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Voci fuori dal coro

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Recensioni

Luigi Maieron – Non voglio quasi niente (Appaloosa Records, 2018)

Articolo di Roberto Bianchi

Luigi Maieron, cantautore carnico con esperienze folk-rock, è giunto alla quinta pubblicazione discografica. L’artista ha collaborato con musicisti di prestigio, tra cui Michele Gazich, Massimo Bubola, Graziano Romani, Francesco De Gregori, Teresa De Sio ed Enrico Ruggeri; si è occupato brillantemente di teatro; ha scritto poesie, ha pubblicato romanzi e non ha mai smesso di guardare avanti, arricchendo il proprio cammino con la pienezza delle esperienze passate.

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Gli Scordati di Joe – Vol. 36

Note di merito per album passati distrattamente in secondo piano, ma meritevoli di un loro piccolo spazio. Nell’impossibilità di raccontare tutto ciò che viene prodotto, una selezione di dischi con confronti senza vincitori, né punteggi; ma con la presunzione di restituire una sensazione il più immediata possibile, attraverso un’analisi che va oltre le solite stellette.

Articolo di Giovanni Carfì

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Smashing Pumpkins – Shiny and Oh So Bright, Vol. 1 / LP: No Past. No Future. No Sun. (Napalm, 2018)

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Articolo di Manuel Gala

“I’m your lover, I’m your zero”

William Patrick Corgan (Billy per noi mortali) ci prova a ripartire da zero, dalle origini. Lo fa tentando di rimettere in piedi la sua creazione nata nei locali underground di Chicago nel lontano 1988, riassemblando i cocci e i frammenti di una vita.
Sì signori…ladies and gentlemen…che la vera reunion degli SMASHING PUMPKINS abbia inizio!

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L’uomo che rubò Banksy – La grande arte al cinema

Articolo di Giovanni Carfì

Eccoci nuovamente in sala per ”Grande Arte al Cinema”prodotta da Nexodigital, che ci invita all’anteprima del film L’uomo che rubò Banksy, nelle sale solo l’11 e 12 dicembre.

La pellicola ruota intorno alla figura (piuttosto ingombrante ma innocua) di Walid; in realtà è un pretesto narrativo, in quanto il film sviluppa numerosi temi legati al mondo della Street Art, e Walid “The Beast”, in tutto questo ha un ruolo piccolo ma che funge da detonatore per la storia.
Presentandocelo all’interno del suo taxi giallo, è stato il punto di partenza da cui il regista Marco Proserpio, decide di partire la sua ricerca; incontrato per caso ad un check-point tra Gerusalemme e Betlemme, Walid racconta il suo mondo, e quello di tanti altri Palestinesi, che da un giorno all’altro hanno perso la possibilità di guardare una parte d’orizzonte, a causa della Barriera di separazione israeliana, correva l’anno 2002.

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Mark Knopfler – Down The Road Wherever (Virgin EMI Records, 2018)

Articolo di Giacomo Starace

Parlare di Mark Knopfler non è mai facile: cosa si potrebbe dire di un musicista settantenne che è già nell’Olimpo della chitarra e della musica tutta? Sicuramente è qualcuno in grado di dare certezze.

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Armata del Tronto – Armata del Tronto (CostaKlan, 2018)

Articolo di Cristiano Carenzi

Il primo disco dell’Armata del Tronto, che porta lo stesso nome del collettivo, è appena uscito. Il gruppo originario di Ascoli Piceno è formato da 5 ragazzi di cui 4 mc’s e un producer/dj. Con questo progetto vogliono farci fare un viaggio nel Rap più puro quello che, per intenderci, ormai non va più tanto. Continue reading “Armata del Tronto – Armata del Tronto (CostaKlan, 2018)”

Capibara – Omnia (La Tempesta Dischi, 2018)

Recensione di Claudia Losini

“Mea mecum porto omnia”. Tutto ciò che è mio lo porto con me. Non per nulla il nuovo lavoro di Luca Albino, in arte Capibara, si intitola proprio “Omnia” ed è il ritratto di tutte le passioni, gli ascolti, la moda e i diversi ambienti frequentati dal produttore romano.

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Giardini di Mirò – Different times (42 Records, 2018)

Recensione di Claudia Losini

Ci sono canzoni che non hanno tempo, canzoni che non possono essere spiegate, ma che semplicemente ti entrano dentro e ti accompagnano nel corso della vita. Sono passati più di 20 anni, da quando i Giardini di Mirò hanno cominciato a comporre musica, con l’uscita del primo disco “Rise and Fall of Academic Drifting” nel 2001 per la Homesleep Records diventando fin da subito il nome più importante della scena post-rock italiana.
Oggi i tempi sono cambiati.
Ma, fortunatamente, il suono dei Giardini di Mirò no.

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Mumford & Sons – Delta (Island, 2018)

Delta, dove tutto confluisce

Articolo di Giacomo Starace

E’ iniziato il quarto capitolo della storia dei Mumford & Sons. Delta si presenta come il frutto di un percorso iniziato dieci anni fa con il primo album Sigh No More: il sound del gruppo è cambiato radicalmente, ma vengono mantenuti quelli che sono i loro elementi caratteristici (lo stile percussivo, i testi poetici e filosofici, la calda voce baritonale di Marcus, gli inni cantati a squarciagola dal pubblico dei loro concerti), che pervadono tutto il nuovo disco. I Mumford stavolta si presentano con un apparato sonoro diverso e di tutto rispetto, creato con il produttore Paul Epworth, pilastro del pop dell’era moderna (U2, Adele, Coldplay, Paul McCartney) e proprietario degli studi Church di Londra, dove hanno registrato. Il rapporto di familiarità fra i membri del gruppo e il produttore ha permesso di sperimentare ogni tipo di idea, definendo la nuova forma della loro musica. La prima cosa che colpisce l’ascoltatore è la quantità di suoni presenti nei brani: basi elettroniche, sintetizzatori, riverberi e un’intera orchestra, ben diverso dalle prime pubblicazioni.

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