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Pat Metheny – From this place (Nonesuch Records, 2020)

R E C E N S I O N E


Recensione di Mario Grella

Lo scorso mese di agosto Pat Metheny ha compiuto 65 anni, Me ne sono ricordato oggi mentre ascoltavo il suo ultimo lavoro che si intitola From This Place, sulla cui copertina campeggia la foto di una minacciosa tromba d’aria in una prateria. Ecco, forse la musica di Pat potrebbe essere definita così, una tromba d’aria ma “gentile” in una prateria; uno sconvolgimento programmato, minuzioso, mai invasivo. Occorre ascoltarlo con grande attenzione, meglio se dal vivo, lui non ha mai amato troppo lo studio di registrazione, prova ne è la distanza di cinque anni dall’ultimo lavoro in studio. 

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Asp 126 & Ugo Borghetti @ Serraglio (MI) – 15 febbraio 2020

L I V E – R E P O R T


Articolo di Cristiano Carenzi, immagini sonore di Tommaso Prinetti

Il duo di rapper romani appartenenti al collettivo Love Gang (CXXVI), sempre più al centro dell’attenzione, sono usciti a fine Novembre con il loro primo album per Bomba Dischi. Senza ghiaccio è un progetto di nove canzoni che riesce a trasportarti subito nella realtà dei due autori; la loro narrazione è caratterizzata da una schiettezza nella trattazione dei temi affrontati che, nella maggior parte dei casi sono: Roma, alcool e droghe. Il disco è entrato subito nella fatidica lista dei miei dischi dell’anno e ha aiutato sicuramente il fatto che si parli di determinati argomenti ma questi non diventino mai un motivo di orgoglio come interessante dell’ansia con cui i giovani si trovano spesso ad avere a che fare.

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Generic Animal – Presto – conferenza stampa

C O N F E R E N Z E


Articolo di Cristiano Carenzi

Il 21 Febbraio è uscito il nuovo disco di Generic Animal: Presto e qualche giorno prima ho avuto la possibilità di partecipare alla conferenza stampa in cui si è parlato di questo progetto. Il disco l’ho apprezzato molto, con una narrazione più celata rispetto al precedente Emoranger riesce comunque a mantenere la particolarità di scrittura che lo contraddistingue da sempre.

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Sunset Sons – Blood Rush Déjà Vu (Bad Influence, 2019)

R E C E N S I O N E


Articolo di Manuel Gala

Il primo ascolto è un po’ come il primo bacio; non si scorda mai! Ed è impossibile non ricordarsi delle prime note di Superman, brano di apertura del nuovo album dei Sunset Sons, dal titolo che sembra un mix tra futurismo e Sci-Fi, Blood Rush Déjà Vu.

Già, le prime note potrebbero far pensare ad un ritorno dei Kings of Leon in grande stile; le sonorità simili e la voce a dir poco uguale al cantante Caleb Followill, fanno da preludio ad un bel lavoro in studio, senza però intaccare il loro spirito ribelle e unico.

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Daniele Di Bonaventura – Ricercare (UR Records, 2020)

R E C E N S I O N E


Recensione di Mario Grella

Pochi sanno cosa sia un clavicordo, ma in compenso ogni appassionato di musica antica ne avrà sentito il suono. Il clavicordo è uno strumento barocco, in realtà nato nel XIV secolo, che secondo alcuni ha origini ancora più remote e deriverebbe da un suo parente stretto, il monocordo, inventato addirittura da Pitagora di Samo nel IV secolo a.C. Nel medioevo si trasformò fino a raggiungere l’aspetto odierno, ovvero una specie di pianola dotata sia di tastiera, sia di corde. Benché con lo strumento si suoni più o meno lo stesso repertorio del clavicembalo, il cui suono gli assomiglia parecchio, il clavicordo emette un suono molto più flebile e discreto ed è apparentemente più adatto allo studio che ad un concerto. Una particolare caratteristica tecnica, è che il martelletto è sostituito dalla cosiddetta “tangente” che opera in due modi: divide la corda (come fosse il ponticello del violino), e la percuote, ma a differenza dei martelletti del pianoforte che una volta colpita la corda tornano indietro, la “tangente” continua a farla vibrare fino a che si tiene premuto il tasto.

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Forefront – Absentia (Auand, 2020)

R E C E N S I O N E


Recensione di Mario Grella

Devo ammettere di non aver mai preso in considerazione l’ipotesi che Piet Mondrian potesse essere stato mio nonno, E se devo essere ancor più sincero, non mi ero mai posto il problema se Piet Mondrian avesse avuto dei nipoti. Di lui mi ero limitato a godere di quella serenità, data dal rigore del suo astrattismo geometrico. Avevo soggiornato spesso col cuore nei suoi “Tableaux”, mi ero consolato con il nitore di “De Stijl”, ma della sua parentela, nella quale avrei potuto esserci io (o voi), davvero non mi ero mai occupato. Credo però di aver capito il perché una delle più belle composizioni del nuovo lavoro discografico dei Forefront sia intitolata proprio “What if Piet Mondrian was your mother’s father”.

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Carla Bley, Andy Sheppard, Steve Swallow – Life Goes On (ECM, 2020)

R E C E N S I O N E


Recensione di Mario Grella

Quando Donald Trump si installò nel famoso studio ovale della Casa Bianca, la prima cosa che notò furono i telefoni che definì “i più bei telefoni che abbia mai visto in vita mia”. Una frase piena di vuoto, se mi si passa l’espressione, ma che ben si adatta a questo Presidente. Un’espressione che deve aver colpito molto anche Carla Bley che, nel suo nuovo lavoro, dedica una piccola suite, composta da tre brani intitolati “Beatiful Telephones” I-III, proprio alla vacua espressione di Trump.

Ph. Caterina Di Perri / Ecm records

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Erlend Apneseth – Fragmentarium (Hubro, 2020)

R E C E N S I O N E


Recensione di Mario Grella

Avevo ascoltato Erlend Apneseth, con il suo trio nello scorso ottobre a Novara, nell’ambito di NovaraJazz Winter 2019/2020 ed avevo ben compreso di non avere dinnanzi il solito musicista. Frangmentarium è un progetto commissionato in origine per il Kongsberg Jazz Festival, ed ora è un magnifico lavoro discografico, al trio originario con Erlend Apneseth ai violini, Stephan Meidel alla chitarra ed elettronica e Øyivind Hegg-Lunde alle percussioni, si sono uniti Hardanger Stein Urheim alla chitarra ed elettronica, Anja Lauvdal, piano e synt, Hans Hulbaekmo alla batteria, percussioni, arpa ebraica e flauto, Fredrik Luhr Dietrichson al contrabbasso, Ida Lovli Hilde alla fisarmonica.

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Gli Scordati di Joe – Vol. 50

R E C E N S I O N I


Articolo di Giovanni Carfì

Note di merito per album passati distrattamente in secondo piano, ma meritevoli di un loro piccolo spazio. Nell’impossibilità di raccontare tutto ciò che viene prodotto, una selezione di dischi con confronti senza vincitori, né punteggi; ma con la presunzione di restituire una sensazione il più immediata possibile, attraverso un’analisi che va oltre le solite stellette.

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