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Niccolò Fabi – Tradizione e tradimento (Universal Music Italia, 2019)

R E C E N S I O N E


Articolo di Letizia Grassi

Un viaggio alla ricerca della parte più profonda e sconosciuta di sé, un tuffo nell’immenso mare della propria coscienza, per esplorare gli spazi più nascosti del proprio essere. Questo è Niccolò Fabi di Tradizione e Tradimento, il nuovo album del cantautore romano vincitore del premio Tenco 2016 con Una Somma di Piccole Cose. Ed è proprio da questo premio che Fabi ha deciso di ripartire. Dopo un blocco creativo, dato dalla consapevolezza di dover realizzare qualcosa che riuscisse a reggere il confronto con l’ultimo disco, Fabi è stato costretto a mettersi in discussione. Sperimentando nuove strade e itinerari, intenzionato a “tradire” un percorso intrapreso più di venti anni fa, ma mantenendo la propria identità, Niccolò è ritornato sui suoi passi.


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North Mississippi Allstars – Up And Rolling (New West Records, 2019)

R E C E N S I O N E


Articolo di Andrea Furlan

La scintilla che ha fatto scoccare nella mente di Luther e Cody Dickinson l’idea di un nuovo disco dei North Mississippi Allstars è stato un vecchio album di fotografie riapparso nel 2017 dopo essere rimasto dimenticato in un cassetto per più di vent’anni. Nel 1996 il texano Wyatt McSpadden si trova nel North Mississippi per fotografare i musicisti locali: la regione è quella nota per lo stile Hill Country Blues, conosciuto anche come North Mississippi Blues, denominazione che è entrata, guarda caso, anche nel nome della band fondata dai due fratelli. Sono proprio i due giovanissimi figli del leggendario musicista e produttore Jim Dickinson (Rolling Stones, Bob Dylan, Big Star, Replacements) ad accompagnare il fotografo e a presentarlo alle quattro più importanti famiglie musicali della zona in quella che nel ricordo di Luther rimarrà impressa come una domenica perfetta.

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Kettle of Kites – Arrows (Autoproduzione, 2019)

R E C E N S I O N E


Articolo di Cristiano Carenzi

I Kettle of Kites tornano dopo quattro anni dal loro primo album e lo fanno con Arrows, un disco di nove brani che si incentra su suoni folk ma che non si limita alle strutture e alla forma canzone canonica del genere. In questi anni il gruppo ha cambiato formazione infatti sono rimasti Tom Stearn e Pietro Martinelli (rispettivamente voce e basso) e si sono aggiunti Marco Giongrandi e Riccardo Chiaberta (chitarra e batteria). Questi ragazzi inoltre vivono in città e paesi diversi, come infatti si può notare nell’ascolto del progetto ognuno aggiunge le proprie influenze ma riuscendo a creare un disco ben strutturato e coeso. Ma se volete sapere di più su di loro, sulla provenienza di ciascuno e sul processo creativo che ha portato alla luce questo disco vi basterà leggere l’intervista che potete trovare qui.

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Cheap Wine – Faces (Cheap Wine Records, 2019)

R E C E N S I O N E


Articolo di Luca Franceschini

I Cheap Wine, sono sicuro di averlo già scritto in passato, rappresentano un’autentica anomalia nel panorama musicale italiano. Da sempre legati a sonorità “americane” (che sia il Paisley Underground di scuola Dream Syndicate o l’epica chitarristica di mostri sacri come Neil Young e Tom Petty), in un paese che si è sempre mosso ben lontano da questa tendenza; da sempre estranei ad etichette, uffici stampa e qualunque altro discorso da music business, rigorosamente autoprodotti, rigorosamente in controllo di qualunque aspetto riguardante la propria musica, sono riusciti a festeggiare i vent’anni di carriera (nel 2017 con Dreams) senza mai rinunciare alla loro particolare visione e senza la benché minima flessione dal punto di vista artistico. Uniche due concessioni: l’approdo su Spotify (anche se le nuove uscite vengono rese disponibili sulla piattaforma solo diverso tempo dopo) e il ricorso al crowdfunding, grazie al quale hanno finanziato Dreams e il nuovissimo Faces.

