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Scott Matthew – Adorned (Glitterhouse Records, 2020)

R E C E N S I O N E


Recensione di Letizia Grassi

Esistono due modi per ascoltare Adorned di Scott Matthew. Il primo consiste nel concepire il nuovo lavoro del musicista come un album del tutto nuovo. La seconda modalità, invece, suggerisce di ritornare sugli album precedenti e mettere i due Scott a confronto.
L’idea per realizzare Adorned è stata quella di lavorare su alcune delle sue canzoni originali, riportandole alla vita sotto un’altra luce. Il risultato finale è una raccolta di dieci classici della sua discografia completamente rivisitati. In questo modo ciascun brano appare completamente trasformato, con arrangiamenti del tutto differenti. Sembra che l’obiettivo di Scott Matthew sia quello di affrontare gli stessi temi, gli stessi problemi e le stesse preoccupazioni con una consapevolezza diversa rispetto al passato.

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Perturbazione – (dis)amore (Ala Bianca Records, 2020)

R E C E N S I O N E


Articolo di Cinzia D’Agostino

Non è facile per me scrivere dei Perturbazione, il gruppo storico di Rivoli attivo sin dagli anni 90, nonché la band che mi ha accompagnato e fatto commuovere più di chiunque altro con il loro cantautorato puro e divertente; fiumi di emozioni avvolgevano le nottate solitarie con la voce dolce e sognante di Tommaso Cerasuolo che pareva quasi abbracciarti per darti consolazione.
Ne è passata di acqua sotto i ponti, una lunga carriera, la svolta stilistica,  Sanremo, il tormentone di “l’Unica” e poi… un altro cambiamento, l’uscita dal gruppo del chitarrista Gigi Giancursi e della violoncellista Elena Diana. È da allora che ho abbandonato un po’ gli ascolti di questo gruppo a me così caro, forse perché le ultime uscite di scena un po’ di vuoto lo hanno lasciato, vuoto che questo ultimo disco (dis)amore pubblicato il 29 Maggio, non ha ancora saputo colmare completamente.
L’impressione è quella di un lavoro molto più introspettivo, concepito visceralmente e per questo molto puro ma un tantino rimuginato, quasi si percepisse un’insicurezza di fondo, uno smarrimento probabilmente dovuto dall’assenza di una forza esterna che li conducesse a mettere ordine, a razionalizzare e a sfoltire.

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Naomi Berrill – Suite Dreams (Warner Music, 2020)

R E C E N S I O N E


Recensione di Mario Grella

Ho una vecchia fiamma nel cuore. È un amore che mai si è sopito e che, come un fiume carsico, scompare sotto terra e qualche volta riemerge in superficie, si tratta dell’amore per l’Irish Music in tutte le sue declinazioni, dalle composizioni liriche alla musica da “Pub”, dai cori da stadio all’Amhrán na bhFiann, (“La canzone del soldato”, inno nazionale irlandese). Il motivo è piuttosto semplice: la musica irlandese è malinconica ed interiore e lo è anche nelle sue manifestazioni gioiose. Era difficile quindi resistere alla tentazione di commentare Suite Dreams, terzo album di Naomi Berrill, polistrumentista e vocalist di grande raffinatezza, irlandese di Galway ma stabilitasi a Firenze, anche se, a rigore l’album, realizzato in collaborazione con Casa Musicale Sonzogno di Milano e pubblicato da Warner Music, non contiene solo sonorità irlandesi.

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Joan As Police Woman – Cover Two (Sweet Police, 2020)

R E C E N S I O N E


Articolo di Elena Di Tommaso

In questi giorni di forzata clausura il corriere ti trova sempre a casa, al primo suono del campanello. E diventa un incontro meraviglioso, soprattutto se il contenuto dello scambio è un oggetto che ti terrà compagnia in un periodo di solitaria introspezione.
Il pacco contiene Cover Two, il secondo album di cover di Joan As Police Woman pubblicato per Sweet Police. Sulla copertina una Joan Wasser di schiena e con le dita incrociate sfoggia una tutina aderente di pelle rossa, mentre all’interno dell’album la sua immagine è intera, sdraiata su un sofà, con un elegante abito rosso e delle fantastiche scarpe fiammeggianti. Due anime che rispecchiano il coraggio, l’originalità, la delicatezza e la sensualità del suo ultimo lavoro.


