fuori”

I N T E R V I S T A


Articolo di Giovanni Carfì

Killing Cartisano è involontariamente il nuovo moniker dietro il quale ritroviamo l’autrice e polistrumentista italiana Roberta Cartisano. Dopo due lavori e un’interruzione involontaria durante la stesura del terzo disco in italiano, torna con un nuovo lavoro in inglese, uscito ormai nel novembre scorso. Partendo proprio da questa interruzione forzata, abbiamo contattato Roberta, per farci raccontare di questa trasformazione e dell’inevitabile evoluzione che ne è scaturita

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Virginiana Miller: Benvenuti nell’America irreale di McCoy

I N T E R V I S T A


Articolo di Luca Franceschini e immagini sonore di Andrea Furlan

“In questo camerino ci sono stati anche Kurt, Dave e Chris…”. Sono al Bloom di Mezzago assieme ai Virginiana Miller, siamo seduti nel piccolo stanzino che funge da backstage, le pareti interamente tappezzate di scritte e adesivi, testimonianza viva di trent’anni di amore per la musica dal vivo. Ci sono passati in tanti, da questo storico locale, ma è inevitabile che il primo pensiero vada ai Nirvana, che qui furono protagonisti di due concerti leggendari, uno nel 1989, ai tempi di “Bleach”, l’altro nel 1991, quando “Nevermind” era già uscito ma, almeno da noi, non aveva ancora fatto il botto. I presenti di quella sera non immaginavano certo di stare partecipando ad un qualcosa che ci saremmo ricordati per sempre e per noi che non c’eravamo, è piuttosto inevitabile lasciarsi andare al fascino eterno della storia… Solo per poco, però. Questa sera c’è da parlare di un disco, The Unreal McCoy, che segna il ritorno, dopo sei anni, di quella che è una delle band più importanti del panorama musicale italiano. Oggi i tempi sono cambiati, certe sonorità vengono liquidate come una faccenda per vecchi, come ironizza da tempo l’account Instagram di “Nonno Indie”. Il sestetto di Livorno non appare molto preoccupato da questi cambiamenti; semmai, ha risposto prendendo una decisione mica da ridere: si è messo a cantare in inglese. Proprio loro, che hanno in Simone Lenzi uno dei più grandi parolieri italiani e che sono stati tra i primissimi a far fare un passo avanti alla tradizione cantautorale di cui per troppo tempo siamo stati prigionieri. Col cambio di idioma è cambiata anche la musica, anche se non troppo: The Unreal McCoy è in parte un tributo alla tradizione stelle e strisce ma a conti fatti rimane un disco dei Virginiana Miller, fresco ed ispirato come era lecito aspettarsi. Ne abbiamo parlato con Simone Lenzi (voce), Daniele Catalucci (basso), Giulio Pomponi (tastiere) e Antonio Bardi (chitarra), qualche ora prima della data di Mezzago, la terza in assoluto di questo nuovo tour. Tra una battuta e l’altra (perché, da buoni toscani, le cazzate a raffica non sono mancate), siamo comunque riusciti a capire che la situazione della band è ottima e che questo ritorno potrebbe aprire una nuova fase decisamente molto interessante.

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