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Ben Ottewell @ Circolo Ohibò, Milano – 12 ottobre 2018 (opening Tia Airoldi)

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Ben Ottewell

Articolo e immagini sonore di Stefania D’Egidio

In principio era il Folk, quello impegnato di Bob Dylan e Joan Baez, la stagione dell’amore, gli anni delle grandi proteste, della guerra in Vietnam, del Peace & Love, poi venne il Rock vero e lo stesso Dylan imbracciò l’elettrica, facendo gridare i fans di vecchia data al tradimento.

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An Early Bird – Of ghost & marvels (Dead Bees Records / Riff Records, 2018)

Articolo di Giacomo Starace

Dopo aver concluso l’esperienza con i Pipers, Stefano De Stefano ha intrapreso un percorso solista interessante sotto il nome An Early Bird. Legato ad affinità più elettive che sonore con Ray Lamontagne, Benjamin Francis Leftwich, William Fitzsimmons ed Elliott Smith, Of Ghosts & Marvels è un piacevole e ben costruito ventaglio di sonorità e feelings.

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Merio – Pezzi di Merio (Costello’s Records, 2018)

Articolo di Cristiano Carenzi

La prima volta che sentii Merio era il 2012 quando insieme a Frah Quintale aveva un collettivo chiamato appunto, Fratelli Quintale. Erano uno dei featuring di Foga (disco di En?gma) e la cosa che mi colpì era l’arroganza della loro strofa, soprattutto del primo che entrava sul brano (che era appunto Merio). “Bevi l’ammoniaca così magari muori” o “mi fotto anche la tua stronza” sono alcune frasi emblematiche di quella canzone; da quel momento sono successe tante cose: tre progetti del duo bresciano, l’album solista di Frah e ora quello di Merio per Costello’s Record. Continue reading “Merio – Pezzi di Merio (Costello’s Records, 2018)”

Exit North – Book of romance and dust (Self released, 2018)

Articolo di Savino Di Muro

Book of Romance and Dust è il debutto discografico degli Exit North, quartetto formato da Steve Jansen, Thomas Feiner, Ulf Jansson e Charles Storm.
Thomas Feiner aveva lavorato con Jansen nel suo disco solista del 2007 “Slope” e nel 2008 l’etichetta Samadhisound di David Sylvian aveva ristampato e remixato l’album degli Anywhen “The Opiates”, il cui cantante e autore quasi esclusivo era Feiner, originariamente uscito nel 2001, con il titolo “The Opiates – Revised”. 

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Never Say Goodbye – Vol. 1

Ci sono album che ti cambiano la vita, album che ti entrano così prepotentemente dentro che ti accompagneranno per tutta la tua esistenza e che, anche quando penserai di essere andato oltre, saranno lì ad aspettarti pazientemente in un angolino della libreria, pronti a sbucare di nuovo fuori in un momento di nostalgia per il passato o di ilarità durante una cena tra amici…
Metti ad esempio dieci persone appassionate di musica che si incontrano in una pizzeria, si ride, si scherza, ci si prende in giro sui gusti musicali dell’uno o dell’altro e, all’improvviso, qualcuno pronuncia la fatidica domanda: qual è stato il primo Lp che hai acquistato?…di qui l’idea di creare Never Say Goodbye, una rubrica dedicata alle perle musicali del passato, perché per quanto ci si possa allontanare lungo la strada, non bisogna mai dimenticare da dove si viene.

Articolo di Stefania D’Egidio

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Giorgio Canali & Rossofuoco – Undici canzoni di merda con la pioggia dentro (La tempesta, 2018)

Recensione di Eleonora Montesanti

Ma quando cazzo lo fate un album nuovo di inediti? Chissà quante volte Giorgio Canali e i Rossofuoco si sono sentiti porre questa domanda negli ultimi anni. Dall’ultimo, Rojo, ne sono passati sette, con un intermezzo anomalo rappresentato da Perle per porci (un disco di cover), e si sentiva proprio l’urgente bisogno di guardare la società attuale attraverso lo sguardo poetico e provocatore dell’artista ferrarese.
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Paul Weller – True meanings (Parlophone, 2018)

Articolo di E. Joshin Galani

Modfather ha invitato per “True Meanings” important musicisti, ha interpretato testi (non tutti suoi) modulando la voce dai toni bassi ai caldi, spaziando tra il crepuscolo e la Joie de vivre. Il risultato è la possibilità di un tuffo a pieni polmoni in armonie preziose e raffinate.

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Gli Scordati di Joe – Vol. 33

Note di merito per album passati distrattamente in secondo piano, ma meritevoli di un loro piccolo spazio. Nell’impossibilità di raccontare tutto ciò che viene prodotto, una selezione di dischi con confronti senza vincitori, né punteggi; ma con la presunzione di restituire una sensazione il più immediata possibile, attraverso un’analisi che va oltre le solite stellette.

Articolo di Giovanni Carfì

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Thegiornalisti – Love (Carosello, 2018)

Articolo di Luca Franceschini.

Mentre scrivo queste righe “Love”, quinto album dei Thegiornalisti, è uscito da tre giorni e da due mi sono pesantemente infognato in alcune discussioni senza uscita su Facebook, per la quale ho forse consumato, tra la lettura dei post altrui e la scrittura dei miei, almeno il doppio del tempo che impiegherò per scrivere questa recensione (se poi di recensione si può parlare).
Non è un buon segno ma ormai dovremmo esserci abituati. Quando di un disco uscito da tre giorni non si dibatte semplicemente in termini di “bello/brutto”, “riuscito/non riuscito”, “superiore/inferiore/uguale al precedente” ma si pretende già di inquadrarlo in una prospettiva storica o peggio, di usarlo come cartina tornasole per fotografare la realtà sociopolitica contemporanea, allora è facile intuire che la situazione sia sfuggita di mano.
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