cheap wine - photo andrea furlan

 

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Jennifer Gentle – Jennifer Gentle (Tempesta Dischi, 2019)

R E C E N S I O N E


Articolo di Cinzia D’Agostino

Esistono dinamiche strane in Italia. Abbiamo avuto grandissimi gruppi che, cantando in italiano, hanno fatto davvero storia, così come abbiamo musicisti considerati “indie” che eseguono pezzi leggermente meno “commerciali” ma abbastanza da meritarsi la radio e un po’ di popolarità. Poi ci sono quei gruppi che nascono in silenzio e che sono tutto tranne che in linea con il filone underground nazionale, a cominciare dalla lingua. Sì, perché se hai una band composta da italiani e canti in inglese qui non ti considera nessuno. Invece il nostro paese ci ha offerto negli ultimi anni musicisti davvero talentosi, capaci di andare oltre, di comunicare attraverso la propria musica e sì, utilizzando l’inglese, la lingua più musicale del pianeta. E’ semplicemente una scelta stilistica, la famosa libertà di espressione dell’arte che tanto andiamo a predicare.

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Bad Blues Quartet – Back On My Feet (Talk About Records, 2019)

R E C E N S I O N E


Articolo di Antonio Spanò Greco

Secondo capitolo dei Bad Blues Quartet, giovane band proveniente dalla Sardegna, che ben aveva impressionato con l’omonimo cd del 2017 (leggi qui la recensione) e che, come dichiarano loro stessi, fanno del Blues una ragione di vita. Eleonora Usala alla voce, Federico Valenti alla chitarra, Gabriele Loddo al basso e Frank Stara alla batteria hanno dato alla luce 40 minuti suddivisi in 8 brani molto intensi e pieni di energia che fanno di questo Back On My Feet un ottimo album che entra di diritto tra i migliori dell’anno. Ho avuto l’occasione di sentirli alla recente semifinale dell’Italian Blues Challenge svoltasi allo Spirit de Milan e ne ho ammirato la splendida sintonia tra i vari componenti e la genuina passione che li accompagna sempre.

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Alice Tambourine Lover – Down Below (Go Down Records, 2019)

R E C E N S I O N E


Articolo di Antonio Spanò Greco

Quarta prova discografica in sette anni del progetto Alice Tambourine Lover, il duo, unito sia nella musica che nella vita, formato da Alice Albertazzi, voce, chitarra e tambourine, e da Gianfranco Romanelli, dobro e chitarra, provenienti dalla città di Bologna e originariamente facenti parte del complesso Alix, gruppo di punta della scena stoner rock italiana che ha raccolto molti consensi soprattutto all’estero, vantando collaborazioni di riguardo.

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Roger Waters. Us + Them – Il film concerto

C I N E M A


Articolo di Giovanni Tamburino

Già semplicemente sentire il nome di Roger Waters basterebbe a far accorrere una moltitudine di gente da ovunque, una chilometrica lista di categorie umane messe insieme dal grande punto di non ritorno nella storia della musica che prende il nome di Pink Floyd. Eppure la storia dello storico bassista non si esaurisce con la rivoluzione portata avanti con Mason, Barrett, Gilmour e Wright, ma si dilata nelle decadi successive, trovando nuovi terreni da esplorare e linfa nuova per i lavori che già lo avevano consacrato all’Olimpo della musica e non solo.

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Kazu Makino – Adult Baby (Adult Baby Records/K7, 2019)

R E C E N S I O N E


Articolo di Joshin E. Galani

E’ uscito a settembre Adult Baby, album dell’artista giapponese Kazu Makino, polistrumentista e cantante dei Blonde Redhead (gruppo indie-rock newyorkese, attivo dal 1993, composta da Kazu Makino e dai gemelli italiani Simone e Amedeo Pace) che, per questa uscita presenta semplicemente il suo nome di battesimo.
Esce per la Adult Baby Records, etichetta fondata dalla stessa Kazu Makino e distribuito dalla K7.
Anticipato ad aprile dal singolo Salty girato all’isola d’Elba dove Kazu si è trasferita ed ha visto nascere questo suo nuovo progetto.

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