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Gli Scordati di Joe – Vol. 43

R E C E N S I O N I


Articolo di Giovanni Carfì

Note di merito per album passati distrattamente in secondo piano, ma meritevoli di un loro piccolo spazio. Nell’impossibilità di raccontare tutto ciò che viene prodotto, una selezione di dischi con confronti senza vincitori, né punteggi; ma con la presunzione di restituire una sensazione il più immediata possibile, attraverso un’analisi che va oltre le solite stellette.

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Rammstein – Rammstein (Ume/Spinefarm, 2019)

R E C E N S I O N E

Articolo di Stefania D’Egidio

Non è un album per vecchi il settimo lavoro dei Rammstein, uscito il 17 maggio per Ume/Spinefarm, a dieci anni di distanza da Liebe ist fur alle da, senza titolo, quasi a voler dire:” trovatelo tu”, la cui copertina  è già una dichiarazione di intenti con un fiammifero che spicca su sfondo bianco, in attesa di essere acceso, nulla di più rappresentativo per una band che ha fatto dei live pirotecnici il suo marchio di fabbrica, pionieri del genere industrial, insieme ai Nine Inch Nails, ma con il grande merito, rispetto ai colleghi statunitensi, di essere arrivati al successo pur utilizzando l’idioma meno musicale d’Europa, il tedesco.

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Dolor y gloria – di Pedro Almodovar (Spagna, 2019)

C I N E M A

The Mirror – visioni allo specchio di Christian Di Martino

Ognuno di noi arriva a un momento in cui ci si siede davanti allo specchio, ci si guarda bene e si tirano le somme della propria vita, scomodando il passato. Il passato che spesso e volentieri si presenta alla nostra porta con quest’aura di malinconia, con questa sua fierezza e ahimè a volte con severità. Il passato sa che da lui non si può sfuggire, perché rappresenta una parte della nostra vita. Ma sa anche che da belva feroce può diventare un gattino innocuo, educato e composto.
E questo dipende solo da noi, dall’accettazione di quello che è stato, di quello che abbiamo fatto o non abbiamo fatto, di quello che non tornerà più.

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Jon Bryant – Cult Classic (Nettwerk, 2019)

R E C E N S I O N E


Articolo di Manuel Gala

Svegliarsi in paradiso stropicciandosi gli occhi per la lunga dormita, accorgersi di essere circondato da un popolo strano discendente da Woodstock, in attesa che la star entri in scena. Ecco che dall’alto inizia a scendere verso di noi una nuvola, iniziano le prime note e una voce celestiale comincia a cantare. Appare in una luce divina il magico mondo di Jon Bryant, come nella copertina del suo nuovo album Cult Classic; angelico nello sguardo ma con l’animo maledetto, come d’altronde deve essere una star del circuito che si rispetti.
33 anni (ma guarda un po’), nato ad Halifax, la voce più ammaliante e penetrante del Canada fornisce una prova di maturità che non può passare inosservata. Avete presente i brividi lungo la schiena che vi hanno accompagnato nell’ascolto del pluripremiato album di Bon Iver? Si esatto, proprio quello con la meravigliosa Holocene! Ok ora immaginatelo mentre si diletta con testi e musica made in Australia dei Tame Impala in versione zucchero a velo e gocce di malinconia.

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Cafarnao – caos e miracoli – di Nadine Labaki (Libano, Usa, 2018)

C I N E M A

The Mirror – visioni allo specchio di Christian Di Martino

Cafarnao è un film che va dritto al cuore come una coltellata scagliata con tutta la rabbia di un ragazzino di 12 anni.
Ci sono bambini in diversi parti del mondo che vengono messi al mondo con un destino già segnato, vivere nell’inferno. Zaid è uno di questi, costretto a vivere in una Beirut poverissima, sporca, caotica e dimenticata da Dio. Costretto a dimenticarsi cosa sia l’infanzia e l’adolescenza e a fare piccoli lavoretti per aiutare a sfamare una famiglia numerosissima. Nonostante il contesto e l’educazione ricevuta Zaid è un ragazzino altruista che ha amore da vendere, quello per la sorella più grande che appena diventerà ‘’donna’’ verrà venduta a chissà chi o quello per un bambino sconosciuto di un’altra nazionalità e di pochi mesi.

