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The Racounters – Help Us Stranger (Third Man Records, 2019)

R E C E N S I O N E


Articolo di Manuel Gala

“Chi lascia la strada vecchia per quella nuova… sa quel che lascia ma non sa quel che trova”. Questo succede atutti i comuni mortali, ma se ti chiami Jack White, può accadere di tutto, anche di ritrovarsi su quel percorso interrotto bruscamente 11 anni fa con i suoi Raconteurs. Il duo terribile di Detroit (White e Benson) si è concessa una lunga pausa, ma la linea diretta, il cordone ombelicale che li ha sempre legati non è stato mai tagliato.
Hanno ritrovato gli amici di vecchia data (Jack Lawrence e Patrick Keleer) con quali avevano fatto fortune nel 2006 all’esordio di Broken Boy Soldier, e hanno ricominciato a scrivere senza sosta come ai bei tempi. In tutto questo, White ha fatto il bello e il cattivo tempo come suo solito; il menestrello del rock ha svestito e rivestito i panni della Rockstar a suo piacimento senza legami e vincoli, calando il sipario sui White Stripes e aggiungendo al suo curriculum il progetto Dead Weather (di cui fa parte anche Jack Lawrence), oltre alla sua maniacale voglia di sbalordire e stupire il circo del rock con i suoi 3 gioielli da solista.

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Redh – Torneremo (Artist Firts/Kobayashi, 2019)

R E C E N S I O N E


Articolo di Cristiano Carenzi

Il primo ep di Redh è composto da sei brani ma di fatto soltanto uno a noi non ancora noto. Tra l’anno scorso e la prima metà di questo ha infatti pubblicato cinque singoli che con un inedito creano l’ep in questione. Il brano nuovo conclude il progetto e si intitola Non mi va più e rispetto alle altre tracce è più ritmato e, oltre alle immancabili tastiere, anche la chitarra trova il suo posto centrale nella produzione (l’unico altro brano in cui le chitarre fanno da melodia è Ci Credi). Per il resto le canzoni che lo compongono sono tutte abbastanza omogenee e in linea con la nuova scena ItPop che sta uscendo nell’ultimo periodo: canzoni piene di Synth e con la scelta della drum machine al posto di una batteria vera e propria, accompagnate da un cantato lieve ma leggermente sofferto e la tematica d’amore (finito e possibilmente male) al centro della scrittura.

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Bruce Springsteen – Western Stars (Columbia Records, 2019)

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Articolo di Giacomo Starace

È passato un po’ di tempo dall’uscita di Western Stars, nuovo album solista di Bruce Springsteen, musicista e uomo che non ha bisogno di presentazioni. 46 anni dal suo primo album, io sono nato quasi a metà della sua carriera, era già stato ovunque nel 1995, aveva anche vinto un Oscar (Streets of Philadelphia, Oscar come miglior canzone nel 1994). Eppure, c’è una cosa che ha portato Springsteen nel cuore di un ultimo arrivato come me: le storie che racconta. Ne ha raccontate tante di vicende, di persone, di strade, ma recentemente ha fatto una cosa che tanti altri probabilmente non faranno mai: ha raccontato la sua storia, in quel mirabile spettacolo che è Springsteen on Broadway. Il cuore nella mano destra e la chitarra nella mano sinistra, ardito e ruvido come sempre, si è messo a nudo, regalando non uno spettacolo, ma una masterclass sull’essere uomo.

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Jack in Water – Presence (Nettwerk-Bertus, 2019)

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Articolo di Letizia Grassi

Presence. Già nel titolo del nuovo EP, Jack in Water sottolinea il seguito naturale dell’EP Absence, con il quale nel 2018 ha iniziato a collaborare con la Nettwerk Music Group. Ed è proprio la “presenza” il filo conduttore di questo viaggio alla scoperta delle vere relazioni umane. Jack in Water, all’anagrafe William Clapson, è un mix di malinconia e di esplosione di sentimenti, di gioia, di dolore, di conforto e di consapevole rassegnazione. Il tutto raccontato con una voce soul, calda e viva, che si muove secondo un’alternanza di intensità e di dinamicità, rendendo la melodia estremamente coinvolgente.

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Thom Yorke – Anima (XL Recordings, 2019)

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Articolo di Manuel Gala

Il colore è un mezzo per esercitare sull’anima un’influenza diretta. Il colore è un tasto, l’occhio il martelletto che lo colpisce, l’anima lo strumento dalle mille corde” (Vasilij Kandinskij).

