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Nada – E’ un momento difficile, tesoro (Woodworm, 2019)

R E C E N S I O N E


Articolo di Alessandro Berni

L’album si apre con una title track che è come una seduta di esorcismo autogestita. La musica è quanto di più scoppiettante Nada abbia concepito in questi anni. Un riff ritmico di chitarra elettrica di sapore underground, sul cui incessante levare la cantautrice toscana infila una melodia che fluisce sorniona alla maniera scanzonata tipica dell’epica dei ’60. Il tono è quello di giocare in chiave ironica e sorridente su paure, fobie e incomprensioni, come ben sottolineato anche in un divertente videoclip dove la nostra fa il controcanto alla civiltà dell’estetica ad ogni costo. La voce è prima collocata in un involucro low-fi che ricorda i dischi mono, quindi si espande fiera negli altoparlanti, note gravide di piano elettrico si imbucano a fasi alterne completando la linea armonica di un brano semplicemente perfetto. E’ l’inizio al contempo drammatico e irriverente del nuovo disco di Nada E’ un momento difficile, tesoro.  

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Mòn – Guadalupe (Urtovox, 2019)

R E C E N S I O N E


Articolo di Giovanni Carfì

Ci sono vari colori all’interno del nuovo album dei Mòn, basta osservarne la copertina per poterne immaginare l’effettivo contenuto sonoro. Abbiamo una predominanza di verde e azzurro, ma l’occhio cercando di delineare un’immagine finita, si ritrova a vagare da un punto all’altro scoprendo dettagli nascosti e sfumature: piccole figure umane, fiamme, orsi e piramidi, in una composizione che rispecchia molto ciò che l’ascoltatore si dovrà aspettare.

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Ian Brown – Ripples (Polydor, 2019)

R E C E N S I O N E


Articolo di Chiara Bernini

Effettivamente, la decennale e desolante assenza dalle scene di Ian Brown era passata inosservata, o quantomeno in secondo piano, grazie all’attesissima reunion nel 2017 (anticipata dalla pubblicazione di due singoli inediti) degli Stone Roses, sua band di appartenenza, nonché uno dei simboli musicali e stilistici per eccellenza di Manchester. Un silenzio, pertanto, giustificatamente andato perso nel dimenticatoio… anche se temporaneamente.

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Bring Me The Horizon – Amo (RCA, 2019)

R E C E N S I O N E


Articolo di Manuel Gala

Se potessimo riavvolgere per un momento il nastro e tornare a Sheffield nel 2004, quando Oliver Sykes decise nella sua testa che era finalmente giunto il momento di mettere insieme la sua band, nessuno avrebbe mai scommesso un solo euro (o un solo penny visto che siamo in tema di brexit) di ritrovarsi, dopo 15 anni, a questo bivio.

I cambiamenti talvolta portano nuova linfa, nuovi stimoli e nuovi orizzonti. Ma è sempre così?

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Massimo Volume – Il Nuotatore (42 Records, 2019)

R E C E N S I O N E


Articolo di Cinzia D’Agostino

Mi è capitato di chiedermi come mai, quando esce un disco dei Massimo Volume, tutti indistintamente si trovano d’accordo, esprimendo giudizi entusiastici, di pura meraviglia e stima. Eppure sono gli unici che non hanno mai fatto una svolta di stile, nessun cambio di orizzonte, e sono gli unici nella scena del sottosuolo italiano che non vengono criticati per questo. Mantenere la propria integrità, fedeli a se stessi e, ciononostante, non sbagliare un colpo, mai.

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Gli Scordati di Joe – Vol. 39

R E C E N S I O N I


Articolo di Giovanni Carfì

Note di merito per album passati distrattamente in secondo piano, ma meritevoli di un loro piccolo spazio. Nell’impossibilità di raccontare tutto ciò che viene prodotto, una selezione di dischi con confronti senza vincitori, né punteggi; ma con la presunzione di restituire una sensazione il più immediata possibile, attraverso un’analisi che va oltre le solite stellette.

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Skunk Anansie – 25Live@25 (Carosello Records, 2019)

R E C E N S I O N E

Articolo di Stefania D’Egidio

Pochi giorni fa gli Skunk Anansie hanno pubblicato un doppio album live che celebra i 25 anni di carriera della band, ripercorrendone le tappe fondamentali, dai tempi dello Splash Club di King’s Cross fino ai giorni d’oggi, conservando immutata quella carica di adrenalina che li ha sempre contraddistinti. La prima volta che mi sono imbattuta nella band era il lontano 1994, facevo l’ultimo anno di liceo, a pochi mesi dall’esame di maturità, mi sembrano passati secoli: erano appena arrivati i cd, ma noi compravamo ancora le musicassette da un celebre ingrosso di Bologna, non esisteva internet né c’erano gli mp3, se volevi ascoltare le novità dovevi stare come me sintonizzato sulle frequenze di Rai Stereo Notte, di nascosto dei genitori, perché l’indomani si andava a scuola e a mezzanotte dovevamo essere tutti sotto le coperte, altro che musica! E così indossavi il tuo bel pigiamino, salutavi tutti, ti chiudevi in camera e a mezzanotte in punto sotto il piumone, ma con le cuffie per non farti sgamare.

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Frenetik & Orang3 – ZeroSei (Asian Fake, 2019)

R E C E N S I O N E

Articolo di Cristiano Carenzi


Il nome di Frenetik & Orang3 porta con sé numerosi riconoscimenti, basti pensare al quadruplo platino di La musica non c’è e le continue collaborazioni con Gemitaiz. Ora i due produttori romani hanno deciso di fare un loro album nel quale viene posta al centro la loro città d’origine (come si può capire già dal titolo, che è il prefisso telefonico di Roma). Nel disco infatti troviamo 14 brani con numerosi collaboratori, tutti provenienti dalla capitale. I nomi sono molto vari tra loro, si passa da veterani della città come Noyz Narcos e Er Costa a nuove leve come Venerus e i magnifici Sxrrxwland.

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Tre Allegri ragazzi Morti – Sindacato dei sogni (La Tempesta, 2019)

R E C E N S I O N E


Recensione di Cinzia D’Agostino

Già dal primo ascolto, la prima frase che mi viene in mente è: “Pordenone vince”. Niente da fare, questi Tre allegri ragazzi morti della provincia sono più vivi che mai e, dopo 25 anni, hanno ancora tanto, tanto da raccontarci! Li seguo da anni, conosco molto bene ogni loro disco, ho vissuto visceralmente una buona quantità di loro live e posso ammettere di essere rimasta un’altra volta stupita. Molti gruppi che ho amato tantissimo mi hanno fatto perdere l’adrenalina di un tempo, un po’ come quei matrimoni che cadono nella monotonia dopo anni. Per i TARM no.

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