Ricerca

Off Topic

Solo contenuti originali

Categoria

News

Michele Sannelli & The Gonghers – Inner Tales (Wow Records, 2022)

R E C E N S I O N E


Recensione di Lucio Vecchio

Inner Tales è il disco d’esordio di Michele Sannelli (percussionista poliedrico classe 1992) & The Gonghers, formazione nata nelle aule del conservatorio Verdi di Milano e proseguita fuori negli anni grazie alla passione e all’amicizia che lega i giovani componenti della band. Per cercare di capire il contesto in cui si pone questo disco vale la pena di riavvolgere il nastro e ripartire dall’inizio. A cavallo fra il diciannovesimo ed il ventesimo secolo la scena newyorkese era interamente occupata dall’industria discografica che venne poi ribattezzata in termini dispregiativi Tin Pan Alley. Come atto di emancipazione dalle sonorità in voga a quell’epoca si fece avanti un nuovo stile, subito etichettato come Prog Rock o Progressive Rock. L’idea era quella di dare uno spessore culturale al Rock facendolo progredire (da qui il nome) verso un genere di maggiore complessità cosi da avvicinarlo alla cosiddetta musica colta. Un cambio di paradigma che mutò la struttura dei brani trasformandoli in vere proprie suite che duravano anche quanto un intero LP (circa 40 minuti). Il Prog Rock ebbe la sua massima diffusione durante la metà degli anni settanta per poi trasformarsi e influenzare altri generi musicali. Inner Tales trae la sua ispirazione proprio dai concept album del prog rock di quegli anni (il nome stesso deriva dai Gong di Pierre Moerlen, gruppo della scena di Canterbury al quale il quintetto si è ispirato nella prima parte della carriera e tuttora presente nella propria musica), in chiave più jazz, introspettiva e moderna.

Continua a leggere “Michele Sannelli & The Gonghers – Inner Tales (Wow Records, 2022)”

Ryuichi Sakamoto – 12 (Milan Records, 2023)

R E C E N S I O N E


Recensione di Andrea Notarangelo

Accompagnato da una sola lettera firmata e non da un tradizionale comunicato stampa, 12, il nuovo album di Ryuichi Sakamoto, si presenta come un’opera strana e disturbante. Non è un disco semplice e non è mai facile aver a che fare con musicisti affermati, soprattutto se stanno affrontando un momento complesso della propria esistenza. La lettera poco sopra menzionata, è scritta dall’artista di suo pugno e ci vuole informare sulle sue condizioni fisiche e sul fatto che sta lottando per poter continuare a fare ciò che più gli piace nella sua vita. Incipit d’obbligo. Chi si trova a recensire dischi, lo si fa non appena possibile sempre alla costante ricerca del tempo perduto e quando l’uscita del lavoro dell’artista è imminente. O anche qualche giorno prima, presumibilmente per battere sul tempo altri colleghi. O forse, per dimostrare con quanta semplicità è possibile pubblicare uno scritto di qualche centinaio di parole. Trovo tutto questo abbastanza irrispettoso, perché sono d’accordo sui tempi stretti che caratterizzano l’attuale società dei media, ma in questo modo si rischia di parlare di qualcosa perché se ne deve parlare e non perché si ha il piacere di farlo. In questo modo entrare in contatto con qualcuno e interiorizzare il suo operato, diventa difficile a prescindere dai propri gusti e dai valori soggettivi che inevitabilmente attribuiamo.

Continua a leggere “Ryuichi Sakamoto – 12 (Milan Records, 2023)”

The Waeve – The Waeve (Transgressive Records, 2023)

R E C E N S I O N E


Recensione di Claudia Losini

The Waeve è un nuovo progetto del duo Graham Coxon (per chi non lo conoscesse, basta solo una parola: Blur) e Rose Elinor Dougall (vi ricordate le Pipettes? Erano molto di moda negli inizi ‘00).
I due si sono incontrati alla fine del 2020, hanno scoperto di avere molti punti in comune, non solo musicali, e hanno iniziato a a registrare insieme nello studio di Coxon a Londra. I dieci brani del loro album di debutto sono il risultato di questa intensa collaborazione: un incontro di talenti, dove entrambi si spingono vicendevolmente a esplorare nuovi territori sonori. Coxon in questo lavoro riprende il sassofono, primo strumento suonato negli anni 80, e si cimenta anche nella cetra, creando sonorità che partono dal folk molto incentrato sul songwriting, ma che spaziano nel post punk e nel jamming.