Dipinge anime contorte Thom Yorke, come se cadessero da grattacieli, giù verso il vortice della paura, dell’incertezza quotidiana. Dipinge linee frammentate con i suoi loop magistralmente indirizzati verso l’ignoto dal suo fidato amico Nigel Godrich, ispirandosi al consumismo e alle multinazionali, alla dura realtà che pone l’uomo schiavo della tecnologia.

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Grazia Di Michele – Sante bambole puttane (Incipit records / Egea music, 2019)

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Articolo di Alessandro Berni

Un’immagine pubblica di questi ultimi anni fissa un punto di passaggio tra la Di Michele sedotta dalla dimensione da mini jazz-club dell’ultima maniera e la ricerca attuale di un’espressione d’autore composita in grado di tenere insieme radici pop-folk e dipartite verso altri lidi. E’ quando la cantautrice romana sul finire del 2016 appare tra gli ospiti speciali della serata al Politeatro di Milano in Tributo ad Alessandro Bono, imbracciando la chitarra acustica per regalare al pubblico un’intima e partecipata Amore di passaggio. Quello che è uno dei brani più belli e intensi dell’esperienza d’autore della Di Michele, si trasforma in una confessione rivolta al passato e al futuro della canzone propria e altrui. L’essere “qui” nonostante limiti e contraddizioni, l’esserci con tutto il proprio carico di desiderio e carnalità rappresenta, più o meno consapevolmente, il momento di fare i conti fino in fondo con la propria origine artistica.
Nasce forse in quel momento l’esigenza di raccontarsi di nuovo secondo i crismi tipici di quel cantautorato confidenziale portato in scena per quattro decadi. L’idea è quella di tastare il polso all’universo femminile, riprendendo in maniera sistematica un lungo racconto che sin dagli esordi ne ha caratterizzato la proposta artistica.

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Giant Rooks – Wild Stare (Virgin Records, 2019)

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Articolo di Manuel Gala

Se andassimo a ripescare indietro nel tempo quello che ha sfornato il mercato discografico tedesco negli ultimi anni, proveremmo un misto fra nostalgia per i nostri primi anni in discoteca, e qualche brivido lungo la schiena per la pochezza e povertà di idee rock, sbocciate a livello mondiale con i Guano Apes e ovviamente i Rammstein (vi prego non tirate in ballo i Tokyo Hotel). Il vento sta cambiando anche nella più spavalda Germania grazie a nuove sonorità più strutturate e più vicine all’immaginario collettivo di band europea piuttosto che classica musica tecno ormai datata (anche se parlando degli Scooter mi scende giusto una lacrima a ricordare la mia tamarra gioventù).

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Old Fashioned Lover Boy – Bright, (A Modest Proposal Records, Malinka Sound, 2019)

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Articolo di Claudia Losini

Un amante all’antica, Alessandro Panzeri. Nato a Napoli e trasferitosi a Milano, ha cominciato a produrre brani nel 2013, sotto il moniker di Old Fashioned Lover Boy, ispirandosi ad artisti come Bon Iver e Iron and Wine, ha fatto dell’alt folk malinconico la sua bandiera.

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Ginevra Di Marco & Cristina Donà – Ginevra Di Marco & Cristina Donà (Funambolo records, 2019)

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Articolo di Cinzia D’Agostino

Venerdì 28 Giugno è uscito ufficialmente quello che si può chiamare un connubio artistico perfetto per chi, come me, si è fatta accompagnare nel corso degli ultimi vent’anni da due voci femminili che hanno lasciato il segno nel rock indipendente italiano. Chi è cresciuto con questo genere di musica, non può non ricordare i C.S.I. dove spiccava, in contrasto con il carismatico Giovanni Lindo Ferretti, la voce di Ginevra di Marco; e chi ha amato visceralmente il rock italiano al femminile non può non essersi lasciato incantare dalla voce e dallo stile di quella che oggi è la più significativa cantautrice del nostro paese, Cristina Donà.
Finalmente, dopo anni di amicizia, coerenza, affinità intellettuale, musicale ed emozionale, ecco che le due artiste, attraverso una campagna clamorosa di crowdfunding su Musicraiser, hanno suggellato questa unione profonda pubblicando questo prezioso album omonimo che ha già conquistato la critica, facendo loro vincere il Premio Speciale Mei 2019 che verrà consegnato il 5 ottobre al Teatro Masini di Faenza.

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