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David Bromberg Band – Big Road (Red House Records, 2020)

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Recensione di Aldo Pedron

Gradito ritorno discografico di David Bromberg dopo la sua mini tournée italiana del luglio 2019 con un album spettacolare. Ritornato a pubblicare dal 2007 dopo una lunga pausa il nuovo Big Road ci riporta ai fasti dei suoi primi quattro dischi pubblicati dalla Columbia, l’omonimo David Bromberg e Demon In Disguise del 1972, Wanted Dead Or Alive (1974) e il capolavoro assoluto Midnight On The Water del 1975. David Bromberg è unico, strepitoso ed originale nella sua rivisitazione delle origini della musica americana, le cosiddette roots con generi e tematiche singolari che abbracciano una vasta gamma di stili passando dal blues al country, dal folk al R & B, dal bluegrass al gospel (a cappella).

David Bromberg - foto di Andrea Furlan - IMG_7027
David Bromberg @ Buscadero Day 2019

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Populous – W (Wonderwheel Recordings, 2020)

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Recensione di Claudia Losini

Un manifesto di libertà e un inno alla donna. W, come “Women”, fin dalla copertina, realizzata dall’artista queer berlinese Nicola Napoli, è un omaggio alla femminilità, espressa senza distinzioni e limiti di genere. Dentro, tutte le artiste che hanno influenzato la vita di Populous, da Grace Jones a Ru Paul, da Missy Elliot a Loredana Bertè. Ed è per questo che sceglie di collaborare con artiste e amiche per ogni brano dell’album: Sobrenadar, Kaleema, Sotomayor, Emmanuelle, Barda, Weste, Cuushe e le italiane M¥SS KETA, L I M, Matilde Davoli e Lucia Manca sono le sacerdotesse che ci accompagnano in un rito di iniziazione dove la donna si trasforma in una nuova divinità neopagana, in grado di guidare l’umanità nel futuro.

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Stefano Coppari – Scar Let (Auand, 2020)

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Recensione di Mario Grella

A Stefano Coppari e alla sua band, oltre che giocare abilmente con gli strumenti, piace giocare anche con le parole. E questa è sicuramente una dote, poiché i grandi giocolieri di parole, da Raymond Queneau a Georges Perec, sono sempre stati alunni un po’ discoli ed indisciplinati e avrebbero avuto bisogno di un maestro severo, per esempio Ludwig Wittgenstein, ma sono sempre stati anche molto divertenti. Il titolo dell’ultima fatica di questo bravo chitarrista, lascia poco (o tanto), spazio ai dubbi: Scar Let. Dopo l’enigmatico e inquietante titolo si prosegue con Alt Her Hego, Heartbeat. Allora “lasciamoci cicatrizzare” da questo disco, meno inquietante nei suoni, di quanto non sia nelle title-track. 

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Gli Scordati di Joe – Vol. 55

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Articolo di Giovanni Carfì

Note di merito per album passati distrattamente in secondo piano, ma meritevoli di un loro piccolo spazio. Nell’impossibilità di raccontare tutto ciò che viene prodotto, una selezione di dischi con confronti senza vincitori, né punteggi; ma con la presunzione di restituire una sensazione il più immediata possibile, attraverso un’analisi che va oltre le solite stellette.

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Tom Misch & Yussef Dayes – What Kinda Music (Blue Note Records, 2020)

R E C E N S I O N E


Recensione di Letizia Grassi

Storia interessante quella di Tom Misch e Yussef Dayes. Il primo, 24 anni, ha debuttato nel 2018 con l’album Geography, facendosi notare per le doti da chitarrista jazz. Il secondo, di qualche anno più grande, è uno dei batteristi più entusiasmanti emersi dalla scena jazzistica londinese. La musica, in particolare il jazz, li unisce da molto tempo, e la collaborazione all’album What Kinda Music sancisce questa passione comune. Il progetto Misch-Dayes ha dato vita ad un meltin pot melodico, una coagulazione fluida e intuitiva di suoni che spaziano dall’acid jazz, all’hip pop vintage, e dall’elettronica fino all’R&B.

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