Continua a leggere “The Waeve – The Waeve (Transgressive Records, 2023)”

John Bailey – Time Bandits (Freedom Road Records, 2023)

R E C E N S I O N E


Recensione di Riccardo Talamazzi

C’è una nicchia anche per gli amanti del jazz mainstream, pure se questo termine, che viene utilizzato per comodità, in realtà non mi piace affatto. Suona un po’ come un riferimento denigratorio anche se invece si allude prevalentemente alla modalità di genere in auge negli anni’50 e ’60. Come afferma lo stesso trombettista John Bailey, riguardo questo suo nuovo lavoro Time Bandits che potrebbe benissimo inquadrarsi in quest’ottica stilistica, “…la sensazione ritmica è ciò che si definisce come jazz”. Che si possa concordare oppure no, con questa dichiarazione c’è comunque una regola di fondo non scritta, al di là della valenza ritmica, che è alla base di ogni tipo di jazz, anche e soprattutto di quello definito mainstream. Mi riferisco alla indubbia abilità tecnica e, per mezzo di questo assoluto tramite, alla conseguente capacità espressiva che ne possa originare. Tutto questo non lo si acquisisce per puro dono divino – e i musicisti lo sanno bene – ma solo con anni di studio e direi soprattutto di confronto con altri strumentisti. E così è andata per lo stesso Bailey, cinquantasettenne trombettista newyorkese, con una gavetta professionale estremamente eclettica che l’ha guidato a testarsi tra molti generi e varianti musicali, dalla Buddy Rich Band a Ray Barretto, da Ray Charles a Frank Sinatra, da Woody Hermann a Kenny Burrell e altri ancora. Una carriera quarantennale che l’ha attualmente portato alla pubblicazione del suo terzo disco da titolare. Per la preparazione di questo Time Bandits, Bailey s’è scelto un trio di musicisti che chiamare iconici è dir poco. Ladies & gentlemen, potete ammirare George Cables al pianoforte, 79 anni di vita e di esperienze con i migliori jazzisti in assoluto della Storia e passando un po’ di tempo su WP al riguardo ci si può aggiornare sulle sue collaborazioni, avendone voglia. Alla batteria c’è Victor Lewis, anni 72, e anche per lui è una bella lotta tra compartecipazioni e lavori solistici. Last but not least Scott Colley al contrabbasso, che con i suoi 59 anni di età è il più giovane tra i musicisti arruolati da Bailey ma non per questo quello con meno esperienza. Insomma, un trio che definirlo stellare è fin poco e che garantisce al leader, com’è facile immaginare, ampio sostegno e una solida struttura armonica e ritmica per le escursioni della sua tromba. Altro fattore suggestivo è il luogo in cui questo album è stato inciso, cioè il mitico Rudy Van Gelder studio nel New Jersey, dalle cui pareti trasudano le orgogliose voci del periodo Blue Note, Prestige, Impulse! e insomma gran parte della Storia più fiorente e seminale del jazz. La musica che Bailey propone, potete già intuirlo, è un jazz piuttosto classico, con qualche parentesi contemporanea ma fondamentalmente ancorato allo stile che partendo da Dizzy Gillespie – a cui lo stesso Bailey ha dedicato l’insolito lavoro Can You Imagine del 2020 – si trova a costeggiare Thad Jones – “il più grande trombettista mai ascoltato” come lo definì Mingus – Freddie Hubbard e Woody Shaw fino ad arrivare ai giorni nostri a lambire lo stile lirico e preciso di Tom Harrell.