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Lucy Spraggan – Today Was A Good Day (Cooking Vinyl Limited, 2019)

R E C E N S I O N E


Articolo di Manuel Gala

Chi di noi non si è svegliato una mattina decidendo che quel giorno sarebbe stato un grande giorno? Qualcosa di speciale e magico sarebbe dovuto accadere, un connubio pieno di emozioni e buone sensazioni.
Questo è lo spirito che vuole incanalare nelle nostre vene la ragazza uscita da X Factor UK 2012, la dolce Lucy Spraggan. Nel 2013 la giovane cantante piazza il suo primo album Join the club al numero 7 nella UK album chart facendosi conoscere in tutto il mondo. Di lì a poco avrebbe suonato sul palco dove ogni artista musicale britannico sogna di poter salire ovvero Glastonbury. Un mix perfetto fra il folk della scozzese Amy Mcdonald e il volto rock femminile dell’ultimo decennio in Inghilterra, KT Tunstall. Ascoltando in rotazione le sue canzoni, Lucy si rivela una vera e propria luce in mezzo a tante tenebre musicali, ossessionate dal mercato discografico, a scalare chart e ad aumentare le visualizzazioni sui Social.

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Dentro Caravaggio: il film-evento che porta l’arte di Caravaggio fino al presente

C I N E M A


Articolo di Eleonora Montesanti

Nuovo appuntamento con La Grande Arte al Cinema, la serie di documentari sulla pittura distribuita in Italia da Nexo Digital. Si tratta di un altro film su uno degli artisti più famosi e controversi della storia dell’arte: Caravaggio. Ma non preoccupatevi se pensate di conoscere già la sua storia e le sue opere: Dentro Caravaggio – diretto da Francesco Fei, sceneggiato da Jacopo Ghilardotti e con l’importante partecipazione dell’attore Sandro Lombardi – è un’opera che attraversa i diversi luoghi caravaggeschi e li proietta nel nostro presente.

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Caveleon – Caveleon (Futurissima, 2019)

R E C E N S I O N E


Articolo di Giovanni Carfì

Se al primo ascolto qualcosa ti colpisce, allora vuol dire che qualcosa si è mosso; e in un periodo in cui le proposte musicali crescono esponenzialmente, riuscire a fare breccia nell’ascoltatore e nella sua curiosità, è un grande risultato.
Per farlo alle volte basta poco, ma è un poco che include molto, sia in qualità sia nell’approccio dei brani, o più romanticamente potremmo parlare di “alchimia”. Escono e si presentano con un Ep dal titolo fiabesco: Caveleon, e cercando qua e là, scopriamo che indica sia il luogo dove è nato il disco, sia il nome del progetto primordiale da cui nasce tutto.
La band è composta da cinque ragazzi che arrivano da percorsi musicali differenti, e che si sono poi ritrovati a scrivere e a condividere i propri strumenti in un seminterrato a cui simpaticamente hanno dato il nome di “The Cave”. Probabilmente al suo interno potremmo trovare Leo Einaudi in veste di cantautore e polistrumentista, la bella voce di un’altra cantautrice che risponde al nome di Gulia Vallisari, il batterista Agostino Ghetti, e poco più in là Federico Cerati intento a giocare con le sue “macchine musicali”. Prendetevi una ventina di minuti e seguiteci nell’ascolto se vi va.

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AA.VV. – Faber Nostrum (Sony, 2019)

R E C E N S I O N E


Articolo di Cristiano Carenzi

Recentemente è stata rilasciata una compilation intitolata Faber Nostrum nella quale molti esponenti di quello che ormai diamo per definito come it-pop, reinterpretano dei brani dello storico cantautore genovese. Mi hanno chiesto di parlarne proprio perché io quando De Andrè era in vita non ero nemmeno nato, mentre ho visto in diretta la crescita esponenziale degli ultimi anni dei protagonisti di questo progetto. Sia comunque chiaro che a casa mia sono cresciuto a pane, De Andrè (e Springsteen) quindi comunque la sua discografia la conosco; rimane che non l’ho vissuto realmente e che non potrò mai farlo, che tra me e la sua musica per quanto possa approfondirla e avvicinarmici, rimarrà sempre come un vetro a dividerci perché io gli anni da lui cantati non li ho mai vissuti. Il disco è composto da quindici cover, alcune delle quali anche in parte riscritte, che ti accompagnano per un’ora abbondante.

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