Continua a leggere “John Bailey – Time Bandits (Freedom Road Records, 2023)”

Måneskin – Rush! (Sony Music/ RCA, 2023)

R E C E N S I O N E


Recensione di Stefania D’Egidio

Ogni loro uscita è destinata a far discutere: il popolino, si sa, ama dividersi in fazioni e dibattere di tutto, quasi non avesse nulla di meglio a cui pensare; questo i Måneskin lo hanno imparato presto e, come tanti artisti prima di loro, ne hanno fatto un punto di forza. Ad ogni polemica, infatti, seguono milioni di visualizzazioni, servizi televisivi, articoli di giornale e il tutto si trasforma magicamente in soldini: questo è il business, basta vedere il clamore suscitato dal matrimonio organizzato in pompa magna per il lancio di Rush!, a cui certo non potevano mancare i vip del momento, da Fedez a Machine Gun Kelly, officiato niente di meno che da Alessandro Michele, ex direttore creativo di Gucci. All’insegna del glamour, nella splendida cornice di Palazzo Brancaccio, una cerimonia esagerata, come solo loro sanno fare, ed “esagerazione” sembra essere ormai la parola d’ordine perché, da Sanremo in poi, sono stati onnipresenti sui principali mezzi di comunicazione, consentendo loro di spiccare il volo verso traguardi internazionali, l’Eurovision Song Contest prima e le trionfali date negli States poi, culminate con l’apertura per i Rolling Stones, fino alla partecipazione alla colonna sonora del biopic su Elvis. A chi li rimprovera di essere un prodotto di laboratorio, rispondo che il risultato è andato ben oltre le aspettative perché si è messa in moto una macchina macina soldi senza precedenti per un gruppo italiano. Fatte queste prime considerazioni, ho aspettato una settimana a recensire l’album, volevo far attenuare il “rumore dei nemici”, come direbbe lo Special One Mourinho, per non lasciarmi influenzare e concentrarmi solo sul prodotto musicale.

Continua a leggere “Måneskin – Rush! (Sony Music/ RCA, 2023)”

Antonio Artese Trio – Two Worlds (Abeat Records, 2022)

R E C E N S I O N E


Recensione di Riccardo Talamazzi

Percorrere in lungo e in largo le tracce di questo Two Worlds di Antonio Artese Trio è un esercizio ritemprante. Come tirare un respiro profondo dopo un’immersione in apnea. Un po’ perché l’autore non raccoglie l’angustia di molto jazz contemporaneo, di quello più provocatoriamente dissonante, per capirci. In secondo luogo perché ci troviamo di fronte ad un’opera molto ben armonizzata in cui si percepisce senza sforzo la forte impronta classica che condiziona, con i suoi aromi altresì consonanti, la tessitura ariosa e nitida di questa musica. La dolcezza eufonica, l’espressivo scorrere dei suoni e il nucleo leggero delle composizioni fanno sì che si realizzi una vera e propria jazz-therapy, quasi un’azione lenitiva sul nostro stato psico-fisico o, se preferite, una moderata ed effervescente stimolazione del tono dell’umore. Ma dobbiamo ben intenderci su quest’ultimo punto. Two Worlds è un disco jazz, non un gingillo new-age e come tale riconosce una serie di crediti piuttosto evidenti, direi suddivisi a metà tra certo pianismo duttile e velatamente romantico alla Bill Evans e un’impronta non sfacciata ma piuttosto percepibile di estetica nordico-scandinava. I due mondi di cui parla questo album, qualunque essi siano e pur potendo essere interpretati in ottiche diverse, non sono in opposizione uno all’altro, bensì in reciproca, fluida continuità. Così se da una parte si avverte l’educazione classica – tutti i componenti del gruppo hanno in comune il diploma al Conservatorio di S.Cecilia in Roma – dall’altro lato colpisce l’impostazione jazzistica che corroborata da soggiorni e master negli U.S.A da parte di ognuno dei tre musicisti, rappresenta la vera anima narrante di questo lavoro. Le succitate influenze, così apparentemente differenti, s’intercalano tra loro come se le reciproche prospettive diventassero interpretabili da un unico punto di vista. Lo stesso intendimento potremmo riscontrarlo nel penultimo brano in scaletta di questo disco, quello che vede l’italianissima tradizione del melodramma – nello specifico un estratto dalla Madama Butterfly – a confronto con la scioltezza di un interplay tipico di un buon gruppo jazz, cioè portatore di una cultura musicale di radici e sviluppi assai diversi. Nessuna opposizione, comunque, ma una sintesi direi quasi hegeliana tra mondi apparentemente antitetici eppure così ben compenetrati uno nell’altro.

Continua a leggere “Antonio Artese Trio – Two Worlds (Abeat Records, 2022)”

Belle And Sebastian – Late Developers (Matador Records, 2023)

R E C E N S I O N E


Recensione di Andrea Notarangelo

Meno di un anno fa ho avuto la fortuna e il privilegio di occuparmi del loro trepidante rientro. Per chi si fosse perso la mia precedente recensione e desidera approfondire, o vuole solo fare confronti, invito a ricercare, qui su Off Topic Magazine, quanto scritto sul predecessore A Bit Of Previous. In quell’occasione ricordo di essermi abbandonato a un facile quanto sentito romanticismo. Perché occorre dirlo, i Belle And Sebastian non sono in grado di fare dischi brutti, o banali; devo però aggiungere che su questo punto, in seguito, avrò una riflessione da fare. Ci arriveremo cammin facendo. Il 13 gennaio è uscito Late Developers, album (quasi) gemello del precedente e che desidera dimostrare sin da subito un legame netto e profondo. Come A Bit Of Previous, anche questa nuova fatica è stata concepita in patria, per la precisione a Glasgow, loro città natale, in quanto la pandemia ha bloccato sul nascere il progetto originale di emigrare a Los Angeles. Queste ‘sessioni scozzesi’ hanno però giovato all’ensemble, in quanto, le due nuove opere, le prime interamente concepite e registrate nella madrepatria dai tempi di Fold Your Hands Child, You Walk Like a Peasant, ci raccontanto di una band che ha voglia di ritrovare l’ispirazione e la spensieratezza dei primi anni. Ricordate gli albori dei 2000? Io sì.

Continua a leggere “Belle And Sebastian – Late Developers (Matador Records, 2023)”

Francesco Del Prete – Rohesia Violinorchestra (Dodicilune, 2022)

R E C E N S I O N E


Recensione di Lucio Vecchio

Possiamo dire che il progetto Rohesia Violinorchestra gira tutto intorno al numero cinque: Cinque vini, cinque sensi e cinque brani.
Chi abbia un minimo di dimestichezza con il nettare di Bacco, saprà che, quando si degusta un vino, vengono attivati tutti e cinque i sensi. Diciamocelo chiaramente però, l’udito è il senso meno sollecitato, tanto che si arriva a dire che al vino manca soltanto la parola. Da questa constatazione prende le mosse Rohesia Violinorchestra, nuovo progetto discografico del violinista e compositore Francesco Del Prete per l’etichetta Dodicilune, distribuito in Italia e all’estero da IRD. Nel disco sono contenuti cinque brani originali presenti in due versioni, la prima più orchestrale ed elettronica, l’altra più acustica.
I brani sono stati scritti per essere accostati a cinque vini dell’azienda Cantele, una realtà ben radicata nel territorio pugliese e nazionale e di ampio respiro internazionale, che ha coprodotto questo lavoro. Un viaggio che parte dalla terra, dai paesaggi rurali, dai sapori locali che sono fonte d’ispirazione per l’arte, per la musica e per l’intelletto. Un viaggio inedito che si arricchisce della voce di Arale (Lara Ingrosso), del violoncello di Marco Schiavone e Anna Carla Del Prete, del flicorno di Pacifico Tafuro, dell’arpa di Angela Cosi, del pianoforte di Emanuele Coluccia e dalle chitarre di Roberto “Bob” Mangialardo.

Continua a leggere “Francesco Del Prete – Rohesia Violinorchestra (Dodicilune, 2022)”

John Cale – Mercy (Double Six /Domino, 2023)

R E C E N S I O N E


Recensione di Arianna Mancini

Lo avevamo lasciato nel 2016 con M:FANS, suo ultimo atto sonoro pubblico. Con quel disco John Cale riportava alla luce una sua vecchia creatura: Music for a New Society (1982), la sua missione personale era quella di attuare una sorta di esorcismo dando una nuova veste al passato, una rilettura e riscrittura dei dieci brani originari con l’aggiunta di tre inediti, tutti cesellati e rimodellati da nuovi e sofisticati arrangiamenti elettronici. In realtà la sua esplorazione dell’elettronica si era già manifestata vividamente in Shifty Adventures in Nookie Wood del 2012, oggi questo nuovo percorso di ricerca si erige a vessillo e John Cale inaugura il nuovo anno pubblicando un nuovo lavoro, Mercy, in uscita il 20 gennaio per Double Six / Domino.

Continua a leggere “John Cale – Mercy (Double Six /Domino, 2023)”

Sito web creato con WordPress.com.

Su ↑